HR4: Heritage Interpretation: Raccontare luoghi, svelare significati
Modulo 5: Coinvolgimento Comunicativo

Sommario
Lezione 1. Provocazione (2 ore) 2
Lezione 2. Rivelazione (Comunicazione Ermeneutica) 12
Lezione 3. Approccio Sistemico (2 ore) 18
Lezione 4. Approccio su Misura 29
Lezione 5. Approccio Creativo 39
Lezione 6. Interpretazione Fondata sui Fatti (2 ore) 48
Lezione 7. Semplicità e Coerenza Comunicativa 62
Lezione 1. Provocazione (2 ore)
Coinvolgimento comunicativo nell’Esperienza
Nelle esperienze a carattere interpretativo la comunicazione è la terza dimensione che integra e dà forma al coinvolgimento sensoriale ed emotivo. È attraverso la comunicazione che i significati — talvolta nascosti o non immediatamente leggibili — del patrimonio culturale visitato diventano accessibili, condivisi e personalmente rilevanti.
Una comunicazione ben progettata non si limita a informare: stimola curiosità, invita alla riflessione, favorisce connessioni personali con il patrimonio culturale oggetto di interpretazione e rende il partecipante co‑protagonista dell’esperienza.
Principi Associati al Coinvolgimento Comunicativo
Il coinvolgimento comunicativo nell’esperienza è strettamente connesso ai seguenti principi interpretativi:
- P11. Rivelazione: La comunicazione deve svelare i significati nascosti associati a opere, reperti, architetture, tradizioni o memorie, trasformando la visita in un viaggio di scoperta personale.
- P12. Provocazione: L’interpretazione deve stimolare la curiosità e il pensiero critico dei partecipanti con domande evocative, racconti sorprendenti e spunti riflessivi che incoraggino ad andare oltre l’apparenza.
- P13. Approccio Sistemico: Ogni elemento della visita deve essere integrato in una narrazione coerente, creando un ecosistema comunicativo che valorizzi il legame tra patrimonio, visitatori e contesto.
- P14. Approccio su Misura: La comunicazione dovrebbe essere calibrata sulle caratteristiche del pubblico, rispettandone esperienze, sensibilità e aspettative, per costruire un’esperienza intima e personalizzata.
- P15. Approccio Creativo: La visita dovrebbe includere tecniche narrative innovative – storytelling, teatralizzazioni, elementi multimediali o interattivi – che rendano l’interpretazione più coinvolgente, dinamica e memorabile.
- P16. Interpretazione fondata sui fatti: La credibilità della visita deve essere garantita da informazioni accurate, verificate e contestualizzate, che supportano la narrazione senza appiattirla in un elenco di dati.
- P17. Semplicità e coerenza comunicativa: Il linguaggio utilizzato dovrebbe essere chiaro, accessibile e coerente con il tema della visita e con l’universo culturale che si intende evocare.
Video ed esempi di approfondimento
Nel presente capitolo sono stati inseriti alcuni esempi operativi, associati ai diversi principi interpretativi illustrati. Tuttavia, a differenza dei principi esperienziali, per i quali è possibile reperire in rete una vasta gamma di esempi già realizzati, si è scelto in questo contesto di includere pochi esempi specifici tratti dalla rete, poiché le visite culturali interpretative rappresentano una disciplina emergente, ancora in fase di strutturazione e diffusione.
Per ovviare a questa temporanea assenza e fornire comunque un supporto concreto e aggiornato, è stata predisposta un’area web dedicata, dove verranno progressivamente raccolti e documentati:
- Video illustrativi
- Esempi applicativi
- Casi di studio reali
Questa sezione sarà regolarmente aggiornata man mano che nuove esperienze interpretative coerenti con i principi della Heritage Interpretation verranno identificate o realizzate.
L’area è consultabile al seguente link: https://www.itinerariesperienziali.it/applibri/vis/c4/
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Provocazione
P12. Provocazione: L’interpretazione deve stimolare la curiosità e il pensiero critico dei partecipanti con domande evocative, racconti sorprendenti e spunti riflessivi che incoraggino ad andare oltre l’apparenza.
La provocazione si traduce nell’invito a porsi domande, a mettere in discussione preconcetti e a esplorare nuove prospettive sul patrimonio. L’interprete può usare domande aperte, affermazioni provocatorie, contrasti narrativi e storytelling coinvolgente.
Il processo comunicativo che permette all’interprete di svelare (non insegnare) e al partecipante del percorso di esperienza di scoprire (non imparare) avviene grazie alla provocazione, da parte dell’interprete, della curiosità e del coinvolgimento dei partecipanti.
Il termine “provocazione” va inteso, ovviamente, in termini positivi, si riferisce al fatto che l’interprete deve essere capace di provocare l’interesse del partecipante al percorso di interpretazione, attraverso domande o affermazioni provocatorie.
Il quarto principio di Tilden afferma chiaramente che lo scopo principale dell’interpretazione non è istruire ma provocare. Emblematica la seguente frase di Tilden:
“Purtroppo, mi è capitato troppe volte, da partecipante a questi gruppi, di vedere il mio entusiasmo frustrato dall’incontro con un interlocutore che ha scambiato il dare informazioni per interpretazione, diventando un triste istruttore invece di una guida appassionante”[1]
Tilden rimarca l’importanza di allargare il più possibile il campo di osservazione e pensiero del partecipante in modo da raggiungere, ciò che affermava lo scrittore, poeta e insegnante Henry van Dyke:
“l’levazione alla gioia per mezzo dello stupore”[2]
Si tratta, quindi, non solo di una tecnica comunicativa, ma di un vero e proprio atteggiamento interpretativo: la guida o l’interprete assume il ruolo di provocatore di senso, facilitando una relazione attiva tra i luoghi visitati ed il patrimonio culturale ad esso connesso e i partecipanti. L’obiettivo non è spiegare ogni dettaglio, ma attivare un processo di scoperta individuale, che prosegue anche dopo la fine dell’esperienza.
Strategie per l’Integrazione del principio Provocazione
Ricordando che l’obiettivo ultimo della provocazione è la rivelazione, possiamo elencare le seguenti strategie:
1. Domande provocatorie durante la narrazione o l’osservazione: Le domande aperte e strategiche sono uno degli strumenti più efficaci per suscitare coinvolgimento e riflessione. Non servono a fornire risposte univoche, ma ad aprire spazi interpretativi.
Esempi:
- In una chiesa medievale:“Perché, secondo voi, questo santo era così importante? Cosa ci dice della società di allora?”
- In un ex opificio: “Quanti suoni, odori e gesti viveva questo spazio cento anni fa? Oggi, cosa resta di quel sapere?”
- In un quartiere storico: “Le decorazioni delle case raccontano qualcosa sui proprietari? E sul tipo di società?”
- In un museo: “Questo oggetto era prezioso per chi lo possedeva. E oggi? Cosa dice di noi il modo in cui lo esponiamo?”
2. Accendere la curiosità attraverso il disorientamento narrativo: Domande controintuitive, affermazioni insolite o racconti paradossali possono rompere le aspettative e stimolare nuove domande.
- Esempio: Durante la visita a un museo etnografico, l’interprete inizia indicando una scodella di legno molto semplice dicendo: “Questo è l’oggetto più ‘tecnologico’ di tutta la collezione. Perché secondo voi?” Il gruppo è portato a rivedere le proprie idee su cosa sia la tecnologia, attivando uno sguardo critico e interdisciplinare.
3. Ribaltamento del punto di vista
Invitare i partecipanti a immaginare un’altra prospettiva: quella di un artigiano, di una donna dell’Ottocento, di un bambino del villaggio.
- Esempio: “Se foste stati uno scalpellino che incide queste pietre, quale sarebbe stata la parte più difficile del vostro lavoro?” Oppure: “Come cambia il significato di questo luogo se lo guardiamo dal punto di vista di chi lo ha abitato e non solo di chi lo ha costruito?”
4. Narrazione Coinvolgente: Raccontare storie che inizino con un mistero o un dilemma, lasciando che il pubblico partecipi alla sua risoluzione.
Esempi:
- Muri a secco in un paesaggio antropico: “Chi ha costruito questo muro? E perché si interrompe proprio lì?” – Domanda che apre una riflessione sui concetti di confine, proprietà, comunità, agricoltura storica, e invita a leggere il paesaggio come testo narrativo stratificato.
- Rovine o resti architettonici: “È una rovina dimenticata o un luogo in attesa di rinascere?” – Invita a interrogarsi sul rapporto tra memoria e oblio, tra decadenza e rigenerazione culturale, e su come la comunità di oggi si relaziona con ciò che resta del passato.
- Affreschi danneggiati o lacunosi in una chiesa: “Questo volto cancellato: distruzione o rispetto?” – Stimola riflessioni su iconoclastia, restauri selettivi, cambiamenti culturali e religiosi.
- Un ex luogo di detenzione, o un ex ospedale psichiatrico: “È un luogo da dimenticare o da ricordare?” – Domanda carica di implicazioni etiche e storiche, che invita a esplorare il rapporto tra spazio, memoria e trauma collettivo.
5. Contrasto Narrativo: La narrazione interpretativa mette in evidenza contrasti significativi (storici, culturali, sociali, ambientali, estetici, etici o valoriali) al fine di provocare una riflessione critica nei partecipanti. Il contrasto non è fine a sé stesso, ma viene usato come leva per innescare domande, spiazzare le aspettative, mettere in discussione certezze consolidate o stimolare punti di vista alternativi.
Esempi adattati alle visite culturali interpretative:
- Prima / Dopo storico-visivo: Una fotografia d’epoca (archivio, cartolina, incisione) viene sovrapposta alla vista attuale di uno stesso scorcio urbano o paesaggistico. – Il contrasto tra passato e presente stimola riflessioni su cambiamenti ambientali, spopolamento rurale, urbanizzazione, trasformazione della memoria collettiva.
- Ricco / povero: All’interno di una dimora storica si mette a confronto la sala da pranzo nobiliare con gli ambienti di servizio. – Invita a riflettere su gerarchie sociali, disuguaglianze storiche, prospettive culturali invisibili.
- Sacro / profano: In un ex convento trasformato in spazio espositivo si racconta l’uso originario degli ambienti e il loro significato spirituale, in contrasto con la nuova funzione museale o commerciale. – ➤ Provoca domande su cambiamenti d’uso, perdita di significato, valori identitari.
- Micro / macro (culturale o estetico): Un dettaglio architettonico minore (es. fregio scolpito, simbolo religioso marginale) viene messo in relazione con la monumentalità dell’intero edificio. – Invita a riconoscere l’importanza del particolare, dell’invisibile, dell’“intenzionalità nascosta”.
6. Uso di oggetti evocativi e simbolici (oggetti di scena o “props”): Mostrare oggetti, reperti o scenari che invitino i partecipanti a indagare il loro contesto e significato. Gli oggetti che incarnano storie o significati profondi possono essere utilizzati come ottimi catalizzatori di riflessioni.
Esempi:
- Un’antica chiave arrugginita presentata durante la visita a un borgo murato:
“A chi dava accesso? A chi è stata tolta? E oggi, quali chiavi usiamo per ‘entrare’ nella storia?” - Una tessera di mosaico in un sito archeologico: “Questo piccolo frammento era parte di un disegno complesso: cosa ci suggerisce sull’idea di bellezza e armonia di un’epoca?”
- Un grembiule da lavoro durante la visita a una bottega storica: “Cosa resta oggi del sapere racchiuso in questo indumento?”
In Conclusione: L’efficacia della provocazione interpretativa risiede nella capacità dell’interprete di “accendere la mente” dei partecipanti, non di impressionarla. Una provocazione ben progettata:
- non impone un messaggio, ma lo stimola;
- non chiude la narrazione, ma la apre;
- non cerca la risposta giusta, ma la domanda giusta
Approfondimento sugli Oggetti di Scena (Props)
L’uso di oggetti di scena per la visualizzazione interpretativa consiste nell’impiego di oggetti materiali per supportare la narrazione interpretativa. Questi oggetti, detti “props”, fungono da strumenti tangibili per arricchire la comprensione e il coinvolgimento dei visitatori, rendendo l’esperienza più concreta, visiva e interattiva.
Il termine “prop” deriva dall’inglese “theatrical property”, utilizzato per indicare accessori di scena che un attore usa per arricchire la propria performance teatrale o cinematografica. In ambito interpretativo, i props non solo sostengono la narrazione aiutando i visitatori a entrare “in contatto” con la storia raccontata, ma diventano anche strumenti educativi, stimolando curiosità e interazione.
Il ricorso agli oggetti è un approccio ampiamente diffuso nei contesti della Heritage Interpretation, della comunicazione museale e dell’educazione ambientale, dove la dimensione tangibile contribuisce a trasformare la fruizione in esperienza attiva.
Basti pensare alla stessa definizione di Interpretazione data dall’Association Interpretation Canada – 1976)
“Interpretazione è un processo di comunicazione, progettato per rivelare i significati e le relazioni del nostro patrimonio culturale e naturale, attraverso il coinvolgimento con gli oggetti, i manufatti, i paesaggi e i siti”
Ecco solo alcuni autori e riferimenti bibliografici che hanno trattato o accennato a questo aspetto:
- Freeman Tilden: Basta leggere la sua definizione di Interpretazione nella parte che dice: “Attività educativa che aspira a rivelare significati e relazioni attraverso l’utilizzo di oggetti originali”.[3])
- Sam H. Ham: Ham dedica un intero capitolo del suo libro Environmental Interpretation: A Practical Guide for People with Big Ideas and Small Budgets sull’importanza dell’uso di oggetti materiali per coinvolgere i partecipanti e rendere l’interpretazione più concreta e tangibile[4].
- John A. Veverka: Include il concetto di utilizzo di oggetti come parte della strategia interpretativa, enfatizzando il potere evocativo e narrativo dei sussidi materiali[5].
- Hugues De Varine: In questo caso l’uso di oggetti a fini interpretativi è implicitamente incluso nella definizione stessa di ecomuseo formulata nel 1978, in particolare nei passaggi: “utilizza tutti i mezzi e tutti i metodi a sua disposizione per consentire alla comunità di comprendere, analizzare, criticare” e “L’ecomuseo utilizza essenzialmente il linguaggio dell’oggetto, del contesto reale della vita quotidiana, delle situazioni concrete. È soprattutto un fattore di cambiamento voluto” [6].
Elementi di riflessione
- Connessione Tangibile: Gli oggetti materiali aiutano i visitatori a collegarsi fisicamente e visivamente al patrimonio interpretato.
- Narrazione Visiva: Gli oggetti costituiscono un valido supporto visivo, rendendo più comprensibili concetti complessi o astratti.
- Stimolo alla partecipazione: La manipolazione di props, laddove è permesso, consente un’esperienza multisensoriale in quanto coinvolgono contemporaneamente il tatto e la vista ed in alcuni casi anche l’olfatto.
- Stimolo alla Curiosità: Oggetti insoliti o particolari possono suscitare domande e riflessioni, aprendo la strada a una narrazione più approfondita.
- Autenticità: Può essere utile utilizzare oggetti autentici laddove possibile o repliche fedeli per mantenere la credibilità dell’esperienza.
- Integrazione con la Narrazione: I props devono essere usati per arricchire la narrazione, non per distrarre i visitatori.
- Accessibilità: Assicurarsi che gli oggetti siano accessibili a tutti i visitatori, inclusi bambini e persone con disabilità.
Possibili indicatori osservabili associabili al principio:
CPRO1. Durante l’esperienza, l’interprete pone domande aperte che stimolano riflessione e confronto tra i partecipanti?
CPRO2. Sono utilizzate affermazioni o spunti inaspettati o controintuitivi per stimolare curiosità e nuove prospettive?
CPRO3. L’inteprete introduce oggetti simbolici o elementi del paesaggio come inneschi di domande e riflessioni (es. un utensile antico, un reperto naturale)?
CPRO4. Vengono proposti dilemmi o contrasti (es. conservazione vs sviluppo) che invitano i partecipanti a prendere posizione e a riflettere criticamente?
CPRO5. La narrazione include misteri o enigmi iniziali che vengono progressivamente svelati attraverso l’osservazione e la partecipazione dei visitatori?
CPRO6. I partecipanti vengono invitati a formulare ipotesi personali o a interpretare ciò che osservano (es. “Cosa vi suggerisce questo segno sul muro?”)?
CPRO7. Sono previsti momenti di contrasto narrativo che mettono in evidenza differenze significative (es. passato vs presente, sacro vs profano, micro vs macro) per stimolare un cambio di prospettiva?
CPRO8. L’inteprete alterna spiegazioni a pause intenzionali di silenzio per lasciare spazio a riflessione e osservazione attiva?
Il Caso di studio: “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei”
In questa esperienza interpretativa, la provocazione culturale non è intesa come provocazione fine a sé stessa, ma come stimolo attivo alla riflessione, alla messa in discussione di stereotipi e alla scoperta di significati profondi legati al cibo, alla tradizione e all’identità territoriale.
L’interpretazione non si sviluppa come un semplice racconto lineare, ma come un dialogo dinamico e stimolante, capace di accendere la curiosità e il pensiero critico dei partecipanti. L’obiettivo non è soltanto informare, ma sorprendere, interrogare e far emergere nuovi punti di vista.
Durante l’esperienza, i narratori-interpreti applicano strategie interpretative proprie dell’Heritage Interpretation, tra cui:
- Domande aperte: “Perché il pani cunzatu era considerato un cibo ‘povero’ e oggi è diventato simbolo di autenticità e identità?”
- Affermazioni provocatorie: “Mangiare ricotta calda è un rito o un atto di memoria collettiva?”
- Contrasti narrativi: Il confronto tra il consumo rituale del pane un tempo e il consumo commerciale odierno solleva interrogativi sul significato culturale del cibo.
- Narrazione coinvolgente e problematizzante: Alcune storie legate alle tradizioni contadine vengono raccontate a partire da enigmi o dilemmi, come “La caponata: ricetta d’orgoglio locale o miscela di culture dominanti?”
Tali tecniche non servono a trasmettere un messaggio predefinito, ma a creare uno spazio interpretativo aperto, in cui i partecipanti sono invitati a:
- mettersi in discussione,
- connettere emozioni e conoscenze pregresse,
- scoprire nuovi significati dietro gesti e rituali all’apparenza ordinari.
In questo modo, “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei” non si limita a offrire una narrazione nostalgica del passato, ma propone un’esperienza culturale viva, capace di attivare consapevolezza, stimolare connessioni critiche e valorizzare la complessità del patrimonio immateriale.
Lezione 2. Rivelazione (Comunicazione Ermeneutica)

P11. Rivelazione: La comunicazione deve svelare i significati nascosti associati a opere, reperti, architetture, tradizioni o memorie, trasformando la visita in un viaggio di scoperta personale.
Ogni contenuto (un oggetto esposto, un affresco, un edificio o una testimonianza) deve essere presentato come una porta d’accesso a un significato culturale più profondo. La rivelazione non è solo verbale, ma può essere anche sensoriale o ambientale (luce, suoni, atmosfere). L’obiettivo è fare in modo che il visitatore non veda solo un “oggetto”, ma riconosca in esso una storia, un’identità, una tradizione.
Nelle visite interpretative, l’interpretazione è il mezzo attraverso il quale il territorio viene svelato in tutte le sue dimensioni. I partecipanti non si limitano a osservare passivamente ma vengono guidati in un percorso interpretativo che permette loro di cogliere connessioni più profonde con i luoghi. L’interprete diventa un facilitatore di questa esperienza, aiutando i partecipanti a riflettere e comprendere gli aspetti storici, artistici e culturali del contesto.
La rivelazione è ciò che dà senso all’esperienza: valorizza la relazione (P4), si nutre del tema (P7), integra l’estetica (P8) e conduce all’immersione (P10). Quando la rivelazione accade, la visita non è più una sequenza di tappe: diventa una “storia rivelata” che i partecipanti sentono anche loro.
Dalla Provocazione alla Rivelazione
La provocazione non è un fine in sé, ma piuttosto uno strumento interpretativo potente per stimolare una risposta iniziale del visitatore. Essa ha lo scopo di:
- Accendere l’interesse immediato.
- Rompere l’abitudine percettiva o la passività con cui spesso ci si accosta a un bene culturale.
- Generare curiosità e domande spontanee.
Tuttavia, queste reazioni iniziali sarebbero incomplete se non fossero accompagnate da una comprensione più profonda e da una nuova consapevolezza. Ed è qui che interviene il principio della rivelazione, intesa come il momento interpretativo più alto e significativo. Attraverso la “rivelazione guidata”, il processo interpretativo aiuta il visitatore a dare senso alle emozioni e ai quesiti generati dalla provocazione iniziale.
In altre parole:
- Provocazione → Suscita domande, stimola curiosità, genera interesse e attiva processi cognitivi ed emotivi.
- Rivelazione → Risponde implicitamente a queste domande, guidando verso la comprensione e svelando significati più profondi e nascosti.
Quindi, la provocazione ha un fine preciso:
- Non si limita alla sola generazione di interesse superficiale o intrattenimento momentaneo.
- È uno stimolo intenzionale che conduce naturalmente alla rivelazione, attraverso una sorta di percorso interpretativo strutturato.
- L’interpretazione utilizza la provocazione come un mezzo per preparare il terreno per la rivelazione, rendendo quest’ultima più significativa e incisiva.
Alla luce di queste considerazioni, possiamo dire che la provocazione potrebbe rappresentare, per certi versi, una fase iniziale di un processo che culmina nella rivelazione guidata. In altre parole, la provocazione può agire come l’innesco iniziale che attiva il visitatore, creando le condizioni emotive e cognitive ideali affinché quest’ultimo possa essere accompagnato verso la “rivelazione guidata”.
In una sola frase:
L’obiettivo ultimo della provocazione è la rivelazione!
Ermeneutica come arte dell’interpretazione
Il termine ermeneutica, nell’ambito filosofico e culturale, designa l’arte (ma anche la tecnica e la disciplina) di interpretare testi, leggi, documenti storici, opere d’arte e manifestazioni culturali. Secondo la definizione Treccani, essa riguarda la “tecnica e attività di interpretare il senso di testi antichi, leggi, documenti storici e simili”, ma la sua applicazione si è progressivamente estesa anche all’ambito artistico, religioso, letterario, pedagogico (es. pedagogia ermeneutica) e museologico.
Interpretazione ed Ermeneutica
Nelle visite interpretative, il processo comunicativo adottato non si limita alla semplice descrizione di ciò che si vede, ma mira a rivelare il significato più profondo dei luoghi visitati. L’obiettivo è andare oltre l’apparenza, stimolando i partecipanti a scoprire e interpretare gli elementi nascosti nel paesaggio, nella storia e nella cultura locale. Questo processo di interpretazione, che si ispira all’ermeneutica, trasforma la visita in un’esperienza di scoperta intellettuale e sensoriale.
Strategie per l’Integrazione del principio Rivelazione
1. Narrazione Evocativa: Raccontare storie che emergono direttamente dal patrimonio tangibile e intangibile, svelando significati meno evidenti, nascosti nella forma degli oggetti o nei rituali associati.
- Esempio: In una visita a una bottega storica, l’interprete presenta un antico mortaio. Lo si osserva, lo si tocca, si racconta il suo uso quotidiano nella preparazione del pesto o di rimedi artigianali, connessi alla ritualità domestica e alla trasmissione orale delle ricette familiari.
2. Creazione di Collegamenti Emotivi: Il patrimonio culturale deve parlare alla memoria, ai vissuti e ai legami personali dei partecipanti.
- Esempio: Durante una visita in un ex-convento trasformato in centro culturale, si mostra una lettera di una suora del XIX secolo e si chiede: “Se doveste scrivere oggi una lettera a qualcuno per raccontare questo luogo, cosa direste?”. Si attiva così una connessione tra memoria personale e storia collettiva.
3. Presentazione Graduale: Rivelare progressivamente un significato, costruendo attesa, silenzi interpretativi e momenti di sospensione, fino a una comprensione più profonda.
- Esempio: In una cripta medievale, si guida il gruppo nella penombra, si osservano simboli scolpiti nelle colonne, si ascolta il suono dell’eco. Solo dopo si svela che il luogo era parte di un percorso iniziatico, suscitando stupore e introspezione.
4. Coinvolgimento Intellettuale: Porre domande stimolanti che rendano il visitatore parte attiva del processo conoscitivo, valorizzando il dubbio e la scoperta condivisa.
- Esempio: In un borgo abbandonato, l’interprete mostra un’antica bilancia e domanda: “Che ruolo poteva avere questo oggetto in una comunità che viveva di scambi e non di moneta?”. La rivelazione viene co-costruita attraverso il ragionamento collettivo.
5. Rivelazione Contestuale: Collegare oggetti, edifici o simboli al contesto originario, rivelando il loro significato funzionale e simbolico nella vita delle comunità che li hanno prodotti.
- Esempio: Accanto a una fontana scolpita in pietra lavica, si osservano le tracce del tempo, i graffiti, gli utensili vicini. Il racconto collega l’acqua, la vita pubblica, il concetto di bene comune e la ritualità dei gesti quotidiani.
6. Linguaggio Evocativo e Poetico: Utilizzare un linguaggio sensoriale, ricco di immagini e metafore, per evocare emozioni e costruire visioni mentali significative.
- Esempio: In un palazzo nobiliare, parlando degli affreschi sbiaditi, si può dire: “Queste pareti non hanno perso colore, hanno semplicemente imparato a sussurrare.”
7. Esplicitazione del Non Detto: Dare voce alle storie marginali, ai silenzi storici, ai mestieri invisibili, alle minoranze dimenticate, rendendo visibile ciò che spesso viene escluso dalla narrazione dominante.
- Esempio: In un quartiere storico popolare, si evidenziano i segni del lavoro di alcune minoranze: pozzi comuni, lavatoi, graffiti sui muri. La rivelazione mostra come gli spazi siano anche palinsesti di relazioni sociali, genere e resistenza quotidiana.
8. Temporizzazione del Significato: Mostrare come un luogo o un oggetto abbia cambiato significato nel tempo, assumendo nuove funzioni, nuovi valori e letture diverse a seconda dell’epoca.
- Esempio: Una torre medievale viene raccontata prima come presidio difensivo, poi come segno di potere feudale, infine come simbolo identitario oggi ricostruito nel marketing turistico locale. La stratificazione temporale diventa rivelazione del mutamento culturale.
Errori da evitare
- Sovraccarico informativo: spegne lo stupore.
- Moralismi/“verità” calate dall’alto: chiudono la ricerca personale.
- Rivelazioni senza fondamento: perdere credibilità (P16).
- Assenza di pause: senza silenzio non c’è “ascolto del luogo”.
- Incoerenza col tema (P7): ogni rivelazione deve essere “allineata” al tema.
Indicatori di Qualità.
Ricordando che alcuni indicatori possono contribuire simultaneamente alla valutazione di più fattori di qualità e che alcuni di essi potrebbero essere riproposti in più sezioni, anche in forma leggermente diversa, per evidenziarne la trasversalità e l’influenza reciproca tra i principi, ecco un elenco di indicatori per il principio “Rivelazione”:
CRV1. Narrazione contestualizzata e rivelatrice: Durante l’esperienza vengono raccontate storie che emergono direttamente dai luoghi, dagli elementi naturali o culturali osservati, rivelando aspetti curiosi, poco noti o sorprendenti?
CRV2. Temporizzazione dei significati: Viene mostrato come il significato di un luogo, di un oggetto o di una pratica sia cambiato nel tempo, stimolando il confronto tra passato, presente e prospettive future?
CRV3. Rivelazione graduale: I significati vengono svelati in modo progressivo, attraverso una sequenza narrativa che stimola la curiosità, favorendo la riflessione individuale e la scoperta personale?
CRV4. Attivazione intellettuale: L’esperienza stimola la formulazione di domande, ipotesi o interpretazioni soggettive da parte dei partecipanti, creando occasioni di confronto e dialogo?
CRV5. Rivelazione contestuale: Gli elementi culturali sono presentati nel loro contesto ambientale e simbolico, evidenziando relazioni con il paesaggio, la storia locale o le pratiche tradizionali?
CRV6. Linguaggio evocativo: Il linguaggio utilizzato dall’interprete è accessibile, immaginifico e poetico, capace di generare immagini mentali e suggestioni anche in un pubblico non esperto?
CRV7. Esplicitazione del non detto: L’esperienza dà voce a narrazioni marginali o trascurate (es. mestieri dimenticati, storie di comunità invisibili, silenzi storici), stimolando riflessioni sociali, culturali o etiche?
Il Caso di studio: “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei”
L’esperienza “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei” non si limita a presentare piatti tradizionali, ma rivela il significato più profondo del cibo e il suo ruolo nella cultura siciliana. Il cibo non è solo nutrimento, ma un testimone della storia, un codice culturale e un veicolo di identità collettiva.
L’obiettivo della comunicazione interpretativa è guidare gli ospiti in un percorso di scoperta, facendo emergere i significati nascosti dietro ogni piatto o ingrediente, ogni tecnica di preparazione e ogni rituale gastronomico. La rivelazione non avviene attraverso una mera esposizione di informazioni, ma attraverso una narrazione evocativa, coinvolgente e sensoriale, capace di trasformare un pasto in un’esperienza di conoscenza e consapevolezza.
La rivelazione non è solo verbale, ma anche sensoriale e ambientale. Ogni elemento deve contribuire a trasportare gli ospiti in un’altra epoca: Musica, Illuminazione e Aromi
Lezione 3. Approccio Sistemico (2 ore)
P13. Approccio Sistemico: Ogni elemento della visita deve essere integrato in una narrazione coerente, creando un ecosistema comunicativo che valorizzi il legame tra patrimonio, visitatori e contesto.
Ogni aspetto – i contenuti, gli spazi, le storie narrate, le attività – deve dialogare armoniosamente per creare un percorso narrativo fluido e immersivo.
Una visita basata su una visione sistemica dovrebbe:
- Integrare il contesto: Collegare i luoghi visitati con le loro componenti naturali, storiche, sociali e culturali, offrendo una visione che rifletta la complessità del territorio e favorisca una comprensione più profonda. Il paesaggio non viene descritto come “sfondo” e la cultura non è trattata come semplice “aggiunta”, ma entrambi si intrecciano in un’unica narrazione.
- Collegare gli elementi del “triangolo interpretativo”: Un’esperienza interpretativa deve integrare tre componenti fondamentali:
- Il patrimonio culturale: i paesaggi, i monumenti, le opere, i siti storici, le tradizioni e le pratiche locali.
- Il partecipante: con la sua sensibilità, curiosità, conoscenza pregressa e aspettative.
- L’interprete: che funge da mediatore, tessendo i legami tra patrimonio e visitatore, facilitando comprensione e coinvolgimento.
Queste tre forze non devono agire in parallelo, ma dialogare costantemente, generando un processo olistico, dinamico e condiviso.
- Rispettare il “tutto”: Un approccio sistemico significa offrire una visione d’insieme, non solo dei luoghi esplorati ma anche della storia e delle persone che li vivono. Ogni partecipante va considerato come un individuo completo, portatore di emozioni, curiosità, motivazioni e sensibilità personali.
Applicazione del principio
- Il bene interpretato (the whole): Ogni visita dovrebbe restituire una narrazione coerente e interconnessa, in cui natura, patrimonio culturale, cultura e società non sono segmenti separati, ma parti di un unico racconto integrato.
- Il partecipante (the whole man): L’interprete si rivolge all’intera persona, non solo alla sua razionalità. Emozioni, ricordi, motivazioni e aspirazioni diventano parte integrante dell’esperienza. Ciò richiede domande guida come:
- Quali emozioni desideriamo suscitare con questa visita?
- Quali legami con le esperienze personali dei partecipanti possono emergere durante la visita?
- Come possiamo trasformare la semplice osservazione in una connessione autentica e memorabile?
Un approccio sistemico efficace trasforma La visita in un’esperienza in cui ogni dettaglio (dai beni culturali alle tradizioni locali e alle emozioni personali) diventa parte di un unico racconto. L’interprete non “scompone” il paesaggio, ma lo ricompone in una visione d’insieme, favorendo nel partecipante la percezione di far parte di un sistema interconnesso.
Strategie per l’Integrazione del Principio P13 – Approccio Sistemico
1. Integrazione del contesto culturale, sociale e ambientale: Collegare ciò che si osserva con la rete di relazioni storiche, economiche, simboliche e territoriali che lo hanno generato, mostrando che nessun elemento è isolato.
- Esempio: Durante una visita in un quartiere storico, l’interprete non si limita a descrivere le architetture, ma le collega al tessuto sociale, alla vita quotidiana delle botteghe, alla morfologia urbana e ai cambiamenti legati alla gentrificazione.
2. Narrazione trasversale e intersettoriale: Creare un racconto che unisca aspetti apparentemente distanti (arte, tecnica, religione, economia, natura), mettendoli in relazione nella stessa “mappa concettuale”.
- Esempio: In un complesso monastico, l’interprete collega il chiostro al simbolismo liturgico, alla gestione delle risorse idriche, alle tecniche costruttive e all’organizzazione sociale della vita claustrale.
3. Personalizzazione e risonanza empatica: Valorizzare le esperienze, emozioni e domande dei visitatori, invitandoli a costruire collegamenti tra ciò che osservano e il loro vissuto personale o culturale.
- Esempio: In un museo della migrazione, la guida propone ai partecipanti di riflettere su una domanda: “Qual è l’oggetto che portereste con voi se doveste lasciare la vostra casa per sempre?”. Questo stimola un dialogo tra biografia e storia collettiva.
4. Dinamica del triangolo interpretativo: Stimolare l’interazione tra patrimonio – interprete – visitatore per generare una relazione triadica attiva, evitando la trasmissione unidirezionale.
- Esempio: In una visita guidata a una villa romana, l’interprete pone domande interpretative aperte (“Perché secondo voi la cucina era posizionata lontano dal triclinio?”), incoraggiando risposte che emergono dal dialogo e dall’intuizione del gruppo.
5. Rivelazione delle interdipendenze: Sottolineare il legame tra patrimonio tangibile (edifici, oggetti, paesaggi) e intangibile (tradizioni, saperi, linguaggi), mostrando come si influenzino reciprocamente.
- Esempio: In un borgo artigianale, si mostrano le case-bottega e si racconta come l’organizzazione architettonica rispecchiasse i cicli produttivi, i rapporti familiari e la trasmissione intergenerazionale delle competenze.
6. Ritmo narrativo sistemico e coerenza tematica: Costruire un ritmo interpretativo che alterni diversi registri (descrittivo, evocativo, interrogativo) senza perdere l’unità tematica. Ogni tappa della visita deve arricchire la visione d’insieme.
- Esempio: In una visita alla cinta muraria di una città medievale, si parte dal paesaggio urbano, si passa alle tecniche di costruzione, si approfondiscono i simboli araldici, si analizza il ruolo difensivo e si conclude con un affaccio sul presente, mostrando la trasformazione in spazio culturale contemporaneo.
Questo principio si allinea strettamente al quinto principio di Freeman Tilden (ricompreso a sua volta nel quinto principio Larry Beck e a Ted T. Cable e nel quarto Tilden’s Tips), che afferma: “il tutto anziché una parte”. Tilden sottolinea che l’interpretazione deve presentare una visione d’insieme del patrimonio, evitando di frammentare le informazioni in dati slegati. Inoltre, egli insiste sulla necessità di rivolgersi all’“uomo nella sua interezza” (the whole man), cioè considerando i molteplici aspetti che motivano e coinvolgono il visitatore.
Come ci ricorda Freeman Tilden:
“è molto meglio che il visitatore di un’area protetta, naturale, storica o preistorica, vada via con una o più immagini complete nella sua mente, che con una serie di informazioni slegate fra loro che non gli permettono di comprendere l’assenza del luogo e il perché il sito venga protetto”[7]
Applicazione del principio al Patrimonio Interpretativo e al Partecipante
- Il bene interpretato (the whole): L’interpretazione deve offrire una narrazione coerente che colleghi le diverse componenti del patrimonio. Ad esempio, in un parco naturale, la presentazione deve integrare flora, fauna, geologia e storia umana del luogo, mostrando come interagiscono.
- Il partecipante (the whole man): L’interprete deve rivolgersi all’intero spettro delle emozioni, desideri e motivazioni del visitatore. Deve quindi porsi domande come: “Cosa ha spinto questa persona qui oggi? Quali sono le sue aspettative e curiosità?” Il processo interpretativo deve essere personalizzato e flessibile, adattandosi al pubblico.
Ricordiamo sempre Tilden:
“Quando l’obiettivo diventa l’uomo nella sua completezza, in cerca di nuove esperienze, relax, avventura, curiosità, informazione, affermazione magari è lì semplicemente su suggerimento di amici, e mille altri strani motivi, ecco che non si può sbagliare”[8]
In Conclusione
L’approccio sistemico nelle visite culturali interpretative non è una somma di elementi, ma una rete di connessioni. La visita efficace è come una sinfonia: ogni parte contribuisce all’insieme, e il senso pieno si coglie solo nella coerenza complessiva della narrazione.
Possibili indicatori osservabili associabili al principio P13. Approccio Sistemico:
CSI1. Durante la visita, i luoghi, gli oggetti e i racconti sono collegati a più dimensioni interpretative (storiche, artistiche, sociali, simboliche), offrendo una comprensione olistica del contesto culturale?
CSI2. La narrazione dell’interprete intreccia elementi diversi (architettura, storia locale, tradizioni, iconografia, arte, simboli, pratiche sociali), evitando spiegazioni settoriali o disgiunte?
CSI3. L’interprete adatta il racconto al gruppo valorizzando emozioni, interessi, riferimenti biografici o culturali dei partecipanti, favorendo connessioni personali con il patrimonio?
CSI4. Il dialogo tra patrimonio, partecipanti e interprete è attivo e visibile: la guida stimola domande, ascolta osservazioni, integra le risposte nella narrazione, attivando un triangolo interpretativo dinamico?
CSI5. La visita mette in evidenza le interdipendenze tra il patrimonio tangibile e quello intangibile (es. architetture ↔ pratiche sociali; oggetti ↔ memorie; luoghi ↔ rituali), mostrando la cultura come sistema interconnesso?
CSI6. L’esperienza mostra l’evoluzione storica e la trasformazione dei luoghi nel tempo, rendendo visibili le relazioni tra passato e presente, rafforzando la visione sistemica del patrimonio?
CSI7. L’interprete esplicita collegamenti tra dimensioni locali e globali (es. un prodotto artigianale legato a dinamiche economiche, migratorie o culturali più ampie), ampliando la visione del partecipante?
CSI8. Le attività proposte (es. narrazioni, simbolismi, giochi interpretativi, esperienze sensoriali) sono coerenti con il tema e integrate nel racconto, senza apparire forzate o scollegate?
Il Caso di studio: “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei”
L’approccio sistemico garantisce che ogni elemento della esperienza “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei” sia parte di un insieme coerente e interconnesso, evitando che l’evento si trasformi in una semplice successione di momenti scollegati. Ogni aspetto dell’esperienza – il cibo, la musica, l’ambientazione, le storie narrate e le attività di partecipazione – deve dialogare armoniosamente per creare un percorso narrativo fluido e immersivo.
Se ogni elemento dell’esperienza viene trattato in modo isolato – senza un legame chiaro tra cibo, racconti, musica e ambientazione – si rischia di avere un evento frammentato, in cui i partecipanti percepiscono le attività come momenti separati piuttosto che come un viaggio narrativo coerente. La soluzione individuata per evitare una esperienza frammentata è quella di far sì che per ogni edizione venga fatta attenzione a:
- Creare una sceneggiatura dell’esperienza, in cui ogni momento si collega in modo organico al successivo.
- Assicurarsi che chi racconta e chi cucina collaborino per costruire un filo conduttore tra la narrazione e le degustazioni.
- Introdurre ogni piatto con una storia significativa, mantenendo un filo narrativo che attraversa l’intera cena.
Di seguito alcuni esempi illustrano come l’approccio olistico nell’interpretazione del patrimonio possa arricchire l’esperienza dei visitatori, promuovere la partecipazione attiva delle comunità locali e favorire una comprensione più profonda delle interconnessioni tra gli elementi culturali e sociali di un territorio.
Ecomuseo delle Acque del Gemonese – Friuli-Venezia Giulia, Italia

Questo ecomuseo adotta un approccio olistico focalizzandosi sulla gestione sostenibile delle risorse idriche, integrando aspetti naturali, storici e culturali del territorio. Attraverso percorsi tematici e attività educative, coinvolge la comunità locale nella valorizzazione e tutela del patrimonio ambientale.
https://www.ecomuseodelleacque.it/
Ecomuseo del Casentino – Toscana, Italia

L’Ecomuseo del Casentino promuove una visione sistemica del territorio, collegando patrimonio naturale, culturale e tradizioni locali. Attraverso una rete di itinerari e centri tematici, offre un’esperienza integrata che riflette l’identità e la storia della comunità casentinese.
https://www.ecomuseo.casentino.toscana.it/
Ecomuseo del Paesaggio Orvietano – Umbria, Italia

L’Ecomuseo del Paesaggio Orvietano promuove una visione sistemica del territorio, collegando patrimonio naturale, culturale e tradizioni locali. Attraverso una rete di itinerari e centri tematici, offre un’esperienza integrata che riflette l’identità e la storia della comunità orvietana.
https://www.ecomuseodelpaesaggio.it/
Centro Visitatori del Grand Canyon – Arizona, USA

Questo centro interpreta la geologia unica del Grand Canyon collegandola alla cultura dei nativi americani e alla storia della conservazione ambientale negli Stati Uniti.
Sito web: www.nps.gov/grca
Parco Nazionale del Gran Paradiso – Valle d’Aosta e Piemonte, Italia

Questo parco unisce la protezione della biodiversità con l’educazione ambientale, offrendo programmi interpretativi che collegano la fauna locale, la storia e la cultura delle comunità montane.
Sito web: www.pngp.it
Casa Museo di Anne Frank – Amsterdam, Paesi Bassi

Questa casa museo non è solo un luogo della memoria ma un centro interpretativo che affronta temi universali come la discriminazione, il razzismo e i diritti umani, collegandoli alla storia personale di Anne Frank.
Sito web: www.annefrank.org
Museo Integral de la Reserva de Biosfera de Laguna Blanca

Il Museo Integrale Laguna Blanca, con una superficie di 455.400 ettari, si estende nei limiti della stessa Riserva della Biosfera, Integra diversi villaggi e habitat sparsi nei territori delle 5 comunità indigene locali.
Oltre alle sale espositive del suo Centro di Accoglienza e Interpretazione, propone la scoperta del territorio grazie a diverse iniziative di valorizzazione che permettono di condividere la vita dei suoi abitanti, le loro storie, i loro ricordi, i loro usi, le loro case, pasti e utensili. La fauna, la flora, le”erbacce” e tutte le testimonianze archeologiche, considerate come luoghi della memoria.
Le diverse iniziative di valorizzazione intraprese comprendono:
- Il Centro di accoglienza e interpretazione (CRI),
- I Musei Archeologici del Sito,
- Il Parco botanico andino “Paul Günther Lorentz”,
- Il Circuito attraverso i siti con arte rupestre (pittogrammi e petroglifi),
- I Siti di interpretazione panoramica (SiPI),
- Il Sentiero interpretativo del quirquincho,
- L’Appezzamento sperimentale di colture autoctone andine,
Link al sito web:
Lezione 4. Approccio su Misura

P14. Approccio su Misura: La comunicazione dovrebbe essere calibrata sulle caratteristiche del pubblico, rispettandone esperienze, sensibilità e aspettative, per costruire un’esperienza intima e personalizzata.
Ogni gruppo è diverso: ha un proprio background culturale, un livello di conoscenza e interessi specifici. L’interprete deve osservare i visitatori e modulare linguaggio, tono e livello di approfondimento in base alle loro caratteristiche.
Un’esperienza efficace non può essere standardizzata: deve adattarsi ai partecipanti reali che vi prendono parte. Ogni gruppo è diverso: bambini, adulti, anziani, famiglie, esperti o principianti hanno esigenze, tempi di attenzione e modalità di apprendimento molto differenti.
Applicare l’approccio su misura significa calibrare narrazione, linguaggio, attività e ritmo sull’eterogeneità del pubblico, in modo da valorizzare ogni partecipante e garantire un’esperienza personalizzata, accessibile e significativa. Una guida attenta non “ripete un copione”, ma adatta continuamente il percorso esperienziale, calibrando parole, attività e ritmo per rendere l’esperienza accessibile, autentica e memorabile per tutti.
Strategie per l’integrazione dell’Approccio su Misura
1. Conoscenza del pubblico
- Osservare e conoscere il gruppo prima e durante la visita: età, provenienza, livello di preparazione, interessi, eventuali fragilità o esigenze specifiche.
- Raccogliere aspettative iniziali attraverso brevi domande introduttive o momenti informali di scambio: “Cosa vi ha incuriositi di questa visita?”, “C’è un aspetto del luogo che vi interessa particolarmente?”.
Esempio: In una visita al centro storico barocco di Noto, la guida inizia con una breve conversazione per comprendere se i partecipanti preferiscono un taglio architettonico, letterario o legato alla vita quotidiana della città storica, adattando così il registro narrativo e le soste.
2. Personalizzazione dei contenuti
- Adattare la narrazione al tipo di pubblico: scolari, famiglie, appassionati, studiosi, turisti generalisti, senior, visitatori con esigenze specifiche.
- Modulare il linguaggio: più evocativo e narrativo per il grande pubblico, più analitico o specialistico per gruppi di esperti o studenti avanzati.
- Gestire temi sensibili con rispetto, soprattutto se si toccano argomenti storici delicati (es. guerre, discriminazioni, religione).
Esempio: In una visita al Ghetto Ebraico di Roma, la guida modula il racconto in modo più empatico e simbolico con un gruppo scolastico, evitando dettagli crudi e privilegiando il racconto di storie di vita e resilienza. Con un gruppo universitario, invece, approfondisce aspetti sociopolitici e fonti documentali.
3. Accessibilità e inclusività
- Ridurre le barriere fisiche, ove possibile: selezionare percorsi privi di scale, salite ripide o dislivelli accentuati.
- Integrare supporti alla comprensione: mappe semplificate, testi con font ad alta leggibilità, riproduzioni tattili, sottotitoli nei video, audio-guide.
- Incoraggiare la partecipazione di tutti, con attenzione all’uso del linguaggio (evitare espressioni escludenti) e alla valorizzazione delle differenze culturali, generazionali e linguistiche.
Esempio: Durante la visita a un sito archeologico romano, la guida distribuisce schede visive e oggetti replicati (es. tessere musive, lucerne) per facilitare la comprensione anche a partecipanti con disabilità visive o cognitive lievi.
4. Adattamento dei tempi e del ritmo
- Dosare bene le pause, offrendo momenti di riposo o contemplazione più frequenti per famiglie, bambini o gruppi senior.
- Estendere la durata e il livello di approfondimento con gruppi motivati o tematici (ad es. guide turistiche in formazione o studenti di beni culturali).
Esempio: In una visita a una residenza nobiliare siciliana, il mediatore culturale propone una versione “ridotta” per famiglie con bambini piccoli, concentrandosi sulle sale più scenografiche e introducendo aneddoti, mentre con un gruppo di storici dell’arte offre un percorso completo anche negli spazi solitamente chiusi.
5. Differenziazione delle attività
- Proporre micro-attività parallele: osservazione, ascolto, scrittura creativa, confronto, disegno, fotografia, ecc.
- Offrire alternative nei momenti narrativi: alcuni partecipanti preferiranno ascoltare, altri intervenire o sperimentare con strumenti didattici.
- Sostenere la libertà di esplorazione personale all’interno di un quadro narrativo coerente.
Esempio: In una visita guidata in un museo etnografico, il facilitatore propone tre modalità di fruizione nella sala dedicata agli strumenti musicali: ascolto attivo di una storia sonora, compilazione di una scheda “caccia al dettaglio” oppure conversazione guidata con un musicista locale presente in sala.
In conclusione
Adottare un Approccio su Misura significa trasformare ogni visita in un’opportunità relazionale e inclusiva, dove il pubblico non è un destinatario generico, ma un co-protagonista attivo, accolto nella propria unicità. È uno stile di conduzione, non solo una strategia, che si nutre di empatia, ascolto e capacità di adattamento continuo.
Possibili indicatori osservabili associabili al principio P14. Approccio su Misura:
CMI1. Durante la fase introduttiva, l’interprete raccoglie attivamente informazioni sul gruppo (es. età, provenienza, interessi, esperienze pregresse, aspettative) per adattare contenuti e linguaggio?
CMI2. I contenuti della visita risultano modulati sul target specifico (es. linguaggio evocativo per scolaresche, approfondimenti storico-critici per esperti, taglio narrativo per pubblico generalista)?
CMI3. La comunicazione evita sia tecnicismi eccessivi sia semplificazioni inutili, mantenendo un registro adeguato alle capacità di comprensione del gruppo?
CMI4. L’interprete dimostra sensibilità verso tematiche potenzialmente delicate (es. memoria storica, identità culturali, questioni ambientali o religiose), adottando un approccio rispettoso e inclusivo?
CMI5. Il percorso e l’organizzazione della visita prevedono alternative o facilitazioni per persone con esigenze specifiche (es. percorsi accessibili, pause più frequenti, sedute disponibili, strumenti di supporto)?
CMI6. Vengono utilizzati supporti visivi o tattili che facilitano l’accesso ai contenuti per tutti i partecipanti (es. schede illustrative, mappe, immagini, oggetti riprodotti, QR code, font ad alta leggibilità)?
CMI7. Il ritmo dell’esperienza è flessibile e viene adattato in itinere alle condizioni del gruppo (es. tempi di spiegazione, durata delle soste, gestione del tempo nei momenti di ascolto o esplorazione)?
CMI8. L’esperienza include attività opzionali o differenziate (es. ascolto, osservazione, fotografia, scrittura, condivisione, momenti di silenzio), lasciando libertà ai partecipanti di scegliere la modalità preferita di fruizione?
Il Caso di studio: “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei”
L’interprete (chef, narratore, esperto gastronomico) osserverà il pubblico e calibrerà il linguaggio, il tono e il livello di approfondimento in base agli ospiti presenti. L’obiettivo è garantire un’esperienza personalizzata, che risulti coinvolgente per ogni tipo di partecipante.
Elementi che indicano l’applicazione del principio:
- Narrazione accessibile e coinvolgente: La narrazione fa uso di linguaggio popolare, proverbi e storie della tradizione orale siciliana, facilitando la comprensione anche da parte di pubblici non specialistici e creando un senso di familiarità.
- Tematiche radicate nel territorio ma universali: Il tema della ricotta e del pani cunzatu è legato a ritualità quotidiane, alla cultura contadina e alla convivialità, elementi facilmente comprensibili e coinvolgenti per pubblici eterogenei (locali, turisti, adulti, famiglie).
- Personalizzazione dell’interazione: Durante la cena, i narratori interagiscono attivamente con i partecipanti, adattando i racconti e le spiegazioni in base alle reazioni e al tipo di pubblico presente.
- Accessibilità sensoriale e comunicativa: L’uso combinato di racconti, musica, profumi, gesti e degustazioni stimola più canali percettivi, offrendo diversi livelli di accesso e interpretazione in funzione delle preferenze individuali. Le narrazioni sono scandite in modo equilibrato, alternando momenti descrittivi, emotivi e sensoriali, in modo da rispettare diversi ritmi di attenzione.
- Modularità delle attività: Il format prevede possibili adattamenti in base alla composizione del pubblico (es. riduzione dei contenuti storici in presenza di bambini, oppure maggiore approfondimento con gruppi di adulti interessati al patrimonio).
L’approccio su misura può essere applicato in vari contesti, come musei, ecomusei, parchi naturali, siti archeologici e case museo. Di seguito alcuni esempi operativi tratti dalla rete:
Museo del Novecento – Milano, Italia

Il museo offre percorsi tematici e attività differenziate per bambini, studenti universitari e appassionati di arte contemporanea. Per i bambini, utilizza laboratori creativi; per gli adulti, propone visite guidate approfondite, per i giovani artisti un’audioguida spiega le opere con riferimenti alle tecniche pittoriche contemporanee.
https://www.museodelnovecento.org/
The British Museum – Londra, Regno Unito

Il museo offre percorsi diversificati per famiglie, appassionati di storia antica e turisti occasionali. Tra i percorsi offerti sono presenti dei tour per bambini con una narrazione ludica delle antiche divinità egizie e tour avanzati per studiosi con focus sui dettagli archeologici.
https://www.britishmuseum.org/
Ecomuseo della Valsugana – Trentino, Italia

L’ecomuseo propone percorsi adattati alla comunità locale e ai turisti, combinando esperienze interattive con narrazioni storiche e naturalistiche. Tra le proposte dell’ecomuseo vi è la presenza di laboratori didattici per scuole primarie sulla biodiversità alpina e workshop per adulti sulla gestione sostenibile del territorio.
Yellowstone National Park – USA

Il parco offre programmi educativi personalizzati per scuole, famiglie e ricercatori.
Esempio su misura: Escursioni guidate con racconti sui lupi per i bambini e programmi di monitoraggio della fauna per biologi.
https://www.yellowstonenationalparklodges.com/
Parco Naturale Adamello Brenta – Italia

Organizza percorsi interpretativi per bambini, famiglie e appassionati di escursionismo. Tra le varie offerte da sottolineare le passeggiate sensoriali per bambini con attività interattive e le escursioni scientifiche per esperti.
Sito archeologico di Stonehenge – Inghilterra

Adatta le spiegazioni sulla storia del sito preistorico al pubblico, con contenuti specializzati per ricercatori e percorsi più narrativi per i visitatori generici, tra questi, Tour interattivi per bambini con racconti su miti e leggende legati a Stonehenge.
https://www.thestonehengetour.info/
Museo Explora (Roma, Italia)

Un museo dedicato ai bambini che offre spazi interattivi e laboratori creativi, incoraggiando l’apprendimento attraverso il gioco e l’esplorazione.
Lezione 5. Approccio Creativo

P15. Approccio Creativo: La visita dovrebbe includere tecniche narrative innovative – storytelling, teatralizzazioni, elementi multimediali o interattivi – che rendano l’interpretazione più coinvolgente, dinamica e memorabile.
La creatività deve sempre essere al servizio della narrazione e non fine a sé stessa.
La creatività è un potente catalizzatore nelle visite interpretative. Permette di trasformare una visita in una narrazione vissuta, accendendo l’immaginazione dei partecipanti e rendendo il percorso più emozionante e culturalmente significativo.
Un approccio creativo utilizza tecniche narrative, metafore, simboli ed esperienze interattive che rendono l’esplorazione dinamica e partecipativa. Una dimora storica può diventare custode di leggende; un fiume urbano può essere esplorato attraverso il “viaggio immaginario” di una goccia d’acqua, che attraversa il tempo e le trasformazioni del territorio; una sosta presso un antico portale può diventare l’occasione per una breve performance corale, un canto, un gesto simbolico che rinnova il legame con le generazioni passate.
La creatività, in questo contesto, non si sovrappone ai contenuti culturali, ma li rivela e li rende accessibili, soprattutto quando si tratta di patrimoni complessi o poco noti.
Attraverso approcci originali, la visita diventa:
- dinamica: perché rompe lo schema lineare e accademico della fruizione passiva;
- partecipativa: perché invita i visitatori a essere co-creatori di senso;
- memorabile: perché genera ricordi che intrecciano conoscenza, emozione e immaginazione.
Storytelling nelle visite
L’approccio narrativo (noto anche come Storyline) è un metodo di apprendimento attivo, sviluppato negli anni ‘60 e ‘70 da Steve Bell, Sallie Harkness e Fred Rendell presso il Jordanhill College of Education di Glasgow, Scozia. Originariamente pensato per il contesto educativo, questo metodo può essere efficace anche nelle viste culturali per promuovere esperienze di visita coinvolgenti e significative.
Tipi di Storytelling nelle Visite Culturali Interpretative
Lo storytelling applicato alle visite interpretative rappresenta uno strumento chiave per rendere i luoghi vivi, memorabili e significativi. Il racconto non si limita a trasmettere informazioni: crea connessioni emotive, stimola la riflessione e invita i partecipanti a vedere il patrimonio con occhi nuovi.
Attraverso la narrazione, la visita diventa un’esperienza condivisa che intreccia memoria, cultura e vissuto personale. Di seguito, una classificazione orientativa delle principali forme di storytelling che possono essere integrate nelle visite culturali interpretative:
1. Storytelling mitico e leggendario
- Caratteristiche: basato su miti, leggende, credenze e tradizioni popolari legate ai luoghi e alle comunità.
- Esempio: in una visita a un borgo medievale, l’interprete narra la leggenda del santo protettore che salvò la popolazione da un’invasione.
- Funzione: creare un legame simbolico e immaginativo, stimolando la meraviglia e la partecipazione emotiva.
2. Storytelling storico
- Caratteristiche: ricostruzione narrativa di eventi storici, vite quotidiane del passato, figure emblematiche.
- Esempio: in una visita a un ex convento, l’interprete racconta la vita di una badessa che influenzò la comunità locale.
- Funzione: trasformare la storia in racconto vissuto, connettendo passato e presente.
3. Storytelling biografico
- Caratteristiche: racconti di vita reale legati a persone che hanno vissuto o operato nel luogo visitato.
- Esempio: durante la visita a una casa museo, l’interprete narra aneddoti sulla vita dell’artista che vi abitò.
- Funzione: umanizzare il patrimonio, stimolare empatia e riconoscimento personale.
4. Storytelling esperienziale
- Caratteristiche: stimola l’immedesimazione e la partecipazione attiva dei visitatori in scenari del passato.
- Esempio: all’interno di una cucina tradizionale ricostruita, i partecipanti rivivono le pratiche quotidiane contadine.
- Funzione: coinvolgere sensorialmente e cognitivamente, rendendo tangibile la vita di un’epoca.
5. Storytelling metaforico
- Caratteristiche: uso di immagini simboliche per spiegare concetti complessi o astratti.
- Esempio: una torre medievale viene presentata come “sentinella del tempo”, che ha osservato i cambiamenti del paesaggio urbano.
- Funzione: stimolare l’immaginazione, rendere accessibili temi complessi.
6. Storytelling contemporaneo
- Caratteristiche: collega i temi della visita con questioni attuali e rilevanti per il pubblico di oggi.
- Esempio: in una visita a un centro storico, si riflette sulle trasformazioni urbane e sul concetto di gentrificazione.
- Funzione: aumentare la rilevanza personale, promuovere il senso critico e la partecipazione attiva.
7. Storytelling scientifico-divulgativo
- Caratteristiche: traduce contenuti tecnici o specialistici in racconti accessibili.
- Esempio: durante una visita a un museo archeologico, l’interprete racconta la tecnica di costruzione delle anfore come “arte invisibile” che ha attraversato i secoli.
- Funzione: facilitare la comprensione, mantenere l’attenzione, rendere la scienza emozionante.
8. Storytelling identitario e comunitario
- Caratteristiche: dà voce alla memoria collettiva, ai saperi locali, alle tradizioni viventi.
- Esempio: un artigiano locale racconta in prima persona la trasmissione del suo mestiere di generazione in generazione.
- Funzione: rafforzare l’autenticità e il legame con il territorio.
9. Storytelling partecipativo
- Caratteristiche: coinvolge attivamente i visitatori nella costruzione della narrazione.
- Esempio: in una visita guidata teatralizzata, i partecipanti sono invitati a interpretare personaggi storici o a condividere riflessioni personali su ciò che vedono.
- Funzione: stimolare co-creazione, dialogo e apprendimento condiviso.
In Conclusione
Lo storytelling nelle visite culturali interpretative può assumere molte forme: mitiche, storiche, autobiografiche, scientifiche, simboliche o partecipative.
Ciò che conta non è solo che cosa si racconta, ma come si racconta, perché lo si racconta e per chi.
Esempio di Storytelling
“Voci dal Palazzo: Il Diario di Pietro”
Immaginate di trovarvi all’interno di un palazzo storico, oggi sede di un museo del Risorgimento. Le sale sono silenziose, illuminate da una luce soffusa che filtra attraverso le alte finestre. Il gruppo sosta in una stanza dove sono esposti uniformi, lettere e oggetti personali appartenuti a soldati italiani dell’Ottocento.
L’interprete si avvicina a una teca. Non inizia con una spiegazione tecnica, ma con un gesto: apre un diario rilegato in cuoio, consunto dal tempo, e lo solleva con cura.
“Questo,” dice a bassa voce, “è il diario di Pietro Rossi, un giovane contadino che, a diciassette anni, si ritrovò arruolato e combatté nella battaglia di San Martino, nel 1859. Le sue parole ci guideranno in questo percorso non solo storico, ma profondamente umano.”
Comincia a leggere, camminando lentamente lungo la sala:
“24 giugno 1859, all’alba. Il freddo è pungente, ma il cielo rosso annuncia il caos che verrà. I miei compagni ed io ci stringiamo intorno al fuoco, cercando un calore che non è solo fisico. Mi chiedo: chi di noi vedrà il tramonto?”
La narrazione prosegue davanti a una carta topografica d’epoca. L’interprete sovrappone il racconto di Pietro alla mappa e, con l’ausilio di una proiezione digitale o un semplice supporto visivo, mostra i movimenti delle truppe tra i luoghi oggi conosciuti: colline, cascinali, strade che ancora oggi esistono.
In un’altra sala, accanto a una vetrina che espone una borraccia e un fazzoletto insanguinato, la guida riprende:
“Mezzogiorno. Il campo è una distesa di grida e polvere. Ho perso di vista Marco, il mio compagno più caro. Mi resta solo la speranza che sia vivo, da qualche parte in questo inferno.”
A questo punto l’interprete invita i partecipanti a prendere un momento di silenzio. Le luci si abbassano leggermente.
Un sottofondo sonoro discreto — il vento, un rintocco lontano, un suono di passi su ghiaia — accompagna la riflessione.
Il gruppo viene condotto nella cappella privata del palazzo, oggi memoriale, dove è collocata una lapide commemorativa.
“Mia cara madre, se queste righe dovessero mai raggiungerti, sappi che il tuo ragazzo ha fatto il suo dovere. Ma quanto vorrei essere a casa, con te, a sentire il profumo del pane appena sfornato.”
Accanto alla lapide, una piccola installazione artistica rappresenta un campo di papaveri. Ogni partecipante riceve un fiore di carta con una parola da scrivere sopra: “memoria”, “coraggio”, “pace”. Vengono poi deposti ai piedi del memoriale.
Strategie per l’Integrazione dell’Approccio Creativo
1. Coinvolgimento emotivo attraverso personaggi e storie: Integrare nella narrazione figure storiche, simboliche o comunitarie con cui il pubblico possa entrare in empatia. Il personaggio diventa una lente attraverso cui leggere il patrimonio.
- Esempio: durante una visita a un borgo medievale, l’interprete introduce la figura di “Mastro Filippo”, artigiano del XIII secolo, raccontandone la vita quotidiana, le difficoltà, i sogni. I partecipanti iniziano a guardare vicoli, botteghe e chiese con i suoi occhi.
2. Contestualizzazione narrativa attraverso archetipi universali: Collegare i luoghi visitati a grandi temi umani come viaggio, rinascita, trasformazione, sopravvivenza, appartenenza, in modo da stimolare risonanze interiori nei partecipanti.
- Esempio: visitando una città fondata da esuli, la guida sviluppa la narrazione attorno al tema dell’esilio e del ritorno, invitando a riflettere sul significato di casa, radici, identità culturale.
3. Rivelazione attraverso metafore e simboli: Utilizzare metafore, immagini poetiche o simboli per attivare un pensiero evocativo e offrire nuove chiavi di lettura.
- Esempio: durante la visita a un ex monastero, l’interprete paragona i chiostri al “respiro di pietra” del luogo, evocando il ritmo della preghiera, il silenzio e la contemplazione come forme architettoniche.
4. Teatro interpretativo o narrazione performativa: Inserire brevi azioni teatrali o performative che, senza snaturare il contesto, permettano ai partecipanti di vivere un frammento di storia in modo emozionale e attivo.
- Esempio: in un cortile rinascimentale, una guida-attore recita una lettera d’amore realmente esistita tra due giovani divisi dalla guerra, rendendo vivi i sentimenti e il contesto storico.
5. Percorsi multisensoriali tematici: Costruire itinerari che stimolino più sensi contemporaneamente, rafforzando l’immersione emotiva e il radicamento del ricordo.
- Esempio: in una visita a un ex convento rurale, i partecipanti sentono il profumo delle erbe officinali del giardino monastico, toccano la pergamena usata per i codici miniati, assaggiano infusi preparati secondo ricette originali.
6. Ricostruzione esperienziale: Far vivere ai partecipanti brevi simulazioni o micro-immersioni nella vita del passato, stimolando l’identificazione e la comprensione empatica.
- Esempio: in una visita in una masseria storica, i partecipanti sono invitati a “fare il pane come una volta”, seguendo i gesti di un fornaio tradizionale che ne spiega la simbologia familiare e comunitaria.
7. Stimoli creativi partecipativi: Invitare i partecipanti a diventare co-autori dell’esperienza attraverso azioni simboliche, narrazioni condivise o brevi esercizi creativi.
- Esempio: durante una visita in un ex quartiere operaio, la guida distribuisce piccole “schede memoria” con parole chiave (es. lavoro, famiglia, sogni, lotta) e chiede a ciascun partecipante di comporre una frase poetica da lasciare simbolicamente in una “capsula del tempo”.
In Conclusione
L’approccio creativo trasforma la visita in un’esperienza trasformativa, in cui il patrimonio non è solo spiegato, ma sentito e vissuto. Creatività non significa spettacolarizzazione, ma cura narrativa, stimolo poetico ed evocazione partecipata.
Indicatori di Qualità.
Indicatori misurabili :
CRE1. Durante l’esperienza vengono utilizzate tecniche narrative innovative (es. storytelling, metafore, leggende, narrazioni simboliche) che arricchiscono il percorso?
CRE2. Sono previste attività creative che stimolano l’immaginazione dei partecipanti (es. immedesimazioni, giochi narrativi, invenzioni collettive)?
CRE3. La guida utilizza metafore o analogie efficaci per spiegare concetti complessi, rendendoli più accessibili e memorabili?
CRE4. L’esperienza include elementi performativi o teatrali (es. piccole drammatizzazioni, simulazioni, letture ad alta voce in contesti suggestivi)?
CRE5. Sono previsti itinerari o momenti tematici che integrano stimoli sensoriali (suoni, odori, sapori, immagini) in modo creativo e coerente con la narrazione?
CRE6. I partecipanti vengono invitati a co-costruire parti della narrazione (es. inventare una storia collettiva, completare una leggenda, immaginare scenari futuri)?
CRE7. L’esperienza utilizza oggetti simbolici o evocativi (reperti, riproduzioni, utensili tradizionali) come strumenti narrativi per facilitare la rivelazione di significati?
CRE8. Sono previsti momenti di sorpresa, gioco o rottura dell’aspettativa che stimolano curiosità e attenzione?
CRE9. Le tecniche creative utilizzate risultano coerenti con il tema e il contesto, evitando eccessi che potrebbero sembrare artificiosi o spettacolari?
Il Caso di studio: “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei”
Questo principio è stato rispettato in quanto l’esperienza utilizza di tecniche innovative, come storytelling e narrazioni performative, per raccontare il patrimonio enogastronomico in modi nuovi e sorprendenti.
Elementi che indicano l’applicazione del principio:
- Titolo evocativo dell’esperienza: Il titolo stesso “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei” è una scelta narrativa e creativa: combina elementi gastronomici con la promessa implicita di narrazioni tradizionali, suggerendo già una dimensione immaginifica.
- Coinvolgimento sensoriale e rievocazione simbolica: L’uso del cibo come veicolo narrativo, collegato a ricordi, rituali e tecniche tradizionali, è in sé una forma di narrazione creativa implicita. Si parla di “trasformare la conoscenza in un momento coinvolgente”, il che suggerisce l’utilizzo (ancorché non formalizzato) di tecniche narrative esperienziali.
- Contesto evocativo: La location o la scenografia evocate nel testo potranno essere valorizzate creativamente per ricreare atmosfere del passato e trasportare simbolicamente i partecipanti in un “viaggio nel tempo”.
- Utilizzo di oggetti simbolici: Durante la narrazione verranno utilizzati oggetti di scena autentici o fedelmente riprodotti, come antichi utensili per la lavorazione della ricotta e del pane, insieme ad altri strumenti tipici dell’antica cucina contadina. Questi oggetti non avranno solo una funzione decorativa, ma diventeranno elementi narrativi attivi, capaci di evocare gesti, saperi e memorie del passato, rafforzando la dimensione culturale dell’esperienza.
In base alla edizione e alle strategie degli organizzatori potranno essere introdotti ulteriori elementi di rinforzo:
- Introduzione di racconti performativi con attori locali o narratori tradizionali.
- Integrazione di elementi visuali o sonori evocativi (es. proiezioni, suoni tradizionali, musica dal vivo narrata).
Lezione 6. Interpretazione Fondata sui Fatti (2 ore)

P16. Interpretazione fondata sui fatti: La credibilità della visita deve essere garantita da informazioni accurate, verificate e contestualizzate, che supportano la narrazione senza appiattirla in un elenco di dati.
Ogni racconto deve basarsi su fonti affidabili e ricerche approfondite. La comunicazione interpretativa deve essere emozionante e accessibile, ma mai approssimativa.
Fornire informazioni corrette non significa appesantire l’esperienza, ma renderla autorevole e affidabile, rafforzando la fiducia dei partecipanti. Ogni dato deve poggiare su fonti verificabili.
Anche la narrazione di miti e leggende trova spazio, purché sia chiaramente distinta dal dato storico o scientifico. Questo equilibrio aumenta la ricchezza dell’esperienza, senza compromettere la sua credibilità.
Un’esperienza fondata sui fatti non solo garantisce correttezza e serietà, ma diventa anche un veicolo educativo e culturale, capace di stimolare riflessione critica e consapevolezza.
Strategie per l’Integrazione della Comunicazione Fondata sui Fatti
1. Ricerca preliminare e documentazione multidisciplinare: Ogni esperienza deve poggiare su solide fondamenta, integrando fonti accademiche, archivi locali, biblioteche, studi scientifici e testimonianze dirette.
- Esempio: In una visita a un borgo rurale medievale, l’interprete integra documenti antichi con le memorie tramandate da anziani del luogo, mostrando l’evoluzione del paesaggio e dell’economia locale.
2. Verifica e aggiornamento continuo: Le informazioni proposte devono essere aggiornate, evitando stereotipi, nozioni datate o infondate.
- Esempio: In una visita a un sito archeologico, l’interprete specifica che alcune ricostruzioni precedenti sono oggi superate alla luce di nuovi scavi, e illustra l’evoluzione della ricerca in modo accessibile.
3. Distinzione esplicita tra fatti e leggende: Le storie locali vanno valorizzate, ma differenziando con chiarezza ciò che è storicamente documentato da ciò che appartiene all’immaginario collettivo.
- Esempio: In una visita a un castello, la guida racconta la leggenda del “fantasma della dama bianca”, ma chiarisce che non esistono prove storiche, spiegando invece cosa rappresentava simbolicamente quella figura nella cultura popolare.
4. Uso di fonti visive e materiali di supporto: Documenti d’archivio, fotografie d’epoca, mappe, strumenti, oggetti e riproduzioni tattili possono rafforzare l’efficacia e la credibilità del racconto.
Esempio: In un percorso urbano, vengono mostrate immagini storiche degli stessi luoghi, evidenziando le trasformazioni urbanistiche e sociali nel tempo.
5. Coinvolgimento di esperti e testimoni locali: Integrare nella visita il contributo di portatori di sapere – studiosi, artigiani, abitanti – rende l’esperienza più ricca e fondata.
- Esempio: In una visita su un’antica tradizione ceramica, è coinvolta una maestra ceramista che racconta l’evoluzione delle tecniche e ne mostra alcune, integrando il sapere tecnico con la memoria vissuta.
Indicatori di Qualità.
I seguenti indicatori osservabili possono aiutare a valutare l’efficacia del principio indicato:
CFF1. Le informazioni fornite durante l’escursione sono supportate da fonti affidabili (ricerche scientifiche, archivi storici, testimonianze locali verificate)?
CFF2. La guida distingue chiaramente tra dati verificati (scientifici o storici) e contenuti narrativi (leggende, miti, tradizioni orali)?
CFF3. Sono utilizzati supporti di verifica (mappe storiche, immagini comparative, reperti, dati scientifici aggiornati) che rafforzano l’autorevolezza della comunicazione?
CFF4. Le informazioni fornite sono aggiornate, in linea con le conoscenze scientifiche e storiche più recenti?
CFF5. Durante l’esperienza vengono coinvolti esperti o fonti locali che arricchiscono la narrazione con dati autentici e verificabili?
CFF6. Il linguaggio utilizzato dall’interprete rende accessibili concetti complessi senza semplificazioni fuorvianti?
CFF7. L’esperienza integra spiegazioni fattuali con narrazioni coinvolgenti, mantenendo un equilibrio tra rigore e leggerezza comunicativa
Il Caso di studio: “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei”
Ogni racconto inserito nelle edizioni deve basarsi su fonti storiche affidabili e su ricerche approfondite. La comunicazione interpretativa deve essere emozionante, ma mai approssimativa. Le narrazioni saranno costruite a partire da testimonianze storiche, documenti d’epoca e studi sulle tradizioni, i miti e le leggende, garantendo che ogni informazione trasmessa sia accurata e documentata. L’obiettivo è evitare la banalizzazione della storia e delle tradizioni culinarie.
Guardate l’immagine seguente: cosa vedete? In base alla vostra sensibilità, alla conoscenza della Storia dell’Arte o della Storia di Sicilia, ognuno potrà esprimere la propria opinione. Ma siamo certi che tutti coloro che osservano questa immagine siano in grado di andare oltre ciò che appare a prima vista? È solo grazie a una conoscenza approfondita di tutti gli aspetti legati a questa importantissima testimonianza di arte primitiva che si può svelare ciò che si cela dietro l’apparenza.

Scena dei danzatori. Lucido di G. Mannino (Fig. 1 Grotta Addaura)[9]
Per comprendere meglio a cosa mi riferisco, vi invito a leggere un breve estratto del mio libro Sicilia Svelata: Prima dei Greci. Vi segnalo, in particolare, il numero di note a piè di pagina che rimandano alle fonti utilizzate per descrivere il bene culturale. Inoltre, potrete notare come gli elementi che potrebbero servire da spunto per un percorso di interpretazione del Patrimonio Culturale siano numerosi.
Grotta dell’Addaura
L’arte parietale tra le più antiche scoperte in Sicilia sarebbe, al momento, quella della Grotta dell’Addaura II (o Grotta delle Incisioni) dove è presente un esempio, considerato eccezionale, di scena, in cui una decina di personaggi maschili circondano due uomini, oltre alle figure umane sono presenti delle figure di animali. Le figure dell’Addaura compongono una scena complessa e affascinante che ha dato spunto a diverse interpretazioni (alcune abbastanza fantasiose) che vale la pena approfondire dopo che avrò accennato a come è avvenuta la scoperta, di questa importantissima testimonianza del Paleolitico superiore siciliano. Alcuni degli oggetti trovati in questa grotta, così come quelli prelevati dalla grotta dei Genovesi, si trovano attualmente al museo regionale di Palermo. La datazione delle opere parietali dell’Addaura è fatta risalire a circa 12.000 anni fa[10]

Le incisioni dell’Addaura replicate al Museo archeologico regionale Antonio Salinas[11]
Il contesto delle grotte dell’Addaura

La grotta delle incisioni o Addaura fa parte di un complesso di grotte naturali poste nella parte nord-orientale di Monte Pellegrino a sud-ovest della spiaggia di Mondello. Un primo gruppo comprende l’Addaura Grande detta anche Perciata, per il vasto foro nella volta detto Zubbio della Perciata o Abisso Costa Finocchiaro di circa 130 metri di profondità[12].
Un secondo gruppo più in basso è costituito da tre grotte vicine tra di loro:
- Grotta Caprara (Addaura Caprara)
- Grotta dell’Antro Nero o dei bovidi
- Grotta delle Incisioni (detta anche dell’Eremita o Addaura II)[13]
In queste grotte sono state ritrovate ossa e strumenti utilizzati per la caccia che attestano la presenza dell’uomo, che le ha abitate, a partire dal Paleolitico. Le grotte furono scavate dai paleontologi, già verso la fine dell’Ottocento ed in esse furono trovati i resti dell’elefante nano vissuto in Sicilia tra 500 mila e 120 mila anni fa. Altri scavi si susseguirono negli anni successivi, gli ultimi scavi furono condotti nel 1946-47 a cura del soprintendente Bovio Marconi che li eseguì con la collaborazione del prof. Luigi Bernabò Brea[14].
Durante gli scavi del 1946-47 furono trovati resti di un certo interesse archeologico ma non i graffiti che invece sembrerebbero essere stati scoperti cinque anni dopo in modo apparentemente casuale. Dopo lo sbarco in Sicilia degli alleati, le grotte furono destinate a deposito di munizioni ed esplosivi. Come ricorda Filippi Antonino, citando le notizie fornite dalla Bovio Marconi nel 1953, uno scoppio accidentale dell’arsenale provocò il danneggiamento delle pareti della grotta principale, situazione che avrebbe fatto staccare, soltanto in seguito, le concrezioni che ricoprivano le incisioni, rendendole visibili[15].
La “scoperta”
Gli scavi del 1946-47 non hanno permesso la scoperta dei graffiti, forse perché allora ancora non visibili. Dovevano essere però visibili quando li scopri, almeno così sembra, Giovanni Cusumano un operaio palermitano di Palermo, alla ricerca di tesori nascosti (truvature).
Cusumano probabilmente non fu in grado di capire l’importanza della sua scoperta, lui cercava tesori “mica scarabocchi sui muri”, il riconoscimento dei graffiti come stupenda testimonianza artistica della preistoria si ebbe grazie al fortunato incontro del Cusumano con Giosuè Meli, assistente della Soprintendenza alle Antichità per le province di Palermo e Trapani e del suo amico Giuseppe Saccone medico odontoiatra.
Giovanni Mannino, nel raccontare la scoperta dei graffiti dell’Addaura, fa intendere che probabilmente qualcosa non è andata per il verso giusto durante le ricerche archeologiche del 1946-1947.
“le vicende narrate intorno alla scoperta non rispecchiano esattamente i fatti vissuti per giustificare che essa non avvenne in concomitanza degli scavi svoltisi nelle stesse grotte negli anni 1946-47”[16]
Non è chiaro se il Mannino allude a inefficienze o anomalie che hanno impedito la scoperta dei graffiti durante gli scavi del 1946-47. Un elemento di riflessione che lascia pensare che qualcosa forse sia andato diversamente è che i graffiti non riguardano una sola parte (quella più famosa) ma praticamente quasi tutte le pareti, compreso alcune raffigurazioni zoomorfe sulla parete di fondo della grotta ed altre figure antropomorfe e zoomorfe in altre parti della grotta.
Ecco come racconta la scoperta Mannino anche se ammette che non ricorda le date esatte[17]:
“Siamo nell’anno 1952, Giovanni Cusimano è già di buonora nella Grotta Addaura Caprara, seduto su un masso osserva u pirtusu du sciusciu, il buco del soffio (Mannino 1985). Il pietrame accatastato all’ingresso, che quasi cela un passaggio, è motivo per alimentare l’idea della trovatura che da anni ricerca, senza successo ma con rinnovate speranze, come aveva fatto suo padre fino a qualche anno prima. Il grande riparo dell’Addaura Crapara raccoglie le voci lontane dei giovani dell’Istituto Roosevelt nell’ex cantiere navale presso il mare, tutto ad un tratto risuonano i passi, amplificati dal pietrisco calpestato, di Giosuè Meli e Giuseppe Saccone che salgono verso la grotta. I tre uomini s’incontrano, si salutano com’è uso in campagna. I due amici tacciono di essere lì per rivedere i luoghi degli scavi archeologici svolti qualche anno prima. È opportuno che ricordi che il Meli aveva seguito gli scavi nella Grotta del Genovese e la documentazione delle incisioni e delle pitture da parte dell’Istituto fiorentino, scoperta che mise in forse la radicata convinzione che i cavernicoli italiani non lasciassero alcun segno sulle pareti delle grotte come i contemporanei dell’Iberia e della Francia[18]. I tre dopo il saluto si scambiarono qualche parola: il Meli ed il Saccone finsero un generico interesse naturalistico, mentre il Cusimano, con l’ingenuità dell’incolto, si dichiarava “cercatore di tesori e conoscitore di ogni pietra del Monte Pellegrino”. Nelle mie ricerche speleoarcheologiche ho preferito spacciarmi per geologo. In qualche “incontro”, per accreditarmi all’interlocutore, ho dovuto caricare il mio sacco di pietre. Giosuè Meli, ricordando i graffiti di Levanzo, ebbe l’intuizione di chiedere al Cusimano: “Lei nelle sue ricerche ha mai visto in qualche grotta disegni di animali e pupazzi?” “Si, qui vicino!” fu la risposta. I due amici, increduli, invitarono il ricercatore a mostrarglieli e questo compiaciuto aggiunse “Andiamo”. Abbandonarono il vasto riparo dell’Addaura Caprara, poi l’antro Nero, che la Bovio-Marconi chiamerà grotticina “B” dopo la scoperta di due figure graffite di bovidi, e percorso quasi un centinaio di metri raggiunsero la prima grotticina dell’Addaura III. Questa ha l’ingresso molto ampio, l’interno ha l’ampiezza di una stanza perfettamente illuminata. Il Cusimano, scavalcando le macerie di un muro dirupo, entrò dentro ed avvicinandosi alla parete sinistra vi puntò la mano. “Sulla parete molto liscia – parla ora Meli – vidi diverse figure umane molto strane, alte quasi un palmo e dal suolo circa tre metri. Ebbi subito la sensazione che potessero avere un grande interesse ma non lo manifestai al Cusimano, non conoscendolo, dovendo lasciare quelle figure senza alcuna protezione. Il Saccone capì dalle mie furtive occhiate e lasciò cadere nel nulla anche lui la preziosa segnalazione. L’incontro col Cusimano ebbe termine con i nostri auguri per il suo tesoro”. Un’ora dopo il Soprintendente Jole Bovio Marconi era informato.”
Le diverse interpretazione dei graffiti
I graffiti dell’Addaura rappresentano una scena, in cui un gruppo di figure umane che sembrano dei danzatori, circondano due uomini, con la schiena inarcata all’indietro e con i genitali in erezione (itifallia). La scena, inoltre, oltre alle figure umane, presenta delle figure di animali, due bovidi.
La scena, per la sua complessità e particolarità dei disegni, ha dato spunto, negli anni a diverse interpretazioni, molte approfondite e messe in correlazioni tra di loro da interessanti studi, tra cui quelli di Antonino Filippi[19] e G. Bolzoni[20]. Rimandando, per uno studio approfondito alla lettura degli studi effettuati con particolare riguardo a quelli di Filippi e Bolzoni, ecco in estrema sintesi le diverse interpretazioni fornite dai vari studiosi, partendo dalla prima interpretazione, quella di Bovio Marconi che ha costituito lo spunto di partenza a tutte le successive interpretazioni.
Riti della fecondità
La soprintendente Bovio Marconi[21], che fu la prima a studiare i graffiti, ritenne che i due soggetti con i peni eretti avessero un vago atteggiamento omossessuale e che la scena composta da danzatori e acrobazie condotte dalle figure al centro, rappresentasse un rito di iniziazione o magico, connesso ai riti della fecondità. Sulla tesi di Bovio concordò Paolo Graziosi[22] che ipotizzo la presenza di un astuccio fallico e che quindi non c’erano evidenze di itifallia. Essendo il Graziosi uno dei massimi studiosi di storia dell’arte preistorica, la sua posizione fu presa in seria considerazione creando, per certi aspetti, una sorta di timore reverenziale verso chi la pensava diversamente, almeno in quel periodo. Tra gli studiosi concordi con la tesi del rituale ginnico della Bovio Maroni va annoverato anche Franco Mezzena[23] che ipotizza una scena vista dall’alto in cui i due personaggi al centro erano stati ripresi nel momento in cui venivano lanciati in alto dai personaggi in alto con le braccia alzate nella scena e che i due personaggi in basso avevano il compito di prendere i due acrobati prima che cadessero a terra. La visione dall’alto è probabilmente un aspetto di notevole importanza, può essere vista come la capacità di una visione prospettica della scena, bisogna infatti aspettare la prima metà del Quattrocento per il primo reale impiego della prospettiva in campo artistico ad opera del Brunelleschi.
Sacrificio rituale (l’incaprettamento)
Carlo Alberto Blanc[24] non era d’accordo con la Marconi ipotizzando invece che la scena rappresentasse un sacrificio umano a scopo rituale. Secondo Blanc i due personaggi circondati avevano quella posizione innaturale a causa di una corda che partiva da capo e arrivava alla caviglia e il fenomeno dell’erezione poteva essere legato agli effetti collaterali dello strangolamento delle due vittime (una sorta di forma di antico incaprettamento che purtroppo, molti millenni dopo hanno avuto modo di sperimentare molte vittime della mafia che hanno subito una morte orrenda dopo che sono state legate le loro caviglie e braccia dietro le spalle con una corda che passa attorno al collo causando lo strangolamento). Su questa tesi concorda V. Chiappella[25] , quest’ultima addirittura ritiene di individuare in uno dei personaggi al centro il segno dell’asfissia per strangolamento, la lingua fuoriuscita dalla bocca. Anche altri autori tra cui Fernad Benoit[26] (1955), Fabio Martini[27] e G. Bolzoni[28] (1985), concordano sulla tesi di sacrificio rituale. Quest’ultimo ritiene di individuare, nella rappresentazione della scena, due momenti rituali, l’uccisione rituale ed il successivo trasporto dei cadaveri, individuando in alcune figure, persone che trasportavano i due cadaveri. Personalmente questa è l’interpretazione in cui mi ritrovo maggiormente anche in relazione al fatto che di sacrifici umani si parla sin dal paleolitico come avrò modo di raccontare più avanti (vedi il capitolo sui sacrifici umani).
Rituale religioso
Sebastiano Tusa[29] vede nella scena, a seguito della presenza di figure con maschere con il becco di uccello, una rappresentazione a carattere religioso in quanto le figure mimerebbero i rapaci delle rupi in qualche modo rispettati e venerati dai cacciatori paleolitici.
Più avanti, a proposito della Dea Madre vedremo come uno dei suoi aspetti sia proprio quello di essere vista come Dea Uccello a cui sono legati i ritrovamenti della Grotta delle Stufe di S. Calogero (Agrigento) e Piano Vento (Agrigento). Un collegamento con la Dea Uccello potrebbe essere visto anche con le figure umane con la testa di uccello della Grotta dei Genovesi. Proprio l’idoletto in pietra verde (Giadeite) con testa di uccello trovato nella Grotta delle Stufe di S. Calogero è messo in correlazione da Ross Holloway con le figure della grotta dell’Addaura[30].
Antichi astronauti.
Non poteva mancare, tra le varie interpretazioni (ovviamente senza nessuna base scientifica) quella stravagante che vuole che alcuni dei personaggi rappresentati non siano altro che antichi astronauti in visita in Sicilia
Spunti per un Percorso di Interpretazione del Patrimonio Culturale
Immaginate come un tale bene di notevole interesse artistico, storico e culturale potrebbe essere un elemento di attrazione e fonte di sviluppo territoriale. Infatti, la grotta dell’Addaura contiene tutti gli elementi per realizzare un percorso di Interpretazione del Patrimonio Culturale Archeologico degno di nota: sarebbe la forma più antica di arte parietale in Sicilia, per certi aspetti costituisce una specie di anticipazione del concetto di prospettiva in campo artistico.
Senza contare che la scena rappresentata oltre ad essere una delle prime scene dinamiche in quanto rappresentante azioni in movimento, è nel suo complesso, effettivamente intrigante ed è da stimolo per molte interpretazioni (compresa quella più stravagante che vuole la presenza di astronauti), la stessa scoperta inoltre, è avvolta da mistero. Ci sono tutti gli ingredienti per una fruizione del luogo secondo gli approcci indicati nei principi dell’Heritage Interpretazione “che mira a svelare il significato delle cose al di là delle apparenze” [31]
Un esempio di come possa essere raccontata la scena in chiave interpretativa è dato da Antonino Filippi nella premessa del suo interessantissimo lavoro: “I danzatori dell’Addaura. Le radici preistoriche della religiosità in Sicilia”:
“Si rimane increduli ad osservarli, stupiti dalle forme, da quelle poche linee che, incise nel duro calcare, mostrano con meraviglia e precisione le fattezze di corpi umani. Li si sente muovere, scuotersi all’interno di quel filo di roccia scolpito dal bulino che li ha imprigionati per millenni, come se volessero continuare a camminare, a correre, a danzare, seguendo all’infinito una cadenza, un ritmo. Sono lì, alcuni con le braccia alzate, altri chinati, altri stanti o con le gambe incrociate; una girandola di personaggi muti, ma che da millenni tentano di dirci qualcosa.”[32]
Immaginate invece che questo non possa avvenire, semplicemente perché la grotta è chiusa dal 1997, non accessibile ai turisti e agli studiosi, dimenticata da chi avrebbe il potere decisionale per intraprendere le azioni per mettere in sicurezza il luogo e renderlo fruibile all’intera collettività. Immaginate come ci si possa sentire nel vedere queste eccellenze del patrimonio culturale abbandonate a sé stesse…
Link alla scheda georeferenziata che ho predisposto nella Carta Archeologica Multimediale di Sicilia (CAMS).
https://www.lasiciliainrete.it/directory-tangibili/listing/grotte-di-addaura/
Alcuni esempi in cui il processo di ricerca e documentazione è evidenziato anche a seguito della presenza di un Centro di Documentazione:
Museo delle Valli presso il Casino di Campotto

Il museo delle Valli presso il Casino di Campotto è un centro di documentazione storico naturalistico, Il Museo al piano terra, nella sezione antropologica, propone il tema del lavoro e della presenza dell’uomo nel millenario rapporto con la Valle, con un approfondimento sulla lavorazione delle erbe palustri, descritta attraverso un racconto, quello dei protagonisti: lo scariolante con la carriola e la vanga e il vallarolo con gli arnesi per la raccolta e lavorazione delle erbe palustri. Al primo piano si trova la sezione dedicata all’ambiente naturale con un approfondimento sulle zone umide e sugli ambienti dell’Oasi.
Link al sito istituzionale del museo:
https://www.itinerariesperienziali.it/directory-offerte/listing/ecomuseo-valli-di-argenta/
Museo archeologico nazionale di Napoli (MANN)

Il museo è sede di un Centro di Documentazione contenente una vasta collezione di testi e materiali storici, archeologici e culturali a supporto delle esposizioni.
Link: www.museoarcheologiconapoli.it
Ecomuseo della Valsesia, Piemonte

L’ecomuseo è sede di un Centro di Documentazione focalizzato sulle tradizioni locali e la cultura rurale, con archivi fotografici e materiali etnografici accessibili per la ricerca.
Link: www.ecomuseovalsesia.it
Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, Veneto

L’ecomuseo è sede di un Centro di Documentazione focalizzato che raccoglie dati e studi sulla biodiversità, geologia e storia del parco, utilizzati per mostre e attività educative.
Link: www.dolomitipark.it
Lezione 7. Semplicità e Coerenza Comunicativa

P17. Semplicità e coerenza comunicativa: Il linguaggio utilizzato dovrebbe essere chiaro, accessibile e coerente con il tema della visita e con l’universo culturale che si intende evocare.
Semplicità non significa banalità, ma chiarezza nel rendere il profondo comprensibile, senza sacrificare la qualità dei contenuti.
Un linguaggio troppo tecnico, disorganizzato o contraddittorio rischia di compromettere l’esperienza, generando confusione e riducendo l’impatto interpretativo.
L’uso di una narrazione semplice ma non banale, accompagnata da coerenza terminologica e strutturale, mantiene alta l’attenzione e favorisce la comprensione.
Ogni parte della comunicazione — verbale, visiva, gestuale o simbolica — dovrebbe convergere verso un unico messaggio armonico, in linea con il tema e con gli obiettivi dell’escursione.
Strategie per integrare Semplicità e Coerenza Comunicativa
1. Linguaggio Accessibile e Inclusivo: Adottare un linguaggio comprensibile per il pubblico di riferimento, evitando termini specialistici o spiegandoli attraverso esempi concreti e visivi.
- Esempio: Durante una visita a un sito archeologico, invece di dire “questo è un dolmen megalitico a pianta rettangolare”, la guida può aggiungere: “Questa struttura è una tomba antichissima, costruita con grandi lastre di pietra: è come se volessero proteggere i defunti con una casa di roccia.”
2. Struttura Narrativa Chiara e Progressiva: Organizzare la narrazione in modo fluido, seguendo una sequenza logica che accompagni il percorso fisico e mentale dei partecipanti.
- Esempio: In una visita a un centro storico, la narrazione può essere scandita in:
- origine del borgo,
- cambiamenti nel tempo,
- testimonianze ancora visibili, evitando salti temporali confusi o informazioni accavallate.
3. Visualizzazione Contestuale e Naturale: Usare ciò che è visibile nel contesto reale come supporto narrativo, evitando materiali complessi o distrattivi.
- Esempio: Accanto a un affresco medievale, l’interprete può far notare direttamente: “Vedete quel gesto della mano? Racconta un’antica forma di benedizione.
4. Essenzialità e Pertinenza: Limitare i contenuti a ciò che è funzionale all’esperienza, evitando sovraccarico informativo, elenchi eccessivi o digressioni poco rilevanti.
- Esempio (museo): Invece di descrivere ogni singolo attrezzo agricolo, la guida sceglie 2-3 oggetti emblematici e li collega a storie di vita quotidiana del passato.
5. Coerenza Tematica e Filo Conduttore: Ogni intervento comunicativo deve rafforzare il tema centrale della visita. Tutto deve contribuire a sviluppare il significato condiviso e non distrarre dal nucleo narrativo.
- Esempio (visita teatrale): Se il tema è “la città del Rinascimento”, la guida concentra narrazioni e domande sugli aspetti della cultura, dell’arte e del pensiero del periodo, evitando derive verso altri secoli non coerenti.
6. Uso di Pause e Ritmo Comunicativo: Saper dosare parole e silenzi è parte della buona comunicazione. I momenti di pausa aiutano a riflettere, osservare e interiorizzare.
- Esempio (visita spirituale o paesaggistica): In un monastero rupestre, dopo la lettura di un breve passo poetico inciso su una pietra, la guida resta in silenzio per qualche secondo, permettendo all’emozione di sedimentare.
In conclusione
La semplicità interpretativa non è rinuncia alla profondità, ma porta d’accesso alla comprensione condivisa. Un linguaggio chiaro e coerente crea uno spazio di fiducia, in cui i partecipanti possono davvero comprendere, sentire e ricordare ciò che vivono.
Indicatori di Qualità.
Possibili indicatori osservabili associabili al principio:
CSC1. Il linguaggio utilizzato dall’interprete è semplice, diretto e comprensibile a tutti i partecipanti, senza tecnicismi inutili?
CSC2. Quando vengono utilizzati termini tecnici o specialistici, essi sono spiegati in modo chiaro e accessibile?
CSC3. Le informazioni sono presentate in una sequenza logica e progressiva, collegata al percorso fisico dell’escursione?
CSC4. La guida utilizza elementi naturali presenti sul campo (rocce, piante, acqua, tracce) come supporti visivi e concreti per rafforzare la comprensione?
CSC5. I messaggi principali sono chiari, pertinenti e non diluiti in dettagli superflui o ridondanti?
CSC6. Tutti i contenuti comunicati sono coerenti con il tema conduttore dell’esperienza, senza digressioni non pertinenti?
CSC7. La guida utilizza pause, cambi di ritmo o momenti di silenzio per facilitare la contemplazione e la comprensione dei contenuti?
CSC8. I partecipanti mostrano segni di comprensione (domande pertinenti, commenti, interazioni) senza evidenziare confusione o disorientamento?
Il Caso di studio: “Sapori e Antichi Saperi degli Iblei”
Ogni edizione della Dinner Experience sarà improntata su un linguaggio accessibile e chiaro. Una buona comunicazione interpretativa deve essere chiara, coinvolgente e immediata, senza rinunciare alla profondità dei contenuti. I narratori utilizzeranno un linguaggio semplice ma evocativo, evitando tecnicismi inutili. Ogni concetto sarà spiegato con analoghi visivi e racconti coinvolgenti, facilitando la comprensione e il coinvolgimento del pubblico evitando un sovraccarico informativo.
- Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio p. 73 ↑
- Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio p. 73 ↑
- Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio – Edizione italiana del 2019 – Libreria Geografica p. 29 ↑
- Ham, Sam H. Environmental Interpretation: A Practical Guide for People with Big Ideas and Small Budgets. Fulcrum Publishing, 1992 Capitolo quattro: Tips on using Visual Aids. ↑
- John A Veverka: Interpretive Master Planning Volume Two: Selected Essays Philosophy, Theory and Practice – 2011 ↑
- Hugues De Varine: L’ecomuseo singolare e plurale – Utopie Concrete -2021 Pag. 53 ↑
- Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio. Cap. VI “Verso un intero perfetto” pag. 78 ↑
- Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio. Cap. VI “Verso un intero perfetto” pag. 84 ↑
- Mannino G. 2012, I graffiti parietali preistorici della Grotta dell’Addaura: la scoperta e nuove acquisizioni, in Atti della XLI Riunione Scientifica
dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze, pag. 418 ↑
- Alda Vigliardi: L’arte rupestre e mobiliare dal paleolitico all’eneolitico. In Prima Sicilia pag. 130. ↑
- Fonte: Wikipedia – Di Bjs – Opera propria, CC 1.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=675290 ↑
- Monte Pellegrino nella Preistoria – Nuovi Dati. Di Giovanni Mannino. In Notiziario della Soprintendenza di Palermo 24/2017. Pag. 20 ↑
- Mannino la chiama Grotta III (Mannino G. 2012, I graffiti parietali preistorici della Grotta dell’Addaura: la scoperta e nuove acquisizioni, in Atti della XLI Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze, pag. 416) ↑
- Monte Pellegrino nella Preistoria – Nuovi Dati. Di Giovanni Mannino. In Notiziario Archeologico 24/2017 della Soprintendenza di Palermo 24/2017 Pag. 21 ↑
- I danzatori dell’Addaura. Le radici preistoriche della religiosità in Sicilia – Di Filippi Antonino – Il Sole Editrice – Erice 2015. Pag. 35 ↑
- Mannino G. 2012, I graffiti parietali preistorici della Grotta dell’Addaura:
la scoperta e nuove acquisizioni, in Atti della XLI Riunione Scientifica dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze, pp. 415. ↑
- Ho voluto riportare integralmente quanto scritto dal Mannino in modo da evitare, anche involontariamente, eventuali errori o mancanze che potrebbero alterare il racconto, ↑
- Salvo il caso unico allora del bovide e delle figure schematiche della Grotta Romanelli di Lecce ↑
- I danzatori dell’Addaura. Le radici preistoriche della religiosità in Sicilia – Di Filippi Antonino – Il Sole Editrice – Erice 2015 ↑
- Nuove incisioni della Grotta Addaura del Monte Pellegrino (Palermo) – G. Bolzoni in atti Società Toscana Scienze Naturali Serie A, 92 (1985) pag. 321-329 ↑
- Bovio Marconi: Sui Graffiti dell’Addaura. Riv. di Antrop., 40, 55-64 (1951-52) / Bovio Marconi: Incisioni rupestri all’Addaura. BuI/. Paletnol. /tal., N.S., Ann. VIII, S, 5-22. (1953) ↑
- Paolo Graziosi: (1956): Qualche osservazione sui graffiti rupestri della grotta dell’Addaura presso Palermo. Bull. Paletnol. ltal., 65 (2), 285-295. ↑
- Franco Mezzena: Nuova interpretazione delle incisioni parietali paleolitiche della grotta Addaura a Palermo. Riv. Sco Preist., 31 (I), 61-85. ↑
- Carlo Alberto Blanc: Il sacrificio umano dell’Addaura e la messa a morte rituale mediante strangolamento nell’etnologia e nella paletnologia. Quaternaria, 2, 213-225 (1955) ↑
- V. Chiappella: Altre considerazioni sugli «Acrobati» dell’Addaura. Quaternaria, l, 181-183 (1954) ↑
- Fernard Benoit: A propos des «acrobates» de l’Addaura. Rite et mythe. Quater naria, 2, 209-211. (1955) ↑
- Martini F., Illazioni sull’arte, in “Rivista di Scienze Preistoriche”, XLIX, Firenze, pp. 283-295. ↑
- Nuove incisioni della Grotta Addaura del Monte Pellegrino (Palermo) – G. Bolzoni in atti Società Toscana Scienze Naturali Serie A, 92 (1985) pag. 321-329 ↑
- Sebastiano Tusa: L’arte preistorica in Sicilia, in “Bollettino del Centro di Studi Preistorici”, XXXIV-2003, Capo di Ponte (BS), pp. 33-88 (2004) ↑
- Archeologia dell’Antica Sicilia – di R. Ross Holloway. Torino 1995. Pag. 15 ↑
- Per un approfondimento dei principi dell’Heritage Interpretation si veda lo Speciale Interpretazione del Patrimonio Culturale (Heritage Interpretation)
al seguente indirizzo web: https://www.aiptoc.it/speciale-interpretazione-del-patrimonio-culturale-heritage-interpretation/ ↑
- I danzatori dell’Addaura. Le radici preistoriche della religiosità in Sicilia – Di Filippi Antonino – Il Sole Editrice – Erice 2015. Pag. 4 ↑

