Origine del Simbolismo: l’Homo Symbolicus
A cura di Ignazio Caloggero

Abstract

Il simbolismo accompagna l’essere umano fin dalle sue origini, ben prima della comparsa della scrittura e delle forme religiose storicamente strutturate. In questo articolo viene esplorata la nascita dell’Homo symbolicus, ovvero la capacità umana di attribuire significato al mondo attraverso immagini, gesti, narrazioni e segni che vanno oltre la percezione immediata.

L’essere umano iniziò relativamente presto a elaborare concetti capaci di trascendere l’esperienza sensibile, a strutturare comportamenti ritualizzati e a proiettare significati simbolici nel mondo che lo circondava. Questa attitudine segna un passaggio fondamentale nella costruzione della cultura e dei sistemi di senso.

Dalle prime espressioni simboliche della preistoria ai linguaggi mitici e rituali delle civiltà antiche, il simbolo emerge come uno strumento essenziale attraverso cui le società umane hanno espresso, organizzato e trasmesso significato.

Un articolo utile per chi desidera approfondire sul concetto di simbolo inteso come linguaggio culturale, chiave interpretativa del patrimonio e fondamento dell’esperienza umana del senso.

Origine del Simbolismo: l’Homo Symbolicus

L’essere umano ha da sempre cercato di attribuire un senso alla vita, alla morte e ai fenomeni naturali che lo circondano. Le prime manifestazioni di questa esigenza di significato possono essere ricondotte allo sviluppo del pensiero simbolico, una capacità che costituisce uno dei fondamenti della cultura.

È probabile che già nel Paleolitico inferiore, con le prime specie del genere Homo e forse ancor prima con alcuni australopitechi, si siano sviluppate forme embrionali di pensiero simbolico. In questa fase arcaica possiamo parlare, in senso antropologico, di Homo Symbolicus, inteso non come una specie biologica distinta, ma come una modalità cognitiva emergente.

Tale capacità simbolica, nel corso di un naturale processo evolutivo, avrebbe progressivamente dato origine sia a forme di pensiero religioso (Homo Religiosus), sia a forme di espressione artistica (Homo Artisticus).

L’Homo iniziò relativamente presto a mostrare la capacità di elaborare concetti che trascendono l’immediata esperienza sensibile, di strutturare comportamenti ritualizzati e di proiettare significati simbolici nel mondo che lo circonda. Diversi indizi materiali sembrano suggerire l’esistenza di tali competenze cognitive. In particolare, l’Homo Symbolicus appare strettamente legato al “saper fare”, ovvero alla capacità tecnica intesa non solo come risposta funzionale, ma come attività intenzionale e anticipata mentalmente.

La realizzazione di un utensile implica infatti la capacità di immaginare mentalmente un oggetto non ancora esistente, di pianificarne le fasi di produzione e di orientare l’azione verso un risultato atteso: elementi che presuppongono una forma di pensiero simbolico, inteso come rappresentazione anticipata e astratta degli oggetti.

Immagine che contiene disegno, schizzo, arte, catena
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Questo processo potrebbe collocarsi tra i due e i tre milioni di anni fa, quando gli australopitechi — ancor prima dell’emergere dell’Homo habilis — avevano già acquisito la postura eretta e iniziato a scheggiare la pietra. A sostegno di questa ipotesi vi sono i ritrovamenti di utensili litici datati tra i 2,6 e i 2,4 milioni di anni fa in siti etiopici quali Kada Gona e Kada Hadar, situati nella valle dell’Awash. [Storia dell’Umanità dell’Unesco: Volume I.  Preistoria e Albori della Civiltà pag. 13. Gedea Edizione De Agostini 2002]

A proposito: quando l’uomo ha mosso i primi passi? Forse già sette milioni di anni fa già[1].

Sudafrica: trovato in una grotta il disegno umano più antico di sempre |  EuronewsFrammento di pietra con incise linee sottili rosse intersecanti, realizzate con un pezzo di ocra rossa. Grotta di Blombos (Sudafrica) – 73.000 anni fa.

Fonte: https://it.euronews.com/2018/09/13/sudafrica-trovato-in-una-grotta-il-disegno-umano-piu-antico-di-sempre

Le testimonianze archeologiche indicano inoltre che la progressiva strutturazione del simbolico è strettamente connessa alla consapevolezza della morte e al tentativo umano di confrontarsi con l’ignoto attraverso pratiche rituali. Come osserva Mircea Eliade, la nascita della vita religiosa appare profondamente legata all’esperienza del sacro come risposta simbolica alla finitezza e all’incertezza dell’esistenza umana (Eliade, Il sacro e il profano, Milano 1957, p. 50).

Uno degli indicatori più significativi della capacità di elaborare simboli è rappresentato dal trattamento riservato ai defunti. La cura della sepoltura implica una riflessione sul significato della morte e, almeno implicitamente, la possibilità di una forma di esistenza oltre di essa.

Tra le testimonianze più antiche di pratiche funerarie intenzionali si annovera il sito di Qafzeh, in Israele, dove è stata rinvenuta una sepoltura risalente a circa 100.000 anni fa. Il defunto era stato deposto con le mani aperte rivolte verso l’alto, sulle quali erano state collocate offerte funerarie. Questo gesto suggerisce l’esistenza di una rappresentazione simbolica della morte e di una possibile credenza post-mortem (Vandermeersch, Le più antiche sepolture, in La religiosità nella Preistoria, 1997, p. 50).

Nel Paleolitico superiore le sepolture diventano progressivamente più elaborate e ricche di elementi simbolici. I corpi venivano deposti in fosse poco profonde o all’interno di ciste litiche (strutture a forma di contenitore realizzate con lastre di pietra), spesso in posizione fetale. Tale postura è stata interpretata come un possibile riferimento simbolico a un ciclo di rinascita o a un ritorno alla madre terra (Hergoun, Il Mediterraneo occidentale, 1986, p. 23).

A questi elementi si aggiungono altri indizi, quali la produzione di segni intenzionali, l’uso non strettamente funzionale di oggetti di ornamento, materiali (come l’uso dell’ocra rossa) e una possibile organizzazione dello spazio dotata di significato culturale. È tuttavia utile sottolineare che tali evidenze non consentono ancora di parlare di credenze religiose strutturate, né di sistemi simbolici complessi paragonabili a quelli avvenute in epoche successive.

Piuttosto, esse possono essere interpretate come precondizioni culturali del simbolico, ovvero come la progressiva emersione di una capacità specificamente umana di attribuire significato oltre l’immediata funzione pratica e di costruire relazioni di senso tra visibile e invisibile. In questa prospettiva, il simbolo non nasce originariamente come espressione religiosa, ma come dispositivo culturale di mediazione del significato, che precede e rende possibile la successiva ritualizzazione dei comportamenti e, solo più tardi, la formazione di sistemi simbolici complessi.

maniindonesiapitturerupestri-2Caverne preistoriche dell’Isola di Maros,Indonesia (40 mila anni fa)

chauvetGrotta di Chauvet – Francia – 30.340 e i 32.410 anni fa

Immagine che contiene statua, arte, Artefatto, interno
Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.Venere di Willendorf (Bassa Austria) (24.000 – 26.000 a.C.)

Per approfondire questi temi senza appesantire ulteriormente la presente lezione, si rimanda ad alcuni miei articoli di approfondimento:

  • L’Homo Religiosus: alle origini del sentimento religioso

https://www.lasiciliainrete.it/lhomo-religiosus-alle-origini-del-sentimento-religioso/

  • Homo Artisticus: Nascita dell’Arte

https://www.lasiciliainrete.it/homo-artisticus-nascita-dellarte/

  • Alla ricerca dell’Australopithecus Siculus 

https://www.lasiciliainrete.it/alla-ricerca-dellaustralopithecus-siculus/

 

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  1. Lo suggerisce uno studio pubblicato su Science Advances e riportato dal Washington Post. Secondo il quotidiano statunitense, oltre vent’anni fa un team di ricercatori, durante una campagna di scavi nell’Africa centrale, ha scoperto alcuni fossili risalenti a circa 7 milioni di anni fa, che potrebbero appartenere a uno dei più antichi progenitori dell’essere umano.

    Il ritrovamento è avvenuto nel deserto del nord del Ciad, dove sono stati rinvenuti pochi reperti: un cranio, un femore e alcune ossa di un braccio.

    Da allora, gli scienziati cercano di dare risposta a una delle domande più affascinanti sull’evoluzione umana: questa creatura camminava principalmente eretta, su due gambe, come gli esseri umani attuali? Oppure si spostava prevalentemente a quattro zampe, come la maggior parte degli altri animali? Notizia pubblicata su alcuni giornali online agli inizi di gennaio 2026: https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/lantenato-delluomo-camminava-7-milioni-di-anni-fa-la-scoperta-che-sposta-i-primi-passi_3SKyYXU91vZuLzmVpRGX6M

Ignazio Caloggero  

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