Liber de accidentibus – Libro degli eventi o degli accadimenti
A cura di Ignazio Caloggero

Pagina di riferimento: Repertorio delle Fonti

PARTE I – REPERTORIO DELLE FONTI

1. Denominazione e identificazione della fonte

Titolo latino: Liber de accidentibus
Altre denominazioni: Verba Hermetis in libro suo de accidentibus; Verba Hermetis
Titolo italiano proposto: Libro degli eventi oppure Libro degli accadimenti
Autore/attribuzione: Ermete Trismegisto, secondo l’attribuzione riportata da ʿAlī ibn Riḍwān
Mediatore principale: ʿAlī ibn Riḍwān, conosciuto nel Medioevo latino come Haly Abenrudianus
Traduttore latino: Egidio de’ Tebaldi da Parma (Aegidius de Tebaldis Parmensis), attraverso una versione castigliana intermedia
Datazione sintetica: attestato nell’XI secolo all’interno del commento arabo di ʿAlī ibn Riḍwān al Tetrabiblos di Tolomeo; tradotto in latino alla corte di Alfonso X nel XIII secolo, probabilmente tra il 1271 e il 1275
Lingua della prima attestazione documentabile: arabo
Lingue di trasmissione: arabo, castigliano, latino; successivamente anche francese
Categoria: 5.1 – Fonti Primarie Tradizionali
Tipologia: raccolta di aforismi astrologici attribuiti a Ermete, destinati alla formulazione di pronostici universali e all’analisi degli eventi collettivi.

Presentazione sintetica

Il Liber de accidentibus è una breve raccolta di aforismi astrologici attribuiti a Ermete Trismegisto, dedicati soprattutto alla previsione di avvenimenti collettivi: vicende dei re e dei popoli, guerre, rivolte, carestie, terremoti, condizioni climatiche, spostamenti, conflitti e altri eventi che possono interessare una comunità o un territorio.

Il titolo potrebbe generare un equivoco. Il latino accidentia non indica qui principalmente gli «incidenti» nel significato moderno del termine, ma gli eventi o accadimenti che sopraggiungono nel mondo terrestre e che, secondo la concezione astrologica sottostante, possono essere messi in relazione con le configurazioni celesti. Per questo, in italiano, Libro degli eventi o Libro degli accadimenti rende probabilmente meglio il senso rispetto al letterale Libro degli accidenti.

La peculiarità documentaria dell’opera consiste nel fatto che essa non compare inizialmente come trattato autonomo. Alla fine del secondo libro del proprio commento al Tetrabiblos di Tolomeo, il medico e astrologo egiziano ʿAlī ibn Riḍwān, attivo nell’XI secolo, dichiara di voler aggiungere alcune parole di Ermete tratte da un suo Liber de accidentibus, perché utili nelle pronosticationes universales. Seguono 35 aforismi astrologici. La banca dati specialistica Ptolemaeus Arabus et Latinus conferma sia la collocazione alla fine del libro II sia il numero dei detti.  Solo in un momento successivo questi Verba Hermetis furono estratti dal commento di Haly e cominciarono a circolare autonomamente sotto il nome di Ermete.

Il Liber de accidentibus è quindi particolarmente significativo per il nostro Repertorio: un brano citato all’interno di un’opera araba acquista progressivamente autonomia e diviene, nella tradizione latina, un vero e proprio libro di Ermete.

2. Natura documentaria

La natura documentaria del Liber de accidentibus richiede una distinzione tra almeno due livelli.

Il primo è quello della testimonianza contestuale. Nella forma più antica documentabile, i detti ermetici costituiscono un’aggiunta al commento di ʿAlī ibn Riḍwān al secondo libro del Tetrabiblos. Haly introduce esplicitamente la raccolta affermando di avere ritenuto utile aggiungere le parole di Ermete tratte dal suo libro de accidentibus, perché potevano essere utilizzate nei pronostici universali.

Il secondo livello è quello della circolazione autonoma. Nel Medioevo latino il passo viene estratto dal commento e copiato indipendentemente, trasformandosi materialmente in ciò che la tradizione manoscritta considera un liber ermetico autonomo.

Paolo Lucentini, che ha ricostruito questa tradizione in Il Liber de accidentibus ermetico e il commento di Haly Abenrudianus al Tetrabiblos di Tolomeo, in S. Caroti – R. Pinzani (a cura di), Ob rogatum meorum sociorum, Milano, FrancoAngeli, 2000, pp. 93-122, mostra che il passo ermetico è trasmesso in maniera sostanzialmente compatta e può essere ricostruito con sufficiente sicurezza. La sua edizione critica è confluita poi in Hermetis Trismegisti Astrologica et divinatoria, Hermes Latinus IV.4, CCCM 144C, Turnhout, Brepols, 2001.

Il documento deve quindi essere definito come: raccolta di aforismi astrologici originariamente attestata come citazione o inserto all’interno di un’opera più ampia e successivamente trasformata dalla tradizione latina in un testo autonomo.

Non possediamo, allo stato attuale, un antico Liber de accidentibus greco che possa essere identificato come originale dell’opera, né possiamo dimostrare che i 35 aforismi appartenessero originariamente a un unico libro antico nella stessa forma in cui sono stati trasmessi da Haly.

3. Datazione e ambiente storico-culturale

Prima attestazione documentabile

Il punto cronologicamente sicuro è rappresentato da ʿAlī ibn Riḍwān, medico, filosofo e astrologo egiziano dell’XI secolo. Nel suo commento arabo al Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, intitolato Tafsīr al-Maqālāt al-arbaʿ fī l-qaḍāʾ bi-l-nujūm ʿalā l-ḥawādith, Haly inserì alla conclusione del secondo libro la serie dei detti attribuiti a Ermete. Ptolemaeus Arabus et Latinus identifica precisamente questo commento e la posizione dell’inserto ermetico.

Dobbiamo quindi distinguere:

  • XI secolo: prima attestazione documentabile dei detti nella forma trasmessa da Haly;
  • data del presunto Liber de accidentibus utilizzato da Haly: sconosciuta.

È possibile che ʿAlī ibn Riḍwān disponesse di una fonte araba precedente già attribuita a Ermete; tuttavia, non possedendo attualmente tale fonte come opera autonoma, non è possibile stabilirne con sicurezza né la data né la storia precedente.

Il contesto tolemaico

La collocazione degli aforismi alla fine del secondo libro del Tetrabiblos non è casuale. Il libro II dell’opera di Tolomeo è dedicato principalmente agli eventi universali e collettivi, cioè a quella parte dell’astrologia che nella terminologia moderna viene spesso definita astrologia mondiale. È precisamente questo anche l’ambito degli aforismi ermetici.

Haly li aggiunge perché considera i detti di Ermete strumenti utili a integrare l’insegnamento tolemaico sulla previsione degli avvenimenti generali. La relazione tra Tolomeo ed Ermete è dunque costruita come integrazione di due autorità astrologiche: l’una sistematica e teorica, l’altra prevalentemente aforistica e operativa.

4. Lingua originaria e lingue di trasmissione

La prima lingua documentabile del dossier ermetico è l’arabo, perché i detti sono attestati all’interno del commento arabo di ʿAlī ibn Riḍwān. Non possiamo però affermare con sicurezza che l’arabo fosse la lingua nella quale gli aforismi furono originariamente composti. La fonte ermetica utilizzata da Haly non è stata identificata in una forma indipendente che permetta di ricostruire con certezza una fase precedente. 

La storia documentabile della trasmissione occidentale è invece particolarmente interessante. Il commento arabo di ʿAlī ibn Riḍwān fu tradotto dapprima in castigliano e successivamente in latino. Egidio de’ Tebaldi da Parma spiega nell’introduzione della sua traduzione che Alfonso X aveva fatto tradurre il libro dall’arabo in yspanicum idioma e che egli lo aveva quindi reso in un latino «piano e chiaro». 

La sequenza documentabile è quindi: arabo → castigliano → latino.

La traduzione latina di Egidio fu realizzata alla corte di Alfonso X di Castiglia, dopo il 1257 e probabilmente tra il 1271 e il 1275.

Successivamente furono prodotte anche versioni francesi del Tetrabiblos con il commento di Haly, nelle quali viene trasmesso anche il passo ermetico. 

5. Tradizione documentaria e storia della trasmissione

La trasmissione del Liber de accidentibus può essere ricostruita attraverso una successione particolarmente istruttiva.

Inserimento nel commento di ʿAlī ibn Riḍwān

La prima forma documentabile è costituita dai 35 aforismi inseriti alla conclusione del secondo libro del commento di Haly.

L’introduzione è esplicita: Haly afferma di aggiungere le parole di Ermete tratte dal suo libro sugli accidentia, perché possono essere utili nelle previsioni universali.

Questo dato è fondamentale: Haly non presenta quei detti come propri. Li considera una fonte preesistente attribuita a Ermete.

La traduzione alfonsina

Il commento viene poi tradotto:

  • dall’arabo al castigliano, per iniziativa di Alfonso X;
  • dal castigliano al latino, ad opera di Egidio de’ Tebaldi da Parma. La versione latina conserva l’inserto ermetico. 

Circolazione autonoma

A partire dal materiale integrato nel commento, i Verba Hermetis cominciano successivamente a essere estratti e copiati indipendentemente.

  • Ptolemaeus Arabus et Latinus segnala sette manoscritti dei secoli XIV e XV nei quali l’aggiunta circola separatamente dal resto del commento.
  • La Bibliotheca Philosophica Virtualis censisce, tra gli altri, i testimoni di Dublino, Glasgow, Cracovia, Londra, Parigi e Vaticano.

È proprio durante questo passaggio che avviene una trasformazione documentaria importante: estratto da un commento → raccolta autonoma → “libro” di Ermete.

Tradizione a stampa

Il commento di Haly al Tetrabiblos, comprendente i detti ermetici, fu stampato a Venezia nel 1493 da Boneto Locatello per Ottaviano Scoto e nuovamente nel 1519. Il progetto specialistico Ptolemaeus Arabus et Latinus registra entrambe le edizioni. 

6. Genere, ambito e funzione della fonte

Il Liber de accidentibus appartiene agli Hermetica tecnici astrologici.

Più precisamente, il suo ambito principale è quello dell’astrologia universale o mondiale, cioè della previsione di eventi che riguardano non tanto il destino individuale quanto:

  • re e governanti;
  • popoli e comunità;
  • guerre e conflitti;
  • carestie;
  • terremoti;
  • fenomeni atmosferici;
  • spostamenti di popolazioni;
  • rivolte;
  • condizioni economiche e sociali;
  • durata e intensità degli avvenimenti.

La funzione della fonte è quindi essenzialmente pronostica. Gli aforismi offrono regole operative che consentono all’astrologo di individuare il pianeta o il fattore dominante in una configurazione celeste e di ricavarne un giudizio sull’evento.

Il testo non costruisce un’esposizione teorica sistematica dell’astrologia. Procede piuttosto mediante brevi regole applicative, spesso introdotte dalla formula Et dixit, «E disse», che presenta Ermete come una successione di pronunciamenti autorevoli. Questo carattere aforistico favorì probabilmente anche la successiva estrazione dal commento di Haly e la sua circolazione come testo autonomo.

7. Struttura e contenuti principali

Il Liber de accidentibus è costituito, nella ricostruzione moderna, da 35 aforismi astrologici. Alcuni manoscritti possono suddividere diversamente il materiale — un testimone, per esempio, numera 38 aforismi — ma si tratta principalmente di differenze nella segmentazione del testo, non della prova di un’opera sostanzialmente diversa. Non esiste una struttura in capitoli sistematicamente organizzati. È tuttavia possibile individuare alcuni nuclei tematici.

Individuazione del significatore dominante

La raccolta si apre con una regola metodologica fondamentale: occorre ordinare i significatori dal più forte al più debole.

Quando più pianeti possiedono dignità equivalenti, devono essere valutate la loro posizione rispetto all’Ascendente, al decimo luogo e ai luminari, cioè Sole e Luna.

L’astrologo deve quindi stabilire quale componente della configurazione possieda la maggiore forza prima di formulare il pronostico.

Pianeti e categorie sociali

Una serie di corrispondenze mette i pianeti in relazione con differenti gruppi umani.

Il Sole è significatore dei re.

La Luna, in determinate condizioni rispetto al Sole, può rappresentare i figli dei re.

Giove è collegato ai grandi uomini, ai giudici, ai religiosi e ai sapienti.

La configurazione celeste viene così trasformata in una mappa simbolico-operativa della società, nella quale differenti pianeti corrispondono a differenti categorie di persone.

Fortuna e infortunio dei pianeti

Grande importanza assumono le condizioni favorevoli o sfavorevoli dei pianeti. 

Il passaggio da una condizione fortunata a una infausta significa una trasformazione dal bene al male, e viceversa. 

Retrogradazione, stazione, dignità, esaltazione e aspetti planetari modificano la forza del pronostico.

Un pianeta malefico retrogrado può accentuare il danno, mentre un pianeta benefico può attenuare condizioni avverse.

Re, potere e politica

Una parte considerevole degli aforismi riguarda direttamente re e governanti. Il Sole può indicare il movimento di un sovrano da una terra all’altra; la natura benefica o malefica dei pianeti associati permette di stabilire se lo spostamento avverrà per pace o per guerra.

Altre configurazioni vengono utilizzate per valutare:

  • la forza del re;
  • i suoi rapporti con il popolo;
  • la presenza di nemici;
  • rivolte interne;
  • prigionia;
  • deposizione;
  • morte;
  • vittoria o sconfitta.

Ci troviamo quindi di fronte a un’astrologia strettamente connessa alla lettura politica degli avvenimenti.

Orientamento geografico

Anche le direzioni assumono significato. 

  • Ascendente, decimo, settimo e quarto luogo vengono associati rispettivamente a differenti direzioni geografiche, consentendo di stabilire da quale regione possano provenire persone, eserciti o avvenimenti.
  • Marte orientale o occidentale viene utilizzato, per esempio, per pronosticare quale delle due parti potrà prevalere in un conflitto tra Oriente e Occidente.

Velocità e durata degli eventi

La natura dei segni e il movimento dei pianeti permettono di stimare anche rapidità e durata degli avvenimenti. Segni mobili, fissi e bicorporei producono effetti differenti.

Analogamente:

  • un pianeta veloce indica rapidità;
  • un pianeta lento suggerisce durata;
  • una configurazione angolare produce eventi più importanti e persistenti;
  • una posizione cadente riduce forza e durata.

L’astrologia non cerca quindi soltanto di determinare che cosa accadrà, ma anche quanto intensamente e per quanto tempo.

Eclissi

Le eclissi costituiscono un altro elemento importante. Se Marte partecipa alla configurazione di un’eclissi, vengono pronosticati conflitti e uccisioni; l’intervento di Giove può invece orientare il giudizio verso esiti favorevoli. La posizione del governatore nei diversi luoghi astrologici permette inoltre di stimare la durata dell’effetto dell’eclissi.

Guerre e conflitti

Numerosi aforismi sono dedicati alla guerra. 

Le configurazioni di Marte e Saturno, la loro retrogradazione, la velocità dei pianeti e la natura dei segni consentono di prevedere:

  • inizio e durata dei conflitti;
  • intensità delle guerre;
  • parte vincitrice;
  • danni alle regioni;
  • prigionia e morte dei governanti.

La forte presenza di questi temi riflette la funzione propriamente politico-pronostica del testo.

Fenomeni naturali e calamità

Gli influssi astrali vengono collegati anche a fenomeni naturali. 

  • La congiunzione di due pianeti malefici con la Luna, in particolari segni, può indicare terremoti, rovina di città, danni provocati dalle acque o altre calamità. 
  • Saturno e il Nodo lunare meridionale possono essere collegati a freddo e carestia.
  • Segni umidi o secchi consentono di distinguere pericoli derivanti dall’acqua, dalla siccità o dai venti.
  • L’universo celeste e quello terrestre vengono quindi concepiti come parti di una stessa catena causale e significante.

Popolo e struttura delle case astrologiche

Il testo utilizza inoltre le case astrologiche per distribuire differenti ambiti della vita collettiva.

  • L’Ascendente può rappresentare il popolo;
  • la seconda casa le ricchezze;
  • la terza i vicini;
  • la quinta i figli;
  • la sesta le malattie;
  • la settima i nemici e le relazioni con l’altro.

La tecnica astrologica permette così di costruire una vera e propria rappresentazione simbolica della comunità e delle sue relazioni.

Conclusione

Gli ultimi aforismi tornano sul problema della durata dei conflitti. Il movimento del Sole e la fase della Luna contribuiscono a stabilire se le controversie si prolungheranno oppure si risolveranno rapidamente. La raccolta si chiude ribadendo che questi detti di Ermete sono stati aggiunti perché possano risultare utili, «se Dio vuole», nella pratica dei pronostici.

8. Personaggi, figure e soggetti della trasmissione

La figura centrale è naturalmente Ermete Trismegisto, presentato come autorità originaria dei detti astrologici. Ermete, tuttavia, non compare come personaggio dialogante. Non abbiamo la relazione maestro-discepolo tipica di molti Hermetica filosofico-religiosi.

La sua presenza è affidata alla formula: «Dixit Hermes» – «Ermete disse». È quindi soprattutto un’autorità sapienziale citata.

Una seconda figura fondamentale è ʿAlī ibn Riḍwān / Haly Abenrudianus. Egli svolge la funzione di mediatore: seleziona o trasmette i detti e li integra nel proprio commento a Tolomeo.

Claudio Tolomeo costituisce il terzo polo. Il Liber non è un commento diretto a Ermete, ma un’aggiunta ermetica inserita all’interno di un commento al Tetrabiblos. Ermete viene così fatto dialogare indirettamente con la massima autorità dell’astrologia sistematica antica.

La catena documentaria può quindi essere rappresentata come:

presunta fonte ermetica → ʿAlī ibn Riḍwān → traduzione castigliana → Egidio de’ Tebaldi → tradizione latina → estrazione e circolazione autonoma.

9. Relazioni con gli altri elementi dell’Atlante Esoterico

Tradizioni e correnti

La fonte si collega principalmente a:

  • astrologia ellenistica e tardoantica;
  • astrologia arabo-islamica;
  • ermetismo tecnico arabo;
  • astrologia medievale latina;
  • astrologia mondiale e giudiziaria.

Configurazioni concettuali

Particolarmente importanti sono:

  • cielo / terra;
  • superiore / inferiore;
  • ordine celeste / avvenimento terrestre;
  • configurazione astrale / evento politico;
  • benefico / malefico;
  • Oriente / Occidente;
  • rapidità / durata;
  • ordine / conflitto.

In questo caso tali coppie non devono però essere trasformate automaticamente in simbolismi metafisici: appartengono innanzitutto alla struttura tecnica dell’astrologia medievale.

10. Uso, ricezione e trasformazioni storiche

La prima funzione conosciuta della raccolta è chiaramente indicata da Haly: i detti di Ermete devono aiutare nelle pronosticationes universales. Essi fungono quindi da strumento pratico all’interno dell’esegesi astrologica del Tetrabiblos.

Nel passaggio al mondo latino avviene tuttavia una trasformazione significativa. Da semplici Verba Hermetis inseriti nel commento, gli aforismi vengono estratti e copiati autonomamente. Il riferimento ad un liber de accidentibus citato da Haly diviene così il titolo con il quale la raccolta stessa viene conosciuta.

Non si tratta di una modifica puramente materiale.

Quando il lettore medievale incontra: Liber de accidentibus Hermetis non vede più necessariamente un estratto dal commento di un astrologo arabo, ma può percepirlo direttamente come un’opera di Ermete.  Questo processo rafforza l’immagine medievale di Ermete quale antichissima autorità dell’astrologia.

La diffusione fu favorita anche dal successo del commento latino di Haly. Ptolemaeus Arabus et Latinus registra oggi un numero considerevole di testimoni e documenta le edizioni veneziane del 1493 e del 1519.

La presenza degli aforismi nelle edizioni a stampa prolunga quindi nel Rinascimento la relazione fra Tolomeo, autorità dell’astrologia sistematica, ed Ermete, autorità sapienziale e aforistica dell’astrologia antica.

11. Problemi critici e questioni aperte

Il problema principale riguarda l’esistenza e la natura del presunto libro ermetico utilizzato da Haly. ʿAlī ibn Riḍwān dichiara esplicitamente che Ermete avrebbe pronunciato quei detti nel proprio Liber de accidentibus. Questo dimostra che Haly conosceva o riteneva di conoscere una fonte attribuita a Ermete. Non dimostra però che sia esistito nell’Antichità un trattato intitolato esattamente Liber de accidentibus nella forma oggi ricostruibile. Non possediamo infatti un corrispondente testo greco antico né, allo stato attuale, una testimonianza indipendente sufficientemente antica che consenta di retrodatare con sicurezza la raccolta.

Il secondo problema riguarda la lingua e la provenienza della fonte utilizzata da Haly. La tradizione immediata è araba, ma resta da stabilire se il materiale derivi da precedenti fonti greche, persiane, siriache o da elaborazioni prodotte direttamente nella tradizione astrologica araba.

Il terzo problema riguarda l’autonomia dell’opera. Per la nostra documentazione, la raccolta diventa un libro indipendente soltanto attraverso un processo medievale di estrazione. Dovremmo quindi distinguere: il “Liber de accidentibus” citato da Haly, che egli presenta come propria fonte e il “Liber de accidentibus” latino conservato, costituito dai detti che la tradizione successiva ha estratto dal commento. Non possiamo dimostrare che i due oggetti documentari coincidano integralmente.

Un quarto problema riguarda il numero degli aforismi. La ricostruzione moderna individua 35 detti, mentre singoli manoscritti possono suddividere il materiale diversamente; il ms. Oxford, Bodleian Library, Digby 179, per esempio, presenta una numerazione in 38 aforismi.

Un quinto problema riguarda l’attribuzione a Ermete. Essa è esplicita e indiscutibile nella testimonianza di Haly, ma non può essere fatta risalire automaticamente all’Ermete degli Hermetica greco-egiziani dell’età imperiale. La questione storicamente più significativa non è pertanto stabilire se Ermete ne sia stato realmente l’autore, ma comprendere come una raccolta astrologica attribuita a Ermete sia entrata nel commento arabo a Tolomeo e, attraverso questo, nella biblioteca ermetica dell’Occidente medievale.

12. Valore per lo studio dell’Esoterismo Culturale

Il Liber de accidentibus è particolarmente significativo per il Modello di Esoterismo Culturale perché permette di osservare quasi materialmente la costruzione storica di un’opera ermetica.

Il primo elemento di interesse è la stratificazione della trasmissione. Un sapere attribuito a Ermete viene incorporato in un commento arabo a Tolomeo, tradotto in castigliano, trasferito in latino, estratto dal proprio contesto e trasformato in testo autonomo. La fonte non conserva quindi soltanto dei contenuti astrologici: conserva anche la storia dei processi culturali attraverso i quali un testo diventa parte della biblioteca di Ermete.

Un secondo elemento riguarda il principio delle corrispondenze tra cielo e terra. Gli eventi terrestri vengono messi in relazione con configurazioni superiori. Non si tratta ancora necessariamente della formulazione metafisica del rapporto macrocosmo-microcosmo tipica di altre tradizioni; nel Liber tale rapporto assume una forma eminentemente astrologica e operativa.

Un terzo elemento è costituito dalla mediazione specialistica. La lettura del cielo richiede di conoscere significatori, dignità, aspetti, case, segni mobili o fissi, retrogradazioni, eclissi e altre categorie tecniche. Il sapere non è quindi immediatamente accessibile, ma passa attraverso un linguaggio specialistico.

Un quarto elemento riguarda l’autorità di Ermete. Ermete non è utilizzato per trasmettere una rivelazione filosofico-religiosa, ma per conferire autorità a una serie di regole astrologiche. 

Infine, il Liber de accidentibus dimostra in maniera particolarmente efficace che la biblioteca di Ermete è una costruzione storicamente stratificata. Non tutte le opere attribuitegli hanno la stessa origine, la stessa lingua, la stessa cronologia o la stessa modalità di attribuzione. 

13. Bibliografia essenziale

Lucentini, Paolo, «Il Liber de accidentibus ermetico e il commento di Haly Abenrudianus al Tetrabiblos di Tolomeo», in Stefano Caroti – Raffaella Pinzani (a cura di), Ob rogatum meorum sociorum. Studi in memoria di Lorenzo Pozzi, Milano, FrancoAngeli, 2000, pp. 93-122. È lo studio specifico fondamentale per origine, collocazione nel commento di Haly, tradizione manoscritta e trasformazione del passo in opera autonoma.

Lucentini, Paolo (ed.), «Liber de accidentibus», in Gerrit Bos – Charles Burnett – Thérèse Charmasson – Paul Kunitzsch – Fabrizio Lelli – Paolo Lucentini, Hermetis Trismegisti Astrologica et divinatoria, Hermes Latinus IV.4, Corpus Christianorum, Continuatio Mediaevalis 144C, Turnhout, Brepols, 2001, pp. 139-173, con il testo critico latino alle pp. 161-173. È l’edizione critica di riferimento.

Lucentini, Paolo, «Il Liber de accidentibus ermetico e il commento di Haly Abenrudianus al Tetrabiblos di Tolomeo», rist. in Platonismo, ermetismo, eresia nel Medioevo, Louvain-la-Neuve, Fédération Internationale des Instituts d’Études Médiévales, 2007, cap. 9, a partire da p. 325.

Per l’inquadramento del commento di Haly e della sua traduzione rimane inoltre particolarmente utile la scheda aggiornata di David Juste, «Haly Abenrudian, Glosa super Quadripartito Tholomei», nel progetto Ptolemaeus Arabus et Latinus, che documenta la traduzione attraverso un intermediario spagnolo, la probabile cronologia 1271-1275, i 35 aforismi ermetici e la loro successiva circolazione autonoma.

Per il contesto generale dell’ermetismo astrologico rimane pertinente André-Jean Festugière, La Révélation d’Hermès Trismégiste, vol. I, L’astrologie et les sciences occultes, soprattutto per il quadro generale degli scritti astrologici attribuiti a Ermete. 

PARTE II – ELEMENTI INTEGRATIVI PER IL REPERTORIO DEGLI HERMETICA

H1. Modalità dell’attribuzione a Ermete

L’attribuzione a Ermete è esplicita, ma ci giunge attraverso un mediatore.

ʿAlī ibn Riḍwān introduce infatti i detti dichiarando di aggiungere:

verba Hermetis qui dixit in libro suo de accidentibus…

cioè «le parole di Ermete, che disse nel suo libro sugli eventi…».

Non siamo quindi davanti a una semplice attribuzione congetturale prodotta dagli editori latini.

Per Haly esisteva effettivamente un libro di Ermete sugli accidentia dal quale provenivano i detti.

Ciò che non possiamo determinare è quale fosse esattamente questa fonte.

L’attribuzione deve pertanto essere descritta come:

esplicita nella testimonianza araba di Haly, ma documentariamente mediata.

Quando gli aforismi cominciano a circolare autonomamente in latino, la mediazione tende invece a scomparire e il testo viene recepito direttamente come opera di Ermete.

 H2. Grado e natura dell’attribuzione ermetica

Attribuzione ermetica esplicita, attestata nella tradizione araba dell’XI secolo e mediata dal commento di ʿAlī ibn Riḍwān; successivamente consolidata dalla circolazione autonoma latina del testo.

H3. Rapporto con Ermete Trismegisto

Nel Liber de accidentibus emerge una configurazione di Ermete assai diversa da quella degli Hermetica filosofico-religiosi.

Ermete è qui soprattutto:

astrologo;

maestro dei giudizi astrali;

conoscitore delle corrispondenze tra cielo ed eventi terrestri;

autorità dei pronostici universali;

sapiente capace di leggere guerre, regni, calamità e mutamenti politici attraverso le configurazioni celesti.

Non insegna attraverso un dialogo.

Parla attraverso sentenze brevi e autorevoli:

Dixit Hermes.

La stessa forma letteraria contribuisce alla costruzione dell’autorità. Non occorre dimostrare ogni regola: la sua validità viene sostenuta dal nome del sapiente che l’ha pronunciata.

Il Liber partecipa quindi alla costruzione dell’Ermete astrologo, una delle configurazioni più importanti della figura di Hermes nella tradizione araba e medievale latina.

Approfondimenti

File scaricabili:

Liber_de_accidentibus_traduzione_italiana

Testo in italiano

LIBER DE ACCIDENTIBUS

Libro degli eventi o degli accadimenti

Traduzione italiana di lavoro dai Verba Hermetis della tradizione latina medievale

Avvertenza: la presente versione italiana è una traduzione di lavoro e non intende sostituire un’edizione critica del Liber de accidentibus. Come base è stata utilizzata la trascrizione latina del manoscritto Memmingen, Stadtarchiv, 2º 2,34, testimone della seconda metà del XV secolo, resa disponibile dal progetto Ptolemaeus Arabus et Latinus. In questo manoscritto i detti attribuiti a Ermete sono conservati ai ff. 162rb-163vb, come appendice al secondo libro del Commentum Cracoviense in Quadripartitum a. 1463, e sono introdotti dalla formula Dixit Hermes: Ordina significatores…. fino alla conclusione …si Deus voluerit.

Il manoscritto non costituisce naturalmente l’origine del Liber de accidentibus, ma uno dei testimoni della sua tradizione latina medievale. Il testo deriva infatti dai Verba Hermetis inseriti da Haly Abenrudianus (ʿAlī ibn Riḍwān) nel proprio commento al Tetrabiblos di Tolomeo e successivamente trasmessi anche in forma autonoma. 

Nei pochi punti nei quali il manoscritto presenta lezioni corrotte, incerte o divergenti rispetto agli altri testimoni, la traduzione segnala esplicitamente la difficoltà e privilegia una resa prudente del significato, evitando di ricostruire arbitrariamente il testo. 

Nota filologica e criterio di traduzione

Il Liber de accidentibus ci è noto, nella sua forma latina, come una raccolta di detti astrologici attribuiti a Ermete. Haly Abenrudianus (ʿAlī ibn Riḍwān) li inserì alla fine del secondo libro del proprio commento al Tetrabiblos di Tolomeo; nella tradizione latina i Verba Hermetis furono poi anche estratti e trasmessi autonomamente come liber.

La traduzione cerca di conservare il carattere aforistico e tecnico del latino, ma rende in italiano corrente alcuni termini astrologici. “Fortuna” e “infortuna” indicano rispettivamente un pianeta benefico e un pianeta malefico; “decima” indica la decima casa o il Medium Coeli; “cadente”, “succedente” e “angolare” sono mantenuti nel loro significato astrologico tradizionale.

La numerazione seguente è redazionale: distingue i principali blocchi introdotti dalle formule Dixit Hermes / Et dixit e serve soltanto a facilitare la consultazione. Non deve essere confusa con le diverse numerazioni degli aforismi presenti nei manoscritti o nelle edizioni critiche.

Testo italiano

Introduzione del testimone latino. Poiché il signore Haly, alla fine del capitolo, aggiunge alcune utili parole del signore Ermete, scritte nel suo libro sugli accadimenti, e mi è sembrato utile trascriverle qui, Ermete disse:

1. Ordina i significatori: prima il più forte e poi il più debole, poiché ciascuno di essi partecipa alla significazione insieme con quello che possiede maggiore forza.

2. Quando i pianeti possiedono pari dignità, osserva quale di essi si trovi all’Ascendente o nella decima casa, oppure quale formi un aspetto con uno dei luminari; assumi quello come significatore.

3. Secondo la condizione di ciascun pianeta al momento della significazione sarà la condizione di ciò su cui quel pianeta domina. Se il Sole si trova nella nona casa, indicherà lo spostamento dei re da una terra a un’altra. Se gli si applica un pianeta benefico, i loro viaggi saranno rivolti al bene e alla pace; se gli si applica un pianeta malefico, saranno invece connessi alla guerra e al male.

4. Il Sole è significatore dei re; Giove è significatore dei grandi uomini, dei giudici, degli uomini religiosi e dei sapienti. Se Giove è afflitto, anche la condizione di costoro assumerà le qualità proprie del pianeta malefico che lo danneggia.

5. Per giudicare ciascun popolo e i suoi re, osserva il signore della casa che esercita il dominio su di essi.

6. Quando un governatore passa da una condizione fortunata a una condizione infortunata, si produce un mutamento dal bene al male; quando avviene il contrario, il mutamento procede dal male al bene.

7. Quando un pianeta o un segno è afflitto al momento della significazione, anche le cose sulle quali esso domina saranno afflitte; il danno sarà ancora maggiore se il pianeta malefico è retrogrado nel segno della significazione.

8. Quando un pianeta malefico si trova nell’esaltazione di un altro pianeta, danneggia fortemente coloro e le cose che partecipano della natura di quel pianeta. Se, per esempio, il segno dell’Ariete è colpito da un malefico, ne ricevono danno i re, le greggi, i bovini, le pecore, le messi e gli alberi.

9. Al momento della significazione osserva le posizioni di tutti i pianeti. Dal pianeta che troverai dotato della maggiore potenza giudica la condizione delle genti della regione a esso collegata: esse saranno liete e fortunate, soprattutto se quel pianeta si trova in una buona posizione rispetto all’Ascendente e, di giorno, in buon aspetto con il Sole, oppure, di notte, con la Luna. Anche il rapporto con i malefici modifica la forza dell’effetto: un aspetto favorevole lo rafforza, un aspetto sfavorevole lo indebolisce.

10. Quando un pianeta malefico retrograda nell’esaltazione di un altro pianeta, danneggia le genti appartenenti alla regione di quel pianeta e indica che il re di quella regione potrà compiere atti di superbia e malvagità. Il pianeta retrogrado è infatti paragonato a chi è uscito dall’obbedienza. Le retrogradazioni considerate peggiori sono quelle di Saturno e di Marte.

11. Per i re considera anzitutto il governatore principale; per i magnati e i potenti il pianeta che segue in forza; per il popolo il successivo, quando tra essi vi sia partecipazione nella significazione. Ogni volta che il governatore cambia casa, esaltazione, trigono o termine, occorre rettificare l’Ascendente per quel momento. Se pianeti benefici guardano il governatore dalla decima casa, il re riceverà un grande bene e sarà temuto dagli altri re. La natura del beneficio dipenderà dal pianeta che forma l’aspetto e dal luogo da cui proviene: se il significatore è maschile riguarderà uomini, se è femminile donne; se proviene da un segno regale riguarderà re, se da un segno dei grandi uomini riguarderà costoro; dalla seconda casa riguarderà beni e ricchezze, dall’Ascendente le questioni nelle quali il soggetto è direttamente coinvolto.

12. Un pianeta diretto indica una condizione favorevole; un pianeta stazionario produce contese e guerre; un pianeta retrogrado porta danno e male. Quando un benefico è retrogrado, la sua capacità favorevole viene diminuita; quando un malefico è retrogrado, il suo male viene rafforzato e accresciuto. Se un pianeta, al momento della significazione, forma un aspetto con entrambi i luminari o con uno di essi, prevarranno coloro che appartengono alla sua significazione.

13. Quando il governatore di un’eclissi si trova in una casa angolare, l’evento indicato può durare anni; se si trova in una casa succedente, mesi; se in una casa cadente, giorni. In generale, una posizione angolare rende la significazione grande e durevole, mentre una posizione cadente la rende più debole e breve. Un segno mobile indica rapidità, un segno fisso lentezza, un segno bicorporeo una condizione intermedia; allo stesso modo, un pianeta veloce indica rapidità e uno lento durata. Quando risultano danneggiati i significatori che governano i re, non si deve pronosticare alcun bene per ciò che nasce sotto quella configurazione. Se il Sole è afflitto in una cattiva posizione, ai re sono attribuiti malattie, dolori, tristezze e spostamenti da una terra all’altra, soprattutto quando anche il pianeta dominante è danneggiato per combustione o per altra causa. Se sono afflitti insieme il pianeta dominante e il Sole, ne deriva danno agli affari dei re, del popolo e dei magnati.

14. Quando un pianeta si trova all’inizio di un segno, il suo effetto si manifesta rapidamente. Se la sua latitudine è settentrionale, la significazione è maggiore e dura più a lungo; se è meridionale, avviene il contrario.

15. Tutti i pianeti trasmettono la propria forza ai luminari, salvo quando un pianeta possiede molte dignità che ne accrescono notevolmente la potenza: in tal caso è il luminare a trasmettere la propria forza a quel pianeta.

16. Quando Marte possiede forza in un’eclissi, produce contese e uccisioni; quando domina Giove, si deve pronosticare il bene.

17. Al momento della significazione considera il popolo dall’Ascendente, le sue ricchezze dalla seconda casa, i suoi vicini dalla terza, i figli dalla quinta, le malattie dalla sesta, i nemici e le donne dalla settima; allo stesso modo devono essere giudicate le altre case secondo la loro natura. Se, per esempio, il signore della nona è cadente ma guarda Giove, può significare viaggi. Anche le direzioni geografiche sono distribuite secondo gli angoli: l’Ascendente indica l’Oriente, la decima il Meridione, la quarta il Settentrione e la settima l’Occidente.

18. Quando due pianeti malefici si congiungono nello stesso segno e la Luna, trovandosi con essi, è impedita, se il segno è di terra si annuncia un grande terremoto e la rovina di città e mura; se il segno è d’acqua, può verificarsi un grave danno connesso alle acque. Il giudizio deve essere adattato di volta in volta alla natura del segno e della configurazione.

19. Quando Marte è potente e orientale, prevalgono coloro che si trovano a Oriente contro quelli d’Occidente; quando è potente e occidentale, prevalgono quelli d’Occidente contro quelli d’Oriente. Se vi è guerra fra Oriente e Occidente, la rapidità o lentezza di Saturno e Giove concorre a indicare se la vittoria sarà rapida o se il conflitto si prolungherà. Se questi pianeti si trovano in un segno bicorporeo, la contesa può estendersi a più terre o ripetersi; in un segno fisso tende a essere più contenuta, mentre in un segno mobile può produrre danni maggiori. Quando Marte è retrogrado in opposizione a Saturno, si annunciano una contesa molto grande e una guerra violenta, destinate a durare per tutto il tempo indicato dalla configurazione. Saturno è considerato più nocivo di notte che di giorno, Marte più nocivo di giorno che di notte.

20. La Testa del Drago è considerata calda e la Coda fredda. Se Saturno si congiunge con la Coda al momento della significazione, indica carestia e forte freddo secondo la natura del segno. Se la configurazione cade nei Pesci, sono indicati grande paura tra gli uomini, diminuzione della pesca e dolore e tristezza per gli uomini religiosi. Se Marte li guarda, aumenta il pericolo di uccisioni; se li guarda Venere, essi saranno sottoposti o assoggettati. Il successivo inciso relativo al Sole e al re presenta una lezione testuale incerta e non viene qui ricostruito in modo arbitrario.

21. Quando il pianeta che rappresenta una determinata gente è impedito al momento della significazione, se il segno è umido gli impedimenti derivano dalle acque e dall’eccesso di umidità; se il segno è secco, dalla siccità e dai venti. Se Mercurio, essendo afflitto, forma aspetto con tale significatore, vi sarà acqua intorno a quella gente ma essa non potrà giovarsene. Se interviene Saturno, sono annunciati dolori e morti collegati ai venti e ad altre affezioni indicate da un termine corrotto della tradizione latina; se interviene Marte, si annunciano morti per spada e fuoco; se Marte si trova in un segno bicorporeo, per frecce e strumenti diversi.

22. Quando intervengono pianeti malefici e il significatore si trova sotto i raggi, l’esito può risultare contrario a quello annunciato dal benefico. Se un malefico forma aspetto dal proprio luogo, il male può provenire da ladri. Un ulteriore passo, trasmesso in forma non perfettamente stabile, collega pianeti benefici retrogradi o stazionari sotto i raggi a eresie e contese. Quando le indicazioni dei benefici e dei malefici hanno forza equivalente, alla stessa gente possono sopraggiungere insieme bene e male.

23. Quando Mercurio è danneggiato, significa che scribi e servitori consiglieranno il re inducendolo a commettere ingiustizia; se Marte guarda Mercurio in questa condizione, indica molti ladri.

24. Quando la Luna guarda Marte e Mercurio, indica che genti in guerra fra loro chiederanno una tregua.

25. Quando il pianeta che rappresenta i magnati e il popolo è un malefico, retrogrado o stazionario, e forma un cattivo aspetto con il signore della regione, sorgeranno uomini stranieri a quella terra e suoi nemici. Se invece l’aspetto è di trigono o di sestile, i nemici potranno provenire dalla stessa casa o dalla cerchia dei vicini. Quando il danno è forte, occorre osservare il luogo dell’opposizione per giudicare il momento della morte. Se intervengono pianeti benefici, il re può vincere e sottrarsi al pericolo, salvo che il benefico sia cadente. Se Marte interviene, la morte è accelerata; se Saturno, è indicata una lunga prigionia fino alla morte; se intervengono entrambi, Marte e Saturno, il re sarà catturato e poi ucciso. In un segno bicorporeo, molti altri potranno morire in prigione con lui. Se un malefico si trova in un segno bicorporeo e un altro in un segno mobile, il danno non si produrrà una sola volta ma ripetutamente e continuerà nella regione finché il malefico non uscirà da quel luogo o un benefico non formerà un aspetto capace di sciogliere la configurazione.

26. Nel giudicare la durata degli eventi occorre considerare anche le condizioni dei luminari. Se il Sole è lento e la Luna è calante al momento della significazione, e la configurazione annuncia contese, queste si prolungheranno a lungo. Se invece il Sole è veloce e la Luna cresce in luce, avverrà il contrario: le contese si risolveranno più rapidamente e non si prolungheranno.

Conclusione del testimone. Qui abbiamo aggiunto molti detti di Ermete, dai quali potrai trarre giovamento, se Dio vorrà.

Note sui passi incerti

Nel blocco 20 il verbo trasmesso come appodiabit / appoderabit è instabile nei manoscritti; per questo non è stata proposta una resa italiana congetturale.

Nel blocco 21 il termine de lasciadas è corrotto e presenta numerose varianti; la traduzione conserva soltanto il senso generale del passo senza attribuirgli una diagnosi specifica non sicura.

Nel blocco 22 anche la sequenza relativa ai pianeti sotto i raggi presenta varianti; la resa italiana va intesa come ricostruzione prudente del senso complessivo, non come soluzione filologica definitiva.

Alcune recensioni e l’edizione critica moderna possono articolare e numerare i detti in modo diverso. La presente traduzione privilegia la leggibilità del testimone latino scelto come base.

Fonti e riferimenti

Ptolemaeus Arabus et Latinus: testo latino online del ms. Memmingen, Stadtarchiv, 2º 2,34, appendice al libro II del Commentum Cracoviense in Quadripartitum:
https://ptolemaeus.badw.de/ms/335/467/text/2

Bibliotheca Philosophica Virtualis: scheda Liber de accidentibus:
https://www.bphv.eu/it/content/liber-de-accidentibus

Nota 

Le schede, gli archivi e i repertori presenti nell’Atlante Esoterico costituiscono strumenti di analisi simbolica, interpretativa e documentaria sviluppati nell’ambito del progetto di ricerca sul Patrimonio Culturale Esoterico. Per una descrizione dettagliata dell’Atlante e della metodologia usata si rimanda alla scheda: Cos’è e come funziona l’Atlante Esoterico. 

Relazioni con altri elementi dell’Atlante Esoterico
Di seguito è presentato un elenco di schede provenienti da altri repertori dell’Atlante Esoterico, correlate alla scheda. L’elenco è aggiornato automaticamente dal sistema di gestione dell’Atlante.

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