Freeman Tilden (1883-1980)

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Freeman Tilden (1883-1980) è universalmente riconosciuto come il “padre dell’interpretazione”. All’età di 58 anni, Tilden decise di dare una svolta alla sua vita, accettando l’invito del suo amico Newton Drury, Direttore del National Park Service, a collaborare con il parco. Questo cambiamento lo portò a dedicarsi alla qualità e al miglioramento dei programmi interpretativi all’interno del sistema dei parchi nazionali statunitensi.

Durante i suoi viaggi nei parchi nazionali, Tilden studiò con attenzione i programmi interpretativi in essere, individuandone punti di forza e aree di miglioramento. Il frutto più importante del suo lavoro fu il celebre libro “Interpreting Our Heritage”, pubblicato per la prima volta nel 1957. Quest’opera, successivamente aggiornata in diverse edizioni, consolidò i fondamenti teorici e metodologici dell’interpretazione del patrimonio culturale e naturale. Per i lettori italiani, è disponibile un’edizione tradotta da Vanessa Vaio nel 2019, pubblicata da Libreria Geografica con il titolo: “Interpretare il nostro patrimonio”.

Tilden fornì anche la prima definizione formale di Interpretazione:

Interpretazione (Freeman Tilden – 1957)

“Attività educativa che aspira a rivelare significati e relazioni attraverso l’utilizzo di oggetti originali, esperienze da vivere in prima persona e mezzi esemplificativi, piuttosto che la mera trasmissione di fatti”[1]

Questa definizione evidenzia come l’interpretazione non sia solo un trasferimento di conoscenze, ma un processo educativo ed esperienziale che permette ai visitatori di connettersi profondamente con il patrimonio, andando oltre la semplice osservazione e stimolando una comprensione personale e significativa.

Tra i contributi più innovativi di Tilden, troviamo i sei principi dell’interpretazione, che rappresentano ancora oggi un riferimento essenziale per chi opera in questo campo. Il lavoro di Tilden ha avuto un impatto duraturo sull’intera disciplina dell’Heritage Interpretation, ispirando generazioni di educatori, guide, ricercatori e professionisti del patrimonio.

I sei principi di Freeman Tilden[2]

  1. Qualsiasi interpretazione che non metta in relazione ciò che viene illustrato o esposto con un aspetto della personalità o con l’esperienza del visitatore risulterà sterile.
  2. L’informazione in sé non è interpretazione. L’interpretazione è rivelazione fondata sull’informazione. Ma esse sono due cose del tutto differenti, sebbene tutta l’interpretazione includa l’informazione. Tuttavia, ogni attività di interpretazione contiene informazioni.
  3. L’interpretazione è un’arte che ne combina altre, qualunque sia l’argomento esposto: scientifico, storico, architettonico. E in qualche misura, ogni arte può essere insegnata.
  4. Lo scopo principale dell’interpretazione non è istruire ma provocare.
  5. L’interpretazione dovrebbe aspirare a presentare il tutto anziché una parte e dovrebbe rivolgersi all’uomo nel suo insieme piuttosto che ad una sua sola fase di sviluppo.
  6. L’interpretazione rivolta ai bambini (fino a circa 12 anni) non dovrebbe essere una diluizione di quello che si propone agli adulti, ma avere un approccio del tutto diverso. Richiederà programmi specifici e separati per il meglio

Tilden e l’Interpretazione ermeneutica

Pur non essendo un filosofo in senso stretto, Freeman Tilden ha applicato principi ermeneutici alla Heritage Interpretation, introducendo il concetto di “interpretazione come comunicazione trasformativa”. Per Tilden, l’interpretazione non è solo informativa, ma deve rivelare significati più profondi e universali, stimolando una connessione personale tra l’individuo e il patrimonio culturale o naturale. Questo approccio si presta a un confronto con i principi ermeneutici sviluppati da Ralph Waldo Emerson, Martin Heidegger e Hans-Georg Gadamer.

Tilden e Ralph Waldo Emerson

Emerson, nel suo saggio Nature (1836), definisce la natura come una “porta verso lo spirito universale”. Per lui, l’esperienza della natura permette all’individuo di scoprire verità profonde, trasformandosi in un momento di illuminazione personale. Questa visione si riflette nelle parole di Tilden[1]:

“Ogni vero interprete, oltre ad essere preparato sulle informazioni e diligente nell’uso della ricerca, saprà spingersi oltre l’apparenza verso la vera essenza, oltre il particolare verso la visione d’insieme, oltre una verità verso una verità più ampia”

Tilden ha sviluppato un approccio alla comunicazione culturale e naturale che richiama molte delle intuizioni di Emerson, pur adattandole a un contesto pratico.

  • Rivelazione Ermeneutica: Tilden definisce l’interpretazione come un processo che rivela i significati più profondi dei fenomeni naturali e culturali. Questo concetto è profondamente legato alla visione di Emerson, che vedeva la natura e l’esperienza come porte d’accesso a significati universali.
  • Esperienza e Intuizione: Tilden enfatizza l’importanza di creare connessioni personali tra il pubblico e il patrimonio, un’idea che risuona con la filosofia di Emerson sulla necessità di un’intuizione diretta e personale per comprendere la verità.
  • Comunicazione Creativa: Come Emerson, anche Tilden credeva nell’uso del linguaggio in modo evocativo, per stimolare la curiosità e la riflessione. Tilden cita spesso l’importanza del racconto e della narrazione per rendere il patrimonio “vivo” per i visitatori.

Tilden e Martin Heidegger

  • La rivelazione come atto ermeneutico: Heidegger, in Essere e tempo (1927), concepisce l’ermeneutica come un processo di rivelazione dell’essere, un atto che porta alla luce ciò che è nascosto. Tilden, nel suo approccio interpretativo, riflette questo principio quando afferma che l’interpretazione deve “rivelare al pubblico una verità più profonda che si cela dietro l’esposizione dei fatti” [2].
  • La visione d’insieme: Heidegger sottolinea l’importanza di comprendere il contesto più ampio di ciò che si interpreta, un concetto che Tilden descrive chiaramente questo concetto nella sua frase:

“Ogni vero interprete, oltre ad essere preparato sulle informazioni e diligente nell’uso della ricerca, saprà spingersi oltre l’apparenza verso la vera essenza, oltre il particolare verso la visione d’insieme, oltre una verità verso una verità più ampia” [3]

Tilden e  Hans-Georg Gadamer.

Gadamer, in Verità e metodo (1960), introduce il concetto di “fusione degli orizzonti” (Horizontverschmelzung), in cui l’interprete e il soggetto interpretato si incontrano in un dialogo dinamico per creare un nuovo significato. Questo concetto trova eco in Tilden, che considera l’interpretazione come un processo di comunicazione bidirezionale: l’interpretazione guida il visitatore oltre i fatti, stimolando una comprensione personale e contestualizzata del patrimonio.

Gadamer inoltre sottolinea che la curiosità e il desiderio di sapere sono fondamentali per il processo ermeneutico. Tilden rispecchia questa idea affermando che

“L’interpretazione deve saper sfruttare la pura curiosità per portare all’arricchimenti della mente e dello spirito” [4]

In entrambi i casi, la curiosità non è solo un mezzo per acquisire informazioni, ma uno strumento per costruire un’esperienza trasformativa.

[1] Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio p. 29

[2] Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio p. 29

[3] Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio p. 29

[4] Freeman Tilden: Interpretare il nostro patrimonio p. 29

 

Per una descrizione dei principi interpretativi si rimanda alla scheda : I 18 Principi della Heritage Interpretation 

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