Zohar Pagina di riferimento: Repertorio delle Fonti 1. Denominazione e identificazione della fonte Titolo: Sefer ha-Zohar Il termine zohar, “splendore” o “radianza”, è tradizionalmente collegato a Daniele 12,3, dove i sapienti sono associati allo splendore del firmamento. L’associazione è particolarmente significativa perché la luce diventa, nel corpus zoharico, una delle principali immagini attraverso le quali vengono rappresentate manifestazione divina, conoscenza e articolazione del mondo superiore. Lo Zohar occupa una posizione centrale nella storia della Cabala. Non è il primo testo cabbalistico — è preceduto, tra l’altro, dal Sefer Yetzirah, dal Sefer ha-Bahir e dalle prime scuole cabbalistiche provenzali e catalane — ma divenne progressivamente il testo più autorevole e influente della Cabala teosofica. La Cambridge History of Judaism lo considera uno dei grandi testi che segnarono la storia della mistica medievale, mentre la ricerca sulla sua ricezione ha mostrato come la sua autorità sia cresciuta progressivamente fino a raggiungere, in numerosi ambienti ebraici, uno status quasi canonico. 2. Natura e funzione della fonte Lo Zohar appartiene pienamente alla categoria 5.1 – Fonti Primarie Tradizionali perché non osserva dall’esterno la Cabala, ma genera, organizza e trasmette dall’interno uno dei suoi più importanti universi simbolici. La Torah viene reinterpretata come una realtà pluristratificata, nella quale il racconto biblico visibile rinvia continuamente a dinamiche invisibili. Le vicende dei patriarchi, l’Esodo, il Tabernacolo, le prescrizioni rituali, le relazioni tra uomo e donna, i nomi divini, le lettere, i colori e i fenomeni naturali diventano manifestazioni di processi che coinvolgono contemporaneamente Dio, le sefirot, il cosmo, Israele e l’anima umana. Per questo motivo lo Zohar non dovrebbe essere trattato semplicemente come un repertorio di “simboli cabbalistici”. Esso propone una visione sistemica della realtà, nella quale i differenti livelli dell’esistenza sono collegati. L’azione umana, la preghiera, lo studio della Torah e l’osservanza dei comandamenti possono partecipare all’armonia del mondo divino, mentre il peccato e la separazione contribuiscono al disordine. È proprio questa concezione dinamica delle relazioni tra il mondo umano e quello divino a costituire uno dei caratteri fondamentali della Cabala teosofica medievale. 3. Attribuzione tradizionale e formazione storico-critica La tradizione attribuisce lo Zohar a Rabbi Shimon bar Yoḥai, maestro tannaitico del II secolo d.C., discepolo di Rabbi Aqiva. All’interno del corpus egli appare come il grande maestro dei misteri della Torah, circondato da discepoli ai quali comunica insegnamenti segreti. Questa attribuzione appartiene pienamente alla storia religiosa e alla ricezione tradizionale dello Zohar ma non coincide però con la ricostruzione storico-filologica moderna. I testi zoharici iniziano infatti a emergere nella Castiglia della fine del XIII secolo. Mosè de León, morto nel 1305, ebbe un ruolo decisivo nella loro composizione, trasmissione e diffusione. La tesi classica elaborata soprattutto da Gershom Scholem attribuiva a Mosè de León la parte sostanziale del corpus; studi successivi, in particolare quelli di Yehuda Liebes, Ronit Meroz, Daniel Abrams, Boaz Huss e altri studiosi, hanno evidenziato una situazione più articolata, suggerendo differenti strati, ambienti redazionali e possibili contributi di più autori. La ricerca recente continua a riconoscere il ruolo centrale di Mosè de León, ma tende a evitare l’immagine troppo semplice dello Zohar come opera composta in una sola volta da un unico individuo. Particolarmente importante è la prospettiva proposta da Boaz Huss: all’origine non esisteva necessariamente quello che oggi intendiamo come un unico Sefer ha-Zohar. Testi zoharici circolavano separatamente e furono gradualmente raccolti, ordinati e interpretati come parti di un grande libro antico e autorevole. Il processo di consolidamento iniziò tra XIII e XIV secolo e continuò fino alle prime edizioni a stampa del XVI secolo. Per l’Atlante è quindi opportuno distinguere: Questa distinzione permette di rispettare la tradizione religiosa senza trasformarne l’autorappresentazione in un’affermazione storiografica. 4. La cornice narrativa Gran parte dello Zohar è costruita intorno a Rabbi Shimon bar Yoḥai e al gruppo dei suoi compagni. Essi percorrono idealmente la Galilea, incontrano personaggi misteriosi, sostano lungo le strade, discutono versetti biblici e scoprono significati nascosti. Questa costruzione narrativa è fondamentale. Lo Zohar non presenta normalmente la conoscenza come un sistema filosofico esposto ordinatamente in un trattato. Il sapere emerge durante un cammino. Un incontro apparentemente casuale può rivelare un maestro nascosto; un anziano, un bambino, un conducente d’asino o un viandante possono improvvisamente pronunciare un insegnamento straordinario. Il sapere può quindi presentarsi sotto un’apparenza modesta e richiede la capacità di riconoscerlo. La stessa organizzazione narrativa produce una configurazione simbolica: cammino → incontro → domanda → interpretazione → rivelazione. Questo elemento distingue profondamente lo Zohar da una semplice enciclopedia cabbalistica. I suoi protagonisti non possiedono soltanto informazioni: vivono l’interpretazione come esperienza. 5. Struttura del corpus Lo Zohar è molto più complesso di un singolo commentario. Il nucleo principale segue le sezioni settimanali della Torah e presenta interpretazioni mistiche di Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e, in misura più limitata, Deuteronomio. Intorno a questo corpo principale sono state trasmesse numerose unità letterarie dotate di caratteristiche proprie. Tra le sezioni maggiormente rilevanti figurano il Midrash ha-Neʿelam, “Midrash nascosto”; il Sifra di-Tzeniuta, “Libro dell’Occultamento”, testo particolarmente conciso e oscuro; l’Idra Rabba, “Grande Assemblea”, nella quale Rabbi Shimon e i compagni discutono i misteri della manifestazione divina; l’Idra Zuta, “Piccola Assemblea”, legata agli ultimi insegnamenti e alla morte di Rabbi Shimon; il Sava de-Mishpatim, centrato sui misteri dell’anima; lo Yanuka, costruito intorno alla figura di un fanciullo sapiente; le sezioni degli Heikhalot, dedicate ai palazzi celesti; e il Raza de-Razin, “Segreto dei Segreti”, che comprende materiale relativo alla fisiognomica. Il Raʿaya Meheimna, “Pastore Fedele”, e i Tiqqunei ha-Zohar appartengono alla più ampia letteratura zoharica ma rappresentano uno strato con caratteristiche proprie. Anche lo Zohar Ḥadash, “Nuovo Zohar”, è una raccolta successiva di materiali zoharici provenienti da manoscritti e pubblicata soltanto nel XVII secolo. 6. La Torah come realtà simbolica Uno dei principi fondamentali dell’ermeneutica zoharica è che la Torah non possa essere esaurita dalla sua superficie narrativa. Un celebre passo di Zohar III, 152a utilizza l’immagine dell’essere umano vestito. La Torah possiede un abito, un corpo e un’anima, fino a evocare un livello ancora più profondo, l’“anima dell’anima”. I racconti visibili della Scrittura sono paragonati alla veste: indispensabili, ma non coincidenti con la totalità del significato. La configurazione può essere espressa come: Non sarebbe tuttavia corretto intendere questa gerarchia come se lo Zohar invitasse semplicemente ad abbandonare il significato letterale. La veste è necessaria perché permette al significato di manifestarsi. Il mistero non distrugge il testo: si rivela attraverso di esso. È proprio questa concezione a rendere lo Zohar particolarmente importante per l’Atlante. Oggetti, episodi e personaggi biblici conservano il loro significato narrativo, ma diventano contemporaneamente porte verso ulteriori livelli di interpretazione. 7. Principali nuclei simbolici 7.1 Luce e splendore La luce costituisce uno dei simboli centrali dello Zohar, a partire dallo stesso titolo. Essa non indica soltanto la luce fisica, ma può esprimere manifestazione, conoscenza, vita divina, benedizione e flusso. La realtà divina nascosta diviene percepibile attraverso differenti livelli di manifestazione, descritti mediante immagini di luci, colori, scintille e irradiazioni. La relazione fondamentale è: nascosto → irradiazione → manifestazione → conoscenza. Lo splendore non elimina il mistero della fonte. Al contrario, proprio perché vediamo la luce possiamo intuire una sorgente che non coincide interamente con ciò che ci appare. 7.2 Le dieci Sefirot Il cuore della concezione teosofica dello Zohar è costituito dalle dieci sefirot, intese non semplicemente come oggetti o luoghi separati, ma come modalità, potenze o articolazioni della manifestazione divina. La terminologia presenta variazioni, ma la tradizione cabbalistica identifica generalmente: Keter (Corona), Ḥokhmah (Sapienza), Binah (Intelligenza/Comprensione), Ḥesed (Amore/Benevolenza), Gevurah o Din (Potenza/Giudizio), Tiferet (Bellezza/Armonia), Netzaḥ (Vittoria/Persistenza), Hod (Splendore/Maestà), Yesod (Fondamento) e Malkhut (Regno), strettamente associata alla Shekhinah. Nella Cabala teosofica medievale le sefirot costituiscono una rete dinamica di relazioni e potenze; la loro contemplazione occupa una posizione fondamentale nella comprensione della struttura divina. Per evitare un possibile anacronismo è però opportuno distinguere le sefirot zohariche dalla rappresentazione grafica dell’“Albero della Vita” oggi comunemente utilizzata. Lo Zohar impiega ampiamente immagini arboree, corporee e cosmiche per descrivere le relazioni sefirotiche, ma i diagrammi standardizzati dell’Albero costituiscono il risultato di sviluppi e sistematizzazioni successivi. Gli studi recenti sulla rappresentazione visiva delle sefirot hanno mostrato una storia diagrammatica complessa, particolarmente sviluppata nei secoli successivi. 7.3 Il nascosto e il manifestato Dietro il mondo sefirotico lo Zohar lascia intravedere una dimensione divina radicalmente nascosta. La Cabala successiva utilizzerà sistematicamente l’espressione Ein Sof, “Senza Fine” o “Infinito”, per indicare l’aspetto inconoscibile della divinità; è però opportuno ricordare che il termine Ein Sof ricorre soltanto raramente nel corpo principale dello Zohar e diviene molto più comune nella successiva sistematizzazione cabbalistica. In questa scheda quindi si preferisce parlare di: Divino nascosto → manifestazione sefirotica → creazione. Questa formula evita di proiettare retrospettivamente sul testo una terminologia pienamente sistematizzata soltanto in epoche successive. Il principio è comunque fondamentale: Dio trascende ogni rappresentazione, ma può manifestarsi attraverso relazioni, nomi, attributi e potenze. 7.4 Albero e flusso Le relazioni tra le sefirot vengono frequentemente rappresentate attraverso immagini organiche: albero, radici, rami, acque, sorgenti, fiumi e canali. Il simbolo arboreo permette di esprimere contemporaneamente unità e differenziazione. I rami sono differenti, ma appartengono allo stesso organismo; la pluralità non distrugge l’unità. L’immagine del flusso aggiunge una dimensione dinamica. La benedizione divina discende attraverso i differenti livelli, mentre le azioni umane possono favorire o ostacolare la corretta circolazione. La configurazione diventa: sorgente → canali → flusso → mondo. L’universo zoharico non è quindi una costruzione immobile, ma un sistema di relazioni continuamente alimentato. 7.5 Destra, sinistra e centro Una delle configurazioni fondamentali dello Zohar è la polarità tra destra e sinistra. La destra viene generalmente associata a Ḥesed, amore, benevolenza ed espansione; la sinistra a Gevurah/Din, potenza, limite e giudizio. Nessuna delle due può però costituire isolatamente l’ordine completo. La dimensione centrale, associata soprattutto a Tiferet, svolge una funzione mediatrice e armonizzatrice. Studi sull’ermeneutica zoharica hanno evidenziato l’importanza della relazione tra destra, sinistra e loro reciproca integrazione. La configurazione è quindi: Il simbolismo è importante perché mostra che l’unità non coincide con l’eliminazione della differenza. L’ordine nasce dalla relazione equilibrata tra forze differenti. 7.6 Maschile e femminile Uno degli aspetti più caratteristici e complessi dello Zohar è la rappresentazione delle dinamiche divine attraverso immagini maschili e femminili. Particolarmente importante è la relazione tra Tiferet, frequentemente rappresentata attraverso immagini regali e maschili, e Malkhut/Shekhinah, rappresentata come regina, sposa, madre, figlia o comunità di Israele. La separazione tra le due dimensioni esprime una condizione di squilibrio; la loro unione rappresenta invece armonia, benedizione e fecondità cosmica. Le immagini dell’amore, dell’abbraccio e perfino del bacio possono essere proiettate sul mondo sefirotico. Studi recenti hanno mostrato come l’immagine zoharica del bacio venga utilizzata per rappresentare la compenetrazione e la reciproca inclusione delle potenze divine. La configurazione simbolica fondamentale è: separazione → desiderio → incontro → unione → fecondità. Occorre tuttavia evitare di trasformare questa dinamica automaticamente in un generico “matrimonio sacro” universale. Si tratta di un sistema simbolico specificamente sviluppato all’interno della Cabala ebraica medievale. 7.7 La Shekhinah La Shekhinah rappresenta uno dei nodi più importanti dello Zohar. Il termine appartiene già alla tradizione rabbinica e indica la presenza divina, ma nella Cabala medievale assume una configurazione più accentuatamente personificata e femminile. Nello Zohar la Shekhinah viene collegata a Malkhut, ultima delle sefirot, e può essere rappresentata come Regina, Sposa, Figlia, Luna, Terra e Comunità d’Israele. La letteratura cabbalistica medievale sviluppa fortemente la concezione della Shekhinah come potenza femminile che può unirsi alle altre dimensioni divine oppure separarsene. La Shekhinah permette così di collegare: Quando la Shekhinah è separata, il cosmo vive una condizione di frattura; quando viene ristabilita la relazione, l’ordine può essere ricomposto. 7.8 Esilio e restaurazione L’esilio non è soltanto un fatto storico. Nella simbolica zoharica può diventare una condizione cosmica e divina. L’esilio di Israele viene messo in relazione con l’esilio della Shekhinah. La separazione nel mondo umano riflette e contemporaneamente partecipa a una disarmonia nelle dimensioni superiori. Elliot Wolfson ha evidenziato come la separazione della Shekhinah dal mondo delle sefirot possa essere descritta come un’interruzione dei canali della luce e dell’influsso divino. Ne deriva una configurazione centrale: separazione → esilio → oscuramento → restaurazione → unione. Questa dinamica prepara alcuni temi che diventeranno ancora più centrali nella Cabala lurianica, pur senza confondere il sistema zoharico con la successiva dottrina lurianica del tikkun. 7.9 La rosa Lo Zohar si apre con una delle immagini più celebri dell’intero corpus: la rosa tra le spine, tratta dal Cantico dei Cantici. La rosa viene associata alla Comunità d’Israele, cioè alla Shekhinah/Malkhut, e i suoi colori e petali diventano elementi di una complessa esegesi simbolica. La forza dell’immagine deriva dal contrasto: La rosa mostra perfettamente il metodo zoharico: una singola immagine biblica può diventare il punto di ingresso in una rete di relazioni tra testo, divino e cosmo. 7.10 Corpo e Uomo superiore Lo Zohar utilizza estesamente il corpo umano come immagine della struttura divina. Testa, braccia, torace, organi generativi e altre parti corporee possono corrispondere a differenti potenze sefirotiche. Le sezioni dell’Idra Rabba e dell’Idra Zuta sviluppano in modo particolarmente intenso questo linguaggio antropomorfico, descrivendo la manifestazione divina mediante configurazioni riconducibili all’Uomo superiore o primordiale. L’antropomorfismo non implica necessariamente l’idea di un Dio fisicamente corporeo. Il corpo diventa piuttosto una mappa simbolica delle relazioni divine. La configurazione è: unità del corpo ↔ pluralità degli organi e quindi: unità divina ↔ pluralità delle potenze. Il corpo rende comprensibile come una realtà possa possedere molte articolazioni senza perdere la propria unità. 7.11 Il simbolismo sessuale e generativo La sessualità possiede nello Zohar una forte dimensione cosmica. Yesod, il Fondamento, svolge spesso una funzione generativa e mediatrice, collegando le potenze superiori a Malkhut/Shekhinah. Le relazioni sessuali umane, quando integrate nell’ordine religioso, possono diventare il riflesso di relazioni superiori. È importante interpretare questo simbolismo nel proprio contesto storico-religioso. Non si tratta semplicemente di erotismo metaforico: il corpo, la sessualità, il matrimonio e la generazione vengono inseriti in una concezione nella quale l’essere umano partecipa ai processi di armonizzazione del cosmo. Gli studi contemporanei hanno dedicato notevole attenzione proprio alle dimensioni erotiche e di genere dell’immaginario zoharico. 7.12 Il lato altro: Sitra Aḥra Accanto all’ordine della santità compare la Sitra Aḥra, letteralmente “l’altro lato”. Essa rappresenta il dominio delle forze della separazione, dell’impurità e del disordine. Il male non costituisce però semplicemente un secondo principio divino indipendente contrapposto a Dio. Nel sistema zoharico esso occupa una posizione subordinata e dipendente, anche se possiede una propria articolazione simbolica estremamente sviluppata. Studi sull’ermeneutica zoharica hanno evidenziato proprio la relazione asimmetrica tra il mondo divino e quello demoniaco. Questa struttura permette di comprendere meglio una configurazione ricorrente: Il male è spesso rappresentato come ciò che interrompe relazioni e flussi, appropriandosi di ciò che dovrebbe appartenere all’ordine della santità. 8. L’essere umano come soggetto attivo del cosmo Uno degli aspetti più importanti dello Zohar è il ruolo attribuito all’essere umano. L’uomo non è un osservatore passivo di una struttura divina già perfettamente determinata. Attraverso preghiera, studio, intenzione religiosa, osservanza dei comandamenti e condotta morale, egli può contribuire simbolicamente all’armonizzazione delle potenze superiori. Da qui deriva quella che gli studiosi definiscono spesso la dimensione teurgica della Cabala: l’azione religiosa compiuta nel mondo inferiore produce effetti simbolicamente corrispondenti nel mondo superiore. Gli studi sulla Cabala castigliana hanno mostrato quanto questa concezione fosse importante nella reinterpretazione mistica dei comandamenti. La relazione assume quindi una forma circolare: divino → mondo → essere umano → azione → mondo divino. Questo principio è fondamentale per comprendere la differenza tra una semplice cosmologia e una concezione realmente sistemica: ogni livello è collegato agli altri. 9. Il simbolismo della conoscenza nascosta Lo Zohar utilizza continuamente termini collegati al segreto, raz o razin, e ai “misteri della Torah”. La segretezza non deve però essere interpretata soltanto come occultamento deliberato di informazioni riservate. Essa deriva anche dalla concezione secondo cui la realtà possiede profondità differenti e non può essere compresa tutta nello stesso modo. Il sapere richiede quindi preparazione, interpretazione e trasformazione dello sguardo. La relazione è: Questa dinamica costituisce uno dei punti di maggiore interesse per il Modello di Esoterismo Culturale: il carattere “esoterico” del testo non dipende soltanto dal fatto che certi insegnamenti siano riservati, ma dal presupposto che la realtà stessa possieda livelli di significato non immediatamente evidenti. 10. Relazioni con gli altri elementi dell’Atlante Esoterico Lo Zohar costituisce uno dei grandi nodi relazionali dell’Atlante. La tradizione principale è naturalmente la Cabala ebraica, ma la fonte deve essere collegata anche alle precedenti forme della mistica ebraica, al Sefer Yetzirah, al Sefer ha-Bahir, alla tradizione degli Heikhalot e della Merkavah e, sul piano della ricezione, alla Cabala di Safed, a Moshe Cordovero, Isaac Luria e alle successive tradizioni cabbalistiche. Tra le figure principali emergono Rabbi Shimon bar Yoḥai, i suoi compagni letterari, Mosè de León, e, nella successiva ricezione, Moshe Cordovero, Isaac Luria, Ḥayyim Vital e i grandi interpreti zoharici. I simboli maggiormente collegabili sono luce, splendore, corona, albero, radice, ramo, acqua, fiume, sorgente, rosa, luna, sole, re, regina, sposo, sposa, corpo, cuore, volto, occhio, destra, sinistra, centro, colonna, fuoco, veste, anima, palazzo e lettera. Tra le configurazioni simboliche assumono particolare rilievo: 11. Uso e ricezione storica Lo Zohar cominciò a circolare tra i cabbalisti iberici tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. La sua trasformazione in un corpus unitario e autorevole avvenne progressivamente, non immediatamente. Boaz Huss ha mostrato come il processo di costruzione del “Libro dello Zohar” abbia comportato raccolta, ordinamento, attribuzione di autorità e progressiva canonizzazione dei testi. Una svolta fondamentale avvenne nel XVI secolo. Le prime grandi edizioni a stampa furono pubblicate quasi contemporaneamente a Mantova e Cremona tra il 1558 e il 1560. La stampa contribuì a stabilizzare la forma del corpus e ad amplificarne enormemente la diffusione. Nello stesso secolo il nuovo centro cabbalistico di Safed contribuì in modo decisivo alla crescente autorità dello Zohar. Moshe Cordovero ne produsse un vastissimo commentario e Isaac Luria elaborò un nuovo sistema cabbalistico che, pur introducendo dottrine proprie, si presentava come interpretazione profonda della tradizione zoharica. La storia successiva della Cabala non può essere compresa senza questa centralità dello Zohar. La sua influenza si estese inoltre oltre l’ebraismo. I cabbalisti cristiani del Rinascimento e dell’età moderna cercarono nello Zohar testimonianze che potessero essere reinterpretate cristologicamente. Tra XVII e XVIII secolo la Kabbala Denudata di Christian Knorr von Rosenroth rese accessibili in latino numerosi materiali cabbalistici e contribuì fortemente alla ricezione cristiana dello Zohar. Studi recenti hanno mostrato come Knorr interpretasse sistematicamente materiali zoharici attraverso una prospettiva cristologica estranea al contesto ebraico originario. La ricezione continuò nell’occultismo occidentale, nella cosiddetta Hermetic Qabalah, nella teosofia e in numerose correnti esoteriche moderne. Questi sviluppi appartengono pienamente alla storia dell’Esoterismo Culturale, ma devono essere distinti dalla Cabala ebraica e dalla funzione originaria dello Zohar. 12. Cautele interpretative Lo Zohar richiede una particolare attenzione metodologica perché è stato uno dei testi più facilmente soggetti a retroproiezioni. È opportuno evitare almeno tre confusioni. La prima consiste nell’identificare automaticamente lo Zohar con tutta la Cabala. La Cabala precede lo Zohar e continua a svilupparsi dopo di esso attraverso sistemi differenti. La seconda consiste nell’attribuire allo Zohar concetti nella forma sistematica acquisita soltanto successivamente. Il celebre Albero della Vita diagrammatico, la Cabala lurianica con tzimtzum, “rottura dei vasi” e tikkun, e molte corrispondenze dell’occultismo moderno costituiscono sviluppi posteriori e non devono essere presentati come se fossero già integralmente formulati nel corpus zoharico. La terza consiste nel leggere categorie cristiane, ermetiche, alchemiche o occultistiche moderne come significati originariamente presenti nello Zohar. La storia della ricezione rende tali confronti culturalmente importanti, ma occorre distinguere: significato zoharico storico → ricezione cabbalistica successiva → reinterpretazione cristiana → reinterpretazione esoterica moderna. Questa distinzione è particolarmente coerente con l’impostazione dell’Esoterismo Culturale adottata nell’Atlante. 13. Potenziale interpretativo ed esperienziale Lo Zohar possiede un potenziale straordinariamente elevato per la Heritage Interpretation perché la sua stessa concezione del testo si basa sul passaggio dall’apparenza al significato profondo. Un possibile tema interpretativo potrebbe essere: “Ciò che vediamo è spesso soltanto la veste di ciò che significa.” La metafora zoharica della Torah come veste, corpo e anima potrebbe costituire il centro di un’esperienza interpretativa. Al partecipante potrebbe essere mostrato un oggetto coperto da più strati: ogni strato rivela qualcosa, ma nessuno esaurisce completamente l’oggetto. La domanda attivante potrebbe essere: Quando guardiamo qualcosa, siamo sicuri di vedere tutto ciò che contiene? Un secondo percorso potrebbe partire dalla luce. Una sorgente luminosa attraversata da filtri differenti può mostrare come una realtà unica possa manifestarsi in forme diverse senza cessare di provenire dalla stessa fonte. Il collegamento con le sefirot dovrebbe naturalmente essere presentato come analogia interpretativa e non come riproduzione fisica della dottrina. La rosa tra le spine permetterebbe invece di lavorare sulla relazione tra bellezza e protezione, apertura e limite, mentre la coppia esilio/restaurazione potrebbe diventare una provocazione sull’esperienza universale della separazione: Che cosa significa ricomporre qualcosa che si è spezzato? Particolarmente interessante è infine la dimensione narrativa. I maestri dello Zohar apprendono viaggiando, incontrando persone e interrogando la realtà. Un percorso interpretativo potrebbe quindi essere organizzato non come una lezione statica, ma come una sequenza di soglie, incontri e scoperte, in piena coerenza con l’Approccio tematico, la Partecipazione, la Rivelazione, la Provocazione e l’Approccio sistemico previsti dai diciotto principi della Heritage Interpretation. L’interpretazione dovrebbe però rimanere sempre fondata sui fatti e distinguere chiaramente il contenuto storico del testo dalle successive elaborazioni. 14. Valore per il Patrimonio Culturale Esoterico Lo Zohar rappresenta una fonte primaria di eccezionale importanza per il Patrimonio Culturale Esoterico perché costituisce uno dei più articolati sistemi storico-culturali di interpretazione simbolica della realtà sviluppati nel Medioevo. La sua importanza non risiede soltanto nella presenza di singoli simboli. È il principio relazionale che organizza tali simboli a essere decisivo. Nello Zohar: Per questo lo Zohar non dovrebbe essere interpretato come un semplice “libro di segreti”, ma come un grande sistema ermeneutico e simbolico nel quale testo, divino, cosmo e essere umano vengono continuamente messi in relazione. 15. Edizioni e bibliografia essenziale Per uno studio moderno dello Zohar il riferimento oggi più importante è Daniel C. Matt, Nathan Wolski e Joel Hecker, The Zohar: Pritzker Edition, 12 voll., Stanford, Stanford University Press, 2003-2017. Si tratta della prima traduzione completa inglese fondata su una ricostruzione critica del testo aramaico basata su un ampio numero di manoscritti e varianti. Il progetto, durato circa vent’anni, è stato completato in dodici volumi; Stanford University Press rende disponibile anche il testo aramaico ricostruito utilizzato per l’edizione. Per il lettore italiano è particolarmente utile Zohar. Il libro dello splendore, a cura di Giulio Busi, traduzione dall’aramaico e dall’ebraico di Anna Linda Callow, Torino, Einaudi, originariamente pubblicato nella collana I millenni nel 2008 e successivamente riproposto negli Einaudi Tascabili nel 2016. Si tratta di un’ampia antologia, non della traduzione integrale del corpus, accompagnata da un importante apparato introduttivo e interpretativo. Fondamentale per la storia degli studi rimane Gershom Scholem, Major Trends in Jewish Mysticism, New York, Schocken, 1941, in particolare la trattazione dedicata allo Zohar e alla Cabala teosofica. Le conclusioni di Scholem sull’autore unico sono state successivamente discusse e in parte riformulate, ma la sua opera rimane un passaggio imprescindibile della moderna storiografia della mistica ebraica. Ancora più specifico è Gershom Scholem, Zohar: The Book of Splendor. Basic Readings from the Kabbalah, New York, Schocken Books, 1949, antologia che contribuì in modo decisivo alla conoscenza moderna del testo. Di grande importanza è Isaiah Tishby, The Wisdom of the Zohar: An Anthology of Texts, trad. David Goldstein, 3 voll., Oxford, Oxford University Press, 1989, opera fondamentale per lo studio sistematico della teologia, della cosmologia, dell’antropologia, della dottrina dell’anima, della preghiera e del simbolismo zoharico. Boaz Huss richiama proprio Tishby per sottolineare come lo Zohar debba essere considerato una grande antologia composta da differenti unità e fonti piuttosto che un testo originariamente uniforme. Per un’introduzione accessibile ma rigorosa è particolarmente utile Arthur Green, A Guide to the Zohar, Stanford, Stanford University Press, 2004, concepito come guida storico-teologica alla Pritzker Edition. Per l’interpretazione letteraria e religiosa si segnala Pinchas Giller, Reading the Zohar: The Sacred Text of the Kabbalah, Oxford, Oxford University Press, 2001, che analizza i principali nuclei del corpus e le modalità attraverso le quali esso è stato letto nella tradizione cabbalistica. Per le problematiche del simbolismo, della corporeità, del genere, dell’eros e dell’ermeneutica è fondamentale l’opera di Elliot R. Wolfson, in particolare Through a Speculum That Shines: Vision and Imagination in Medieval Jewish Mysticism, Princeton, Princeton University Press, 1994, e Language, Eros, Being: Kabbalistic Hermeneutics and Poetic Imagination, New York, Fordham University Press, 2005. La sua ricerca ha contribuito in modo particolare all’analisi delle configurazioni maschile/femminile, destra/sinistra, visione, corpo e linguaggio nella letteratura zoharica. Per la formazione materiale e letteraria del corpus sono essenziali gli studi di Ronit Meroz, che hanno contribuito profondamente alla revisione dell’idea dello Zohar come testo unitario prodotto in un singolo momento; le ricerche sui manoscritti da lei condotte hanno costituito anche una base importante per la ricostruzione testuale della Pritzker Edition. Infine, per la storia della canonizzazione e della ricezione è oggi imprescindibile Boaz Huss, The Zohar: Reception and Impact, Oxford-Portland, Littman Library of Jewish Civilization, 2016, in particolare i capitoli “The Zohar as an Imagined Book”, pp. 36-66, e “The Formation of the Zoharic Canon”, pp. 67-111. Huss mostra come l’idea stessa dello Zohar quale libro unitario, antico, sacro e autorevole sia il risultato di un processo storico di costruzione e ricezione sviluppatosi nel corso dei secoli. 8. Approfondimenti The Zohar – In Moslem and Chrisitan Spain By Ariel Bension (En) (trovato in rete al seguente indirizzo: https://ia801509.us.archive.org/7/items/in.ernet.dli.2015.220627/2015.220627.The-Zohar.pdfI Nota Le schede, gli archivi e i repertori presenti nell’Atlante Esoterico costituiscono strumenti di analisi simbolica, interpretativa e documentaria sviluppati nell’ambito del progetto di ricerca sul Patrimonio Culturale Esoterico. Per una descrizione dettagliata dell’Atlante e della metodologia usata si rimanda alla scheda: Cos’è e come funziona l’Atlante Esoterico.
Biblioteca Esoterica In Evidenza
A cura di Ignazio Caloggero
Frontespizio della prima edizione dello Zohar, Mantova, 1558. (file Wikimedia Commons)
Titolo abbreviato: Zohar
Titolo italiano: Il Libro dello Splendore o Il Libro della Luce/Radianza
Significato di zohar: splendore, fulgore, radianza
Attribuzione tradizionale: Rabbi Shimon bar Yoḥai
Formazione storico-critica: Castiglia, principalmente tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo
Lingua prevalente: aramaico letterario zoharico, con parti in ebraico
Forma: corpus esegetico, narrativo, mistico, teosofico e simbolico organizzato prevalentemente come interpretazione della Torah
Categoria del Repertorio: 5.1 – Fonti Primarie Tradizionali
Tradizione principale: Cabala ebraica
Ambiti correlati: mistica ebraica, esegesi biblica, teosofia cabbalistica, cosmologia, antropologia spirituale, dottrina dell’anima, simbolismo religioso.










