Aslepius 
A cura di Ignazio Caloggero

Pagina di riferimento: Repertorio delle Fonti

Osservazione metodologica

Nel contesto dell’Atlante Esoterico, l’Asclepius riveste un’importanza particolare perché rappresenta il principale ponte tra l’ermetismo tardo-antico e la cultura europea medievale e rinascimentale. La sua conservazione in lingua latina ne ha garantito una continuità di trasmissione che il Corpus Hermeticum non ebbe fino al XV secolo. Per questo motivo, l’opera costituisce una testimonianza privilegiata della formazione e della diffusione dell’immaginario ermetico nella storia culturale dell’Occidente.

Più che un semplice dialogo filosofico, l’Asclepius può essere considerato una delle fonti fondamentali per comprendere la concezione ermetica del cosmo, dell’essere umano e della relazione tra mondo visibile e realtà divina.

PARTE I – REPERTORIO DELLE FONTI

1. Denominazione e identificazione della fonte

Titolo convenzionale: Asclepius
Titolo dell’opera greca: Logos Teleios (Λόγος τέλειος), generalmente tradotto «Discorso perfetto»
Altre denominazioni: Sermo Perfectus; Perfect Discourse; Discours Parfait
Autore/attribuzione: attribuito a Ermete Trismegisto; autore storico anonimo
Datazione sintetica: originale greco probabilmente II-III secolo d.C.; versione latina tardoantica, probabilmente IV secolo
Lingua originaria: greco
Lingua della versione completa conservata: latino
Ulteriori testimonianze: frammenti greci; versione copta di Ascl. 21-29; tradizione parallela della preghiera finale
Sigla convenzionale: Ascl.

Categoria: 5.1 – Fonti Primarie Tradizionali
Tipologia: trattato filosofico-religioso della tradizione ermetica antica

Presentazione sintetica

L’Asclepius è uno dei più importanti testi filosofico-religiosi della tradizione ermetica antica e presenta una situazione documentaria diversa da quella del Corpus Hermeticum. L’opera completa non è infatti conservata nella lingua originale, ma attraverso una traduzione latina tardoantica di un testo greco perduto, conosciuto con il titolo di Logos Teleios, «Discorso perfetto».

Il testo assume prevalentemente la forma di un insegnamento impartito da Ermete Trismegisto ad Asclepio, alla presenza anche di Tat e Ammon. I grandi temi della tradizione ermetica filosofico-religiosa — Dio, cosmo, uomo, anima, intelletto, conoscenza e trasformazione — vi sono sviluppati insieme ad alcuni motivi particolarmente caratteristici, come la concezione dell’essere umano quale essere posto tra dimensione divina e terrestre, l’immagine dell’Egitto come riflesso del cielo e il celebre passo relativo alla produzione e animazione delle statue divine.

Occorre distinguere:

  • Logos Teleios = l’opera greca originaria, perduta come testo completo;
  • Asclepius = la versione latina con cui disponiamo l’opera;
  • NHC VI,8 = versione copta di una sezione corrispondente approssimativamente ad Asclepius 21-29;
  • NHC VI,7 = Preghiera di ringraziamento, collegata alla preghiera conclusiva dell’Asclepius ma trasmessa anche autonomamente.

Non si tratta di quattro opere indipendenti, ma di testimonianze differenti, e in parte autonome della trasmissione dello stesso complesso testuale.

2. Natura documentaria

La natura documentaria dell’Asclepius è particolarmente complessa. L’opera originaria era un trattato greco, il Logos Teleios, oggi perduto nella sua forma completa. Sappiamo però che esisteva certamente entro l’inizio del IV secolo, perché Lattanzio conosceva e citava il testo greco. Altri frammenti greci sono conservati attraverso autori quali Stobeo, Cirillo di Alessandria e Giovanni Lido.

La forma completa dell’opera ci è pervenuta attraverso una traduzione latina tardoantica. Tale versione non sembra essere una semplice traduzione letterale: il confronto con i frammenti greci e soprattutto con la versione copta mostra abbreviazioni, ampliamenti e rielaborazioni.

A questa testimonianza latina si aggiunge il Codice VI di Nag Hammadi, che conserva in copto una parte corrispondente ad Asclepius 21-29, oggi designata convenzionalmente NHC VI,8. Il medesimo codice contiene immediatamente prima la Preghiera di ringraziamento, NHC VI,7, parallela alla preghiera conclusiva dell’Asclepius. La presenza nello stesso codice di Discourse on the Eighth and Ninth (VI,6), Prayer of Thanksgiving (VI,7) e Asclepius 21-29 (VI,8) costituisce una testimonianza particolarmente significativa della circolazione degli Hermetica nell’Egitto tardoantico.

3. Datazione e ambiente storico-culturale

Datazione

La datazione deve distinguere nettamente l’originale greco dalla versione latina. Il Logos Teleios viene generalmente collocato nel II o III secolo d.C.. Un termine cronologico è costituito da Lattanzio, che all’inizio del IV secolo conosce già il testo greco.

La traduzione latina è successiva. Lattanzio, quando cita il Logos Teleios, non sembra utilizzare il testo latino oggi conservato, mentre Agostino, all’inizio del V secolo, conosce già sostanzialmente la versione latina giunta fino a noi. Questo colloca la traduzione fra l’inizio del IV e l’inizio del V secolo, con una preferenza di molti studiosi per il IV secolo.

Ambiente storico-culturale

Come per il Corpus Hermeticum, l’ambiente di riferimento dell’opera greca è quello dell’Egitto romano, nel quale cultura greca, tradizioni religiose egiziane, filosofia dell’età imperiale e ricerca religiosa interagiscono producendo nuove forme di elaborazione sapienziale.

4. Lingua originaria e lingue di trasmissione

La lingua originaria del Logos Teleios era il greco. La sua forma completa è però conservata soltanto in latino. Disponiamo inoltre di una significativa tradizione copta, soprattutto attraverso NHC VI,8, corrispondente ad Asclepius 21-29. Il confronto fra versione latina e copta è particolarmente prezioso perché dimostra che la traduzione latina non riproduce sempre letteralmente il testo greco dal quale dipende. La versione copta presenta in alcuni punti una forma più vicina ai frammenti greci conservati.

5. Tradizione documentaria e storia della trasmissione

Testimonianze documentarie

La principale testimonianza è costituita dalla tradizione manoscritta latina dell’Asclepius. Il testo fu frequentemente trasmesso insieme alle opere filosofiche di Apuleio, circostanza che contribuì alla successiva attribuzione della traduzione latina allo scrittore di Madaura. La Bibliotheca Philosophica Virtualis registra un’ampia tradizione manoscritta, comprendente, fra i testimoni più antichi, il codice Bruxelles, Bibliothèque Royale 10054-10056 del IX secolo; seguono numerosi manoscritti dei secoli XI-XV.

La tradizione non si limita tuttavia ai manoscritti latini. Occorre considerare congiuntamente:

  • i frammenti greci conservati attraverso citazioni antiche;
  • la tradizione latina completa;
  • NHC VI,8 per Asclepius 21-29;
  • NHC VI,7 per la Preghiera di ringraziamento;
  • la versione greca della preghiera attestata nel papiro Mimaut.

Percorso storico della trasmissione

Il Logos Teleios circolava in greco almeno entro l’inizio del IV secolo. Lattanzio ne aveva conoscenza diretta e ne utilizzò alcuni passi. Nel corso della tarda Antichità ne fu prodotta la traduzione latina attraverso la quale l’opera sarebbe sopravvissuta integralmente.

Durante il Medioevo il testo continuò a circolare, generalmente insieme alle opere filosofiche di Apuleio. Nel XV secolo, quando Ficino tradusse il Corpus Hermeticum, il Pimander ficiniano e l’Asclepius latino poterono essere letti congiuntamente. È proprio questo incontro fra una fonte ermetica che l’Occidente già possedeva e i nuovi trattati greci giunti a Firenze a creare una parte essenziale della fortuna rinascimentale dell’ermetismo.

6. Genere, ambito e funzione della fonte

L’Asclepius appartiene agli Hermetica filosofico-religiosi. I principali nuclei sono di carattere teologico, cosmologico, antropologico ed etico-religioso. L’opera riflette sulla natura di Dio, sulla struttura del cosmo, sul rapporto fra mondo intelligibile e sensibile, sulla posizione dell’essere umano nell’universo, sull’anima e sull’intelletto.

Un ruolo particolarmente importante è attribuito all’essere umano, collocato in una posizione intermedia tra cielo e terra, capace di rivolgersi al divino ma anche di esercitare la propria azione sul mondo terrestre.

È in questo contesto che compare la celebre definizione dell’uomo come essere degno di grande meraviglia, frequentemente resa attraverso l’espressione magnum miraculum. La centralità antropologica dell’opera deriva precisamente dalla capacità umana di partecipare contemporaneamente alla dimensione superiore e a quella corporea.

L’opera presenta inoltre temi che oltrepassano una lettura puramente speculativa, come il rapporto fra uomini e dèi, la sacralità dell’Egitto, la costruzione e animazione delle immagini divine e la preghiera conclusiva.

7. Struttura e contenuti principali

L’Asclepius si presenta come un lungo insegnamento nel quale Ermete si rivolge principalmente ad Asclepio, con la partecipazione di Tat e Ammon. La struttura non sempre appare perfettamente lineare e gli studiosi hanno discusso la possibilità di stratificazioni e rielaborazioni. È tuttavia possibile riconoscere alcuni grandi nuclei.

Dio, unità e cosmo

Al centro della riflessione si trova il rapporto fra Dio e totalità del reale. La molteplicità delle cose viene ricondotta a un principio unitario, mentre il cosmo è concepito come realtà vivente, ordinata e permeata dal divino.

L’essere umano

Uno dei passaggi più celebri riguarda la grandezza dell’uomo. L’essere umano occupa una posizione peculiare perché appartiene contemporaneamente alla dimensione corporea e a quella intellettuale. Può rivolgersi verso il divino e, nello stesso tempo, prendersi cura del mondo terrestre. La sua dignità non dipende quindi dall’estraneità al cosmo, ma dalla capacità di collegare differenti livelli della realtà.

Uomo, divino e immagini sacre

Una delle sezioni più problematiche e storicamente influenti riguarda la capacità umana di costruire immagini degli dèi e renderle sedi di presenze spirituali. Ermete distingue gli dèi celesti, prodotti dal principio divino, dagli dèi terrestri che l’uomo realizza attraverso immagini e statue. È precisamente questo passo che susciterà la forte opposizione di Agostino, il quale lo citerà nella Città di Dio come testimonianza della religione idolatrica egiziana.

Il testo è particolarmente importante per lo studio dell’Esoterismo Culturale perché mostra una concezione dell’immagine sacra radicalmente diversa dalla semplice rappresentazione estetica: l’immagine può diventare luogo di mediazione tra dimensione materiale e presenza spirituale.

L’Egitto come immagine del cielo

Immediatamente collegato al tema delle statue è il celebre passo nel quale l’Egitto viene descritto come immagine del cielo, quasi luogo di discesa e riproduzione terrestre dell’ordine celeste. Agostino conserva una parte molto ampia del brano nella Città di Dio, VIII, 23.

L’immagine è particolarmente significativa perché collega cosmologia, spazio sacro e cultura religiosa.

Il lamento sull’Egitto

Segue la celebre profezia — spesso definita dagli studiosi «lamento» o «apocalisse ermetica» — relativa a un futuro nel quale la religione dell’Egitto verrà abbandonata, i suoi dèi si allontaneranno e la terra sacra perderà la propria funzione.

La sezione è conservata anche nella versione copta NHC VI,8 e costituisce uno dei principali punti di confronto fra testo latino e tradizione copta.

Preghiera e conclusione

L’opera termina con una preghiera di ringraziamento, elemento significativo perché mostra come il discorso sapienziale possa culminare non semplicemente in una conclusione teorica, ma in una risposta religiosa.

Nota sulla Preghiera di ringraziamento.

Nella forma latina conservata dell’Asclepius la Preghiera di ringraziamento è effettivamente parte integrante della conclusione dell’opera, precisamente in Ascl. 41. Tuttavia, dal punto di vista storico-testuale, la situazione è più complessa: la stessa preghiera è attestata anche autonomamente in copto come NHC VI,7 e in greco nel Papiro Mimaut.  Il fatto che sia conservata in tre contesti differenti — latino nell’Asclepius, copto come testo autonomo in NHC VI,7 e greco nel Papiro Mimaut — ha portato diversi studiosi a ritenere possibile che originariamente fosse una composizione indipendente successivamente incorporata nel Logos Teleios/Asclepius.

8. Personaggi, figure e soggetti della trasmissione

La figura centrale è Ermete Trismegisto, che assume prevalentemente la funzione di maestro. Asclepio è il principale destinatario dell’insegnamento e dà il nome alla versione latina dell’opera. Sono presenti inoltre Tat e Ammon, che vengono ammessi all’ascolto del discorso.

Il rapporto fra questi personaggi mette nuovamente in scena una caratteristica fondamentale della letteratura ermetica: il sapere viene trasmesso attraverso una relazione personale tra maestro e discepolo, all’interno di una cerchia definita.

Rispetto al Poimandres, nel quale Ermete è inizialmente colui che riceve la rivelazione, nell’Asclepius la sua funzione di maestro e depositario della conoscenza è molto più stabile e dominante.

9. Relazioni con gli altri elementi dell’Atlante Esoterico

L’Asclepius costituisce un nodo particolarmente ricco della rete dell’Atlante.

Tradizioni e correnti

    • Ermetismo: L’Asclepius costituisce una delle fonti fondamentali dell’ermetismo tardo-antico. Insieme al Corpus Hermeticum, rappresenta una delle principali testimonianze della visione ermetica del cosmo, dell’essere umano e della conoscenza.
    • Neoplatonismo: Pur non appartenendo direttamente alla tradizione neoplatonica, il testo presenta numerose affinità con essa, in particolare: la concezione gerarchica della realtà; la centralità dell’intelletto e dell’anima; l’idea di una progressiva elevazione verso il divino.
    • Filosofia ellenistica: L’opera riflette il clima culturale dell’età ellenistica e romana, caratterizzato dall’incontro tra riflessione filosofica, ricerca religiosa e speculazione cosmologica.
    • Esoterismo occidentale: Nel corso dei secoli, l’Asclepius è diventato una delle fonti più influenti per la costruzione della tradizione esoterica occidentale, contribuendo alla formazione di numerosi sistemi simbolici e interpretativi.
    • Magia naturale rinascimentale: Alcuni temi presenti nel testo, in particolare quelli relativi alle immagini sacre e alle forze invisibili presenti nel cosmo, esercitarono una notevole influenza sulla magia naturale e sulla filosofia rinascimentale.

L’Asclepius può quindi essere considerato uno dei principali punti di connessione tra il mondo religioso-filosofico tardo-antico e le successive tradizioni esoteriche europee.

Figure

  • Ermete Trismegisto: Figura centrale dell’opera e maestro del dialogo. Nel testo rappresenta il sapiente depositario di una conoscenza superiore riguardante il cosmo, il divino e la natura dell’essere umano.
  • Asclepio: Discepolo e interlocutore principale di Ermete. Attraverso le sue domande e la sua presenza, il dialogo assume una funzione pedagogica e sapienziale.
  • Tat: Presente anche in altri testi ermetici, rappresenta uno dei principali destinatari dell’insegnamento ermetico e una delle figure più ricorrenti della tradizione.
  • Ammone: Figura secondaria del dialogo, partecipe della trasmissione della conoscenza e testimonianza della struttura comunitaria dell’insegnamento sapienziale.

Questi personaggi non svolgono soltanto una funzione narrativa, ma rappresentano differenti modalità di accesso e trasmissione della conoscenza.

    • Luce: Associata alla conoscenza, alla comprensione e alla manifestazione della realtà divina.
    • Intelletto (Nous): Uno dei concetti fondamentali dell’ermetismo, indica il principio attraverso il quale l’essere umano può conoscere l’ordine del cosmo e avvicinarsi al divino.
    • Anima: Elemento di connessione tra dimensione materiale e dimensione spirituale, centrale nella riflessione antropologica del testo.
    • Cosmo: Non semplice universo fisico, ma realtà ordinata, vivente e permeata da significato.
    • Divinità: Principio originario e fondamento dell’ordine universale.
    • Creazione: Tema ricorrente attraverso cui il testo riflette sul rapporto tra il divino e il mondo.
    • Rigenerazione: Processo di trasformazione e rinnovamento associato alla conoscenza e alla comprensione della propria natura.

Configurazioni simboliche

  • Macrocosmo e microcosmo: L’essere umano viene presentato come riflesso e sintesi dell’ordine universale.
  • Unità del cosmo: L’universo è concepito come una realtà organica nella quale tutte le parti risultano interconnesse.
  • Ascesa spirituale: La conoscenza consente all’essere umano di elevarsi verso una comprensione più profonda della realtà.
  • Partecipazione dell’uomo all’ordine divino: Uno dei temi centrali dell’opera è l’idea che l’uomo non sia semplice spettatore del cosmo, ma partecipe della sua armonia e del suo significato.
  • Rapporto tra visibile e invisibile: Il mondo sensibile viene interpretato come manifestazione di realtà più profonde e invisibili.

Questi elementi rendono l’Asclepius particolarmente importante per la costruzione delle relazioni trasversali tra Fonti, Figure, Simboli, Configurazioni simboliche e Tradizioni presenti nell’Atlante.

10. Uso, ricezione e trasformazioni storiche

Tarda Antichità

La ricezione dell’Asclepius inizia già nell’Antichità cristiana. Lattanzio conosce il Logos Teleios greco e utilizza Ermete con atteggiamento relativamente favorevole, considerandolo in alcuni contesti come una sorta di testimone pagano di verità compatibili con la rivelazione cristiana. Rochette sottolinea esplicitamente questa particolare ricezione di Ermete da parte di Lattanzio.

L’atteggiamento di Agostino è profondamente diverso. Nella Città di Dio, VIII, 23-26, egli cita ampiamente l’Asclepius, soprattutto i passi relativi alla fabbricazione degli dèi e alla decadenza della religione egiziana, interpretandoli criticamente come testimonianza dell’idolatria e dell’azione di spiriti ingannatori.

Già nell’Antichità, quindi, lo stesso testo produce ricezioni opposte: Ermete può apparire come sapiente pagano prossimo ad alcune verità cristiane oppure come rappresentante di una religione idolatrica da respingere.

Medioevo

A differenza del Corpus Hermeticum, l’Asclepius continua a circolare nell’Occidente latino. Il testo viene trasmesso insieme agli scritti filosofici di Apuleio e progressivamente entra nel patrimonio filosofico medievale. L’ampia tradizione manoscritta censita dalla Bibliotheca Philosophica Virtualis documenta manoscritti dal IX secolo fino al Rinascimento.

Rinascimento

Con la riscoperta dei testi greci del Corpus Hermeticum e la rinascita degli studi ermetici nel XV secolo, l’Asclepius acquisì una nuova centralità.

Gli umanisti rinascimentali interpretarono il testo come testimonianza di una sapienza primordiale e universale, inserendolo nel quadro della prisca theologia, cioè l’idea di una verità originaria comune a tutte le grandi tradizioni spirituali.

L’opera fu studiata e valorizzata da:

  • Marsilio Ficino, che contribuì alla diffusione della tradizione ermetica nel Rinascimento;
  • Giovanni Pico della Mirandola, che ne integrò alcuni temi nella propria visione sincretica del sapere;
  • numerosi filosofi, ermetisti e neoplatonici interessati al rapporto tra uomo, cosmo e divino.

Particolare interesse suscitò il celebre passo relativo alle statue animate, che influenzò la riflessione rinascimentale sulle immagini, sulle forze cosmiche e sulla magia naturale.

In questa fase l’Asclepius contribuì in modo decisivo alla costruzione dell’immagine di Ermete Trismegisto come depositario di una sapienza antichissima.

Età moderna

La revisione cronologica introdotta dalla critica filologica moderna modificò anche la percezione dell’Asclepius: da testimonianza di una sapienza egizia remotissima il testo venne progressivamente ricollocato nell’ambiente dell’Egitto romano.

Parallelamente, il testo continua a essere letto negli ambienti esoterici contemporanei secondo prospettive spirituali o operative. Nell’Atlante Esoterico tali letture vengono considerate come fenomeni di ricezione, mantenendole distinte dalla ricostruzione storico-critica del documento antico.

Età contemporanea

Oggi l’Asclepius è considerato una delle fonti più importanti per lo studio dell’ermetismo tardo-antico.

L’opera viene analizzata da storici delle religioni, filologi, filosofi e studiosi dell’esoterismo come testimonianza privilegiata di un ambiente culturale caratterizzato dall’incontro tra tradizioni differenti.

Costituisce una fonte fondamentale per comprendere:

  • la religiosità ellenistica e tardo-antica;
  • la filosofia ermetica;
  • il rapporto tra religione, cosmologia e antropologia;
  • la formazione dell’esoterismo occidentale;
  • la ricezione rinascimentale della tradizione ermetica.

Parallelamente, continua a essere oggetto di interesse anche in contesti culturali e spirituali contemporanei, dove viene spesso letto come testo sapienziale e simbolico.

11. Problemi critici e questioni aperte

Un primo problema riguarda la datazione precisa del Logos Teleios. Il testo deve precedere Lattanzio, ma una maggiore precisione cronologica rimane difficile.

Un secondo problema concerne la versione latina: non si conoscono autore luogo e momento della stesura.

Un terzo problema riguarda il rapporto fra le differenti recensioni. Le citazioni greche non sempre coincidono perfettamente tra loro e la versione copta non corrisponde in ogni dettaglio al latino. Potrebbero quindi essere esistite differenti forme del Logos Teleios, oltre alle libertà introdotte dai traduttori.

Un quarto problema riguarda l’unità compositiva. La varietà degli argomenti e alcune transizioni hanno indotto diversi studiosi a ipotizzare stratificazioni o accorpamenti.

Un ulteriore problema riguarda il cosiddetto lamento sull’Egitto. Il confronto fra latino e copto mostra differenze rilevanti e rende necessaria cautela nella ricostruzione della forma greca originaria.

12. Valore per lo studio dell’Esoterismo Culturale

L’Asclepius possiede un valore particolarmente elevato per lo studio dell’Esoterismo Culturale, perché consente di osservare contemporaneamente struttura del sapere, linguaggio simbolico, modalità di trasmissione, pratica religiosa e trasformazioni della ricezione.

Un primo elemento riguarda la mediazione della conoscenza. L’insegnamento viene trasmesso da Ermete a una cerchia definita di interlocutori. Il sapere non viene presentato semplicemente come informazione pubblica e impersonale, ma come qualcosa che richiede relazione, ascolto e preparazione.

Un secondo elemento è rappresentato dalla concezione multilivello dell’essere umano. L’uomo appartiene contemporaneamente al mondo materiale e alla dimensione intelligibile e proprio questa condizione intermedia gli permette di mettere in relazione cielo e terra.

Un terzo elemento riguarda la dimensione simbolico-operativa dell’immagine. Le statue non sono concepite come semplici raffigurazioni: diventano punti di relazione tra materia, spirito e dimensione divina. Indipendentemente dal giudizio sulla realtà delle pratiche descritte, il passo costituisce una testimonianza fondamentale di una cultura nella quale il simbolo può assumere una funzione operativa.

Un quarto elemento è la concezione dell’Egitto come immagine del cielo, particolarmente significativa per lo studio delle corrispondenze tra ordine cosmico e spazio terrestre.

Un quinto elemento riguarda la trasformazione storica dell’autorità del testo. Lo stesso Asclepius viene letto da Lattanzio come possibile testimonianza pagana di verità religiose, da Agostino come documento di idolatria, dal Medioevo come testo filosofico attribuito all’ambiente di Apuleio e dal Rinascimento come testimonianza della prisca theologia e della sapienza magico-religiosa di Ermete.

L’opera permette quindi di osservare in modo particolarmente chiaro un principio fondamentale dell’Esoterismo Culturale: il significato storico di una fonte non coincide con una sola lettura, ma emerge anche dalla storia documentabile delle sue trasmissioni, appropriazioni e trasformazioni.

13. Bibliografia essenziale

  • Nock, Arthur Darby – Festugière, André-Jean, Hermès Trismégiste. Corpus Hermeticum, II, Traités XIII-XVIII. Asclepius, Paris, Les Belles Lettres, 1945 e successive ristampe. Nell’edizione originaria l’Asclepius occupa circa le pp. 259-401. Rimane uno dei riferimenti fondamentali per il testo latino e per i frammenti greci.
  • Copenhaver, Brian P., Hermetica. The Greek Corpus Hermeticum and the Latin Asclepius in a New English Translation, with Notes and Introduction, Cambridge, Cambridge University Press, 1992: Asclepius, pp. 67-92; note, pp. 213-260. Costituisce uno dei principali riferimenti moderni per traduzione, commento e contestualizzazione del testo.
  • Festugière, André-Jean, La rivelazione di Ermete Trismegisto, edizione italiana di La Révélation d’Hermès Trismégiste, originariamente pubblicata in quattro volumi tra 1944 e 1954. I voll. II-IV risultano particolarmente importanti per collocare l’Asclepius nel quadro delle concezioni cosmologiche, antropologiche, psicologiche e teologiche degli Hermetica filosofico-religiosi.
  • Yates, Frances A., Giordano Bruno e la tradizione ermetica, trad. it. Renzo Pecchioli, Bari, Laterza, 1969; ed. orig. 1964. Particolarmente rilevante il cap. II, «Il “Pimander” di Ficino e l’“Asclepius”», per comprendere la funzione dell’opera nella costruzione rinascimentale della tradizione ermetica.
  • Boylan, Patrick, Thoth, the Hermes of Egypt. A Study of Some Aspects of Theological Thought in Ancient Egypt, Oxford, Oxford University Press, 1922. Utile soprattutto come riferimento per il retroterra egiziano della figura di Thoth-Ermete e per alcuni elementi della concezione religiosa egiziana; non deve essere utilizzato come prova di una derivazione diretta dell’Asclepius da un originale faraonico.

 PARTE II – ELEMENTI INTEGRATIVI PER IL REPERTORIO DEGLI HERMETICA

H1. Modalità dell’attribuzione a Ermete

L’attribuzione ermetica è interna alla struttura stessa del testo. Ermete Trismegisto è il principale maestro e detentore della conoscenza. Asclepio costituisce il suo interlocutore privilegiato, mentre Tat e Ammon partecipano al discorso.

H2. Grado e natura dell’attribuzione ermetica

Natura prevalente: attribuzione ermetica diretta e primaria, interna al ciclo ermetico.

Ermete non compare soltanto nel titolo o in una rubrica manoscritta: costituisce il principale soggetto della trasmissione sapienziale.

L’attribuzione appartiene quindi al nucleo più antico documentabile dell’opera.

H3. Rapporto con Ermete Trismegisto

Nell’Asclepius Ermete appare soprattutto come maestro e rivelatore.

La sua figura presenta diversi aspetti.

  • È sapiente, perché conosce l’ordine divino e cosmico.
  • È maestro, perché trasmette tale conoscenza a una cerchia definita di interlocutori.
  • È mediatore, perché mette in relazione il mondo umano e quello divino.
  • È interprete dell’Egitto sacro, perché ne descrive la funzione cosmica e ne annuncia la futura decadenza.
  • È inoltre depositario di un sapere che comprende non soltanto concezioni speculative, ma anche il rapporto operativo fra uomini, immagini e presenze divine.

L’Asclepius contribuisce quindi in modo determinante alla costruzione di un Ermete che non è soltanto filosofo, ma maestro di una sapienza cosmologica, religiosa e simbolicamente operativa.

Approfondimenti

File scaricabili:

Emma Edelstain and Ludvig Edelstein: Asclepis (EN) – BALTIMORE THE JOHNS HOPKINS PRESS (1945) scaricato da https://bhaktianandascollectedworks.wordpress.com/wp-content/uploads/2021/11/asclepius-the-testimonies-1.pdf

Matteo Stefani:Asclepius Testo critico, traduzione e commento  – Università degli Studi di Torino – Anno Accademico 2017-2018 –  scaricato da: https://iris.unito.it/retrieve/bb7106f7-eef9-47fa-8bb3-a8c58badd803/Stefani%2C%20Ps.pdf

LIBRO SACRO DI ERMETE TRISMEGISTO DEDICATO AD ASCLEPIO scaricato da http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/filosofiaantica/asclepio.pdf

Nota 

Le schede, gli archivi e i repertori presenti nell’Atlante Esoterico costituiscono strumenti di analisi simbolica, interpretativa e documentaria sviluppati nell’ambito del progetto di ricerca sul Patrimonio Culturale Esoterico. Per una descrizione dettagliata dell’Atlante e della metodologia usata si rimanda alla scheda: Cos’è e come funziona l’Atlante Esoterico. 

Relazioni con altri elementi dell’Atlante Esoterico
Di seguito è presentato un elenco di schede provenienti da altri repertori dell’Atlante Esoterico, correlate alla scheda. L’elenco è aggiornato automaticamente dal sistema di gestione dell’Atlante.

Tag: Ermetismo

Repertorio dei testi attribuiti a Ermete Trismegisto

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