Il Ciclo delle Competenze per la Costruzione di Profili Professionali e Standard Formativi

Pagina di riferimento: Quadro delle Competenze del Turismo, delle Arti e del Patrimonio Culturale: “Tourism, Arts and  Heritage Competence Framework (TAH-CF)”  

Il presente documento è una sintesi estratta dal libro “Il Ciclo delle Competenze per la Costruzione di Profili Professionali e Standard Formativi” di Ignazio Caloggero – Edizione 2023 Centro Studi Helios – ISBN: 9788832060256. ll libro cartaceo è in commercio (su Amazon, si può anche acquistare con il Bonus Cultura e con il Bonus Carta del Docente. Per favorire la lettura del volume agli studiosi e alle parti interessate, è possibile scaricare il volume gratuitamente dal sito di ACADEMIA.EDU al seguente indirizzo web: https://www.academia.edu/108526521/

1. Sul concetto di Competenza  

Le competenze, intese come capacità di utilizzare il sapere e il saper fare, rappresentano una combinazione di conoscenze, abilità e capacità personali, insieme al grado di autonomia e responsabilità richiesto per risolvere problemi o svolgere compiti, anche di natura complessa. In sintesi, quindi, una competenza è la combinazione di conoscenze, abilità e un certo grado di autonomia e responsabilità, che permette ad una persona di agire in modo efficace e appropriato in una varietà di situazioni e contesti.

Il Quadro Europeo delle Qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF) fornisce le seguenti definizioni: 

Competenza (EQF)

Comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale.  (EQF – Allegato 1 definizione i).

Autonomia e responsabilità (EQF)

Capacità del discente di applicare le conoscenze e le abilità in modo autonomo e responsabile. (EQF – Allegato 1 definizione h).

La categorizzazione degli standard di riferimento per le qualifiche professionali e la formazione acquisita in contesti non formali e informali si è tradizionalmente sviluppata seguendo due principali approcci:

  • Standard Professionali (o standard occupazionali). Questi sono basati sulla logica dell’impiego e si concentrano sulle mansioni, i compiti e i risultati ottenuti in un contesto lavorativ Nella sostanza: “cosa sono in grado di svolgere in ambito lavorativo”
  • Standard Formativi (o di istruzione/formazione). Questi, invece, sono incentrati sulla logica dell’istruzione e della formazione. Si focalizzano su ciò che viene appreso, come viene appreso e come viene valutato l’apprendimento. In sostanza, riguardano il processo di acquisizione e valutazione delle conoscenze e delle competenze.

La necessità di integrare i due tipi di standard è sentita da anni in quanto tali standard nella sostanza non sono entità separate (mondo dell’istruzione e del lavoro), ciò ha fatto sì che gli standard formativi subissero negli anni una evoluzione concettuale che permettesse questa integrazione.

Gli standard formativi, che tradizionalmente erano formulati in termini di input dell’apprendimento (come discipline, contenuti formativi, programmi di studio e modalità di erogazione della formazione), sono evoluti verso una definizione basata sui risultati dell’apprendimento (learning outcomes). Questi risultati, ottenuti al termine del percorso di apprendimento, sono espressi in termini di Conoscenze, Abilità, Responsabilità ed Autonomia. L’attenzione, quindi, si è spostata non tanto sulla struttura del percorso formativo necessario per ottenere un titolo, ma piuttosto sulle competenze effettivamente acquisite al suo termine.

La convergenza e l’integrazione promosse dagli standard europei, come EQF ed ECVET, hanno portato alla definizione di standard legati all’apprendimento (sia formale, non formale che informale) espressi in termini di Conoscenze, Abilità e Autonomia e Responsabilità. Questi rappresentano sia gli standard professionali (riferiti al mondo del lavoro) sia gli standard formativi (riferiti al mondo della formazione). L’elemento chiave che collega questi due standard sono le competenze, che, come abbiamo visto, sono definite dal trinomio “Conoscenze, Abilità e Autonomia e Responsabilità”. Queste competenze rappresentano sia i risultati dell’apprendimento sia i requisiti necessari per svolgere specifici compiti lavorativi.

Questo approccio aiuta a far sì che ciò che si apprende attraverso percorsi formativi sia direttamente applicabile e rilevante per il mondo del lavoro, facilitando così la transizione dall’istruzione al lavoro e contribuendo a ridurre il divario tra competenze acquisite e competenze richieste dal mercato del lavoro.

2 Il Ciclo delle Competenze  

Uno strumento utile all’integrazione degli standard professionali (SP) e formativi (SF) è proprio il modello che ho denominato “Ciclo delle Competenze”

Il Ciclo delle Competenze proposto si basa sui seguenti elementi (o fasi):

  • 1) Individuare la Professione (Chi): L’insieme di riferimento sono le Professioni (P), che è da intendersi un insieme dinamico che fotografa lo stato di fatto ad un dato momento, del mondo delle professioni; pertanto, è suscettibile di evoluzione continua.
  • 2) Definire i Compiti (Cosa): L’insieme di riferimento sono i Compiti (Tasks). Per ogni professione, è essenziale definire i compiti e le attività specifiche che caratterizzano il relativo ruolo professionale
  • 3) Individuare le Aree di Competenza (Dove): L’insieme di riferimento sono le Aree di Competenza, che contengono i singoli settori tematici di competenza, all’interno dei quali sono individuabili le competenze necessarie per svolgere i compiti e le attività assegnate alla professione.
  • 4) Individuare le Competenze (Come): L’insieme di riferimento sono le competenze (Competences), che una volta specificato il compito associato, sono a loro volta definite attraverso le seguenti componenti:
    • Conoscenze (Knowledge) (Sapere)
    • Abilità (Skills) (Saper fare o capacità di applicare il sapere)
    • Livello di Autonomia e Responsabilità (responsibility and autonomy level): Livello richiesto di capacità di applicare le conoscenze e le abilità in modo autonomo e responsabile. Tale livello è associato ad uno degli otto livelli di cui alla classificazione QNQ/EQF)
  • 5) Formare (Training) (Con che cosa): L’insieme di riferimento sono gli strumenti, le tecniche, i metodi e i programmi di formazione utilizzati per sviluppare o migliorare le competenze identificate nella fase 4. Si tratta di determinare come un individuo può acquisire o perfezionare le competenze necessarie per una determinata professione. Il percorso formativo dovrebbe basarsi sugli esiti dell’apprendimento (learning outcomes) raggiunti al suo termine. Questi esiti devono garantire l’acquisizione delle competenze necessarie per svolgere i compiti associati al ruolo professionale preso a riferimento. La formazione può essere iniziale, per ottenere le competenze, o di aggiornamento, per mantenerle; da qui la ciclicità delle fasi descritte

Le fasi del Ciclo delle Competenze, come l’individuazione della professione, la definizione dei compiti, l’individuazione delle aree di competenza e delle competenze stesse, nonché la formazione, sono tutte interconnesse e si influenzano a vicenda. Il Ciclo delle Competenze può essere visto come un ponte tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro. Esso fornisce un quadro di riferimento per identificare, definire e sviluppare competenze che siano sia pertinenti per le esigenze del mercato del lavoro, sia basate su solide basi educative e formative.

Il collegamento tra le fasi del Ciclo delle Competenze è gli standard professionali e formative è quindi il seguente:

  • Standard Professionali (SP)
    • Individuare la Professione (Chi)
    • Definire i Compiti (Cosa)
    • Individuare le Aree di Competenza (Dove)
    • Individuare le Competenze (Come)
  • Standard Formativi (SF)
    • Formazione (Training) (con che cosa)

3 Individuare la Professione (Chi)

Si tratta di individuare un elenco di professioni che costituirà il punto di partenza del processo di costruzione dei profili professionali in quanto per ogni professione è necessario, una volta individuati i compiti e le attività specifiche, formalizzare l’insieme delle competenze necessarie a svolgere i compiti previsti dalla professione.

L’elenco delle Professioni, di norma non è statico ma è da intendersi come insieme dinamico che fotografa lo stato di fatto ad un dato momento, del mondo delle professioni del Settore preso a riferimento.

Il settore turistico e culturale è un chiaro esempio di come l’evoluzione tecnologica e le mutevoli richieste di mercato possano portare alla nascita di nuove professioni. Ad esempio: Travel Designer, Cultural Event Manager, Heritage Social Media Manager, ecc.

Chi sono i Professionisti

Una prima distinzione nella classificazione delle professioni è comunque quella di considerare le seguenti due classi:

  • Professioni Regolamentate: Professioni che, per poter essere esercitate legalmente in una specifica giurisdizione o nazione, richiedono il rispetto di determinate norme o criteri stabiliti dalla legge (Es. Medici, Ingegneri, Farmacisti, Avvocati, Notai, Architetti, ecc.).
  • Professioni Non Regolamentate: Professioni per le quali non esistono specifiche normative o requisiti legali che regolamentano l’accesso o l’esercizio della professione (Manager del Turismo Esperienziale, Destination Manager, Fotografo, Wedding Planner, Artisti, Archeologo, Demoetnoantropologo, Storico dell’Arte, ecc.).

La Legge 4/2013 in Italia, ha introdotto un quadro normativo per le professioni non organizzate in ordini o collegi. Questa legge ha l’obiettivo di riconoscere e valorizzare le professioni non regolamentate, garantendo al contempo la qualità dei servizi offerti al pubblico attraverso la formazione continua e il rispetto di un codice deontologico.

È opportuno ricordare che la classificazione delle professioni in regolamentate e non regolamentate può variare da un paese all’altro e da una giurisdizione all’altra. Queste differenze possono essere influenzate da vari fattori, tra cui normative locali e dinamiche del mercato del lavoro o le pressioni corporative. In aggiunta, è interessante osservare come alcune professioni, originariamente non sottoposte a particolari regolamentazioni, possano evolvere e diventare regolamentate nel corso del tempo. Questi cambiamenti possono essere il risultato di nuove leggi introdotte per rispondere a particolari necessità o preoccupazioni del settore, o per garantire standard di qualità e sicurezza più elevati ai consumatori e ai professionisti stessi.

E’ altrettanto vero che alcune professioni regolamentate possono diventare NON regolamentate, si veda a tal proposito il caso specifico delle Guide Naturalistiche in Sicilia, la professione era inizialmente regolamentata da una legge regionale. Tuttavia, con i cambiamenti normativi, è diventata una professione non regolamentata, e ora rientra nel contesto della Legge 4/2013. Questo significa che, pur non essendo più soggette a una specifica regolamentazione regionale, le Guide Naturalistiche possono comunque esercitare la loro professione seguendo le linee guida e i requisiti stabiliti dalla Legge 4/2013.

I Professionisti nel regolamento italiano

Il DPCM 14/10/2021, noto come “Decreto reclutamento” e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 10/11/2021, fornisce per la prima volta una definizione legale di “professionista”. Questo decreto identifica i professionisti che sono abilitati a presentare domande sul portale di reclutamento per ottenere incarichi professionali nelle pubbliche amministrazioni.

Ai fini del decreto si intende per: “professionista”: la persona fisica iscritta ad un albo, collegio o ordine professionale e i professionisti come definiti ai sensi dell’art. 1 della legge 14 gennaio 2013, n. 4, in possesso dell’attestazione di qualità e di qualificazione professionale dei servizi ai sensi dell’art. 7 della legge 14 gennaio 2013, n. 4, rilasciata da un’associazione professionale inserita nell’elenco del Ministero dello sviluppo economico, o in possesso di certificazione in conformità alla norma tecnica UNI ai sensi dell’art. 9 della legge 14 gennaio 2013, n. 4 (Art. 1 DPCM 14/10/2021).

In sintesi, secondo il DPCM 14/10/2021, i “professionisti” riconosciuti sono:

  • Professionisti iscritti a un albo, collegio o ordine professionale;
  • Professionisti che possiedono un’attestazione di Qualità e Qualificazione professionale, rilasciata secondo la Legge 4/2013;
  • Professionisti certificati secondo le norme tecniche UNI.

Per tutte le figure professionali per cui non esistono albi e considerando la tendenza europea di non incentivare la creazione di nuovi albi nazionali a causa delle difficoltà di riconoscimento a livello europeo, le uniche opzioni disponibili per il riconoscimento dei requisiti professionali, in conformità con la normativa vigente, almeno in Italia, sono l’attestazione secondo la Legge 4/2013 o la certificazione UNI.

4 Definire i Compiti (Cosa)

Per ogni professione presa a riferimento, è essenziale definire i compiti (Tasks) e le attività specifiche che caratterizzano il relativo ruolo professionale. Essi forniscono una visione d’insieme delle principali attività e obiettivi che un professionista deve raggiungere.

Un compito è solitamente definito da un verbo che descrive un’azione che è accompagnato dall’oggetto o l’obiettivo su cui si concentra quell’azione.

I compiti indicano le principali responsabilità o funzioni che un professionista è chiamato a svolgere nel suo ruolo. Le attività specifiche, invece, rappresentano le azioni dettagliate intraprese per portare a termine tali compiti.

5 Individuare le Aree di Competenza (Dove)

L’insieme di riferimento sono le Aree di Competenza, che contengono i singoli settori o domini in cui una figura professionale deve essere competente per svolgere efficacemente i suoi compiti e attività. Queste aree di competenza fungono da “contenitori” che raggruppano competenze correlate.

Ogni Area di Competenza può comprendere diverse competenze specifiche che sono essenziali per svolgere determinati compiti o attività all’interno di quella specifica area.

Le Aree di Competenza contengono i singoli settori di competenza all’interno dei quali sono identificabili le Competenze Tematiche. Queste ultime, riferendosi ai diversi settori, sono le componenti che possono contribuire alla definizione dei profili professionali. Una singola Competenza Tematica può essere parte integrante di più profili professionali.

Non è facile definire un elenco esaustivo di aree di competenze che comprenda le innumerevoli professioni esistenti, un elenco non esaustivo per il Settore Turistico e Culturale è indicato nello Standard Professionale SP/ TAH-CF citato negli approfondimenti.

Una ipotesi di lavoro che consiglierei, è quello di partire da macroaree come ad esempio:

  • CTB Area Competenze di Base o di contesto (cosa)
  • CTQ Area Competenze del Quality Management e Sistemi di Gestione (come)
  • CTS Area Competenze Specialistiche (con quali strumenti specifici)
  • CTT Area Competenze Trasversali (con quali strumenti di carattere trasversale)

Le aree sono derivate da un ragionamento che mira a fornire una prima risposta alle seguenti domande:

  • Cosa: Il contesto di riferimento che costituisce la base di partenza in cui operano i singoli professionisti. Questa area rappresenta la fondamenta su cui si basa una professione. È essenziale avere una chiara comprensione del contesto per poter operare efficacemente in un determinato Settore. Ad esempio, nel Settore Turistico e Culturale alcuni aree di competenza di base potrebbero essere: Patrimonio Culturale, Teatro, Danza, Cinema, Televisione, Musica, Musica, Pittura, Scultura, Fotografia, ecc.)
  • Come: Come promuovere e gestire le attività afferenti alle professioni. Il Quality Management e i Sistemi di Gestione sono il collante che permette una gestione di qualità dei compiti e delle attività specifiche collegate alle singole professioni. Include competenze come la pianificazione, il monitoraggio, la valutazione e il miglioramento continuo.
  • Con quali Strumenti: Gli strumenti, in questa fase sono suddivisi in ulteriore due aree:
  • Specifici (SP): Queste competenze sono strettamente legate al settore specifico e rappresentano le abilità e le conoscenze necessarie per svolgere compiti specifici. Sempre nel Settore Turistico e Culturale alcuni strumenti potrebbero essere: Marketing Turistico e Territoriale, Escursionismo, Educazione Ambientale e Sviluppo Sostenibile, Turismo Esperienziale, Museologia, Ecomuseologia, ecc.).
  • Trasversali (ST): Area di competenze intersettoriale. Le competenze associate possono essere applicate in una varietà di contesti professionali e non sono legate strettamente a una specifica professione o settore.

6 Individuare le Competenze (Come)

Le competenze (capacità di utilizzare il sapere ed il saper fare) costituiscono un elemento combinatorio che tiene conto delle conoscenze, abilità e capacità personali e del relativo grado di autonomia e responsabilità necessarie per risolvere un problema o svolgere un compito anche complesso.

Le competenze, una volta specificato il compito associato, sono definite attraverso le seguenti componenti:

  • Conoscenze (Knowledge) (Sapere). Si riferiscono alle informazioni o ai fatti che una persona sa in un particolare campo o settore.
  • Abilità (Skills) (Saper fare o capacità di applicare il sapere). Si riferiscono alla capacità di applicare le conoscenze in modo pratico per svolgere compiti o risolvere problemi
  • Livello di Autonomia e Responsabilità (responsibility and autonomy level): Livello richiesto di capacità di applicare le conoscenze e le abilità in modo autonomo e responsabile. Tale livello è associato ad uno degli otto livelli di cui alla classificazione QNQ/EQF)

Il Livello Autonomia e Responsabilità di corrispondenza QNQ/EQF andrebbe associato per ogni singola competenza. Di norma, ad esclusione di alcune figure professionali e-CF, ciò non avviene, in quanto viene fornito il livello QNQ/EQF complessivo dato alla figura professionale nel suo complesso. Questo avviene per semplificare e fornire un unico valore di EQF ed è possibile grazie all’applicazione del principio del “principio qualitativo di prevalenza”.

Il principio qualitativo di prevalenza è anche riportato nell’allegato 2 “Criteri minimi per la referenziazione delle qualificazioni italiane al Quadro Nazionale delle Qualificazioni” del Decreto MLPS – MIUR 08/01/2018 “Istituzione del Quadro nazionale delle qualificazioni rilasciate nell’ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze di cui al decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13”

“Nel caso in cui la qualificazione presenti competenze con differenti livelli ovvero livelli differenti rispetto alle dimensioni o ai descrittivi del QNQ e comunque, nel più complessivo processo delle valutazioni di comparazione e coerenza di cui al presente punto, la referenziazione deve avvenire sempre in base al principio qualitativo di prevalenza, attribuendo alla qualificazione il livello maggiormente ricorrente”.

In altre parole, se una qualificazione ha una varietà di competenze che si estendono su diversi livelli, piuttosto che assegnare un livello medio o cercare di bilanciare tra i diversi livelli, il livello che è più frequentemente rappresentato o che è predominante viene utilizzato come riferimento per la qualificazione nel suo complesso.

Il risultato, conseguente all’applicazione del “principio qualitativo di prevalenza” è quindi che molte norme, comprese le recenti norme UNI per la definizione dei profili professionali, rappresentano le single competenze attraverso le seguenti componenti:

  • Conoscenze (Knowledge)
  • Abilità (Skill)

E riportano un unico livello EQF riferibile alla professione

Da notare come le norme UNI emesse fino alla metà del 2021 riportano una terna così composta:

  • Conoscenze (Knowledge)
  • Abilità (Skill)
  • Competenze (C)

Le competenze sono qui esplicitate con modalità simili alle abilità, creando, in alcuni casi, confusione tra i termini “abilità” e “competenze” che portava a una sorta di sovrapposizione terminologica. Questo aspetto è probabilmente legato al fatto che nel EQF del 2008, nella tabella dell’allegato II (Descrittori che definiscono i livelli del quadro europeo delle qualifiche (EQF), era usato il termine “competenze” al posto di “autonomia e responsabilità”.

Individuazione delle Competenze e tipo di Professioni  

Nell’individuare le competenze associate ad una specifica professione, bisogna tenere conto del fatto se tale  professione è regolamentata o meno, in quanto le prime hanno requisiti specifici stabiliti dalla legge, mentre le seconde possono variare in base a norme tecniche, prassi di riferimento o schemi proposti da parti interessate.

Ecco una prima classificazione:

  • A) Professione regolamentata: Le competenze sono (o dovrebbero) essere definite dalla normativa che disciplina la professione. In tal caso SI DEVE fare riferimento a quanto previsto dalla normativa prevista nella giurisdizione o nazione in cui la professione è stata regolamentata (Ingegneri, Medici, Architetti, Guide Alpine, ecc.). 
  • B) Professione non regolamentata ma costruita sulla base di una norma tecnica o prassi di riferimento. Le competenze sono definite da norme tecniche, come potrebbero essere le norme ISO, EN o UNI o prassi di riferimento come lo sono in Italia le UNI PdR. In tal caso è necessario fare riferimento alle norme tecniche pubblicate laddove si ha interesse ad una certificazione di terze parti o riconoscimento ai sensi delle PdR pubblicate.
  • C) Professione non regolamentata ma costruita sulla base di un riferimento normativo . Le competenze sono definite sulla base di riferimenti normativi definiti a livello nazionale o giurisdizionale o da schede definite da Enti Pubblici (ad esempio, in Italia, le schede dei Professionisti del Patrimonio Culturale definiti ai sensi del D.M 244 20/05/2019: Archeologo, Demoetnoantropologo, Storico dell’Arte, ecc.). In tal caso è necessario fare riferimento alle norme tecniche pubblicate laddove si ha interesse al riconoscimento da parte dell’Ente Pubblico che ha emesso il riferimento normativo.  
  • D) Professione non regolamentata e costituita sulla base di uno schema proposto da un parte interessata (Stakeolder). In tal caso è necessario fare riferimento allo schema proposto laddove si ha interesse ad un riconoscimento della parte interessata. In Italia, ad esempio, è il caso degli schemi di riconoscimento pubblicati da Associazioni Professionali  autorizzati a rilasciare Attestazione ai sensi della Legge 4/2013.
  • E) Professione non regolamentata e non esiste nessun schema di riferimento. In tal caso, si è liberi di definire le competenze, stando attendi che siano coerenti e pertinenti  con la professione presa a riferimento.

Le competenze necessarie per una professione, comprendenti abilità e conoscenze, rappresentano un insieme dinamico, soggetto a cambiamenti nel tempo a causa di fattori quali l’evoluzione tecnologica o altri sviluppi settoriali. Di conseguenza, gli schemi elaborati per le singole professioni dovranno essere soggetti a continue revisioni e aggiornamenti nel tempo.

7 Formazione (Con che cosa)

La fase 5 del ciclo delle competenze abbiamo visto essere quello della Formazione, dove l’insieme di riferimento sono gli strumenti, le tecniche, i metodi e i programmi di formazione utilizzati per sviluppare o migliorare le competenze identificate nella fase 4.

In sostanza si parla quindi di percorsi formativi, che abbiamo detto devono basarsi sul concetto di learning outcomes. Questi esiti devono garantire l’acquisizione delle competenze rappresentate dal trinomio “Conoscenze, Abilità e Autonomia e Responsabilità”, necessarie per svolgere i compiti associati al ruolo professionale preso a riferimento. La formazione può essere iniziale, per ottenere le competenze, o di aggiornamento, per mantenerle; da qui la ciclicità delle fasi descritte.

Un percorso formativo può essere visto come un processo e dovrebbe essere descritto attraverso uno schema che comprenda almeno i seguenti elementi (o fasi).

Questo capitolo è stato aggiornato a seguito dell’aggiornamento dello  Standard Formativo SF/TAH-CF alla Versione 4.0 del 01/15/2025. 

Lo Standard SF/TAH-CF

Lo standard SF/TAH-CF è uno strumento formativo pensato per descrivere percorsi di apprendimento in modo strutturato e chiaro. Sebbene sia nato per le professioni non regolamentate dei settori turismo, arte, spettacolo e patrimonio culturale, può essere applicato a qualsiasi percorso formativo, sia in ambito formale che non formale.

Alla base di questo standard c’è l’esigenza di definire con precisione i risultati dell’apprendimento, espressi in termini di conoscenze, abilità e livelli di autonomia e responsabilità. Allo stesso tempo, richiede di individuare gli strumenti di valutazione necessari a verificarne l’effettivo raggiungimento.

In pratica, progettare un percorso formativo secondo lo SF/TAH-CF significa ragionare in ottica di learning outcomes: ciò che la persona saprà, saprà fare e sarà in grado di gestire in autonomia al termine del percorso. Questi esiti devono tradursi in competenze reali, direttamente collegate ai compiti e ai ruoli professionali di riferimento.

La formazione può avere due finalità:

  • iniziale, per acquisire nuove competenze;
  • di aggiornamento, per mantenerle e svilupparle.

Da qui deriva il carattere ciclico del modello, che accompagna la crescita continua delle competenze lungo l’intero arco della vita professionale

Il percorso formativo come processo

Un percorso formativo può essere considerato un processo strutturato e dovrebbe essere descritto attraverso uno schema che includa almeno cinque fasi principali:

    1. Identificazione dei risultati dell’apprendimento: Definizione degli obiettivi formativi, espressi in termini di conoscenze, abilità e livelli di autonomia e responsabilità. È la fase fondamentale, perché stabilisce ciò che il partecipante dovrà effettivamente acquisire.
    2. Individuazione delle Unità Capitalizzabili: Suddivisione del percorso in moduli o unità didattiche, ciascuna con obiettivi specifici e collegata a determinate competenze. Le unità dovrebbero essere chiare, comprensibili e quanto più possibile autonome, in modo da poter essere utilizzate e riconosciute anche in percorsi diversi.
    3. Valutazione della qualità erogata: Definizione degli strumenti e delle modalità di monitoraggio per garantire la qualità del percorso formativo e dei servizi offerti.
    4. Valutazione dei risultati dell’apprendimento: Scelta di metodi e strumenti di verifica (prove scritte, pratiche, orali, project work, ecc.) per misurare in che misura gli obiettivi formativi siano stati raggiunti.
    5. Riconoscimento dei risultati dell’apprendimento: Attribuzione formale delle competenze acquisite. Qui è importante distinguere tra:
      • Apprendimento formale → con certificazione legale delle competenze (es. diplomi, qualifiche).
      • Apprendimento non formale e informale → con attestazioni o certificazioni di terza parte rilasciate da enti o associazioni riconosciute.

I vantaggi di questo approccio

    • Chiarezza sui risultati → i percorsi sono progettati in funzione di ciò che il partecipante saprà e saprà fare al termine della formazione.
    • Trasparenza e riconoscibilità → i contenuti e i risultati sono più facilmente comprensibili e comparabili.
    • Modularità e flessibilità → le unità capitalizzabili consentono di costruire percorsi personalizzati, adattabili e riutilizzabili in diversi contesti.
    • Linguaggio comune → facilita il dialogo tra istituzioni formative, professionisti e aziende.
    • Trasferibilità delle competenze → permette di valorizzare le competenze acquisite anche in percorsi formativi o professionali diversi.
    • Integrazione tra formale e non formale → crea un ponte tra i diversi tipi di apprendimento.
    • Connessione con il mondo del lavoro → collega i risultati formativi ai compiti e alle competenze realmente richieste dalle professioni.

Nella pratica, per assicurare l’indipendenza delle Unità Didattiche, è necessario accettare un certo livello di ridondanza. In concreto, ciò implica che:

    • i contenuti di una singola unità possano concorrere, anche solo in parte, allo sviluppo di più competenze;
    • la stessa competenza, o alcuni suoi aspetti, possa essere trattata in più unità didattiche.

Per questo motivo, nei percorsi formativi articolati in più unità didattiche, spesso si sceglie di ricondurre le competenze acquisite al completamento dell’intero percorso, piuttosto che attribuirle a ciascuna unità singolarmente. Questo approccio consente di:

    • valorizzare la visione d’insieme delle competenze realmente sviluppate;
    • evitare di frammentare competenze complesse in parti troppo ridotte o parziali;
    • garantire una valutazione più coerente e affidabile, che riflette il livello raggiunto dal partecipante al termine del percorso formativo nel suo complesso.

Di conseguenza, il processo di valutazione non può sempre limitarsi alla singola unità, ma in alcuni casi deve essere rimandato a momenti successivi del percorso, spesso nella fase conclusiva, attraverso attività come project work, tesi, tirocini o esami finali (scritti e orali).

Tipologie di percorsi formativi

I percorsi formativi che adottano questo modello si distinguono principalmente in due categorie:

    1. Percorsi Formativi Professionalizzanti
      • Di durata medio-lunga.
      • Forniscono competenze articolate e complesse, direttamente collegate a specifiche figure professionali.
      • Preparano i partecipanti a inserirsi subito nel mondo del lavoro in ruoli ben definiti.
      • Includono spesso esperienze pratiche come tirocini, project work e attività sul campo, che permettono di consolidare le competenze acquisite.
    2. Percorsi Formativi di Base
      • Di durata breve.
      • Offrono competenze fondamentali su singole tematiche, utili a più profili professionali.
      • Comprendono anche i corsi di aggiornamento, indispensabili per i professionisti che desiderano restare al passo con nuove tendenze e innovazioni nel proprio settore.

 Un sistema formativo integrato

Entrambe le tipologie di percorsi hanno un ruolo fondamentale:

    • i percorsi professionalizzanti sviluppano competenze complesse, mirate a specifiche carriere, immediatamente spendibili nel mondo del lavoro;
    • i percorsi di base trasmettono competenze tematiche, che in un percorso articolato possono costituire vere e proprie unità didattiche autonome, oppure essere proposte come percorsi di aggiornamento. Questi ultimi sostengono un apprendimento continuo e duraturo, indispensabile in un mercato del lavoro in costante trasformazione, dove le competenze richieste evolvono con rapidità.

Struttura dello Standard

Lo schema di riferimento dello standard SF/TAH-CF prevede i seguenti item: 

  1. Presentazione del Percorso Formativo

1.1 Titolo

1.2 Obiettivi formativi (descrizione dei risultati dell’apprendimento)

1.3 Livello EQF (in particolare per i percorsi professionalizzanti)

1.4 Prerequisiti di ingresso

1.5 Normativa di riferimento

1.6 Modalità di erogazione

2) Struttura del Percorso Formativo

2.1 Programma Didattico (Unità capitalizzabili)

2.2 Durata del percorso formativo (carico di lavoro)

3) Criteri di valutazione della qualità

4) Criteri di valutazione dei risultati

5) Riconoscimento dei risultati dell’apprendimento

Sebbene la presentazione del percorso formativo all’utente finale possa variare in base all’approccio comunicativo adottato, è essenziale che i contenuti previsti dallo schema siano comunque inclusi.

1)  Presentazione del Percorso Formativo

1.1 Titolo

Il titolo deve identificare in modo univoco il percorso formativo. Quando il percorso è collegato a un profilo professionale o a una specifica competenza tematica, è preferibile che il titolo includa esplicitamente il riferimento alla professione o alla competenza che il partecipante acquisirà al termine del percorso.

1.2 Obiettivi formativi (risultati dell’apprendimento)

    • Percorsi Formativi Professionalizzanti: In questi percorsi l’obiettivo è fornire le competenze necessarie per svolgere i compiti associati a uno specifico profilo professionale. Le unità di apprendimento rappresentano quindi gli esiti indispensabili per esercitare la professione di riferimento.
      È fondamentale che il profilo professionale sia stato sviluppato secondo lo standard SP/TAH-CF, collegato al modello del Ciclo delle Competenze. In questo modo, gli obiettivi formativi risultano chiari e finalizzati: dotare l’individuo delle competenze realmente necessarie per il ruolo previsto.
    • Percorsi Formativi di Base: Anche nei percorsi brevi è utile esplicitare gli obiettivi, indicando quali competenze tematiche vengono fornite o aggiornate al termine del percorso.

 1.3 Livello EQF

    • Percorsi Formativi Professionalizzanti: Il livello EQF deve coincidere con quello indicato nel profilo professionale. Nei percorsi composti da più unità didattiche (o unità capitalizzabili) può risultare utile assegnare un livello EQF a ciascuna unità, per definire il grado di autonomia acquisito in relazione a quella competenza. Tuttavia, questa pratica è poco diffusa: in genere si applica il principio qualitativo di prevalenza, per cui il livello EQF viene attribuito alla figura professionale nel suo complesso.
    • Percorsi Formativi di Base: Per i corsi di aggiornamento non è consuetudine indicare un livello EQF, in quanto si concentrano su aree specifiche e non coprono l’intera gamma di competenze richiesta per un determinato livello.

1.4 Prerequisiti di ingresso

È opportuno specificare i prerequisiti richiesti per accedere al percorso, distinguendoli in tre categorie:

      • Prerequisiti cogenti → obbligatori, relativi a titoli di studio, formazione specifica o esperienza professionale (formale, non formale o informale).
      • Prerequisiti consigliati → non obbligatori, ma utili per favorire una migliore comprensione dei contenuti.
      • Nessun prerequisito → il percorso è aperto a tutti, indipendentemente da titoli o conoscenze pregresse.

1.5 Normativa di riferimento

      • Percorsi Formativi Professionalizzanti: La normativa di riferimento deve coincidere con quella indicata nel profilo professionale redatto secondo lo standard SP/TAH-CF.
        Ad esempio, per i percorsi relativi a professioni non organizzate in ordini o albi è opportuno citare:
        • Legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate

In ogni caso, è sempre utile riportare anche:

        • Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF)
        • Raccomandazione 2009/C 155/02 (Sistema europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale – ECVET)

Se il percorso riguarda una professione regolamentata (ad esempio, in ambito turistico: Accompagnatore Turistico, Guida Turistica, Direttore Tecnico di Agenzia di Viaggi e Turismo), questa sezione deve dichiararlo chiaramente, riportando la normativa specifica.

      • Percorsi Formativi di Base: Nei percorsi brevi dedicati a competenze tematiche di base, questo punto potrebbe non essere applicabile.

1.6 Modalità di erogazione

La presentazione di un percorso formativo dovrebbe indicare anche le modalità di erogazione, specificando se il corso, o parti di esso, viene svolto:

      • In presenza (aula) → lezioni frontali, attività laboratoriali o pratiche con interazione diretta tra docenti e partecipanti.
      • E-learning → formazione a distanza, erogata tramite piattaforme digitali, con materiali fruibili online in modalità sincrona o asincrona.
      • Blended → modalità mista che combina attività in presenza e formazione a distanza, integrando i vantaggi di entrambe le soluzioni.

2) Struttura del Percorso Formativo

2.1 Programma Didattico (Unità capitalizzabili)

La struttura di un percorso formativo si articola in unità didattiche o moduli. Ciascuna unità deve avere obiettivi specifici e contribuire al raggiungimento degli obiettivi generali del percorso.

Per garantire chiarezza ed efficacia, le Unità Capitalizzabili (U.D.) dovrebbero rispettare le seguenti caratteristiche:

      • essere leggibili e comprensibili, con un programma didattico chiaro e completo;
      • risultare, per quanto possibile, autoportanti, cioè autonome e indipendenti dalle altre unità;
      • essere valutabili, in modo da consentire la verifica degli esiti formativi.

 Percorsi Formativi Professionalizzanti

Nei percorsi finalizzati all’acquisizione di competenze per specifici profili professionali, l’insieme delle Unità Capitalizzabili costituisce i risultati dell’apprendimento necessari per esercitare la professione individuata dal profilo stesso.

Quando i corsi di base sono utilizzati come singole Unità Didattiche all’interno di un percorso professionalizzante basato sul sistema ECVET, è consigliabile indicare il numero di crediti ECVET associati a ciascuna unità.

Il numero complessivo di crediti dell’intero percorso deve essere commisurato alle ore complessive di impegno (carico di lavoro) necessarie per conseguire i risultati previsti da tutte le U.D.

 Percorsi Formativi di Base

Per i corsi brevi o di aggiornamento è sufficiente presentare il programma didattico, specificando le conoscenze che i partecipanti acquisiranno al termine dell’unità.

2.2 Durata del percorso formativo (carico di lavoro)

La durata delle singole Unità Didattiche e, di conseguenza, dell’intero percorso formativo deve consentire di individuare sia le ore effettive di frequenza sia le ore complessive di impegno necessarie per raggiungere i risultati dell’apprendimento.

Le ore effettive di frequenza corrispondono al tempo dedicato a:

      • lezioni frontali;
      • attività di laboratorio;
      • stage, tirocini o project work, se previsti.

Le ore complessive di impegno (carico di lavoro) comprendono invece anche:

      • esercitazioni, studio individuale e preparazione di elaborati;
      • attività di valutazione (esami scritti e orali);
      • seminari e workshop;
      • visite aziendali o sul campo.

Il carico di lavoro rappresenta quindi una stima del tempo medio necessario per conseguire i risultati previsti, pur potendo variare da studente a studente.

 Stima del carico di lavoro

La difficoltà principale è stimare l’impegno totale, poiché alcune attività sono facilmente quantificabili (lezioni, stage, laboratori), mentre altre dipendono da variabili non sempre oggettivamente misurabili (livello di complessità dei contenuti, necessità di esercitazioni aggiuntive, modalità didattiche adottate).

Uno strumento utile è lo standard ECVET per la formazione non formale, analogo al sistema ECTS usato nella formazione universitaria. In ambito accademico, infatti, si adottano parametri convenzionali come:

      • 1 ora di lezione frontale = circa 3 ore di impegno individuale;
      • 1 ora di esercitazione in laboratorio = circa 2 ore di impegno individuale;
      • 1 ora di tirocinio o stage = circa 2 ore di impegno individuale.

Esempio: una materia universitaria di 50 ore (lezioni + esercitazioni) corrisponde mediamente a 150 ore di lavoro complessivo, equivalenti a 6 CFU (1 CFU = 25 ore di impegno).

Una proposta di classificazione

Per rendere più realistica la stima, è possibile introdurre un sistema basato sul carico cognitivo delle Unità Didattiche, che tenga conto non solo della durata ma anche della complessità dei contenuti e delle attività richieste.

Ad esempio, una U.D. di 20 ore può essere rapportata così:

      • Unità Didattica ad alto carico cognitivo → parametro 3 → 20 × 3 = 60 ore complessive;
      • Unità Didattica a medio carico cognitivo → parametro 2 → 20 × 2 = 40 ore complessive;
      • Unità Didattica a basso carico cognitivo → parametro 1 → 20 × 1 = 20 ore complessive.

Il valore più alto (parametro 3) corrisponde a quello comunemente adottato nei sistemi universitari basati sugli ECTS.

Questa classificazione consente di assegnare parametri diversi alle varie materie di un percorso (base, intermedio, avanzato), tenendo conto che in qualsiasi tipologia di corso coesistono unità con livelli di carico cognitivo differenti.

3) Criteri di valutazione della qualità

Percorsi Formativi Professionalizzanti e di Base

La qualità della formazione erogata dovrebbe essere verificata attraverso procedure interne di monitoraggio e strumenti di valutazione della soddisfazione dei partecipanti.

In base alla complessità e alla durata del percorso formativo, possono essere presi in considerazione uno o più dei seguenti elementi:

      • definizione e applicazione di una procedura di monitoraggio della qualità, comprensiva delle modalità di rilevazione e somministrazione dei questionari di soddisfazione;
      • adozione di una procedura per la gestione delle non conformità e delle conseguenti azioni correttive;
      • somministrazione di un questionario di soddisfazione al termine di ogni unità didattica;
      • somministrazione di un questionario di soddisfazione complessivo al termine dell’intero percorso formativo.

4) Criteri di valutazione dei risultati

La valutazione dei risultati dell’apprendimento deve distinguere tra:

        • Apprendimento formale → le modalità di valutazione sono stabilite per legge (es. diplomi, lauree, esami di Stato) e seguono procedure ufficiali definite a livello istituzionale.
        • Apprendimento non formale e informale → la valutazione, pur non essendo regolata da norme legislative, dovrebbe comunque basarsi su strumenti chiari, riconoscibili e documentabili, così da garantire trasparenza e affidabilità.

 Percorsi Formativi Professionalizzanti

Per i percorsi professionalizzanti, la valutazione dovrebbe misurare il livello raggiunto in termini di:

        • conoscenze;
        • abilità;
        • autonomia e responsabilità.

Tra gli strumenti di valutazione più efficaci si includono:

        • esami scritti per la verifica delle conoscenze teoriche;
        • project work, tirocini o stage per valutare l’applicazione pratica delle competenze;
        • esami orali per accertare la capacità di rielaborazione, analisi critica e comunicazione;
        • riconoscimento dell’apprendimento informale, attraverso evidenze documentabili (esperienze professionali, portfolio, certificazioni pregresse).

 Percorsi Formativi di Base

Nei corsi brevi o di aggiornamento, la valutazione può essere più semplice e mirata. È spesso sufficiente verificare le conoscenze acquisite, ad esempio attraverso:

        • test finali a risposta multipla o aperta;
        • esercizi o compiti scritti;
        • brevi prove pratiche in funzione della natura del corso.

5) Riconoscimento dei risultati dell’apprendimento

Dopo l’identificazione e la valutazione, i risultati dell’apprendimento devono essere ufficialmente riconosciuti.

Secondo la definizione ECVET:

“Il riconoscimento dei risultati dell’apprendimento è il processo attraverso il quale tali risultati, ufficialmente conseguiti, vengono attestati mediante l’attribuzione di unità o qualifiche” (ECVET, Allegato I, definizione h).

In questa fase è opportuno distinguere tra:

      • Apprendimento formale → certificazione delle competenze;
      • Apprendimento non formale e informale → attestazioni o certificazioni di terza parte.

Apprendimento formale: Si svolge all’interno dei sistemi educativi ufficiali (scuola, università, formazione professionale) e porta al rilascio di titoli con valore legale, ad esempio:

      • certificati o qualifiche professionali rilasciati dalle Regioni o da enti accreditati;
      • diplomi scolastici e professionali;
      • titoli universitari o AFAM.

Il riconoscimento avviene sempre secondo la normativa vigente, sotto la responsabilità delle autorità competenti.

 Apprendimento non formale: Avviene al di fuori del sistema educativo tradizionale (es. corsi di formazione specifica) e non rilascia titoli con valore legale. Tuttavia, consente di acquisire competenze professionali spendibili, soprattutto in settori non regolamentati.

Apprendimento informale: È l’apprendimento derivante dalle esperienze di vita e di lavoro (attività professionali, volontariato, esperienze quotidiane, tempo libero).

Il suo riconoscimento è essenziale perché molte competenze si sviluppano sul campo, al di fuori di percorsi formativi strutturati.

 Strumenti di riconoscimento

Per apprendimento non formale e informale si utilizzano principalmente:

      • Certificazione di terza parte → rilasciata da enti accreditati da Accredia secondo norme UNI. Attesta le competenze di un professionista in base a requisiti specifici di conoscenze, abilità e livello di autonomia (livello EQF).
      • Attestazione → disciplinata dalla Legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate. È rilasciata dalle Associazioni Professionali iscritte negli elenchi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Ex MISE).

Il riconoscimento delle competenze può basarsi su una combinazione di evidenze:

      • titoli di studio (apprendimento formale);
      • formazione specifica (apprendimento non formale);
      • esperienza professionale (apprendimento informale), dimostrabile tramite:
        • curriculum vitae;
        • portfolio professionale;
        • riconoscimenti o premi a livello locale, nazionale o internazionale;
        • pubblicazioni scientifiche o editoriali.

 Il valore dell’esperienza

Il titolo di studio rappresenta il requisito principale nei percorsi di apprendimento formale. Tuttavia, il suo peso relativo diminuisce man mano che aumentano le competenze dimostrate attraverso l’esperienza pratica, poiché queste evidenziano la capacità di applicare conoscenze in situazioni reali.

A tal proposito, la Carta nazionale delle professioni museali (ICOM, 2008) sottolinea che:

Le competenze richieste corrispondono di norma al possesso di titoli di studio certificati. Tuttavia, esistono contesti (come alcuni musei) in cui sono richieste competenze acquisibili solo tramite esperienza lavorativa e di vita. In questi casi, le amministrazioni possono motivatamente derogare dai requisiti formali, valorizzando l’esperienza maturata.

Bibliografia

  • Ignazio Caloggero – Il Ciclo delle Competenze per la Costruzione di Profili Professionali e Standard Formativi – Edizioni Centro Studi Helios –  2023
  • Ignazio Caloggero – Turismo, Arte e Patrimonio Culturale: Profili Professionali e Nuovo Quadro delle Competenze – Edizioni Centro Studi Helios – Ragusa 2022
  • Ignazio Caloggero: Turismo e Marketing Esperienziale – Principi, Casi di Studio, Marchio di Qualità Esperienziale, Competenze e Profili Professionali – Edizioni Centro Studi Helios – Ragusa 2023
  • Direttiva 2005/36/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 7 settembre 2005 relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali
  • Direttiva 2013/55/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, recante modifica della direttiva 2005/36/CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali
  • Direttiva (UE) 2018/958 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 giugno 2018, relativa a un test della proporzionalità prima dell’adozione di una nuova regolamentazione delle professioni
  • Raccomandazione del Consiglio sul quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente del 22 maggio 2017 (European Qualification Framework – EQF), che abroga la precedente raccomandazione del 23 aprile 2008
  • Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009 sull’istituzione di un sistema europeo di crediti per l’istruzione e la formazione professionale (ECVET) – (2009/C 155/02).
  • Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18 giugno 2009 sull’istituzione di un quadro europeo di riferimento per la garanzia della qualità dell’istruzione e della formazione professionale
  • Sistema europeo per l’accumulazione ed il trasferimento dei crediti (ECTS): Guida per l’utente 2015
  • Raccomandazione del Consiglio del 20 dicembre 2012 sulla convalida dell’apprendimento non formale e informale (2012/C 398/01)
  • Raccomandazione del Consiglio del 26 novembre 2018 sulla promozione del riconoscimento reciproco automatico dei titoli dell’istruzione superiore e dell’istruzione e della formazione secondaria superiore e dei risultati dei periodi di studio all’estero (2018/C 444/01
  • Linee guida europee per la convalida dell’apprendimento non formale e informale – Centro Europeo per lo Sviluppo della Formazione Professionale (CEDEFOP) – 2016
  • Decreto MLPS – MIUR 08/01/2018 “Istituzione del Quadro nazionale delle qualificazioni rilasciate nell’ambito del Sistema nazionale di certificazione delle competenze di cui al decreto legislativo 16 gennaio 2013, n. 13”
  • Sistema europeo per l’accumulazione e il trasferimento di crediti (ECTS) Guida per l’utente, 2009)
  • UNI 11506: Attività professionali non regolamentate – Figure Professionali operanti nel settore ICT – Requisiti per la valutazione e certificazione delle conoscenze, abilità e competenze per i profili professionali ICT basati sul modello e-CF
  • Decreto Legislativo 16 gennaio 2013, n. 13 Definizione delle norme generali e dei livelli essenziali delle prestazioni per l’individuazione e validazione degli apprendimenti non formali e informali e degli standard minimi di servizio del sistema nazionale di certificazione delle competenze, ai sensi dell’art.4, commi 58 e 68 della legge 28 giugno 2012, n. 92
  • Qualità, Modelli Operativi e Competitività dell’Offerta Turistica (Ed. 2019) di Ignazio Caloggero. Edizioni Centro Studi Helios ISBN: 9788832060034
  • GUIDA CEN 14: Linee guida di indirizzo per le attività di normazione sulla qualificazione delle professioni e del personale.
  • Bloom, B.S. (Ed.), Engelhart, M.D., Furst, E.J., Hill, W.H. and Krathwohl, D.R. Taxonomy of Educational Objectives: Handbook 1: Cognitive Domain. (1956)
  • Anderson, L.W., Krathwohl, D.R. (Eds.) A Taxonomy for Learning, Teaching and Assessing. A Revision of Bloom’s Taxonomy of Educational Objectives. (2001)

 

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