Zoroastro (Zarathustra)
A cura di Ignazio Caloggero

Zoroastro dipinto da Raffaello, particolare della Scuola di Atene.
Pagina di riferimento: Repertorio dei Personaggi
Il Personaggio
Nome principale: Zoroastro
Varianti: Zarathustra, Zaraθuštra o Zarathuštra in avestico; Zardušt in medio persiano; Zōroástrēs nella tradizione greca.
Tradizione di riferimento: religione mazdea o zoroastriana dell’antico Iran; successive ricezioni greco-romane, medievali, rinascimentali ed esoteriche occidentali.
Inquadramento metodologico
Zoroastro occupa una posizione particolare nel Repertorio dei Personaggi. Non è una figura puramente mitica, paragonabile, per esempio, a Hiram Abif: alla base della tradizione vi fu con ogni probabilità un maestro religioso realmente esistito. Restano tuttavia oggetto di discussione la sua epoca, il luogo preciso della sua attività e perfino l’attribuzione individuale delle Gāthā, i cinque gruppi di inni religiosi più antichi e sacri dell’Avesta, il testo fondamentale della tradizione zoroastriana.
Diverse ricostruzioni linguistiche e storico-religiose collocano Zoroastro nell’Iran orientale verso la fine del II millennio a.C., mentre nel corso degli studi sono state proposte anche cronologie differenti. La presente scheda non intende quindi negarne il probabile fondamento storico, ma analizzarne soprattutto la dimensione simbolica e trans-storica, formatasi attraverso l’Avesta, la letteratura pahlavi e le successive ricezioni greco-romane, medievali, rinascimentali e moderne.
Zarathustra, III secolo d.C., Doura Europos, Siria
1. Il Personaggio
Zoroastro è il sapiente che pone l’essere umano davanti a una scelta. Nella più antica tradizione avestica non appare come una divinità, ma come sacerdote, poeta e annunciatore di una sapienza ricevuta da Ahura Mazdā, il “Signore Sapiente”. La rivelazione, mediata simbolicamente da Vohu Manah, il Buon Pensiero, gli mostra che il mondo non è un insieme disordinato di eventi: è il campo in cui si confrontano Aša, la verità e il giusto ordine, e Druj, la menzogna, l’inganno e la disgregazione.
L’uomo non è semplice spettatore di questo confronto. Attraverso pensiero, parola e azione, partecipa alla costruzione o alla corruzione dell’ordine del mondo. La formula “buoni pensieri, buone parole, buone azioni”, già attestata nella tradizione avestica, diverrà la sintesi più conosciuta dell’etica zoroastriana.
Secondo la memoria tradizionale, Zoroastro incontra opposizione, abbandona il proprio ambiente e trova ascolto presso il sovrano Vištāspa, grazie al quale il suo insegnamento può diffondersi. Nei testi pahlavi la sua vita viene progressivamente trasfigurata: il maestro diventa profeta archetipico, sacerdote primordiale, avversario delle potenze distruttive e portatore di una rivelazione destinata a orientare la storia cosmica. La sua eredità può essere condensata in una domanda ancora attuale: da quale parte dell’ordine del mondo scegliamo di stare?
2. Funzione simbolica
Nel sistema simbolico zoroastriano, Zoroastro non rappresenta soltanto il fondatore o il riformatore di una religione. Egli incarna la possibilità che l’essere umano riconosca l’ordine profondo del reale, scelga consapevolmente di accordarsi con esso e trasformi tale comprensione in condotta concreta.
Rivelatore dell’Aša
La prima funzione di Zoroastro è quella di rivelatore dell’Aša. Il termine avestico non può essere tradotto pienamente con una sola parola: indica insieme verità, giustizia, rettitudine, ordine cosmico e corretto modo di agire. Zoroastro non trasmette quindi una conoscenza puramente teorica, ma rivela il principio che rende il mondo intelligibile e moralmente orientato. L’Aša è l’ordine che regge il cosmo, ma è anche la verità che deve essere realizzata nella vita dell’individuo e della comunità.
In opposizione all’Aša si trova la Druj, la menzogna intesa non soltanto come falsità verbale, ma come inganno, deviazione e forza disgregatrice. La polarità Aša–Druj permette di comprendere uno degli aspetti più caratteristici della figura di Zoroastro: il mondo non è moralmente indifferente e ogni essere umano, attraverso le proprie decisioni, contribuisce a rafforzare l’ordine oppure la disgregazione.
Mediatore della sapienza divina
Zoroastro svolge anche una funzione di mediatore tra Ahura Mazdā e l’umanità. È un essere umano che riceve, interroga, comprende e trasmette. Nelle Gāthā la relazione con il divino assume frequentemente la forma del dialogo: Zoroastro pone domande sull’origine del cosmo, sulla giustizia, sul destino dell’anima e sul modo in cui l’uomo possa sostenere il bene.
La tradizione successiva sviluppa questo nucleo narrando l’incontro del profeta con Vohu Manah, il Buon Pensiero, che lo conduce alla presenza di Ahura Mazdā. La mediazione non avviene dunque attraverso una forza irrazionale, ma attraverso una mente resa capace di riconoscere il vero. Simbolicamente, il Buon Pensiero costituisce la soglia attraverso cui l’uomo può accedere alla sapienza.
Maestro della scelta e della responsabilità
Una funzione ancora più caratteristica è quella di maestro della scelta etica. Zoroastro rappresenta il momento in cui l’essere umano prende coscienza di non essere passivamente sottoposto alle forze cosmiche. Pensare, parlare e agire sono atti attraverso i quali ciascuno collabora alla realizzazione dell’ordine o alimenta il disordine.
La triade “buon pensiero, buona parola, buona azione” non deve essere ridotta a semplice regola morale. Essa descrive una progressione: il pensiero genera la parola, la parola orienta l’azione e l’azione modifica il mondo. L’etica zoroastriana assume quindi una dimensione cosmica: ogni scelta personale partecipa a una vicenda che riguarda l’intera creazione.
Riformatore e oppositore della falsa sacralità
Zoroastro può essere interpretato anche come archetipo del riformatore religioso. La sua funzione non consiste nel rifiutare ogni tradizione precedente, ma nel sottoporla al criterio della verità e della giustizia. Nella rappresentazione avestica egli si oppone ai sacerdoti e ai capi che sostengono pratiche considerate violente, ingannevoli o contrarie all’Aša.
La sua lotta non è soltanto contro un avversario esterno: è contro la trasformazione del sacro in strumento di dominio, falsità e disordine. Per questo Zoroastro rappresenta simbolicamente il sapiente che non accetta l’autorità come garanzia automatica di verità, ma richiama ogni potere religioso e politico alla responsabilità morale.
Guida verso il compimento del mondo
La funzione di Zoroastro possiede infine una forte dimensione escatologica. Nelle Gāthā sono già presenti il giudizio sulle azioni, la distinzione tra la “migliore esistenza” e la condizione legata alla menzogna, il Ponte del Giudizio e l’idea che la scelta compiuta durante la vita abbia conseguenze oltre la morte. Nella tradizione successiva questi motivi vengono sviluppati nella dottrina della rinnovazione finale del mondo, quando il male sarà definitivamente reso impotente e la creazione raggiungerà la propria pienezza.
Zoroastro diventa così il profeta della responsabilità cosmica: colui che insegna che la salvezza del mondo non è estranea alla condotta umana, ma passa anche attraverso la libertà, il discernimento e la capacità di scegliere il vero.
3. Struttura simbolica e attributi
La struttura simbolica di Zoroastro richiede una particolare cautela. A differenza di altre figure del Repertorio, egli non possiede un insieme antico, univoco e stabilmente documentato di attributi iconografici personali. James R. Russell ha osservato che non è nota alcuna immagine antica, indigena o straniera, identificabile con certezza come ritratto intenzionale di Zoroastro prima del Rinascimento italiano. Le immagini oggi più diffuse sono quindi ricostruzioni e interpretazioni relativamente tarde.
Più che attraverso un ritratto canonico, Zoroastro è riconoscibile mediante una costellazione di simboli collegati alla sua rivelazione e alla religione che porta il suo nome.
Il fuoco e la luce
Il fuoco è l’elemento simbolico più immediatamente associato allo zoroastrismo. Non deve però essere interpretato come una divinità autonoma né come oggetto di una semplice “adorazione del fuoco”. Esso costituisce un segno visibile dell’Aša, della purezza, della lucidità e della presenza dell’ordine divino. Nella tradizione zoroastriana il fuoco è anche collegato al discernimento e al giudizio: rende visibile, illumina e separa il vero dal falso.
Associata al fuoco è la luce, che nelle biografie pahlavi accompagna già la nascita miracolosa di Zoroastro. La sua gloria celeste, o xwarrah, discende attraverso i diversi livelli del cosmo e si manifesta come irradiazione. Questa narrazione appartiene alla successiva elaborazione teologica e non alla ricostruzione biografica del possibile personaggio storico; è però fondamentale per comprendere Zoroastro come portatore di una sapienza che illumina e ordina.
La parola sacra e le Gāthā
Il principale “attributo” di Zoroastro non è un oggetto, ma la parola poetica e rituale. Le Gāthā, inni in antico avestico tradizionalmente attribuiti al profeta, costituiscono il nucleo più antico dell’Avesta. In esse Zoroastro non consegna semplicemente una dottrina: interroga, invoca, argomenta e invita alla scelta. La parola diventa così strumento di conoscenza e azione capace di sostenere l’Aša.
Alla parola è collegata la preghiera, intesa non come formula passiva, ma come atto che dispone la mente al vero. Il pensiero corretto deve diventare parola vera e la parola vera deve tradursi in azione giusta.
La polarità Aša–Druj
L’opposizione tra Aša e Druj forma la geometria fondamentale del sistema simbolico zoroastriano. Non è una semplice contrapposizione cromatica tra “bianco” e “nero”, né va ridotta all’idea di due divinità perfettamente uguali. Essa esprime la tensione tra verità e menzogna, ordine e disgregazione, cura della creazione e sua corruzione.
Zoroastro si colloca simbolicamente nel punto in cui questa polarità diventa scelta consapevole. Egli non elimina la tensione, ma insegna a orientarsi al suo interno.
La triade pensiero–parola–azione
Il numero tre assume particolare rilevanza attraverso la sequenza: buon pensiero – buona parola – buona azione.
Questa triade esprime la necessità di una coerenza integrale. Non basta pensare il bene senza pronunciarlo, né dichiararlo senza realizzarlo. La trasformazione dell’individuo e del mondo richiede continuità tra interiorità, comunicazione e comportamento.
Vohu Manah e le potenze dell’ordine
Vohu Manah, il Buon Pensiero, è strettamente connesso alla vocazione di Zoroastro. Nella successiva sistemazione dottrinale esso appartiene agli Aməša Spənta, le potenze benefiche attraverso cui vengono espressi aspetti della sapienza e dell’azione di Ahura Mazdā: Verità perfetta, Buon Pensiero, Desiderabile Dominio, Santa Devozione, Integrità e Immortalità.
Queste figure non sono semplicemente personaggi esterni a Zoroastro, ma rappresentano qualità cosmiche e interiori che l’essere umano è chiamato a riconoscere e incarnare.
Iconografia successiva
Nell’iconografia moderna Zoroastro viene spesso raffigurato come un anziano sapiente barbuto, vestito di bianco, con una mano alzata in gesto di insegnamento e talvolta con un bastone. Questi elementi appartengono soprattutto alla costruzione visiva moderna e non devono essere assunti come documentazione del suo aspetto storico.
Anche il cosiddetto Faravahar, oggi largamente usato come emblema zoroastriano e iranico, non va presentato automaticamente come simbolo personale di Zoroastro. L’interpretazione della figura alata achemenide è stata ed è discussa: è stata letta come immagine di Ahura Mazdā, della fravaši o della gloria divina, senza che possa essere identificata direttamente con il profeta.
Spazi simbolici
Lo spazio fondamentale della figura di Zoroastro è innanzitutto il luogo della rivelazione. Nella letteratura pahlavi esso viene localizzato presso il fiume Dāitī, dove Vohu Manah conduce il profeta all’incontro con Ahura Mazdā. Il fiume rappresenta la soglia: Zoroastro si trova tra due rive, tra la condizione ordinaria e una nuova comprensione.
La corte di Vištāspa è lo spazio della prova pubblica e della trasmissione. La sapienza ricevuta deve confrontarsi con resistenze, autorità e interessi consolidati prima di poter essere riconosciuta.
Il tempio del fuoco, pur appartenendo allo sviluppo storico della religione più che alla biografia originaria del profeta, rappresenta lo spazio rituale nel quale luce, purezza, parola e ordine vengono mantenuti attraverso una cura continua.
La montagna e la grotta, infine, appartengono soprattutto alla ricezione greco-romana. Dione Crisostomo immagina Zoroastro ritirato su una montagna avvolta dal fuoco celeste, mentre Porfirio gli attribuisce l’istituzione di una grotta cosmica consacrata a Mithra. Si tratta di costruzioni ellenistiche, non di dati avestici, ma esse contribuiranno a trasformare Zoroastro nell’archetipo occidentale del mago-sapiente che riceve la conoscenza in uno spazio separato dal mondo ordinario
4. Presenza nelle tradizioni, nei sistemi esoterici e nel Patrimonio Culturale Esoterico
4.1 Tradizione avestica e zoroastriana originaria
Nell’Avesta, Zoroastro è il sacerdote e annunciatore della religione di Ahura Mazdā. Le Gāthā, comprese nel Yasna, costituiscono la testimonianza più antica e vicina al nucleo originario della sua figura. Vi emergono la ricerca dell’Aša, la centralità del Buon Pensiero, la responsabilità delle scelte e il conflitto con coloro che sostengono la menzogna e la violenza.
Il profeta non è ancora avvolto da una biografia dettagliata. Le informazioni personali sono limitate: appartiene al gruppo degli Spitama, svolge una funzione sacerdotale, incontra opposizione e trova un sostenitore in Vištāspa. Proprio la sobrietà delle fonti più antiche rende necessario distinguere questo nucleo dalla ricca agiografia sviluppata nei secoli successivi.
4.2 Avesta recente e letteratura pahlavi
Nell’Avesta più recente e soprattutto nei testi in medio persiano, Zoroastro viene progressivamente trasformato in profeta archetipico e sacerdote primordiale. Il Dēnkard, in particolare il libro VII, e le Wizīdagīhā ī Zādspram narrano la sua preesistenza celeste, la discesa della gloria divina, i prodigi che accompagnano la nascita, i tentativi delle potenze maligne di ucciderlo, l’incontro con Ahura Mazdā e la conversione di Vištāspa.
Questi racconti non devono essere usati senza cautela per ricostruire il personaggio storico. Essi sono però essenziali per comprendere la funzione religiosa assunta da Zoroastro nelle comunità zoroastriane: garante dell’autenticità della tradizione, modello di comportamento, primo sacerdote e portatore della rivelazione definitiva. L’Encyclopaedia Iranica sottolinea che lo Zardušt dei libri pahlavi è soprattutto una figura teologica ed esemplare, attraverso la quale vengono organizzati insegnamenti dottrinali, rituali, etici e cosmologici.
4.3 Ricezione greca e romana
Nel mondo greco-romano, Zoroastro subisce una profonda trasformazione. Gli autori classici conoscevano il suo ruolo di fondatore della religione persiana, ma costruirono attorno al suo nome numerosi profili immaginari: il profeta, il mago, l’astrologo, il filosofo orientale e l’autore di libri segreti. Roger Beck ha mostrato che questi “Zoroastri greci” ci informano più sull’immaginario occidentale della sapienza orientale che sullo Zoroastro storico.
Plutarco, nel De Iside et Osiride 46-47, lo presenta come maestro della contrapposizione tra Oromazes e Areimanios; Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia XXX, 2, gli attribuisce l’invenzione della magia; Diogene Laerzio lo collega alla sapienza dei Magi; Porfirio lo trasforma nel fondatore simbolico di un culto misterico di Mithra celebrato in una grotta concepita come immagine del cosmo.
A Zoroastro vennero attribuite anche vaste opere astrologiche, cosmologiche e magiche che non provenivano dalla tradizione iranica. Il suo nome funzionava come marchio di autorità: attribuire un testo a un sapiente remoto e orientale significava conferirgli prestigio e antichità.
4.4 Medioevo
Durante il Medioevo, la tradizione zoroastriana continua a vivere nelle comunità iraniche e, in seguito alle migrazioni, in quelle parsi dell’India. Proprio nei secoli successivi alla conquista islamica vengono compilati molti dei testi pahlavi oggi conservati, spesso sulla base di materiali più antichi. Tali opere mantengono Zoroastro al centro dell’identità religiosa della comunità.
Nell’Occidente medievale, invece, Zoroastro è conosciuto soprattutto attraverso fonti greche e latine. La distinzione originaria tra mago, nel senso di sacerdote persiano, e mago, nel senso di operatore di arti occulte, tende a indebolirsi. Il profeta iranico diventa così, nell’immaginario europeo, uno dei presunti fondatori della magia e dell’astrologia.
4.5 Rinascimento e prisca theologia
Nel Rinascimento Zoroastro conosce una nuova e straordinaria fortuna. Viene collocato nella genealogia della prisca theologia, la presunta sapienza primordiale trasmessa da antichi maestri come Mosè, Ermete Trismegisto, Orfeo, Pitagora e Platone. In alcune ricostruzioni Zoroastro viene considerato addirittura uno dei più antichi rivelatori della teologia e della filosofia.
Un ruolo decisivo è svolto dai cosiddetti Oracoli caldaici, testi tardo-antichi che non furono composti dallo Zoroastro iranico, ma che Giorgio Gemisto Pletone presentò come oracoli di Zoroastro e dei suoi seguaci. Marsilio Ficino e altri neoplatonici contribuirono alla loro circolazione, integrandoli nell’immagine di una sapienza orientale antichissima. La ricerca moderna li considera prodotti del platonismo religioso tardo-antico, non documenti autentici dello zoroastrismo originario.
Zoroastro diventa così una delle autorità simboliche dell’esoterismo rinascimentale: sapiente delle stelle, interprete delle forze cosmiche, maestro della magia intesa come conoscenza e servizio del divino. Michael Stausberg ha ricostruito in modo approfondito questa complessa fortuna europea, mostrando come il nome di Zoroastro sia stato continuamente reinterpretato per rispondere alle esigenze filosofiche, religiose e confessionali della prima età moderna.
Un contributo fondamentale alla ricostruzione di una ricezione rinascimentale è offerto da Frances A. Yates in Giordano Bruno e la tradizione ermetica. La studiosa mostra come Marsilio Ficino collocasse Zoroastro ed Ermete Trismegisto alle origini della genealogia degli antichi teologi. Nella Theologia Platonica, Zoroastro precede Mercurio Trismegisto, Orfeo, Aglaofemo, Pitagora e Platone; nella prefazione ai commenti a Plotino, invece, Ficino presenta la teologia divina come sorta contemporaneamente con Zoroastro presso i Persiani e con Mercurio presso gli Egizi. Zoroastro ed Ermete vengono così interpretati come due fonti parallele della sapienza primordiale: il primo collegato alla tradizione persiana e caldaica, il secondo alla sapienza egizia. Tale accostamento non documenta una relazione storica diretta tra zoroastrismo ed ermetismo, ma testimonia il modo in cui il Rinascimento costruì una genealogia unitaria della conoscenza antica, facendo convergere tradizioni differenti nel modello della prisca theologia
4.6 Esoterismo moderno e contemporaneo
Nell’occultismo, nella teosofia e in alcune correnti esoteriche dei secoli XIX e XX, Zoroastro viene frequentemente presentato come maestro della sapienza ariana, custode della scienza sacra o iniziatore di una tradizione primordiale. In queste riletture il dualismo zoroastriano, il fuoco e la lotta cosmica tra ordine e disgregazione vengono spesso reinterpretati in chiave metafisica, psicologica o iniziatica.
Tali elaborazioni devono essere distinte dalla tradizione zoroastriana storica. Gli studi più recenti sull’“esoterismo zoroastriano” invitano infatti a evitare modelli che riducano lo zoroastrismo a semplice antecedente di correnti occidentali, e a riconoscere anche il ruolo attivo delle comunità zoroastriane moderne nella riformulazione della propria identità religiosa.
Una ricezione autonoma e particolarmente influente è quella di Friedrich Nietzsche. In Also sprach Zarathustra — Così parlò Zarathustra, pubblicato tra il 1883 e il 1885 — il filosofo utilizza il nome del profeta persiano come maschera letteraria per annunciare una radicale revisione dei valori morali. Nietzsche sceglie Zarathustra proprio perché lo considera il primo grande pensatore ad aver posto il conflitto morale tra bene e male al centro della storia, facendone quindi il personaggio chiamato a oltrepassare quella stessa costruzione. Il Zarathustra nietzscheano non deve però essere confuso con il profeta dell’Avesta.
4.7 Presenza nel Patrimonio Culturale Esoterico
La presenza di Zoroastro nel Patrimonio Culturale Esoterico non si concentra in una tomba o in un singolo luogo biografico identificabile con certezza. Si manifesta piuttosto attraverso un patrimonio diffuso formato da:
- manoscritti dell’Avesta e della letteratura pahlavi;
- templi e recinti del fuoco;
- oggetti rituali e abiti sacerdotali;
- miniature persiane dedicate all’incontro con Vištāspa;
- raffigurazioni medievali e rinascimentali occidentali;
- opere astrologiche, filosofiche e magiche pseudo-zoroastriane;
- testi moderni, dalla teosofia a Nietzsche, che ne hanno riformulato l’immagine.
Sul piano interpretativo, il patrimonio più autenticamente “zoroastriano” non è rappresentato da una presunta immagine fisica del profeta, ma dalla continuità di un linguaggio fatto di fuoco, parola, scelta, verità e cura della creazione. La mancanza di un ritratto antico certo rende particolarmente importante distinguere tra documentazione storica, memoria religiosa e iconografia ricostruita.
5. Relazioni simboliche e confronti
La figura di Zoroastro può essere confrontata con altri personaggi sapienziali e rivelatori. Queste relazioni non dimostrano automaticamente dipendenze storiche, ma aiutano a riconoscere funzioni simboliche simili e, allo stesso tempo, differenze decisive.
Ermete Trismegisto
Il confronto con Ermete Trismegisto riguarda soprattutto la funzione di sapiente primordiale e interprete dell’ordine cosmico. Entrambi vengono collocati dal Rinascimento nella genealogia della prisca theologia ed entrambi diventano autori simbolici di testi astrologici, cosmologici e magici. La differenza è però sostanziale: Ermete Trismegisto è una figura sincretica e letteraria nata nell’Egitto ellenistico, mentre dietro Zoroastro sembra esistere un più definito nucleo storico-religioso. La loro vicinanza appartiene soprattutto alla ricezione occidentale, che li trasforma in garanti di una sapienza orientale remota.
Mosè
Con Mosè, Zoroastro condivide simbolicamente il ruolo di mediatore della rivelazione e legislatore religioso. Entrambi ricevono una conoscenza superiore, guidano una comunità e formulano un ordine che coinvolge culto, etica e vita collettiva. Il confronto non implica identità tra le due tradizioni né permette di stabilire automaticamente influenze dirette. Esso evidenzia piuttosto l’archetipo del profeta-legislatore, colui che traduce una verità trascendente in orientamento concreto per il comportamento umano.
Salomone
Il rapporto con Salomone riguarda la sapienza ordinatrice. Salomone rende visibile l’ordine attraverso il giudizio, il governo e il Tempio; Zoroastro lo rende riconoscibile attraverso l’Aša e la scelta morale. Il primo rappresenta soprattutto il sovrano che costruisce; il secondo il profeta che orienta. Nella cultura esoterica occidentale entrambi diventano inoltre autorità alle quali vengono attribuiti testi segreti e conoscenze sulle realtà invisibili. Anche in questo caso, però, occorre distinguere le fonti originarie dalle successive costruzioni pseudoepigrafiche.
Orfeo
Orfeo e Zoroastro vengono frequentemente accostati come rivelatori di una sapienza remota. Orfeo comunica attraverso il canto, il mito e il rito; Zoroastro attraverso l’inno sacro, il dialogo e la scelta tra verità e menzogna. Nel Rinascimento entrambi vengono inseriti nella successione degli antichi teologi che avrebbero custodito frammenti di una medesima conoscenza primordiale.
Mithra
Il confronto con Mithra richiede particolare cautela. Mithra appartiene alla tradizione religiosa iranica, ma non è un altro nome di Zoroastro. Nel mondo greco-romano, tuttavia, poiché i misteri di Mithra erano presentati come “misteri persiani”, alcuni autori attribuirono a Zoroastro la loro fondazione. Porfirio lo immaginò come il primo a consacrare a Mithra una grotta che riproduceva simbolicamente il cosmo. Questa relazione appartiene alla costruzione greco-romana del personaggio, non alla biografia avestica.
Sintesi interpretativa
Attraverso questi confronti, Zoroastro emerge come espressione dell’archetipo del Sapiente della Scelta. Ermete interpreta le corrispondenze del cosmo, Mosè trasmette la legge, Salomone costruisce l’ordine, Orfeo lo canta; Zoroastro pone l’essere umano davanti alla responsabilità di riconoscerlo e realizzarlo.
La sua specificità consiste nell’avere trasformato il conflitto cosmico in una domanda rivolta a ogni persona: il bene e il male non sono soltanto realtà esteriori, ma orientamenti che prendono forma nel pensiero, nella parola e nell’azione.
6. Bibliografia essenziale
Fonti tradizionali e antiche
- Avesta, in particolare le Gāthā comprese nel Yasna 28–34, 43–51 e 53; il Yasna Haptaŋhāiti; gli Yašt e il Vidēvdād.
- Dēnkard, libro VII, principale narrazione pahlavi della vita e della missione di Zoroastro.
- Wizīdagīhā ī Zādspram, capp. 12–24, per la biografia e la rivelazione del profeta.
- Bundahišn, per la cosmologia e l’escatologia zoroastriane.
- Plutarco, De Iside et Osiride, 46–47.
- Plinio il Vecchio, Naturalis historia, XXX, 2.
- Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, I, 6–9.
- Porfirio, De antro nympharum, 6.
Edizioni e studi sulle fonti avestiche
- Helmut Humbach, The Gāthās of Zarathushtra and the Other Old Avestan Texts, 2 voll., Heidelberg, Carl Winter, 1991.
- Jean Kellens – Éric Pirart, Les textes vieil-avestiques, 3 voll., Wiesbaden, Reichert, 1988–1991.
- Prods Oktor Skjærvø, The Spirit of Zoroastrianism, New Haven–London, Yale University Press, 2011.
Studi storico-religiosi
- Mary Boyce, A History of Zoroastrianism, vol. I: The Early Period, Leiden, Brill, 1975.
- Gherardo Gnoli, Zoroaster’s Time and Homeland. A Study on the Origins of Mazdeism and Related Problems, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1980.
- Jenny Rose, Zoroastrianism: An Introduction, London–New York, I.B. Tauris, 2011.
- Michael Stausberg – Yuhan Sohrab-Dinshaw Vevaina, a cura di, The Wiley Blackwell Companion to Zoroastrianism, Chichester, Wiley Blackwell, 2015.
- Alessandro Bausani, Persia religiosa. Da Zaratustra a Bahā’u’llāh, Milano, Il Saggiatore, 1959.
Ricezione greco-romana ed esoterica occidentale
- Frances A. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, traduzione di Renzo Pecchioli, Roma-Bari, Laterza, edizione 2006, 510 pp.; edizione originale: Giordano Bruno and the Hermetic Tradition, London, Routledge & Kegan Paul, 1964. Per il rapporto costruito nel Rinascimento tra Zoroastro, Ermete Trismegisto e la genealogia della prisca theologia
- Joseph Bidez – Franz Cumont, Les Mages hellénisés. Zoroastre, Ostanès et Hystaspe d’après la tradition grecque, 2 voll., Paris, Les Belles Lettres, 1938.
- Albert de Jong, Traditions of the Magi: Zoroastrianism in Greek and Latin Literature, Leiden, Brill, 1997.
- Roger Beck, “Thus Spake Not Zarathustra: Zoroastrian Pseudepigrapha of the Greco-Roman World”, in Mary Boyce e Frantz Grenet, A History of Zoroastrianism, vol. III, Leiden, Brill, 1991, pp. 491–565.
- Michael Stausberg, Faszination Zarathushtra. Zoroaster und die europäische Religionsgeschichte der Frühen Neuzeit, 2 voll., Berlin–New York, de Gruyter, 1998.
- Dylan Burns, “The Chaldean Oracles of Zoroaster, Hekate’s Couch, and Platonic Orientalism in Psellos and Plethon”, Aries, 6/2, 2006, pp. 158–179.
- Mariano Errichiello, Daniel J. Sheffield e Yuhan Sohrab-Dinshaw Vevaina, a cura di, numero monografico Zoroastrian Esotericism, Religiographies, 3/1, 2024.
- Friedrich Nietzsche, Also sprach Zarathustra. Ein Buch für Alle und Keinen, 1883–1885, da utilizzare come fonte della ricezione filosofico-letteraria moderna, non come testimonianza dello zoroastrismo antico.
Nota metodologica
Le schede, gli archivi e i repertori presenti nell’Atlante Esoterico costituiscono strumenti di analisi simbolica, interpretativa e documentaria sviluppati nell’ambito del progetto di ricerca sul Patrimonio Culturale Esoterico. Per una descrizione dettagliata dell’Atlante e della metodologia usata si rimanda alla scheda: Cos’è e come funziona l’Atlante Esoterico.
Biblioteca Esoterica
In Evidenza










