Alchimia
A cura di Ignazio Caloggero

Il laboratorio dell’alchimista, illustrazione di Hans Vredeman de Vries contenuta nell‘Amphitheatrum sapientiae aeternae di Heinrich Khunrath.
Pagina di riferimento: Repertorio delle Tradizioni, delle Religioni Iniziatiche e dei Sistemi Simbolici Storici
1. Descrizione e inquadramento storico-culturale
1.1 L’Alchimia
L’Alchimia rappresenta uno dei fenomeni più complessi, stratificati e difficilmente riducibili a una definizione univoca nell’ambito della storia dei saperi simbolici e operativi. Più che una disciplina nel senso moderno del termine, essa si configura come una costellazione di tradizioni, pratiche e visioni del mondo che, pur sviluppandosi in contesti culturali molto diversi tra loro, condividono un nucleo comune: l’idea che la realtà – e in particolare la materia – sia trasformabile attraverso un insieme di operazioni guidate da principi simbolici, analogici e metodologicamente strutturati.
L’alchimia non è dunque un sistema unitario, codificato una volta per tutte, ma un processo storico in continua trasformazione, che attraversa oltre un millennio di storia e si declina in forme molteplici, adattandosi ai contesti religiosi, filosofici e scientifici nei quali si sviluppa. In questo senso, parlare di “alchimia” significa riferirsi non a una singola tradizione, ma a un insieme dinamico di pratiche e saperi che condividono un linguaggio simbolico comune, pur nella diversità delle loro espressioni.
Dal punto di vista storico, è possibile individuare alcune grandi fasi evolutive, ciascuna caratterizzata da specifici contesti e modalità di elaborazione:
- Alchimia ellenistica (III sec. a.C. – III sec. d.C.), sviluppata soprattutto ad Alessandria
- Alchimia araba (VIII–XIII sec.), che integra elementi greci, persiani e islamici
- Alchimia medievale latina (XII–XV sec.), trasmessa in Europa attraverso traduzioni arabe
- Alchimia rinascimentale (XV–XVII sec.), con una crescente integrazione simbolica e filosofica
- Alchimia spirituale e moderna (XVII sec. in poi), in cui la dimensione interiore diventa centrale
Dal punto di vista della sua natura, l’alchimia si configura in modo paradigmatico come un sistema simbolico operativo. Il simbolo non è qui semplicemente oggetto di contemplazione o interpretazione, ma diventa uno strumento attivo, inserito in procedure e sequenze operative. Il linguaggio simbolico alchemico – fatto di immagini, metafore, figure animali, processi naturali e trasformazioni – è strettamente connesso all’azione: descrive, guida e struttura l’operazione.
Il contesto culturale in cui l’alchimia si sviluppa varia notevolmente a seconda delle epoche, ma presenta alcuni tratti ricorrenti. In generale, essa nasce e si sviluppa in ambienti in cui convergono:
- tradizioni filosofiche, in particolare aristotelismo e neoplatonismo, che forniscono modelli interpretativi della realtà;
- visioni cosmologiche, che concepiscono il mondo come un ordine strutturato e significativo;
- pratiche tecniche e sperimentali, legate alla lavorazione dei metalli, alla chimica antica, alla medicina e alle arti applicate.
Questa convergenza fa dell’alchimia un sapere di confine, che non appartiene esclusivamente né alla filosofia né alla tecnica, ma si colloca in uno spazio intermedio, in cui il sapere teorico e l’azione concreta si implicano reciprocamente.
La trasmissione del sapere alchemico riflette questa complessità. Essa avviene attraverso:
- testi spesso criptici, allusivi e simbolici, che richiedono interpretazione e competenza per essere compresi;
- pratiche di laboratorio, che implicano un apprendimento diretto e una dimensione esperienziale;
- tradizioni operative talvolta riservate, nelle quali il sapere non è completamente esplicitato, ma trasmesso in forma mediata o indiretta.
Questa modalità di trasmissione contribuisce a rendere l’alchimia un sapere selettivo e stratificato, accessibile solo a chi possiede non solo conoscenze teoriche, ma anche capacità interpretative e operative.
In sintesi, l’alchimia si presenta come una tradizione estremamente ricca e complessa, nella quale si intrecciano storia, simbolo, pratica e visione del mondo. La sua lunga durata, la sua capacità di adattamento e la sua struttura simbolico-operativa la rendono uno dei casi più significativi per comprendere il funzionamento dei sistemi simbolici all’interno del patrimonio culturale esoterico.
1.2 Alchimia ellenista (III sec. a.C. – III sec. d.C.)
Una prima fase fondamentale nello sviluppo dell’alchimia è quella ellenistica, che si colloca tra il III secolo a.C. e il III secolo d.C. e trova il suo principale centro di elaborazione nell’ambiente cosmopolita di Alessandria d’Egitto. Questa città rappresenta uno dei più importanti luoghi di incontro e di sintesi tra culture diverse – greca, egizia, persiana e orientale – e costituisce un contesto ideale per la nascita di un sapere ibrido, nel quale elementi tecnici, filosofici e religiosi si intrecciano profondamente.
In questo scenario, l’alchimia emerge come risultato della convergenza tra:
- pratiche artigianali e tecniche, in particolare metallurgia, lavorazione dei metalli, tintura dei tessuti e produzione di pigmenti;
- speculazioni filosofiche, soprattutto di matrice platonica e aristotelica, che offrono modelli interpretativi della materia e dei suoi processi di trasformazione;
- concezioni religiose e simboliche, legate ai culti misterici e alle tradizioni egizie, in cui la trasformazione naturale è spesso associata a processi di morte e rinascita.
È in questo contesto che si sviluppano le prime forme di un linguaggio propriamente alchemico, caratterizzato da una forte componente simbolica e da una struttura operativa. Le trasformazioni della materia iniziano a essere descritte non solo in termini tecnici, ma anche attraverso immagini, metafore e riferimenti mitici, dando origine a un sapere che si colloca tra pratica e interpretazione.
Tra le figure più significative di questa fase spicca Zosimo di Panopoli (III–IV sec. d.C.), considerato uno dei primi autori alchemici di cui possediamo testimonianze relativamente ampie. Nei suoi scritti, conservati in forma frammentaria e citati da autori successivi, Zosimo unisce descrizioni di operazioni di laboratorio a visioni simboliche e a riflessioni di carattere spirituale. Le sue opere mostrano chiaramente come, già in questa fase, l’alchimia non sia soltanto una tecnica, ma un sistema complesso in cui la trasformazione materiale è strettamente connessa a una dimensione interiore e conoscitiva.
Accanto a Zosimo, la tradizione alchemica ellenistica viene trasmessa attraverso una serie di testi raccolti in epoche successive, in particolare nel cosiddetto Corpus alchemicum greco, una collezione di trattati, ricette e scritti attribuiti a diversi autori, tra cui figure semi-leggendarie come Maria la Giudea (Maria Hebraea), alla quale sono attribuite importanti innovazioni tecniche (come il “bagnomaria”), e Cleopatra l’Alchimista, associata a testi simbolici e diagrammatici.
Un ulteriore riferimento importante è costituito dai cosiddetti scritti attribuiti a Democrito (Pseudo-Democrito), che, pur non essendo autentici, testimoniano l’esistenza di una tradizione che collegava la riflessione filosofica sulla materia con pratiche di trasformazione.
Nel loro insieme, questi autori e testi mostrano come, già nella fase ellenistica, l’alchimia si configuri come un sapere composito, nel quale:
- la pratica tecnica si intreccia con la riflessione teorica;
- il linguaggio simbolico affianca quello operativo;
- la trasformazione della materia assume un significato che va oltre il piano puramente materiale.
Questa fase rappresenta quindi il momento di formazione dei principali elementi strutturali dell’alchimia, che verranno successivamente sviluppati, rielaborati e trasmessi nelle tradizioni arabe, medievali e rinascimentali.
1.3 Alchimia araba (III sec. a.C. – III sec. d.C.)
La fase dell’alchimia araba (VIII–XIII secolo) rappresenta uno dei momenti più significativi di rielaborazione, sistematizzazione e trasmissione del sapere alchemico. In questo periodo, il patrimonio ellenistico viene non solo conservato, ma profondamente trasformato all’interno del contesto culturale del mondo islamico, dando origine a una tradizione estremamente ricca e articolata.
Il punto di partenza di questa fase è il grande movimento di traduzione e assimilazione dei testi greci, che si sviluppa soprattutto tra l’VIII e il X secolo nei centri culturali del califfato abbaside, in particolare a Baghdad. In questo ambiente, opere filosofiche, scientifiche e tecniche vengono tradotte in arabo, permettendo l’integrazione dell’eredità ellenistica con il pensiero islamico. L’alchimia si inserisce pienamente in questo processo, entrando in dialogo con:
- la filosofia aristotelica, che offre una teoria della materia e delle trasformazioni naturali;
- la medicina galenica, con la sua attenzione agli equilibri e alle qualità;
- l’astrologia, che collega i processi terrestri ai movimenti celesti;
- e più in generale con le scienze naturali dell’epoca.
Tra le figure centrali di questa fase emerge Jābir ibn Ḥayyān (VIII–IX secolo), noto in Occidente con il nome latinizzato di Geber. A lui è attribuito un vasto corpus di scritti – il cosiddetto Corpus jabiriano – che, pur nella complessità della loro trasmissione e nella possibile natura composita, rappresentano uno dei punti di riferimento fondamentali della tradizione alchemica. In questi testi, l’alchimia viene sviluppata come un sistema teorico e operativo altamente articolato, nel quale si combinano:
- classificazioni delle sostanze
- descrizioni di procedimenti di laboratorio
- riflessioni filosofiche sulla natura della materia
All’interno della tradizione jabiriana si sviluppa, ad esempio, la teoria dei principi zolfo e mercurio, che diventerà uno dei modelli interpretativi più influenti nell’alchimia successiva. In questo contesto, il linguaggio alchemico si fa più tecnico e sistematico, pur mantenendo una forte dimensione simbolica.
Accanto a Jābir, un’altra figura di grande rilievo è al-Rāzī (Rhazes) (IX–X secolo), medico e filosofo persiano, autore di numerosi trattati scientifici e alchemici. Tra le opere a lui attribuite, testi come il Kitāb al-Asrār (“Libro dei segreti”) e il Kitāb sirr al-asrār (“Libro del segreto dei segreti”) mostrano un approccio più esplicitamente classificatorio e sperimentale. Al-Rāzī introduce distinzioni tra sostanze, strumenti e procedimenti, contribuendo a rendere l’alchimia più sistematica e operativamente definita.
Un ulteriore contributo significativo proviene da autori come al-Tughra’i (XI–XII secolo), noto per il suo poema alchemico Lāmiyyat al-‘Ajam, e al-Jildakī (XIV secolo, già in fase tarda), che raccoglie, commenta e sistematizza gran parte della tradizione precedente, contribuendo alla sua trasmissione.
Attraverso questi autori e testi, l’alchimia araba sviluppa un linguaggio complesso che unisce:
- terminologia tecnica e descrizione dei processi
- strutture teoriche coerenti
- simbolismo e allusività
Questa tradizione non si limita a conservare l’eredità ellenistica, ma la riorganizza in un sistema più ampio, nel quale il sapere alchemico è parte integrante di una visione unitaria della conoscenza. In questo contesto, non esiste una netta separazione tra ciò che oggi definiremmo “scientifico” e “simbolico”: l’alchimia partecipa pienamente a un orizzonte in cui la comprensione della natura implica sia osservazione, sia interpretazione.
Un aspetto fondamentale di questa fase è anche la sua funzione di ponte culturale. Attraverso le traduzioni dall’arabo al latino, avvenute soprattutto tra il XII e il XIII secolo in centri come Toledo, l’alchimia araba viene trasmessa all’Europa occidentale, dove influenzerà profondamente la successiva alchimia medievale e rinascimentale. Testi attribuiti a “Geber” e ad altri autori circoleranno in forma latina, diventando punti di riferimento per gli alchimisti europei.
Nel loro insieme, gli autori e i testi della tradizione araba mostrano come, in questa fase, l’alchimia raggiunga un alto grado di formalizzazione teorica e raffinatezza operativa, senza perdere la sua dimensione simbolica. Essa si configura come un sapere complesso, integrato e dinamico, capace di connettere pratica, teoria e visione del mondo in un unico sistema coerente.
1.4 Alchimia araba medievale latina (XII–XV sec.)
A partire dal XII secolo, attraverso il vasto movimento di traduzione dall’arabo al latino, l’alchimia entra stabilmente nel mondo europeo, dando origine a quella che viene comunemente definita alchimia medievale latina. Questo processo si sviluppa in importanti centri di mediazione culturale, come Toledo, Palermo e altri ambienti legati alla trasmissione del sapere arabo in Occidente, dove testi scientifici, filosofici e tecnici vengono tradotti e rielaborati.
In questo contesto, l’alchimia non si limita a essere recepita passivamente, ma viene progressivamente integrata nel quadro del sapere medievale, entrando in dialogo con:
- la filosofia aristotelica, che fornisce una teoria della materia, delle qualità e dei processi naturali;
- la medicina galenica, con la sua attenzione agli equilibri tra gli umori e alla trasformazione dei corpi;
- la scolastica, che tende a sistematizzare e razionalizzare i saperi all’interno di un quadro teorico coerente.
Nonostante questa integrazione, l’alchimia mantiene un carattere peculiare, legato alla sua natura simbolica e operativa, che la distingue sia dalla filosofia pura sia dalle arti meccaniche.
Tra i primi autori rilevanti della tradizione latina si trova Roberto di Chester (XII secolo), traduttore di testi arabi, tra cui il Liber de compositione alchimiae, uno dei primi testi alchemici disponibili in latino. Attraverso queste traduzioni, concetti e modelli elaborati nel mondo islamico – come la teoria dei principi e le tecniche di laboratorio – entrano nel contesto europeo.
Un ruolo centrale è svolto anche dai testi attribuiti al cosiddetto Pseudo-Geber (XIII secolo), autore latino che rielabora la tradizione jabiriana in opere come la Summa perfectionis magisterii. Questo testo rappresenta uno dei tentativi più sistematici di presentare l’alchimia come una disciplina coerente, con un linguaggio tecnico preciso e una struttura teorica ben definita. La Summa eserciterà una grande influenza sugli alchimisti successivi, contribuendo a stabilire un lessico e un metodo condivisi.
Nel corso del XIII e XIV secolo, l’alchimia entra anche in relazione con figure di primo piano della cultura scolastica. Sebbene l’attribuzione di opere alchemiche a autori come Alberto Magno e Tommaso d’Aquino sia in parte problematica, è certo che l’alchimia viene discussa all’interno degli ambienti universitari, in relazione alla filosofia naturale e alla possibilità di trasformazione della materia.
Particolarmente significativo è il contributo di Ruggero Bacone (XIII secolo), che, pur non essendo un alchimista nel senso stretto del termine, riconosce l’importanza delle pratiche sperimentali e attribuisce all’alchimia un ruolo rilevante nella comprensione della natura. Nei suoi scritti, emerge l’idea che il sapere debba fondarsi non solo sull’autorità, ma anche sull’esperienza, aprendo così uno spazio per una riflessione più ampia sulle arti operative.
Nel tardo Medioevo, figure come Arnaldo da Villanova e Raimondo Lullo (o meglio, la tradizione pseudo-lulliana) vengono associate a una produzione alchemica ampia e influente. I testi attribuiti a questi autori – come il Rosarium philosophorum (di attribuzione incerta ma di grande diffusione) – contribuiscono a sviluppare ulteriormente il linguaggio simbolico dell’alchimia, introducendo immagini, allegorie e schemi che avranno grande fortuna anche nel Rinascimento.
In questa fase, i testi alchemici circolano in una varietà di contesti:
- ambienti eruditi e universitari, dove vengono letti e discussi in relazione alla filosofia naturale;
- ambienti medici, nei quali l’alchimia si collega alla preparazione di sostanze e rimedi;
- contesti artigianali e pratici, dove le tecniche di laboratorio vengono applicate concretamente.
Questa pluralità di ambiti contribuisce a definire l’alchimia medievale come una tradizione ibrida, sospesa tra speculazione teorica e pratica operativa.
Dal punto di vista testuale, oltre alla Summa perfectionis, si diffondono raccolte, trattati e compilazioni che spesso combinano:
- ricette operative
- descrizioni di procedimenti
- riflessioni simboliche e allegoriche
Il linguaggio rimane frequentemente allusivo e stratificato, richiedendo una competenza interpretativa che va oltre la semplice lettura letterale.
Nel loro insieme, gli autori e i testi dell’alchimia medievale latina mostrano come questa fase rappresenti un momento di stabilizzazione e trasmissione del sapere alchemico in Occidente. L’alchimia si radica nel contesto culturale europeo, mantenendo la propria specificità come sistema simbolico operativo, capace di integrare teoria e pratica, osservazione e interpretazione, tecnica e visione del mondo.
1.5 Alchimia rinascimentale (XV–XVII sec.)
Nel corso del Rinascimento, tra il XV e il XVII secolo, l’alchimia conosce una fase di profonda trasformazione e rinnovamento, che ne ridefinisce sia il linguaggio sia le finalità. In questo periodo, essa si inserisce pienamente nel clima culturale dell’Umanesimo e della riscoperta delle tradizioni antiche, intrecciandosi con l’ermetismo, il neoplatonismo e la filosofia della natura, e assumendo una dimensione sempre più esplicitamente simbolica, cosmologica e antropologica.
Un ruolo decisivo in questo processo è svolto dalla riscoperta e diffusione dei testi ermetici, in particolare il Corpus Hermeticum, tradotto in latino da Marsilio Ficino nel 1463. Questo evento contribuisce a creare un nuovo quadro interpretativo, nel quale l’alchimia viene letta non solo come arte della trasformazione della materia, ma come sapere capace di rivelare le corrispondenze tra uomo, natura e cosmo. In questo contesto, si rafforza l’idea di una conoscenza unitaria, in cui filosofia, magia naturale, astrologia e alchimia sono parti di un medesimo sistema.
Tra le figure più influenti di questa fase emerge Paracelso (Theophrastus Bombastus von Hohenheim, 1493–1541), che ridefinisce radicalmente il ruolo dell’alchimia. Nei suoi scritti – tra cui opere come il Paragranum e il Opus Paramirum – l’alchimia viene strettamente collegata alla medicina e alla conoscenza dell’essere umano. Paracelso sviluppa una visione nella quale il corpo umano è un microcosmo, in relazione con il macrocosmo, e l’alchimia diventa uno strumento per comprendere e intervenire su questa relazione. Egli introduce inoltre la teoria dei tre principi (zolfo, mercurio e sale), che rielabora e amplia i modelli precedenti, integrandoli in una visione più ampia della natura.
Accanto a Paracelso, il Rinascimento vede la diffusione di numerosi testi e autori che contribuiscono a sviluppare il linguaggio simbolico dell’alchimia. Tra questi, si possono ricordare:
- Heinrich Cornelius Agrippa (De occulta philosophia, 1533), che, pur non essendo un alchimista in senso stretto, integra l’alchimia in un sistema più ampio di filosofia occulta;
- Gerhard Dorn, allievo di Paracelso, che approfondisce la dimensione spirituale dell’alchimia;
- Michael Maier (Atalanta fugiens, 1617), che combina immagini, testi e musica in una complessa rappresentazione simbolica dell’opera alchemica;
- Basilio Valentino (figura semi-leggendaria), a cui sono attribuiti testi come il Carro trionfale dell’antimonio, nei quali si intrecciano elementi operativi e simbolici;
- il celebre Rosarium philosophorum (XVI secolo), raccolta di testi e immagini che rappresentano visivamente le fasi della trasformazione alchemica.
In questa fase, l’alchimia sviluppa un linguaggio iconografico particolarmente ricco. Le immagini – incisioni, diagrammi, allegorie – diventano strumenti fondamentali per esprimere processi difficilmente traducibili in termini puramente discorsivi. La trasformazione della materia viene rappresentata attraverso figure simboliche come il re e la regina, il matrimonio alchemico, la morte e rinascita, contribuendo a rendere l’alchimia una vera e propria grammatica visiva del processo trasformativo.
Il laboratorio alchemico, pur mantenendo la sua funzione operativa, assume in questo contesto anche un significato simbolico più ampio. Esso diventa una rappresentazione in miniatura del cosmo, uno spazio in cui si riflettono e si riproducono i processi naturali universali. L’operazione alchemica viene così interpretata come partecipazione attiva all’ordine della natura, e l’alchimista come colui che collabora consapevolmente con le forze cosmiche.
Dal punto di vista culturale, l’alchimia rinascimentale si colloca in un contesto in cui le distinzioni tra discipline non sono ancora rigidamente definite. Filosofia, scienza, magia naturale, medicina e religione si intersecano, dando luogo a un sapere unitario. In questo quadro, l’alchimia svolge una funzione centrale, fungendo da ponte tra:
- conoscenza teorica e pratica operativa;
- osservazione della natura e interpretazione simbolica;
- trasformazione della materia e trasformazione dell’uomo.
Nel loro insieme, gli autori e i testi del Rinascimento mostrano come l’alchimia raggiunga in questa fase una straordinaria ricchezza espressiva e concettuale. Essa si configura sempre più chiaramente come un sistema simbolico operativo complesso, nel quale il linguaggio, l’immagine e la pratica convergono per descrivere e attivare un processo di trasformazione che riguarda contemporaneamente il mondo naturale e l’essere umano.
1.6 Alchimia spirituale e moderna (XVII sec. in poi)
A partire dal XVII secolo, e in modo sempre più evidente nei secoli successivi, l’alchimia entra in una nuova fase di trasformazione, che può essere definita alchimia spirituale e moderna. In questo periodo, pur senza scomparire del tutto la dimensione operativa di laboratorio, si assiste a uno spostamento progressivo dell’attenzione verso la dimensione interiore, simbolica e interpretativa del processo alchemico.
Questo mutamento si colloca in un contesto storico segnato da profonde trasformazioni culturali: da un lato, l’emergere della scienza moderna, che tende a separare sempre più nettamente la chimica sperimentale dall’alchimia tradizionale; dall’altro, la persistenza e riorganizzazione di correnti esoteriche e sapienziali, che reinterpretano l’alchimia in chiave filosofica e spirituale.
Già nel XVII secolo, all’interno di ambienti legati al Rosacrocianesimo, l’alchimia viene progressivamente riletta come un percorso di rigenerazione interiore. I manifesti rosacrociani – come la Fama Fraternitatis (1614), la Confessio Fraternitatis (1615) e le Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz (1616), attribuite a Johann Valentin Andreae – utilizzano un linguaggio fortemente simbolico e alchemico per descrivere un processo di trasformazione che riguarda l’uomo nel suo insieme. In particolare, le Nozze chimiche rappresentano un esempio emblematico di narrazione alchemica in chiave allegorica, nella quale il percorso iniziatico è espresso attraverso immagini e simboli tratti dalla tradizione operativa.
Nel corso del XVII e XVIII secolo, autori come Jacob Böhme (1575–1624) sviluppano una riflessione profondamente influenzata dal simbolismo alchemico, pur collocandosi in un ambito teosofico e mistico. Nei suoi scritti, l’alchimia diventa un linguaggio per descrivere i processi interiori dell’anima e il rapporto tra l’uomo e il divino. Analogamente, nella tradizione della teosofia cristiana e in alcune correnti del pensiero esoterico europeo, l’alchimia viene sempre più interpretata come un percorso di trasformazione spirituale.
Nel XVIII e XIX secolo, questa tendenza si rafforza ulteriormente all’interno di ambienti esoterici e iniziatici, come il Martinismo, alcune correnti massoniche e, più tardi, movimenti come la Golden Dawn, nei quali l’alchimia viene integrata in sistemi simbolici più ampi. In questi contesti, le operazioni alchemiche vengono lette come tappe di un percorso interiore, e il laboratorio diventa una metafora del lavoro su di sé.
Un momento particolarmente significativo di questa fase è rappresentato dalla reinterpretazione dell’alchimia in chiave psicologica operata da Carl Gustav Jung (1875–1961). Nelle sue opere, tra cui Psicologia e alchimia e Mysterium Coniunctionis, Jung analizza i testi e le immagini alchemiche come espressioni simboliche di processi psichici profondi. L’opus alchemicum viene così interpretato come una rappresentazione del processo di individuazione, cioè del percorso attraverso il quale l’individuo integra le diverse componenti della propria psiche. In questa prospettiva, figure e simboli alchemici – come la coniunctio, la nigredo, l’albedo e la rubedo – assumono un significato psicologico, pur mantenendo il loro radicamento nella tradizione simbolica.
Accanto a Jung, anche studiosi come Mircea Eliade contribuiscono a rileggere l’alchimia come fenomeno culturale e simbolico, sottolineandone la dimensione trasformativa e il legame con le concezioni tradizionali della natura e del sacro.
In questa fase moderna e contemporanea, il linguaggio alchemico continua a essere utilizzato in diversi ambiti:
- nella psicologia del profondo
- nella filosofia esoterica
- nella letteratura e nell’arte simbolica
Tuttavia, è fondamentale distinguere tra:
- l’alchimia storica, con le sue pratiche e i suoi contesti specifici;
- le reinterpretazioni moderne, che ne privilegiano la dimensione simbolica e interiore;
- e le letture contemporanee, che talvolta tendono a semplificare o a universalizzare eccessivamente il fenomeno.
Nel loro insieme, le forme di alchimia spirituale e moderna non rappresentano una rottura radicale con la tradizione precedente, ma piuttosto una rielaborazione e una accentuazione di elementi già presenti, soprattutto nella dimensione simbolica e trasformativa dell’opera. Ciò che cambia è il baricentro: la trasformazione della materia, pur rimanendo un riferimento simbolico, cede progressivamente il passo alla trasformazione dell’individuo, che diventa il vero luogo dell’opera alchemica.
Da Carl Gustav Jung: Mysterium Coniunctionis. Tavola 8 – Theatrum Chemicum (1613) vol.4. p.570
2. Fondamenti e struttura del sistema
Alla base dell’alchimia si trova una concezione del reale profondamente unitaria, dinamica e relazionale. La materia non è intesa come realtà inerte e opaca, ma come realtà vivente, attraversata da processi, tensioni, trasformazioni e possibilità di perfezionamento. La natura, in questa prospettiva, non è un semplice oggetto esterno da osservare, ma un organismo complesso da comprendere e con cui cooperare.
Uno dei fondamenti principali del sistema alchemico è l’idea che il mondo visibile sia regolato da corrispondenze profonde tra livelli diversi della realtà. Il principio del microcosmo e macrocosmo è, sotto questo profilo, centrale: ciò che accade nella materia, nei metalli, negli elementi o nei processi naturali riflette strutture più ampie e universali. L’essere umano stesso è inserito in questa rete di corrispondenze e può, in determinate condizioni, partecipare consapevolmente ai processi di trasformazione.
Altro elemento strutturale fondamentale è la convinzione che la materia possieda una plasticità ontologica, cioè la capacità di passare da uno stato a un altro. Questa visione rende pensabile la trasmutazione, ma soprattutto rende possibile leggere ogni trasformazione materiale come manifestazione di un principio più generale: nulla è fisso, tutto è suscettibile di purificazione, perfezionamento, separazione, ricomposizione.
Nel corso della storia alchemica, tali fondamenti assumono formulazioni differenti. In alcune tradizioni prevalgono modelli legati ai quattro elementi; in altre si sviluppano schemi ternari o binari, come quelli relativi a zolfo e mercurio o, più tardi, zolfo, mercurio e sale. Nonostante la varietà dei linguaggi, il sistema conserva una propria coerenza: la materia, la natura, l’essere umano e il cosmo sono pensati come dimensioni reciprocamente connesse, interpretabili attraverso un linguaggio simbolico strutturato e operativamente applicabile.
L’alchimia, dunque, non è solo una tecnica né solo una speculazione. È un sistema nel quale teoria della natura, antropologia simbolica, cosmologia e pratica operativa sono strettamente interdipendenti.
3. Struttura interna e modalità di funzionamento
L’alchimista di Pieter Bruegel il Vecchio
La struttura interna dell’alchimia si organizza attorno a una logica di processo. Essa non procede per affermazioni statiche, ma per sequenze trasformative, nelle quali ogni fase implica un passaggio, una crisi, una purificazione o una ricomposizione. Questo carattere processuale è uno degli elementi più distintivi del sistema.
Il funzionamento dell’alchimia si basa su una serie di operazioni, spesso descritte in forma simbolica, che possono riguardare sia il lavoro sulla materia sia la comprensione dei passaggi interiori e cosmici corrispondenti. Le operazioni non sono mai puramente meccaniche: sono inserite in un quadro di senso più ampio, in cui ogni gesto, ogni fase e ogni sostanza assumono una funzione simbolica e metodologica.
All’interno del sistema troviamo spesso una progressione ordinata di momenti o stati, che nelle diverse tradizioni possono essere descritti con lessici differenti ma che tendono a ruotare attorno ad alcune grandi polarità: dissoluzione e coagulazione, morte e rinascita, separazione e congiunzione, oscuramento e illuminazione, imperfezione e compimento. Le celebri fasi della nigredo, albedo e rubedo, pur non essendo universalmente presenti in tutte le forme storiche dell’alchimia con identica funzione, esprimono bene questa struttura dinamica.
La modalità di funzionamento dell’alchimia è anche fortemente relazionale. Nessun elemento è isolato: sostanze, metalli, pianeti, colori, figure animali, corpi umani, processi naturali e immagini mitiche possono essere messi in rapporto reciproco. Il sistema opera precisamente attraverso questa rete di corrispondenze, che rende possibile il passaggio dall’osservazione della materia alla comprensione simbolica del processo.
Per questa ragione, l’alchimia funziona come un vero sistema simbolico operativo: possiede una struttura interna coerente, una grammatica di segni, una logica di trasformazione e una modalità di applicazione che non è soltanto teorica, ma procedurale.
4. Pratiche, esperienze e dimensione operativa

Fonte dell’acqua mercuriale, dal Clavis Artis (1738)
La dimensione pratica è costitutiva dell’alchimia. A differenza di una tradizione puramente speculativa, essa si esprime in operazioni, manipolazioni, osservazioni, prove, tentativi e pratiche strutturate. Anche quando il linguaggio alchemico assume toni fortemente simbolici o spirituali, resta comunque presente l’idea che la conoscenza autentica non derivi solo dalla teoria, ma da un fare disciplinato e trasformativo.
Nelle forme storiche più propriamente operative, l’alchimia si svolge nello spazio del laboratorio. Qui intervengono fornaci, alambicchi, crogiuoli, recipienti, sostanze minerali, metalliche o vegetali, e una serie di procedimenti volti a separare, purificare, distillare, fissare, sciogliere, ricomporre. Questi processi non sono concepiti come semplici procedure tecniche nel senso moderno del termine, ma come tappe di un’operazione complessa nella quale l’artefice osserva e accompagna i ritmi della natura.
Accanto a questa dimensione materiale, l’alchimia presenta sempre anche una forte dimensione simbolica ed esperienziale. Le sostanze e le operazioni vengono lette come manifestazioni di processi più profondi; il laboratorio può diventare immagine del cosmo e dell’interiorità umana; la pratica materiale può essere interpretata come specchio di un lavoro su di sé. Nelle forme più tarde e spiritualizzate, questa dimensione interiore diventa predominante: il vero opus viene allora compreso come trasformazione dell’operatore, pur mantenendo il lessico e l’immaginario derivati dall’operatività tradizionale.
In questo senso, la pratica alchemica non va ridotta né a una protochimica né a una pura allegoria spirituale. La sua specificità sta proprio nella compresenza di azione concreta, disciplina simbolica, osservazione della natura e interpretazione trasformativa dell’esperienza.
5. Finalità e funzione
La Fenice, simbolo della rubedo per la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri, congiungendo l’inizio e la fine di ogni ciclo.
Le finalità dell’alchimia sono molteplici e si articolano su diversi livelli, che non devono essere interpretati come separati, ma come dimensioni interconnesse di uno stesso processo. L’alchimia, infatti, non persegue un unico obiettivo, ma si configura come un sistema in cui trasformazione della materia, conoscenza della natura e trasformazione dell’individuo si implicano reciprocamente.
In una prima prospettiva, l’alchimia si presenta come una pratica volta alla trasformazione della materia. In questo contesto, l’interesse è rivolto ai processi naturali, alla composizione dei corpi, alla possibilità di intervenire su di essi attraverso operazioni mirate. Tuttavia, questa dimensione non può essere compresa in senso puramente tecnico: essa è sempre inserita in una visione più ampia, nella quale la materia è considerata dinamica, vivente e dotata di una struttura intelligibile.
Accanto a questo livello, si sviluppa una finalità propriamente conoscitiva. L’alchimista non mira soltanto a ottenere un risultato pratico, ma a comprendere le leggi profonde che governano i processi naturali. L’operazione diventa così uno strumento di conoscenza: attraverso l’azione sulla materia, si accede a una comprensione più ampia dell’ordine del cosmo e delle sue trasformazioni.
Un terzo livello riguarda la trasformazione dell’individuo. In molte tradizioni, soprattutto a partire dal tardo Medioevo e dal Rinascimento, l’alchimia viene progressivamente interpretata come un percorso che coinvolge direttamente l’operatore. Il lavoro esterno sulla materia diventa allora parallelo, riflesso o supporto di un lavoro interiore, orientato alla purificazione, all’integrazione e al perfezionamento dell’essere umano.
Queste diverse finalità trovano una sintesi simbolica in tre grandi obiettivi, frequentemente evocati nella tradizione alchemica e da intendersi come espressioni complementari di uno stesso processo:
- La Pietra Filosofale rappresenta il principio di compimento dell’opera. Tradizionalmente descritta come una sostanza capace di trasmutare i metalli vili in oro, essa assume anche un significato più ampio come simbolo di perfezione, stabilità e conoscenza piena. La sua funzione non è soltanto operativa, ma anche paradigmatica: indica il punto di arrivo del processo alchemico.
- L’Elisir di lunga vita, o panacea universale, è concepito come ciò che ristabilisce l’equilibrio, guarisce e rigenera. Più che una promessa di immortalità in senso letterale, esso esprime l’idea di una armonizzazione profonda tra l’essere umano e le leggi della natura, in cui la salute e la durata della vita risultano dalla conformità a un ordine più ampio.
- La Grande Opera (Magnum Opus) designa infine il processo complessivo dell’alchimia. Essa comprende le diverse fasi della trasformazione, spesso descritte in forma simbolica, e può essere intesa sia come lavoro sulla materia sia come percorso di trasformazione interiore. Nelle interpretazioni più mature, la Grande Opera diventa il simbolo di un processo di realizzazione che coinvolge l’intero essere.
Nel loro insieme, questi obiettivi mostrano come l’alchimia non possa essere ridotta né a una tecnica materiale né a una pura allegoria spirituale. Essa opera piuttosto come un sistema integrato, nel quale azione, conoscenza e trasformazione si intrecciano, rendendo possibile una lettura multilivello del processo alchemico.
È proprio la Grande Opera a offrire la chiave per comprendere la struttura dinamica dell’alchimia. Essa viene spesso descritta attraverso una sequenza di fasi simboliche, tra le quali assumono particolare rilievo:
La nigredo (fase del nero), che rappresenta il momento iniziale di dissoluzione, disgregazione e oscuramento. In questa fase, la materia viene “ridotta” al suo stato originario, attraversando una sorta di morte simbolica. Sul piano interiore, essa può essere interpretata come una fase di crisi, perdita di forma, confronto con ciò che è disordinato o non integrato.
L’albedo (fase del bianco), che segue la nigredo e corrisponde a un processo di purificazione, chiarificazione e riorganizzazione. La materia viene progressivamente liberata dalle impurità e portata verso uno stato di maggiore equilibrio. Sul piano simbolico, questa fase è associata a una rinnovata consapevolezza e a una prima forma di integrazione.
La rubedo (fase del rosso), che rappresenta il compimento del processo. In essa si realizza la congiunzione degli opposti e la stabilizzazione della trasformazione. È la fase della pienezza, della sintesi e della perfezione, spesso associata alla realizzazione della Pietra Filosofale.
Queste fasi non devono essere interpretate come semplici passaggi tecnici né come sequenze rigidamente uniformi in tutte le tradizioni alchemiche. Esse costituiscono piuttosto una struttura simbolica del processo, che può essere declinata in modi diversi a seconda dei contesti storici e delle interpretazioni.
L’integrazione tra gli obiettivi e le fasi dell’opera mostra chiaramente come l’alchimia operi su più livelli simultaneamente:
-
- la trasformazione materiale si esprime attraverso le operazioni e le fasi del processo;
- la conoscenza si sviluppa attraverso la comprensione di tali trasformazioni;
- la trasformazione interiore si riflette nella lettura simbolica dell’opera.
In questo senso, l’alchimia si configura come un sistema nel quale azione, conoscenza e trasformazione convergono in un unico percorso, rendendo impossibile separare completamente la dimensione tecnica da quella simbolica e quella interiore.
6. Influenza culturale e trasmissione storica
Museo di Roma – mosaico abside dell’antica basilica di San Pietro (anno: 1205-212)
L’influenza dell’alchimia nella storia culturale è stata ampia e profonda. Essa ha contribuito, in modi diversi, allo sviluppo di pratiche sperimentali, alla riflessione sulla materia, alla costruzione di immaginari simbolici e alla formazione di correnti filosofiche ed esoteriche. Sebbene non possa essere considerata semplicemente come antenata lineare della chimica moderna, l’alchimia ha certamente partecipato alla lunga storia dei saperi sulla materia e delle pratiche di laboratorio.
Sul piano culturale, la sua influenza si estende alla letteratura, all’arte, all’iconografia, alla filosofia della natura, all’esoterismo occidentale e, in epoca contemporanea, anche alla psicologia simbolica. L’alchimia ha infatti generato un repertorio di immagini estremamente potente: il drago, il re e la regina, la coniunctio, la fenice, la morte e rinascita della materia, la pietra filosofale. Queste figure hanno conosciuto una lunga trasmissione, spesso oltrepassando il loro contesto originario.
La trasmissione storica dell’alchimia avviene per vie molteplici. Dal mondo ellenistico passa al contesto arabo-islamico, dove viene tradotta, reinterpretata e ampliata; da qui giunge all’Europa latina, dove entra in rapporto con il sapere scolastico, medico e filosofico. In età rinascimentale si integra ulteriormente con l’ermetismo, il neoplatonismo e la filosofia naturale. In epoca moderna, parte della sua tradizione viene marginalizzata sul piano scientifico, ma continua a vivere in ambienti esoterici, simbolici e spirituali.
Dal punto di vista metodologico, è essenziale distinguere tra:
-
- l’alchimia storica nelle sue diverse fasi;
- le sue rielaborazioni filosofiche o spirituali interne alla tradizione;
- le reinterpretazioni moderne e contemporanee, che spesso la leggono in chiave psicologica, mistica o esoterizzante.
7. Relazioni con altre tradizioni
L’alchimia si colloca in una fitta rete di relazioni con altre tradizioni sapienziali, religiose, filosofiche e operative. Essa entra in rapporto, in primo luogo, con il mondo dell’ermetismo, dal quale riceve temi, lessici e cornici interpretative, soprattutto nelle fasi tardo-antiche e rinascimentali. Mantiene inoltre relazioni profonde con il neoplatonismo e, più in generale, con quelle tradizioni filosofiche che concepiscono il cosmo come ordine gerarchico e simbolicamente strutturato.
In ambito islamico, l’alchimia si intreccia con la filosofia, la medicina, l’astrologia e talvolta con forme di spiritualità esoterica. In ambito cristiano-latino, si collega alla filosofia naturale, alla speculazione teologica, alla medicina paracelsiana e, in alcuni casi, a correnti di carattere mistico o iniziatico. In età moderna e contemporanea, l’alchimia viene spesso accostata a Rosacrocianesimo, Martinismo, esoterismo cristiano ed altre forme di simbolismo trasformativo.
Esistono anche analogie comparabili con alcuni sistemi simbolici operativi orientali, specialmente laddove si incontrano temi quali la trasformazione, la purificazione, l’equilibrio dei principi, la relazione tra corpo, cosmo ed energia. Tuttavia, tali analogie non devono essere automaticamente interpretate come prove di derivazione storica diretta. In questi casi è opportuno fare molta attenzione e distinguere tra relazioni documentate, convergenze strutturali e ricostruzioni comparativiste tarde.
Accanto a queste relazioni storicamente documentabili, è possibile individuare analogie strutturali con altri sistemi simbolici operativi sviluppatisi in contesti extra-occidentali, in particolare con le tradizioni comunemente definite come alchimia cinese e alchimia indiana.
Nel caso della tradizione cinese, sviluppatasi in ambito taoista, si riscontrano parallelismi significativi, quali:
- l’idea di trasformazione della materia e dell’energia
- l’uso di sostanze e processi simbolicamente strutturati
- la presenza di una doppia dimensione, esterna (operativa) e interna (trasformativa)
Analogamente, nelle tradizioni indiane legate al Rasāyana e ad alcune correnti tantriche, emergono elementi comparabili, tra cui:
- l’uso del mercurio e di sostanze trasformative
- la connessione tra pratica materiale e trasformazione del corpo e della coscienza
- la finalità di rigenerazione e perfezionamento
Tuttavia, è metodologicamente fondamentale sottolineare che tali analogie non implicano necessariamente una derivazione storica diretta, ma devono essere interpretate come convergenze strutturali tra sistemi che condividono una logica trasformativa e simbolico-operativa.
In questa prospettiva, l’alchimia occidentale, quella cinese e quella indiana possono essere comprese come espressioni differenti di una più ampia categoria di sistemi simbolici operativi, caratterizzati da:
- centralità del processo trasformativo
- uso attivo del simbolo
- integrazione tra dimensione materiale e dimensione interiore
8. Verifica dei Fattori Strutturali della Categoria 4.2
Ricordiamo i Fattori strutturali della categoria 4.3 Sistemi simbolici operativi:
-
- uso attivo del simbolo
- presenza di un metodo operativo
- sequenze o processi codificati
- finalità trasformativa o efficace
- integrazione tra teoria e pratica
- uso di strumenti o dispositivi
- presenza di corrispondenze simboliche operative
- possibilità di applicazione concreta
- eventuale trasmissione guidata
- struttura sistemica coerente
L’alchimia soddisfa in modo particolarmente forte i fattori strutturali propri della categoria 4.3, tanto da poterne essere considerata uno dei casi più rappresentativi.
In essa è chiaramente presente un uso attivo del simbolo: i simboli non servono solo a rappresentare concetti, ma orientano l’azione, descrivono operazioni, strutturano processi e consentono di collegare livelli differenti della realtà. È altresì evidente la presenza di un metodo operativo, organizzato in passaggi, procedure, fasi e trasformazioni. Il sistema alchemico presenta inoltre sequenze codificate, che descrivono il lavoro come percorso ordinato e intelligibile.
La finalità trasformativa è centrale, sia sul piano materiale sia su quello simbolico e spirituale. Ugualmente forte è l’integrazione tra teoria e pratica, poiché l’alchimia non separa mai completamente la visione del reale dalle operazioni che su di esso si esercitano. Essa utilizza inoltre strumenti, dispositivi e pratiche concrete, dal laboratorio ai recipienti, dalle sostanze ai procedimenti, pur senza ridursi a mera tecnica. Infine, mostra una struttura sistemica coerente, fondata su corrispondenze, polarità, processi e finalità.
Per tutte queste ragioni, l’alchimia può essere considerata uno dei modelli più compiuti di sistema simbolico operativo all’interno dell’Atlante.
9. Bibliografia essenziale
9.1 Fonti primarie e tradizionali
Le fonti alchemiche sono eterogenee per natura, spesso trasmesse in forma frammentaria, attribuite in modo incerto o rielaborate nel tempo. È quindi necessario distinguere tra testi storicamente documentati, corpus tradizionali e attribuzioni pseudo-epigrafiche.
Contesto ermetico e tardo-antico
- Corpus Hermeticum (trad. Marsilio Ficino, 1463) Contesto filosofico e simbolico fondamentale per l’alchimia, pur non essendo un corpus alchemico in senso stretto
Alchimia ellenistica
- Zosimo di Panopoli, frammenti e trattati (III–IV sec. d.C.). Uuna delle principali fonti dirette dell’alchimia antica
- Corpus alchemicum greco (raccolte bizantine). Include testi attribuiti a:
- Maria la Giudea (Maria Hebraea)
- Cleopatra l’Alchimista
- Pseudo-Democrito
Alchimia araba
- Jābir ibn Ḥayyān (Geber), Corpus jabiriano.
- al-Rāzī (Rhazes)
- Kitāb al-Asrār (Libro dei segreti)
- Kitāb sirr al-asrār
Alchimia medievale latina
- Liber de compositione alchimiae (trad. Roberto di Chester, XII sec.)
Pseudo-Geber, Summa perfectionis magisterii (XIII sec.)
Corpus pseudo-lulliano (attribuito a Raimondo Lullo) - Rosarium philosophorum (XVI sec., ma con radici medievali)
Alchimia rinascimentale
- Paracelso
- Paragranum
- Opus Paramirum
- Heinrich Cornelius Agrippa, De occulta philosophia
- Gerhard Dorn, scritti alchemico-spirituali
- Basilio Valentino, Carro trionfale dell’antimonio
- Michael Maier, Atalanta Fugiens (1617)
Alchimia spirituale e moderna
- Johann Valentin Andreae, Chymische Hochzeit Christiani Rosenkreutz (1616)
- Jacob Böhme, opere teosofiche
- Testi rosacrociani:
- Fama Fraternitatis
- Confessio Fraternitatis
9.2 Studi accademici moderni
- Lawrence M. Principe, The Secrets of Alchemy
- William R. Newman, studi su alchimia e nascita della chimica
- Didier Kahn, studi sull’alchimia rinascimentale
- Michela Pereira, studi sull’alchimia medievale
- Antoine Faivre, studi sull’esoterismo occidentale
- Chiara Crisciani, studi su alchimia e medicina medievale
- Carlos Gilly, studi su rosacrocianesimo e alchimia moderna
9.3 Studi interpretativi e comparativi
Questi studi non sono sempre storici in senso stretto, ma offrono chiavi di lettura fondamentali per comprendere il linguaggio simbolico e la dimensione trasformativa dell’alchimia.
- Mircea Eliade, Arti del metallo e alchimia.
- Carl Gustav Jung
- Psicologia e alchimia
- Mysterium Coniunctionis
- Alexander Roob, Alchimia & Mistica
- Stanislas Klossowski de Rola, The Golden Game
Nota integrativa
Principali simboli associati all’Alchimia presenti nell’Atlante Esoterico
L’Athanor, da A. Barlet , Le Vray , cours de Physique, Parigi 1653
L’alchimia utilizza un linguaggio simbolico ricco e stratificato, nel quale immagini, sostanze, figure e processi rappresentano simultaneamente realtà materiali, dinamiche naturali e trasformazioni interiori. Di seguito un elenco dei principali simboli ricorrenti nella tradizione alchemica, che verranno approfonditi nel Repertorio dei simboli.
- Simboli delle sostanze e dei principi: Metalli e principi rappresentano stati della materia e condizioni dell’essere.
-
- Mercurio
- Zolfo
- Sale
- Oro
- Argento
- Piombo
- Rame
- Ferro
- Stagno
- Simboli del processo alchemico: Esprimono le fasi e le operazioni dell’Opus.
-
- Nigredo (nero)
- Albedo (bianco)
- Rubedo (rosso)
- (talvolta anche Citrinitas – giallo)
- Solve et coagula
- Separatio
- Coniunctio (coniunzione degli opposti)
- Putrefactio (putrefazione)
- Distillatio (distillazione)
- Simboli animali: Gli animali rappresentano stati della materia o dinamiche del processo.
-
- Drago / Serpente (Ouroboros)
- Fenice
- Leone (verde o rosso)
- Aquila
- Rana
- Corvo
- Cigno
- Simboli antropomorfici e relazionali: Rappresentano la dualità e la sua integrazione.
-
- Re e Regina
- Rebis (androgino alchemico)
- Matrimonio alchemico
- Gemelli / Opposti
- Simboli cosmici e naturali: Esprimono la relazione microcosmo–macrocosmo.
-
- Sole
- Luna
- Stelle e pianeti
- Quattro elementi (fuoco, acqua, aria, terra)
- Simboli del laboratorio e dei contenitori: Il contenitore è simbolo dello spazio trasformativo.
-
- Athanor (forno alchemico)
- Alambicco
- Vaso ermetico
- Uovo filosofico
- Simboli della trasformazione e del compimento: Rappresentano il compimento dell’opera.
-
- Pietra Filosofale
- Elisir di lunga vita
- Tintura
- Lapis
- Simboli iconografici complessi: Sistemi simbolici articolati che sintetizzano il processo.
- Albero filosofico
- Fontana alchemica
- Mandala alchemici
- Figure composite e allegoriche (es. uomo cosmico)
Relazioni con altri elementi dell’Atlante Esoterico
Di seguito è presentato un elenco di schede provenienti da altri repertori dell’Atlante Esoterico, correlate alla scheda. L’elenco è aggiornato automaticamente dal sistema di gestione dell’Atlante.
Nota metodologica
Le tradizioni e i sistemi simbolici qui presentati sono analizzati come fenomeni storici e culturali, radicati in contesti geografici, sociali e religiosi specifici. In questa prospettiva, il Repertorio si configura come uno spazio di studio che ha alle sue basi l’Ermeneutica e la Heritage Interpretation. L’Atlante non assume una prospettiva confessionale né promuove interpretazioni identitarie, a tal proposito è opportuno ricordare quanto specificato nelle seguenti schede:
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