Dall’esoterismo del sapere all’esoterismo come categoria culturale
Genealogia degli studi sul concetto di esoterismo
A cura di Ignazio Caloggero 

Articolo tratto e sintetizzato dal volume: Patrimonio Culturale Esoterico: Dall’Esoterismo Culturale all’Atlante Esoterico – Relazioni e criteri di riconoscimento (2026)

Dall’esoterismo del sapere all’esoterismo come categoria culturale

L’esoterismo, come categoria attraverso la quale oggi classifichiamo e studiamo determinate espressioni culturali, non coincide semplicemente con l’esistenza storica di conoscenze iniziatiche o simbolicamente mediate. Nel corso della storia sono esistite numerose forme di conoscenza nelle quali il sapere veniva trasmesso progressivamente, in forma riservata o attraverso linguaggi simbolici, rituali e allegorici. Ciò non significa, tuttavia, che le persone coinvolte in quei sistemi si percepissero necessariamente come appartenenti a un ambito che oggi denominiamo “esoterismo”.

È quindi opportuno distinguere tra esoterismo del sapere, inteso in senso descrittivo come modalità di organizzazione e trasmissione della conoscenza, ed esoterismo come categoria culturale, cioè come concetto attraverso il quale fenomeni storicamente differenti vengono successivamente messi in relazione, classificati e studiati. Questa distinzione permette di evitare un primo rischio di anacronismo: proiettare nel passato una categoria elaborata in epoca moderna.

Prima dell’“esoterismo”: forme esoteriche del sapere

Sin dall’antichità troviamo contesti nei quali la conoscenza non era completamente accessibile in forma immediata e pubblica. Misteri religiosi, scuole filosofiche, tradizioni sapienziali, correnti ermetiche e alchemiche e sistemi iniziatici hanno potuto presentare, in modi e gradi differenti, percorsi progressivi di apprendimento, linguaggi simbolici e concezioni trasformative del sapere.

Nel volume Simbologia Esoterica avevo definito questa situazione come una condizione “pre-concettuale”: erano presenti fenomeni oggi riconducibili all’ambito dell’esoterismo, senza che esistesse ancora una categoria unitaria capace di comprenderli. Dire semplicemente che in queste epoche “esisteva l’esoterismo” rischia infatti di suggerire l’esistenza di un unico sistema culturale continuo dall’antichità alla modernità. Più prudentemente possiamo affermare che esistevano pratiche, concezioni e modalità di organizzazione del sapere che oggi possiamo porre in relazione con l’esoterismo.

I Misteri eleusini, l’ermetismo ellenistico, la cabala, l’alchimia medievale, la teosofia cristiana, il rosacrocianesimo e le istituzioni esoteriche moderne non costituiscono necessariamente manifestazioni successive di una medesima realtà. Sono fenomeni nati in contesti storici, religiosi e sociali differenti, tra i quali possono esistere influenze, analogie, continuità o processi di ricezione, ma che devono essere studiati anzitutto nella loro specificità.

L’esoterismo non dovrebbe quindi essere concepito come un contenitore già presente in forma compiuta nell’antichità, ma come una categoria culturale attraverso la quale la ricerca moderna mette in relazione fenomeni differenti sulla base di criteri espliciti e verificabili.

Il culto di Mitra nell'impero romanoIl culto di Mitra

Dal sapere riservato alla costruzione di una categoria

Un passaggio importante avviene quando ciò che appariva come un insieme disperso di dottrine, pratiche e tradizioni comincia progressivamente a essere percepito come appartenente a un campo relativamente riconoscibile.

Tra XVII e XVIII secolo alcune opere teologiche, erudite e storiografiche iniziano a raccogliere e classificare correnti considerate eterodosse, superstiziose, fanatiche o filosoficamente problematiche. Autori come Gottfried Arnold e Johann Jakob Brucker, già esaminati in Simbologia Esoterica, appartengono a questa fase di progressiva costruzione dell’oggetto.

Questo passaggio è stato particolarmente approfondito da Wouter J. Hanegraaff. In Esotericism and the Academy: Rejected Knowledge in Western Culture (Cambridge University Press, 2012), soprattutto nei capitoli dedicati alla costruzione della “storia dell’errore”, Hanegraaff mostra come la storiografia europea moderna abbia contribuito a raggruppare in un medesimo spazio marginale correnti e saperi considerati incompatibili con le nuove narrazioni normative della religione, della filosofia e della scienza.

Si verifica quindi un fenomeno apparentemente paradossale: prima ancora che l’esoterismo venga rivendicato come identità, una parte di ciò che sarà successivamente chiamato esoterismo comincia a essere costruita dall’esterno attraverso processi di classificazione, esclusione e marginalizzazione.

La categoria, quindi, non nasce soltanto perché determinate tradizioni riconoscono elementi comuni, ma anche attraverso lo sguardo di chi le osserva, le classifica e talvolta le respinge. Questo aspetto è importante per il Modello di Esoterismo Culturale perché ricorda che anche le categorie attraverso cui studiamo il passato possiedono una storia.

Johann Jakob Brucker (1696–1770)

L’emersione del termine

Il sostantivo moderno “esoterismo” è molto più recente delle pratiche e delle tradizioni che oggi vengono raccolte sotto questa denominazione. Uno dei momenti convenzionalmente indicati come significativi è il 1828, anno della pubblicazione dell’Histoire critique du gnosticisme et de son influence di Jacques Matter. Hanegraaff considera questa fase importante nella genealogia moderna del concetto; anche Kocku von Stuckrad la richiama nella propria ricostruzione storica. Nel volume Simbologia Esoterica avevo già segnalato la stessa data sulla base di von Stuckrad, Che cos’è l’esoterismo. Breve storia della conoscenza segreta, edizione italiana a cura di Aldo Natale Terrin, Edizioni Messaggero, Padova, 2016, p. 43.

Preferisco tuttavia non considerare il 1828 come un vero e proprio “atto di nascita”, quanto piuttosto come un momento significativo di un processo più ampio di emersione terminologica e concettuale.

Nel XIX secolo il termine si diffonde infatti all’interno di un ambiente profondamente diverso da quello settecentesco. Romanticismo, occultismo moderno, rinascita di interessi per magia, cabala, ermetismo, teosofia e tradizioni sapienziali contribuiscono alla costruzione di un nuovo immaginario nel quale l’esoterismo non viene più percepito soltanto dall’esterno come errore, superstizione o deviazione, ma può essere rivendicato dall’interno come forma di conoscenza superiore, nascosta o iniziatica.

Il passaggio è importante perché all’etero-definizione si affianca progressivamente un’auto-definizione.

L’esoterismo diventa così non soltanto una categoria utilizzata per classificare determinati fenomeni, ma anche un termine attraverso il quale autori, movimenti e ambienti culturali possono riconoscersi, organizzarsi e costruire genealogie della propria identità.

Kocku von Stuckrad (1966–)

Prospettiva interna e prospettiva esterna

Questa doppia origine suggerisce una distinzione metodologica che ritengo particolarmente utile per il lavoro oggetto di questo volume: quella fra prospettiva interna e prospettiva esterna.

La prospettiva interna riguarda il modo in cui una tradizione, un autore o una comunità descrive sé stessa, le proprie credenze, le proprie pratiche e il proprio sistema di conoscenza.

La prospettiva esterna riguarda invece il modo in cui lo storico, l’antropologo o lo studioso analizza quei fenomeni utilizzando categorie critiche e comparative.

In termini metodologici, potremmo avvicinare questa distinzione a quella, frequentemente utilizzata nelle scienze delle religioni e negli studi culturali, fra prospettiva emica, interna al sistema osservato, e prospettiva etica, costruita dallo studioso a fini analitici.

Le due prospettive non devono necessariamente contraddirsi, ma non vanno confuse.

Se una confraternita afferma di trasmettere un insegnamento proveniente da una tradizione primordiale, questa affermazione costituisce un dato rilevante per comprendere l’autorappresentazione della confraternita. Lo storico può però studiare separatamente quando tale narrazione sia comparsa, attraverso quali testi si sia diffusa e quali fonti ne consentano o meno la verifica.

In altre parole:

la tradizione ci dice ciò che essa afferma di essere; l’analisi storico-culturale cerca di ricostruire come quella tradizione si sia formata, trasformata e rappresentata nel tempo.

Dall’esoterismo come identità all’esoterismo come oggetto di studio

Nel XIX secolo e nella prima metà del XX l’esoterismo viene sistematizzato anche dagli stessi protagonisti delle correnti occultistiche, iniziatiche e tradizionaliste. Éliphas Lévi, Papus, gli ambienti teosofici, diversi ordini iniziatici moderni e, successivamente, autori come René Guénon contribuiscono, da prospettive anche profondamente differenti, a costruire rappresentazioni dell’esoterismo come sapere, tradizione, pratica o visione del mondo.

Ai fini del lavoro da cui è estratto questo articolo, interessa soprattutto il passaggio successivo: la progressiva trasformazione dell’esoterismo in oggetto autonomo di ricerca storico-critica e accademica.

Un ruolo fondamentale è svolto da Antoine Faivre. La cattedra dell’École Pratique des Hautes Études dedicata alla storia dell’esoterismo cristiano era stata istituita nel 1965 e affidata inizialmente a François Secret; nel 1979 Faivre assunse la direzione di studi, contribuendo in modo decisivo alla definizione dell’esoterismo occidentale come specifico campo accademico di ricerca.

In Access to Western Esotericism (State University of New York Press, Albany, 1994, pp. 10-15), Faivre propose di riconoscere una particolare “forma di pensiero” attraverso quattro caratteristiche fondamentali: corrispondenze, natura vivente, immaginazione e mediazioni ed esperienza della trasmutazione. A queste aggiunse due componenti secondarie: la pratica della concordanza, cioè la ricerca di convergenze tra differenti tradizioni spirituali, filosofiche o religiose, e la trasmissione, riferita alla comunicazione regolata degli insegnamenti.

È importante non confondere concordanza e corrispondenze. Le corrispondenze riguardano soprattutto le relazioni tra diversi livelli della realtà, come microcosmo e macrocosmo; la concordanza riguarda invece il confronto tra tradizioni differenti e la ricerca di elementi che possano essere considerati convergenti. Ai fini del Modello di Esoterismo Culturale, uno degli aspetti più significativi dell’approccio di Faivre consiste nell’aver mostrato che le correnti esoteriche possono essere studiate anche attraverso modalità ricorrenti di organizzazione del pensiero, del simbolismo e della conoscenza, senza ridurle a una semplice raccolta di dottrine eterogenee.

L’Esoterismo Culturale conserva questa attenzione alle strutture, ma non assume le caratteristiche individuate da Faivre come criteri universali o essenzialistici capaci di stabilire una volta per tutte che cosa debba essere considerato esoterico. Le ricerche successive hanno infatti evidenziato i limiti delle definizioni eccessivamente rigide.

Wouter J. Hanegraaff ha contribuito allo sviluppo di un approccio storico-empirico particolarmente attento ai processi attraverso cui l’esoterismo è stato costruito come categoria culturale. In Esotericism and the Academy. Rejected Knowledge in Western Culture (Cambridge University Press, Cambridge, 2012), Hanegraaff ricostruisce il ruolo svolto dai processi di esclusione e marginalizzazione di determinate forme di conoscenza nella formazione delle moderne narrazioni occidentali sulla religione, sulla filosofia e sulla scienza. La nozione di rejected knowledge, “conoscenza respinta”, permette di comprendere non soltanto che cosa sia stato storicamente classificato come esoterico, ma anche come e perché determinati saperi siano stati collocati al di fuori delle forme di conoscenza considerate culturalmente legittime. Occorre tuttavia evitare una semplificazione. Non tutto ciò che è stato storicamente respinto, marginalizzato o escluso può per questo essere considerato esoterico. Per il nostro percorso assume soprattutto rilievo la conseguenza metodologica dell’approccio storico-critico: identità, sistemi di significato e relazioni culturali devono essere ricondotti ai contesti nei quali si sono formati e trasformati.

Kocku von Stuckrad ha ulteriormente spostato l’attenzione verso i processi discorsivi, le rivendicazioni di conoscenza e le modalità attraverso cui particolari saperi vengono costruiti, legittimati, occultati, comunicati o resi accessibili. In opere quali Western Esotericism. A Brief History of Secret Knowledge (Equinox, London, 2005) e Locations of Knowledge in Medieval and Early Modern Europe. Esoteric Discourse and Western Identities (Brill, Leiden-Boston, 2010), l’interesse si concentra quindi meno sulla ricerca di una presunta essenza dell’esoterismo e maggiormente sui modi attraverso cui determinate forme di conoscenza vengono presentate come profonde, nascoste, superiori o accessibili secondo modalità differenziate.

Questa prospettiva presenta una particolare affinità con un elemento centrale del Modello di Esoterismo Culturale: l’attenzione alle modalità di organizzazione, mediazione e trasmissione del sapere.

Faivre, Hanegraaff e von Stuckrad rappresentano approcci differenti e non completamente sovrapponibili. Il dibattito accademico rimane aperto, così come è stata sottoposta a revisione critica la stessa qualificazione di “occidentale”, soprattutto quando viene applicata a fenomeni appartenenti a contesti extraeuropei o globali.

Da questa breve genealogia emerge un principio fondamentale per il modello di Esoterismo Culturale da me proposto:

l’esoterismo non deve essere trattato come un’essenza immutabile che rende automaticamente “esoterici” persone, testi, simboli o luoghi, ma come una categoria storico-culturale attraverso la quale analizziamo relazioni, tradizioni, pratiche, sistemi simbolici e modalità di costruzione e trasmissione del sapere.

Questo non significa negare l’esistenza storica delle tradizioni esoteriche, ma distinguere i fenomeni storici dalla categoria attraverso cui li analizziamo.

La distinzione assume particolare importanza quando ci occupiamo di patrimonio culturale. Se considerassimo l’esoterismo come una qualità intrinseca e immediatamente riconoscibile, potremmo essere portati a definire “esoterico” qualsiasi bene che presenti simboli, elementi misteriosi, riferimenti cosmologici o significati non immediatamente evidenti.

È proprio questo automatismo che il lavoro da cui è estratto questo articolo  intende evitare. Un bene culturale non appartiene al Patrimonio Culturale Esoterico semplicemente perché sembra esoterico. È necessario ricostruire la natura della sua relazione con l’esoterismo: verificare il contesto storico, le tradizioni di riferimento, l’eventuale intenzionalità, le fonti disponibili e, infine, seguirne nel tempo gli usi, le forme di ricezione e le successive rielaborazioni.

In questa prospettiva, l’aggettivo “esoterico” applicato al patrimonio culturale non dovrebbe essere considerato una qualità ontologica dell’oggetto, ma l’indicazione di una relazione culturale da ricostruire e documentare.

Questa affermazione costituisce uno dei presupposti del metodo che ho sviluppato nel volume Patrimonio Culturale Esoterico: Dall’Esoterismo Culturale all’Atlante Esoterico – Relazioni e criteri di riconoscimento (2026):

non si tratta di stabilire se un bene sia “esoterico in sé”, ma di comprendere se, come, quando e con quale grado di documentabilità esso sia entrato in relazione con tradizioni, sistemi simbolici, pratiche, persone o processi culturali riconducibili all’esoterismo.

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