Thoth
A cura di Ignazio Caloggero

Dio egizio della sapienza
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1. Il Personaggio
Thoth, indicato anche come Thot, è la forma greca del nome egizio traslitterato Ḏḥwty e reso convenzionalmente come Djehuty. L’esatta vocalizzazione e l’etimologia del nome rimangono incerte. Attestato fin dalle fasi più antiche della storia religiosa egizia, Thoth non è una figura umana divinizzata, ma una divinità mitica e cosmica associata alla scrittura, alla sapienza, alla luna, al computo del tempo, al giudizio e alla parola efficace. Il suo principale centro cultuale era Khemenu, la futura Hermopolis Magna, chiamata dai Greci “città di Hermes” dopo l’identificazione del dio egizio con Hermes.
Thoth è il dio che rende l’ordine intelligibile. Quando gli dèi entrano in conflitto, egli distingue, valuta e formula il giudizio; quando l’occhio di Horus viene ferito, lo ricompone; quando il cuore del defunto è pesato contro la piuma di Maat, registra il risultato. La sua sapienza non è contemplazione astratta, ma conoscenza capace di misurare, nominare, guarire e ristabilire l’equilibrio.
La luna, con il suo alternarsi di scomparsa e ricomparsa, esprime il carattere ciclico della sua funzione: Thoth misura il tempo, accompagna il rinnovamento e trasforma il mutamento in ritmo ordinato. È colui che traduce il cosmo in segni e rende comunicabile ciò che, senza parola e scrittura, resterebbe invisibile.
La sua figura ricorda così che conoscere non significa soltanto accumulare informazioni, ma riconoscere relazioni, distinguere il vero dal falso e restituire forma a ciò che è stato frammentato.
Pesatura del cuore e degli organi – Libro dei morti di Ani, c. 1275 a.C.
2. Funzione simbolica
Nel sistema religioso egizio, Thoth non può essere ridotto alla definizione moderna di “dio della scrittura”. Come osserva l’egittologo Martin A. Stadler, egli è contemporaneamente divinità sapienziale, scriba divino, potenza lunare, visir degli dèi, mediatore giudiziario e, in alcune tradizioni locali, principio cosmico, creatore e perfino guerriero. Questa pluralità mostra quanto la sua funzione sia stratificata e quanto sia necessario evitare di trasformarlo in una semplice personificazione dell’intelligenza razionale.
Sapienza, scrittura e parola ordinatrice
Thoth rappresenta innanzitutto la conoscenza resa operativa attraverso la parola e la scrittura. È lo scriba degli dèi, colui che registra nomi, decisioni, offerte, anni di regno e risultati dei giudizi. La scrittura, nella cultura egizia, non è soltanto un mezzo tecnico per conservare informazioni: rende stabile ciò che viene nominato e permette alla parola rituale di attraversare il tempo.
Nella teologia egizia più tarda, Thoth può essere interpretato come la capacità intellettuale e verbale del creatore: il principio attraverso il quale ciò che è concepito viene formulato, nominato e portato all’esistenza. Stadler sottolinea che, in alcuni contesti, Thoth non è tanto il creatore assoluto quanto la facoltà di pensiero e di parola mediante la quale la creazione acquista forma intelligibile.
La conoscenza di Thoth è quindi una conoscenza ordinatrice. Essa raccoglie il molteplice, lo distingue e lo iscrive in una struttura comprensibile. In questo senso, la scrittura non è soltanto memoria del mondo: è uno degli strumenti attraverso cui il mondo viene reso leggibile.
Misuratore del tempo e interprete della luna
La dimensione lunare di Thoth è strettamente collegata alla misurazione del tempo, al calendario e alla regolarità dei cicli cosmici. La luna scompare, ricompare, cresce e diminuisce, ma il suo mutamento segue un ritmo riconoscibile. Per gli Egizi tale regolarità offriva un’immagine di permanenza all’interno del cambiamento e contribuiva alla misurazione del tempo rituale e civile.
Lo studio di Victoria Altmann-Wendling, Conceptualizations of the Moon, mostra come la luna fosse legata in Egitto al computo temporale, alla regalità e al mantenimento complessivo della Maat, l’ordine cosmico e sociale. I suoi aspetti potevano essere espressi mediante forme umane e animali, tra cui l’ibis e il babbuino, entrambi associati a Thoth.
Thoth rappresenta dunque l’intelligenza che osserva il mutamento senza esserne travolta: riconosce una misura nel divenire e trasforma il ciclo naturale in calendario, orientamento e memoria.
Museo del Louvre- Thoth raffigurato come un babbuino (Museo del Louvre)
Mediatore e giudice imparziale
Thoth è anche colui che separa e riconcilia i contendenti. Nel conflitto tra Horus e Seth per la successione di Osiride, agisce come esperto giuridico, consigliere e, secondo le diverse versioni, giudice o segretario dell’assemblea divina. Alcuni suoi epiteti lo definiscono “Giudice”, “Colui che non accetta doni” e “Colui che separa i Due Contendenti”.
La sua mediazione non consiste nel cancellare le differenze, ma nel valutarle e ricondurle entro un ordine condiviso. Egli incarna perciò il discernimento: la capacità di distinguere le parti, ascoltare le ragioni, registrare il verdetto e impedire che il conflitto precipiti nella disgregazione.
Questa funzione conferisce a Thoth un carattere politico, giuridico e cosmico. La giustizia degli dèi, come quella degli uomini, ha bisogno di memoria, linguaggio, misura e registrazione.
Ricompositore e guaritore
Durante la lotta tra Horus e Seth, l’occhio di Horus viene ferito o frammentato. Thoth interviene per curarlo e ricostituirlo. L’occhio wedjat, “il risanato” o “l’integro”, diventa così simbolo della totalità restaurata, della guarigione e della capacità di ricomporre ciò che è stato danneggiato.
La funzione guaritrice di Thoth non si limita alla medicina in senso moderno. Egli cura perché conosce la struttura corretta delle cose e sa pronunciare le parole necessarie per ristabilirla. La guarigione è ricomposizione, ritorno alla misura e reintegrazione nell’ordine.
Gli amuleti funerari dedicati a Thoth erano probabilmente connessi sia alla sua funzione protettiva e guaritrice sia al suo ruolo nel giudizio finale del defunto.
Scriba del giudizio dei morti
Nel capitolo 125 del Libro dei Morti, il cuore del defunto viene pesato rispetto alla piuma di Maat. Thoth compare accanto alla bilancia con la tavoletta e il pennello dello scriba, pronto a registrare l’esito della prova. Nel Papiro di Ani è raffigurato due volte: come babbuino sopra la bilancia e come figura umana dalla testa di ibis incaricata di annotare il risultato.
Non è Thoth a stabilire arbitrariamente la verità: egli la riconosce, la formula e la rende ufficiale. La sua scrittura trasforma il giudizio in un fatto cosmicamente valido. In questo senso, è custode della memoria morale dell’individuo: ciò che l’uomo ha pensato, detto e compiuto non scompare, ma entra nella registrazione dell’ordine.
Il dio Thot in forma di babbuino protegge lo scriba reale Nebmertouf. (Museo del Lovre)
Maestro della conoscenza rituale
Thoth presiede anche alla conoscenza delle formule, dei nomi e dei procedimenti rituali. Nel pensiero egizio, la magia — heka — non è necessariamente una violazione della natura, ma una forza appartenente alla struttura stessa del cosmo. Conoscerne le parole e i gesti significa saper operare entro quell’ordine.
La conoscenza di Thoth è pertanto insieme teorica e pratica. Egli non rappresenta soltanto il sapere “che cosa è”, ma il sapere “come si agisce”: come si celebra un rito, come si pronuncia una formula, come si guarisce un occhio, come si assegna un’offerta, come si registra un verdetto.
Thoth come archetipo dell’interprete
Nella prospettiva interpretativa dell’Atlante, Thoth può essere letto come archetipo di colui che rende visibile il significato. Non è un Heritage Interpreter nel senso contemporaneo, ma incarna simbolicamente una funzione affine e più radicale: traduce l’ordine invisibile del cosmo in parole, numeri, calendari, immagini e registrazioni.
Thoth non si limita a conoscere: insegna che il reale deve essere osservato, distinto, nominato e interpretato. È il passaggio dal segno al significato, dal fenomeno alla relazione, dalla memoria dispersa alla conoscenza organizzata.
3. Struttura simbolica e attributi
La struttura simbolica di Thoth è particolarmente complessa. I suoi attributi appartengono a epoche e contesti differenti e non devono essere trasformati in un codice rigido. Come ricorda Stadler, l’enorme varietà delle fonti ha prodotto tradizioni talvolta concorrenti o persino contraddittorie: Thoth è una delle divinità più antiche e diffuse del pantheon egizio e non possiede un’unica identità immutabile.
L’ibis
L’animale più immediatamente associato a Thoth è l’ibis. Il dio può essere raffigurato interamente come uccello oppure come uomo con testa di ibis. Le statuette in bronzo o faience mostrano spesso l’ibis in posizione eretta, talvolta sopra uno stendardo o un basamento sacro. Il Metropolitan Museum conferma che ibis e babbuino costituiscono le due principali manifestazioni animali del dio.
L’ibis non va interpretato soltanto come un “simbolo della scrittura” nel senso moderno. È anzitutto una manifestazione cultuale del dio, oggetto di offerte, processioni e pratiche votive. A Tuna el-Gebel migliaia di ibis mummificati vennero deposti nelle gallerie sotterranee collegate al culto di Thoth.
Un raffinato intarsio proveniente probabilmente da Hermopolis raffigura l’ibis di Thoth con il becco sostenuto dalla piuma di Maat. L’immagine unisce sapienza, giustizia e ponderazione: il passo dell’animale sembra quasi rendere visibile una conoscenza che procede misurando.
Il babbuino
Il babbuino seduto, spesso con le mani sulle ginocchia e talvolta sormontato dal disco e dalla falce lunare, è la seconda grande forma di Thoth. Una divinità-babbuino chiamata “il Grande Bianco”, legata alla luna, fu progressivamente assimilata al dio ibis, contribuendo alla complessità della sua iconografia.
Nel giudizio funerario, il babbuino può apparire sopra la bilancia, quasi a garantire l’esattezza della pesatura. Alcune statuette lo mostrano mentre sostiene l’occhio wedjat, richiamando la funzione di Thoth come guaritore e ricompositore dell’occhio di Horus.
La forma del babbuino sottolinea quindi soprattutto gli aspetti lunari, giudiziari e rituali del dio. Non costituisce una versione secondaria o meramente decorativa, ma una vera manifestazione divina.
Il disco lunare e la falce
Thoth può portare sul capo il disco lunare sostenuto dalla falce. L’attributo richiama la sua relazione con il calendario, il computo dei mesi, la ciclicità e il rinnovamento. La luna diventa la grande misura celeste: cambia continuamente, ma il suo mutamento è ordinato.
In questa prospettiva, il simbolismo lunare collega Thoth alla capacità di registrare il tempo e di riconoscere una continuità al di sotto delle trasformazioni. Il ciclo lunare esprime anche la possibilità della reintegrazione: ciò che diminuisce e scompare può tornare a crescere e a manifestarsi.
È tuttavia opportuno ricordare che la religione egizia conosceva diverse divinità lunari, tra cui Iah e Khonsu. Thoth è una potenza lunare fondamentale, ma non esaurisce l’intero simbolismo egizio della luna.
La tavoletta, il pennello e il rotolo di papiro
Gli strumenti dello scriba — tavoletta, calamo o pennello, inchiostro e papiro — rappresentano la conoscenza capace di lasciare una traccia. Nelle scene del giudizio, Thoth li utilizza per registrare il risultato della pesatura del cuore; in altri contesti annota gli anni di regno, gli eventi rituali o le decisioni dell’assemblea divina.
La scrittura è memoria stabilizzata, ma anche responsabilità. Ciò che viene scritto non può essere facilmente revocato: acquista una forma, una durata e un’autorità. Per questo Thoth è legato tanto alla sapienza quanto all’amministrazione, alla contabilità e al diritto.
Anche gli scribi umani potevano rivolgersi a lui per ricevere abilità e conoscenza. Un papiro conservato al British Museum comprende una preghiera a Thoth per ottenere capacità nella scrittura, mostrando il rapporto concreto tra la divinità e la cultura professionale degli scribi.
L’occhio wedjat
L’occhio di Horus, guarito da Thoth, è uno dei simboli più importanti associati alla sua funzione ricompositiva. Il termine wedjat indica ciò che è integro, sano e restaurato.
L’occhio non rappresenta soltanto la vista fisica. È percezione, regalità, integrità e capacità di riconoscere l’ordine. La sua guarigione mostra che la conoscenza non è semplicemente osservazione del danno: è intervento che restituisce relazione e completezza.
In alcune elaborazioni, le fasi della luna vengono accostate alla ferita e alla progressiva ricostituzione dell’occhio. Lo studio di Altmann-Wendling documenta la lunga associazione tra luna, occhio di Horus e azione guaritrice di Thoth.

L’occhio di Udjat – amuleto (web)
La piuma di Maat e la bilancia
La piuma di Maat esprime verità, giustizia ed equilibrio. Thoth è frequentemente associato a Maat perché la conoscenza che egli rappresenta deve servire alla corretta misura delle cose.
La bilancia non è un attributo esclusivamente personale del dio, ma appartiene alla scena del giudizio funerario in cui egli svolge una funzione determinante. Thoth registra il confronto tra il cuore del defunto e la piuma di Maat; l’esattezza dello scriba garantisce che il verdetto non sia deformato dall’arbitrio.
La relazione tra Thoth e Maat mostra che sapere e verità non sono separabili: una conoscenza priva di giustizia sarebbe incompleta, mentre la giustizia senza memoria e discernimento non potrebbe essere applicata.
Thoth e una piuma di Maat, egiziana (The Metropolitan Museum of Art)
Il numero otto e l’ordine della creazione
Il principale centro cultuale di Thoth era Khemenu, nome che significa “la città degli Otto”. I Greci la chiamarono Hermopolis dopo aver identificato Thoth con Hermes. Khemenu era associata all’Ogdoad, il gruppo delle otto potenze primordiali che precedono o preparano l’emergere del mondo ordinato.
Thoth non deve essere automaticamente considerato uno degli Otto. Come dio principale della città, fu però associato alla memoria, alla formulazione e all’interpretazione di quel momento originario. Alcune immagini lo collegano al monticolo primordiale e all’uovo cosmico dal quale si manifesta la creazione.
Il numero otto richiama quindi, nel suo sistema simbolico, la soglia tra indifferenziazione e ordine: il momento in cui ciò che ancora non possiede una forma può essere distinto, nominato e organizzato.
Spazi simbolici
Lo spazio principale di Thoth è Hermopolis, luogo nel quale sapienza, creazione, scrittura e culto si concentrano. Non va però idealizzata automaticamente come una sorta di “università esoterica” dell’antico Egitto: Stadler osserva che, sebbene fosse considerata un importante centro intellettuale, le fonti disponibili non consentono di sostenere che dominasse sistematicamente le altre città egizie nella produzione o conservazione dei testi sacri.
La Casa della Vita, lo scriptorium e centro di produzione testuale collegato alle istituzioni templari, appartiene simbolicamente al territorio di Thoth in quanto spazio della scrittura, del rituale e della trasmissione delle conoscenze. Il cosiddetto Libro di Thoth potrebbe provenire proprio dagli ambienti scribali delle Case della Vita, anche se la natura esatta del testo resta discussa.
La Sala del Giudizio è lo spazio nel quale la conoscenza diventa discernimento morale. La luna e il cielo notturno rappresentano il ritmo e la misura cosmica. Le gallerie di Tuna el-Gebel, infine, costituiscono il grande spazio cultuale e funerario nel quale ibis e babbuini sacri venivano consacrati e deposti.
4. Presenza nelle tradizioni, nei sistemi esoterici e nel patrimonio Culturale Esoterico
Tradizione egizia originaria
Thoth è attestato fin dalle fasi più antiche della storia egizia e svolge già un ruolo significativo nei Testi delle Piramidi. La sua presenza continua nei Testi dei Sarcofagi, nel Libro dei Morti, nelle iscrizioni templari, nella letteratura narrativa e sapienziale e nelle rappresentazioni artistiche fino al periodo romano. Questa continuità, estesa per millenni, rende impossibile racchiuderlo in una sola dottrina o epoca.
Nei testi funerari egli assiste il defunto, protegge, registra e giudica. Nei miti relativi a Horus e Seth interviene come mediatore e giurista. Nelle teologie della creazione può incarnare il pensiero e la parola del creatore. Nei contesti templari è legato alla corretta esecuzione del rito, alla registrazione delle offerte e alla conservazione dell’ordine.
Questa molteplicità non rappresenta una contraddizione da eliminare, ma una caratteristica del pensiero religioso egizio: una stessa potenza divina può manifestarsi in funzioni differenti a seconda del luogo, del rito e del problema cosmologico affrontato.
Hermopolis e la teologia degli Otto
A Khemenu-Hermopolis, Thoth era la divinità principale di una città legata alla riflessione sull’origine del cosmo. Il nome egizio “Otto” rinviava all’Ogdoad, le coppie divine che esprimevano condizioni anteriori alla creazione, come oscurità, profondità e indeterminatezza.
Thoth viene associato all’emergere dell’ordine da questa condizione primordiale. Può rappresentare la facoltà mediante cui la creazione viene pensata e pronunciata, ma le tradizioni locali non costituiscono un sistema teologico unico e immutabile. La cosiddetta “teologia ermopolitana” è una ricostruzione moderna utile, purché non venga immaginata come un catechismo antico perfettamente coerente.
Tradizione scribale e Libro di Thoth
Gli scribi consideravano Thoth patrono della propria attività. Scrivere significava partecipare, in forma umana, a una funzione divina: registrare, misurare, conservare e rendere comunicabile il sapere.
Particolarmente importante è il testo demotico denominato dagli editori moderni The Ancient Egyptian Book of Thoth. Conservato in numerosi frammenti di età greco-romana, presenta un complesso discorso sulla conoscenza e sulla formazione scribale. Richard Jasnow e Karl-Theodor Zauzich lo interpretano come dialogo tra un maestro identificabile con Thoth e un discepolo “amante della conoscenza”; Joachim Friedrich Quack ha invece proposto di leggerlo soprattutto come rituale di iniziazione alla professione scribale. La discussione dimostra quanto sia delicato stabilire un rapporto diretto tra questo testo e i successivi scritti ermetici.
È quindi possibile riconoscere una continuità di temi — maestro, discepolo, parola segreta, conoscenza del cosmo — senza affermare automaticamente che il Libro di Thoth sia già un trattato ermetico nel senso tardo-antico.
Tradizione funeraria
Nel Libro dei Morti, Thoth assume un ruolo decisivo come protettore, guaritore, mediatore e scriba del giudizio. Il Papiro di Ani conserva una delle immagini più note: mentre Anubi controlla la bilancia, Thoth registra l’esito della pesatura del cuore rispetto alla piuma di Maat.
Questa scena ha avuto un’enorme fortuna nella cultura moderna, ma va interpretata nel proprio contesto. Thoth non è un giudice che decide secondo preferenze personali; è il garante della corretta registrazione. Il suo sapere è al servizio della verità e dell’ordine.
Gli amuleti con l’ibis, il babbuino, l’occhio wedjat o la piuma di Maat inserivano simbolicamente la protezione e il discernimento di Thoth nel corredo funerario del defunto.
Ricezione greca e romana
Nel mondo greco, Thoth viene identificato con Hermes attraverso il procedimento dell’interpretatio graeca. Le due figure condividevano funzioni di mediazione, parola, ingegno, passaggio e trasmissione. Per questo Khemenu fu chiamata Hermopolis, la “città di Hermes”.
Una delle più celebri ricezioni greche si trova nel Fedro di Platone (274c–275b). Socrate racconta che il dio egizio Theuth inventò il numero, il calcolo, la geometria, l’astronomia, alcuni giochi e soprattutto la scrittura. Quando presentò quest’ultima al re Thamus come rimedio per la memoria e la sapienza, il sovrano rispose che avrebbe invece favorito l’oblio, perché gli uomini avrebbero affidato la memoria a segni esterni. Il racconto non è una fonte neutrale sulla religione egizia, ma mostra come, già nella cultura greca, Thoth-Theuth fosse percepito quale divino inventore delle arti intellettuali.
Anche Diodoro Siculo, nella Biblioteca storica I, 16, attribuisce a Hermes-Thoth l’organizzazione del linguaggio, l’invenzione della scrittura e numerose funzioni civilizzatrici. Queste testimonianze appartengono alla ricezione greca dell’Egitto e non devono essere sovrapposte senza mediazione alle fonti faraoniche.
Da Thoth a Ermete Trismegisto
L’identificazione tra Thoth e Hermes costituisce uno dei presupposti della nascita di Ermete Trismegisto. Tuttavia, le due figure non devono essere considerate semplicemente intercambiabili.
Thoth è una divinità egizia documentata per millenni attraverso testi, riti e immagini. Ermete Trismegisto è invece una figura sapienziale e letteraria formatasi nell’Egitto ellenistico e romano dall’incontro tra Thoth, Hermes e ambienti filosofico-religiosi greco-egizi. Come osserva Stadler, sotto l’influsso dell’ellenismo Thoth si trasforma progressivamente nell’Hermes Trismegistos della tarda antichità; Garth Fowden, in The Egyptian Hermes, ha ricostruito il contesto sociale e religioso nel quale questa nuova figura assume il ruolo di autore rivelatore degli Hermetica.
Il passaggio non costituisce una semplice sostituzione di nome. La divinità cultuale egizia viene reinterpretata come sapiente primordiale che dialoga con discepoli e trasmette dottrine su Dio, il cosmo, l’anima e la rigenerazione spirituale.
Medioevo, Rinascimento ed esoterismo moderno
Nel Medioevo e nel Rinascimento, Thoth sopravvive in Occidente soprattutto attraverso Ermete Trismegisto. Gli studiosi e gli esoteristi europei conoscono più facilmente il sapiente ermetico che la divinità faraonica nella sua complessità originaria.
Il recupero rinascimentale del Corpus Hermeticum, le interpretazioni della prisca theologia e la fortuna di Ermete come fondatore della sapienza antica contribuiscono però anche a consolidare l’immagine di Thoth quale depositario della scrittura, della magia e delle scienze sacre. La nascita dell’egittologia moderna permetterà successivamente di distinguere con maggiore precisione il dio egizio dalla figura letteraria di Ermete.
Nell’occultismo contemporaneo il nome Thoth, talvolta reso nella forma moderna Tehuti, viene nuovamente utilizzato come emblema di conoscenza iniziatica, magia, scrittura e interpretazione simbolica. Queste ricostruzioni appartengono alla ricezione moderna e non devono essere presentate come continuità ininterrotta del culto egizio.
Presenza nel Patrimonio Culturale Esoterico
Il patrimonio associato a Thoth è estremamente ampio e comprende templi, necropoli animali, rilievi, papiri, amuleti, statue e strumenti legati alla cultura scribale.
Hermopolis Magna, l’odierna el-Ashmunein, fu il suo principale centro religioso nell’Alto Egitto. Dei grandi templi dedicati al dio rimangono tracce frammentarie; Stadler ricorda che molte strutture erano già scomparse o gravemente danneggiate all’inizio dell’età moderna.
La vicina Tuna el-Gebel conserva invece un patrimonio particolarmente significativo: gallerie sotterranee destinate alle mummie votive di ibis e babbuini, santuari e cappelle funerarie appartenenti ai sacerdoti di Thoth. Il sito rende visibile il rapporto tra divinità, animale sacro, devozione privata e istituzione templare.
A Qasr el-Aguz, presso Tebe, è conservato un piccolo tempio tolemaico dedicato a forme locali di Thoth con funzioni rituali, funerarie e oracolari. Nel tempio nubiano di Dakka, in età tolemaica e romana, era venerato Thoth di Pnubs, figura composita legata anche al mito del ritorno della dea lontana.
Un’altra parte fondamentale del patrimonio è costituita dai manoscritti funerari, soprattutto dal Libro dei Morti, e dalle innumerevoli statuette in bronzo e faience oggi conservate nei musei. Tali oggetti non sono semplici raffigurazioni decorative: documentano il modo in cui scrittura, luna, giustizia, guarigione e memoria erano integrate in un unico sistema culturale.
5. Relazioni simboliche e confronti
Hermes ed Ermete Trismegisto
La relazione con Hermes non è soltanto un’analogia moderna, ma un’identificazione storicamente sviluppatasi nell’Egitto greco-romano. Entrambi sono mediatori, signori della parola, dei passaggi e della comunicazione; tuttavia, Hermes conserva caratteristiche proprie della religione greca, mentre Thoth appartiene al sistema cosmologico, funerario e regale egizio.
Ermete Trismegisto nasce dalla successiva rielaborazione di questa convergenza. Thoth costituisce una delle sue radici decisive, ma Ermete non è semplicemente Thoth con un nome greco: è una nuova figura sapienziale, adattata al dialogo filosofico e alla rivelazione tardo-antica.
Maat
La relazione con Maat è funzionale e profonda. Maat rappresenta verità, giustizia, corretta misura e ordine cosmico; Thoth registra, interpreta e applica tale ordine.
Nella scena della pesatura del cuore, Maat offre il criterio, mentre Thoth garantisce la corretta registrazione del risultato. Il loro rapporto mostra che la conoscenza non è neutrale: essa acquista senso quando è orientata alla verità e alla giustizia. L’intarsio di Hermopolis che mostra l’ibis di Thoth con la piuma di Maat rende visibile questa stretta associazione.
Seshat
Seshat è un’altra divinità legata alla scrittura, alla registrazione e al computo. Compare soprattutto nelle cerimonie regali, nella misurazione degli edifici, nella registrazione degli anni di regno e nella conservazione della memoria monarchica. Il British Museum la definisce una dea anziana della scrittura e della registrazione, particolarmente connessa alla durata della regalità.
Il rapporto tra Thoth e Seshat non deve essere ridotto a una semplice equivalenza o a una parentela fissa, poiché le fonti presentano configurazioni differenti. Simbolicamente, Thoth esprime soprattutto la sapienza cosmica, giudiziaria e rituale; Seshat rende visibile la precisione della misurazione, dell’archivio e della costruzione regale.
Horus
Con Horus, Thoth è legato da una relazione di cura, mediazione e legittimazione. Ricompone il suo occhio ferito, lo assiste nella controversia contro Seth e contribuisce al ristabilimento della successione di Osiride.
Horus rappresenta la regalità che deve essere guarita e riconosciuta; Thoth rappresenta la conoscenza che ne ricostituisce l’integrità e ne formula giuridicamente il diritto. Il loro rapporto mostra che l’ordine politico non può essere separato dalla guarigione, dalla giustizia e dalla corretta interpretazione.
Ra
Nella relazione con Ra, Thoth può agire come consigliere, segretario, visir e rappresentante. Il sole rende il mondo visibile; la luna di Thoth ne continua la misura durante la notte. Il rapporto non è una semplice opposizione tra luce e oscurità, ma una complementarità tra manifestazione e registrazione, potere e intelligenza, ciclo diurno e ciclo notturno.
Nel Libro della Vacca Celeste, Thoth riceve una funzione di governo e rappresentanza dal dio solare. In altre tradizioni, Atum o Ra richiedono il suo consiglio per affrontare problemi cosmici.
Khonsu e Iah
Khonsu e Iah condividono con Thoth la dimensione lunare. Il confronto permette però di evitare un’equazione troppo semplice. Khonsu è spesso rappresentato come giovane dio lunare e viaggiatore del cielo; Iah costituisce una personificazione più diretta della luna; Thoth collega il ciclo lunare soprattutto alla misura, alla scrittura, al calendario, alla guarigione e all’ordine.
Le tre figure possono sovrapporsi in alcuni contesti, ma mantengono storie cultuali e funzioni specifiche.
Sintesi interpretativa
Attraverso queste relazioni, Thoth emerge come archetipo del Sapiente-Interprete e Ricompositore. Hermes attraversa e collega i mondi; Maat offre il criterio della verità; Seshat misura e registra; Horus riceve la guarigione e la legittimità; Ra manifesta l’ordine solare; Thoth trasforma tutte queste dimensioni in parola, memoria e giudizio.
La sua specificità consiste nel rendere il cosmo leggibile. Thoth non rappresenta semplicemente la conoscenza posseduta, ma il processo mediante il quale un’esperienza viene osservata, interpretata, nominata e inserita in una rete di significati.
6. Bibliografia essenziale
Fonti tradizionali e antiche
- Testi delle Piramidi, per le più antiche attestazioni delle funzioni cosmiche, regali e rituali di Thoth.
- Testi dei Sarcofagi, per lo sviluppo delle sue funzioni funerarie e protettive.
- Libro dei Morti, in particolare i capitoli relativi al giudizio, alla pesatura del cuore e alla guarigione dell’occhio di Horus; un’edizione di riferimento è R. O. Faulkner, The Ancient Egyptian Book of the Dead, London, British Museum Publications, 1985.
- Le contese di Horus e Seth, Papiro Chester Beatty I, per la funzione di Thoth come scriba, mediatore ed esperto giuridico.
- Libro della Vacca Celeste, per il rapporto tra Thoth e il dio solare e per la sua funzione di governo cosmico.
- Richard Jasnow – Karl-Theodor Zauzich, The Ancient Egyptian Book of Thoth: A Demotic Discourse on Knowledge and Pendant to the Classical Hermetica, 2 voll., Wiesbaden, Harrassowitz, 2005.
- Platone, Fedro, 274c–275b, per il racconto greco di Theuth inventore della scrittura.
- Diodoro Siculo, Biblioteca storica, I, 16, per la ricezione di Hermes-Thoth come inventore della scrittura e figura civilizzatrice.
- Plutarco, De Iside et Osiride, per la reinterpretazione filosofica greco-romana della religione egizia.
Studi egittologici
- Martin A. Stadler, “Thoth”, in UCLA Encyclopedia of Egyptology, Los Angeles, 2012.
- Martin Andreas Stadler, Weiser und Wesir. Studien zu Vorkommen, Rolle und Wesen des Gottes Thot im ägyptischen Totenbuch, Tübingen, Mohr Siebeck, 2009.
- Patrick Boylan, Thoth, the Hermes of Egypt: A Study of Some Aspects of Theological Thought in Ancient Egypt, London, Oxford University Press, 1922.
- Claas Jouco Bleeker, Hathor and Thoth: Two Key Figures of the Ancient Egyptian Religion, Leiden, Brill, 1973.
- Richard H. Wilkinson, The Complete Gods and Goddesses of Ancient Egypt, London, Thames & Hudson, 2003.
- Victoria Altmann-Wendling, “Conceptualizations of the Moon”, in UCLA Encyclopedia of Egyptology, Los Angeles, 2024.
Studi sulla ricezione ermetica e occidentale
- Garth Fowden, The Egyptian Hermes: A Historical Approach to the Late Pagan Mind, Cambridge University Press, 1986; edizione riveduta, Princeton University Press, 1993.
- Brian P. Copenhaver, Hermetica: The Greek Corpus Hermeticum and the Latin Asclepius in a New English Translation, with Notes and Introduction, Cambridge, Cambridge University Press, 1992.
- Christian H. Bull, The Tradition of Hermes Trismegistus: The Egyptian Priestly Figure as a Teacher of Hellenized Wisdom, Leiden-Boston, Brill, 2018.
- Florian Ebeling, The Secret History of Hermes Trismegistus: Hermeticism from Ancient to Modern Times, Ithaca-London, Cornell University Press, 2007.
- Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Roma-Bari, Laterza.
Nota metodologica
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