Liber de stellis beibeniis 
A cura di Ignazio Caloggero

Estratto del Liber de stellis beibeniis (Bibliotheca Philosophica Virtualis)

Pagina di riferimento: Repertorio delle Fonti

PARTE I – REPERTORIO DELLE FONTI

1. Denominazione e identificazione della fonte

Titolo latino: Liber de stellis beibeniis
Varianti: De stellis beibeniis; Liber de stellis bezbeniis; altre varianti grafiche medievali
Titolo arabo della tradizione corrispondente: Kitāb Asrār al-nujūm, «Libro dei segreti delle stelle»
Autore/attribuzione: attribuito a Ermete Trismegisto nella tradizione araba e latino-medievale; il nucleo greco precedente è anonimo
Datazione sintetica: nucleo greco documentato nel IV secolo d.C., con una testimonianza datata al 379; rielaborazione greca intorno al 505; trasmissione medio-persiana e araba; traduzioni latine tra XII e XIII secolo
Lingua del nucleo più antico documentabile: greco
Lingue di trasmissione: medio-persiano (pahlavi), arabo, latino, ebraico
Categoria: 5.1 – Fonti Primarie Tradizionali
Tipologia: trattato astrologico sulle stelle fisse e sui loro effetti nelle natività, appartenente alla tradizione degli Hermetica tecnici nella sua successiva configurazione arabo-latina.

Presentazione sintetica

Il Liber de stellis beibeniis è un breve trattato astrologico dedicato agli effetti attribuiti a determinate stelle fisse quando assumono posizioni particolarmente significative nel tema di nascita, soprattutto quando sorgono all’Ascendente o culminano al Medium Coeli.

Il termine latino beibeniis rappresenta l’esito di una lunga storia linguistica. Dietro la forma latina si trova l’arabo al-biyābāniyya, a sua volta collegato a una denominazione medio-persiana indicante le stelle «non erranti», cioè le stelle fisse, contrapposte ai pianeti, gli astri «erranti». La stessa storia della parola conserva dunque memoria del percorso interculturale compiuto dal testo.

Il contenuto fondamentale consiste nell’associare alcune stelle fisse alle nature o “complessioni” dei pianeti e nell’indicare quali qualità caratteriali, sociali e biografiche esse produrrebbero nelle persone nate sotto la loro particolare influenza.

Non siamo però davanti a un testo semplicemente medievale.

La tradizione ricostruita dagli studiosi conduce a un nucleo astrologico greco tardoantico, collegato all’opera di un anonimo astrologo che scrive nel 379 d.C.; parte della dottrina utilizzata è però ancora più antica. Paolo Lucentini e Vittoria Perrone Compagni sottolineano infatti che la dottrina delle «trenta stelle fisse» risale a fonti precedenti alla redazione del IV secolo. Una successiva rielaborazione greca, collocabile intorno al 505, sarebbe alla base tanto della tradizione utilizzata da Retorio quanto del ramo che, passando attraverso il medio-persiano, giunse alla cultura araba e quindi all’Occidente latino.

La circostanza più importante per il nostro Repertorio è tuttavia un’altra: il nome di Ermete non appartiene, per quanto possiamo ricostruire, al nucleo greco più antico; compare nella tradizione araba e passa da questa alle versioni latine. La Bibliotheca Philosophica Virtualis lo segnala esplicitamente.

Il Liber de stellis beibeniis costituisce quindi un caso particolarmente significativo di ermetizzazione progressiva di un sapere astrologico precedente.

2. Natura documentaria

Il Liber de stellis beibeniis non deve essere immaginato come un’opera rimasta invariata attraverso i secoli.

Ci troviamo piuttosto davanti a una famiglia testuale stratificata, ricostruibile attraverso testimonianze appartenenti a lingue e ambienti differenti.

Alla base della tradizione si trova materiale greco sulle stelle fisse. Il cosiddetto Anonimo del 379 conserva una trattazione nella quale determinate stelle vengono classificate secondo nature planetarie e collegate agli effetti prodotti nelle natività. Il testo superstite sembra a sua volta rappresentare soltanto una parte di una trattazione più ampia.

Una successiva rielaborazione greca, datata dagli studiosi approssimativamente al 505, non è conservata direttamente. Da una copia probabilmente già corrotta di tale redazione sembrano dipendere sia alcuni materiali trasmessi da Retorio, attivo tra VI e VII secolo, sia il ramo passato nel mondo iranico. Lucentini e Perrone Compagni sintetizzano questo percorso come una successione di rielaborazioni dalla cultura astrologica greca alla scienza medio-persiana, araba e infine latina.

La fase medio-persiana è perduta, ma la sua esistenza viene ricostruita soprattutto attraverso elementi linguistici e attraverso la struttura della tradizione araba. Kevin van Bladel include infatti il Kitāb Asrār al-nujūm fra gli Hermetica astrologici arabi tradotti dal medio-persiano.

Della tradizione araba possediamo differenti forme. Una recensione è alla base della traduzione latina realizzata da Salio di Padova; un’altra compare abbreviata in materiale attribuito a Māshāʾallāh e passa attraverso la traduzione di Ugo di Santalla.

3. Datazione e ambiente storico-culturale

Il nucleo greco

Il punto di riferimento cronologico più importante è il cosiddetto Anonimo del 379. Un astrologo anonimo, probabilmente attivo nell’ambiente greco-egiziano, compose o rielaborò nel 379 d.C. una trattazione sulle stelle fisse. Il testo associa le principali stelle luminose alle «nature» di coppie di pianeti e descrive gli effetti prodotti quando esse occupano posizioni significative nella carta natale.

Questa data non significa tuttavia che tutta la dottrina sia nata nel 379. Le associazioni tra stelle fisse, qualità planetarie e pronostici astrologici presuppongono materiali più antichi. Paul Kunitzsch ha infatti messo in evidenza che la tradizione utilizzata dal Liber presenta ascendenze anteriori, in parte riconducibili agli stessi ambienti astrologici dai quali dipese anche Tolomeo.

La rielaborazione tardoantica

Intorno al 505 d.C. il materiale avrebbe subito una nuova sistemazione da parte di un anonimo astrologo greco. Questa redazione è perduta, ma alcune coincidenze, compresi errori condivisi nelle coordinate stellari, hanno permesso agli studiosi di ricostruire una genealogia testuale nella quale da una forma comune sembrano dipendere tanto Retorio quanto il ramo successivamente tradotto in medio-persiano.

Il passaggio iranico e arabo

Il trasferimento in medio-persiano costituisce uno dei momenti più importanti. Durante l’età sasanide numerosi testi astronomici, astrologici, filosofici e scientifici greci vennero tradotti o rielaborati in ambiente iranico. Il Liber de stellis beibeniis appartiene a questi testi.

La successiva traduzione dal medio-persiano in arabo introduce il testo in un nuovo ambiente culturale e, soprattutto, sembra coincidere con la sua attribuzione a Ermete Trismegisto.

Kevin van Bladel registra il Kitāb Asrār al-nujūm, «I segreti delle stelle», come opera astrologica ermetica tradotta in arabo dal medio-persiano e dedicata alle caratteristiche delle persone nate sotto l’influenza di specifiche stelle fisse. In questa fase Ermete Trismegisto non è più principalmente il maestro religioso del Corpus Hermeticum, ma diventa autorità della scienza astrologica.

4. Lingua originaria e lingue di trasmissione

La storia linguistica dell’opera è una delle sue caratteristiche più importanti.

Il nucleo più antico documentabile appartiene alla tradizione greca.

Una successiva redazione greca venne tradotta in medio-persiano o pahlavi. Tale versione è perduta, ma viene ricostruita attraverso la tradizione araba e attraverso alcuni elementi terminologici.

È proprio da questo passaggio che deriva la parola beibenia.

La forma araba al-biyābāniyya risale a un termine medio-persiano generalmente ricostruito come awiyābānīg, con il significato di «non errante», «fisso», corrispondente concettualmente al greco aplanēs, tradizionalmente utilizzato per indicare le stelle fisse in opposizione agli astri erranti, cioè i pianeti.

Dal medio-persiano il testo passa in arabo, probabilmente attraverso più di una recensione.

Dall’arabo vengono prodotte almeno due importanti linee latine.

La prima è associata a Ugo di Santalla, che tra il 1141 e il 1151 tradusse materiale attribuito a Māshāʾallāh all’interno del Liber Aristotelis de ducentis quinquaginta quinque Indorum voluminibus.

La seconda, più direttamente identificata con il titolo Liber de stellis beibeniis, fu realizzata da Salio di Padova, probabilmente a Toledo, intorno al 1218.

Esiste inoltre una testimonianza ebraica, il Sefer Hermes, tradotta dall’arabo e conservata nel manoscritto Paris, Bibliothèque nationale de France, hébr. 1045. Fabrizio Lelli ne ha pubblicato l’edizione nel 2001 e la descrive espressamente come versione ebraica di un trattato astrologico appartenente alla stessa tradizione arabo-latina comunemente indicata con il titolo Liber de stellis beibeniis.

Il percorso generale può quindi essere sintetizzato:

greco → medio-persiano → arabo → latino

con una derivazione parallela:

arabo → ebraico.

5. Tradizione documentaria e storia della trasmissione

La trasmissione del Liber de stellis beibeniis è particolarmente significativa proprio perché attraversa differenti civiltà scientifiche.

Tradizione greca

Il punto di partenza documentario è costituito dai materiali dell’Anonimo del 379, successivamente ripresi e rielaborati.

Una redazione dei primi anni del VI secolo sembra costituire il principale crocevia dal quale derivano tanto la tradizione di Retorio quanto quella medio-persiana.

Tradizione araba

La versione araba è conservata solo parzialmente.

Materiali appartenenti alla stessa tradizione compaiono nel Kitāb aḥkām al-mawālīd di Abū Maʿshar, composto nel IX secolo, e in una recensione attribuita a Māshāʾallāh. Lucentini e Perrone Compagni indicano precisamente queste due linee come passaggi fondamentali della tradizione.

L’edizione moderna di Kunitzsch pubblica separatamente anche la recensione presente nell’opera di Abū Maʿshar, accompagnandola con traduzione inglese.

Ugo di Santalla

Tra 1141 e 1151, Ugo di Santalla tradusse in latino una raccolta araba attribuita a Māshāʾallāh con il titolo:

Liber Aristotelis de ducentis quinquaginta quinque Indorum voluminibus.

All’interno di questo complesso è conservato materiale proveniente dalla stessa tradizione delle stelle fisse. L’edizione moderna di Charles Burnett e David Pingree permette di confrontare questa recensione con il Liber de stellis beibeniis propriamente detto.

Salio di Padova

La versione latina che porta propriamente il titolo Liber de stellis beibeniis fu tradotta dall’arabo da Salio di Padova, probabilmente a Toledo, intorno al 1218. È questa la forma che avrà maggiore fortuna nell’Occidente latino.

La Bibliotheca Philosophica Virtualis censisce numerosi manoscritti, fra i quali:

  • Napoli, Biblioteca Nazionale, VIII.C.41, del 1443;
  • Paris, BnF, lat. 7325, del 1449;
  • Oxford, Bodleian Library, Digby 123;
  • Vaticano, Pal. lat. 1439;
  • Vienna, Österreichische Nationalbibliothek, 3124 e 4773.

Il censimento mostra una notevole circolazione del testo soprattutto tra XIV e XV secolo (https://www.bphv.eu/it/content/liber-de-stellis-beibeniis).

Dai manoscritti alla stampa

Un momento particolarmente significativo si verifica nel 1484, quando il De stellis beibeniis viene stampato a Venezia da Erhard Ratdolt all’interno di un’edizione del Liber quadripartitus di Tolomeo.

L’associazione editoriale è culturalmente importante. Un testo ormai attribuito a Ermete viene pubblicato accanto a Tolomeo, uno dei massimi rappresentanti dell’autorità astrologica e astronomica antica. Ciò favorisce l’integrazione dell’Ermete astrologo all’interno del sapere astrologico dotto europeo.

Nell’edizione veneziana del 1519 il titolo diviene eloquente: Liber Hermetis capitis omnium philosophorum de iudiciis et significatione stellarum beibeniarum in nativitatibus,

presentando Ermete come «caput omnium philosophorum», capo o principe di tutti i filosofi.

6. Genere, ambito e funzione della fonte

Il Liber de stellis beibeniis appartiene agli Hermetica tecnici di carattere astrologico. Più precisamente si colloca nell’ambito dell’astrologia genetliaca, cioè dell’astrologia delle natività.

Il suo obiettivo non consiste nel descrivere astronomicamente le stelle per determinarne soltanto posizione e luminosità, ma nel riconoscere alle stelle fisse qualità astrologiche capaci di influire sulla condizione del nato.

È quindi importante distinguere:

astronomia, che descrive posizione e movimento degli astri;

astrologia, che attribuisce loro significati ed effetti sulle realtà terrestri.

Il Liber appartiene chiaramente al secondo ambito, pur utilizzando conoscenze astronomiche necessarie all’individuazione delle stelle e delle loro posizioni.

7. Struttura e contenuti principali

Il nucleo concettuale del testo è costituito dalle stelle fisse e dal modo in cui le loro qualità vengono interpretate astrologicamente.

Stelle fisse e stelle erranti

La prima distinzione implicita è quella tra:

stelle fisse, considerate relativamente immobili nella sfera celeste;

pianeti, definiti nella tradizione antica «erranti» perché modificano la propria posizione rispetto allo sfondo stellare.

Il termine stesso beibenia conserva la nozione di stella non errante.

Le nature planetarie delle stelle

A determinate stelle fisse viene assegnata una natura planetaria.

Una stella può essere considerata, per esempio, della natura combinata di due pianeti. Il procedimento è attestato anche nell’Anonimo del 379, che raggruppa le stelle luminose secondo combinazioni di qualità planetarie.

Questa concezione presuppone che il cielo costituisca un sistema qualitativamente organizzato: stelle e pianeti non sono corpi completamente indipendenti, ma possono condividere proprietà astrologiche.

Ascendente e Medium Coeli

Particolarmente importante è la posizione occupata dalla stella al momento della nascita.

La tradizione attribuisce grande efficacia soprattutto alle stelle che si trovano:

    • all’Ascendente, cioè nella regione orientale del cielo che sorge all’orizzonte al momento della nascita;
    • al Medium Coeli, il punto culminante collegato alla decima casa astrologica.

La Bibliotheca Philosophica Virtualis individua precisamente questi due punti come centrali nel funzionamento del trattato.

Stelle e complessioni umane

Il testo stabilisce quindi un rapporto fra:

    • natura della stella fissa;
    • temperamento planetario ad essa associato;
    • posizione della stella nel tema natale;
    • caratteristiche attribuite alla persona nata sotto tale configurazione.

Le conseguenze possono riguardare carattere, comportamento, capacità, fortuna sociale, professioni, relazioni e, più in generale, andamento della vita.

Non siamo dunque davanti a una semplice lista di stelle, ma a un vero sistema di corrispondenze tra struttura celeste e qualità umane.

La dottrina delle trenta stelle

Uno dei nuclei più antichi della tradizione è costituito dalla dottrina delle trenta stelle fisse. Lucentini e Perrone Compagni sottolineano che tale dottrina è anteriore al testo del 379 e appartiene a uno strato più antico dell’astrologia ellenistica. Proprio questo elemento suggeriscono di non identificare la storia della dottrina con la storia dell’attribuzione ermetica: il sapere astrologico precede la sua associazione con Ermete.

8. Personaggi, figure e soggetti della trasmissione

Il Liber de stellis beibeniis non ha una struttura dialogica e non mette in scena la relazione maestro-discepolo caratteristica di molti Hermetica filosofico-religiosi. La figura fondamentale è Ermete Trismegisto, ma la sua funzione è soprattutto quella di autorità autoriale e sapienziale. Ermete non è un personaggio che dialoga all’interno del testo: è il nome che garantisce l’antichità, la dignità e l’autorevolezza del sapere astrologico trasmesso.

9. Relazioni con gli altri elementi dell’Atlante Esoterico

Tradizioni e correnti

Il Liber de stellis beibeniis mette in relazione diversi ambienti:

    • l’astrologia ellenistica;
    • la scienza astrologica dell’Egitto tardoantico;
    • la cultura scientifica sasanide e medio-persiana;
    • l’astrologia araba;
    • l’ermetismo tecnico arabo;
    • l’astrologia medievale latina.

Il testo costituisce quindi una fonte particolarmente importante per osservare la circolazione interculturale del sapere astrologico.

Configurazioni concettuali e simboliche

Dal punto di vista dell’Atlante risultano particolarmente importanti:

    • cielo / terra;
    • stelle fisse / pianeti;
    • ordine celeste / condizione umana;
    • macrocosmo / microcosmo, soprattutto nella successiva lettura culturale;
    • nascita / configurazione celeste;
    • corrispondenza fra qualità astrali e qualità umane.

10. Uso, ricezione e trasformazioni storiche

Tarda Antichità

Nel nucleo greco il testo appartiene alla tradizione dell’astrologia tecnica. L’Anonimo del 379 cita e utilizza dottrine precedenti, ma presenta anche osservazioni proprie, mostrando che l’astrologia tardoantica non consisteva soltanto nella ripetizione di un canone immobile.

Ambiente iranico

Il passaggio in medio-persiano inserisce questa tradizione all’interno della cultura astrologica dell’Iran sasanide. È un momento decisivo perché non comporta soltanto una traduzione linguistica: terminologie e categorie vengono adattate a un nuovo ambiente scientifico e culturale. La stessa parola che diventerà beibenia costituisce una traccia concreta di questa mediazione.

Cultura araba

Nel mondo arabo il testo entra nel grande processo di assimilazione delle scienze antiche. È probabilmente in questa fase che l’opera viene associata a Ermete. La trasformazione è di grande importanza: una tradizione astrologica anonima proveniente dal mondo greco acquista ora un’autorità pseudepigrafica ermetica. Ermete diventa così non soltanto filosofo e maestro religioso, ma fondatore e garante dell’astrologia.

Medioevo latino

Tra XII e XIII secolo il sapere ritorna nell’Occidente latino attraverso le traduzioni dall’arabo. Il ruolo di Ugo di Santalla e Salio di Padova è decisivo. Nella forma latina, l’attribuzione a Ermete si consolida e il testo entra progressivamente nei repertori astrologici europei.

La stampa e l’accostamento a Tolomeo

L’inserimento del De stellis beibeniis nell’edizione veneziana del Quadripartitum di Tolomeo del 1484 rappresenta un passaggio significativo. Ermete viene collocato materialmente nello stesso libro che ospita una delle principali autorità astrologiche dell’Antichità. La stampa contribuisce così a stabilizzare una situazione che la trasmissione manoscritta aveva costruito nei secoli precedenti: Ermete come antico maestro dell’astrologia.

11. Problemi critici e questioni aperte

Un primo problema riguarda la cronologia della dottrina.

La redazione dell’Anonimo del 379 è posteriore a Tolomeo, ma alcuni materiali utilizzati sono più antichi. Di conseguenza, non affermerei che il Liber nella forma conosciuta sia «fonte del Tetrabiblos». Piuttosto, alcuni dei suoi materiali possono provenire dalle medesime tradizioni astrologiche anteriori alle quali attinse anche Tolomeo.

Un secondo problema riguarda la redazione del 505. Essa non è conservata direttamente e viene ricostruita soprattutto attraverso la comparazione tra Retorio e i rami orientali della tradizione.

Un terzo problema riguarda l’attribuzione a Ermete. Questo punto è particolarmente importante per il nostro Repertorio: l’attribuzione non sembra appartenere alla fase greca documentata, ma emerge nella tradizione araba. Non possiamo quindi assumere che l’Anonimo del 379 considerasse la propria dottrina «ermetica».

12. Valore per lo studio dell’Esoterismo Culturale

Il Liber de stellis beibeniis possiede un valore particolarmente elevato per lo studio dell’Esoterismo Culturale, non tanto per la complessità simbolica del testo quanto per la straordinaria storia della sua trasmissione e attribuzione. 

Il primo elemento significativo è il sistema delle corrispondenze cosmiche. Le qualità delle stelle fisse vengono messe in relazione con quelle dei pianeti e, attraverso la configurazione natale, con il carattere e il destino dell’essere umano. Il cielo e la condizione individuale vengono quindi letti come parti di un medesimo sistema ordinato.

Un secondo elemento riguarda la mediazione specialistica del sapere. Il testo presuppone conoscenze tecniche: riconoscimento delle stelle, posizioni celesti, Ascendente, Medium Coeli, qualità planetarie. Non si tratta di un sapere immediatamente accessibile senza una formazione specifica.

Il terzo elemento, ancora più importante, è costituito dalla stratificazione culturale.

La dottrina astrologica greca attraversa:

        • l’Egitto tardoantico;
        • l’ambiente sasanide;
        • la lingua medio-persiana;
        • la cultura scientifica araba;
        • la tradizione ebraica;
        • la cultura latina medievale;
        • la stampa rinascimentale.

Durante questo percorso il testo non viene soltanto tradotto: viene reinterpretato, riorganizzato e riattribuito.

Il quarto elemento riguarda precisamente la costruzione dell’autorità ermetica. La fase greca conosciuta è anonima. Nella fase araba compare invece Ermete.

Questo ci permette di osservare quasi direttamente un fenomeno fondamentale per il nostro Repertorio: un sapere può diventare “ermetico” non perché sia nato necessariamente all’interno di una comunità ermetica originaria, ma perché una determinata fase della sua trasmissione lo colloca sotto l’autorità culturale di Ermete.

Il quinto elemento riguarda la trasformazione della figura stessa di Ermete.

    • Nel Corpus Hermeticum egli è soprattutto maestro di una sapienza filosofico-religiosa.
    • Nel Liber de stellis beibeniis diventa invece astrologo, scienziato del cielo e autorità dei giudizi astrali.

13. Bibliografia essenziale

  • Kunitzsch, Paul, «Liber de stellis beibeniis», in Gerrit Bos – Charles Burnett – Thérèse Charmasson – Paul Kunitzsch – Fabrizio Lelli – Paolo Lucentini (a cura di), Hermetis Trismegisti Astrologica et divinatoria, Hermes Latinus IV.4, Corpus Christianorum, Continuatio Mediaevalis 144C, Turnhout, Brepols, 2001, pp. 9-81; testo arabo e versione latina di Salio di Padova, pp. 53-81. Il volume pubblica inoltre la recensione di Abū Maʿshar, il frammento pseudo-aristotelico collegato alla traduzione di Ugo di Santalla e il Sefer Hermes. È il riferimento principale per la ricostruzione testuale dell’opera.
  • Kunitzsch, Paul, «Origin and History of Liber de stellis beibeniis», in Paolo Lucentini – Ilaria Parri – Vittoria Perrone Compagni (a cura di), Hermetism from Late Antiquity to Humanism. La tradizione ermetica dal mondo tardo-antico all’Umanesimo, Turnhout, Brepols, 2003, pp. 449-460. Questi studi sono indicati anche nella bibliografia specialistica della Bibliotheca Philosophica Virtualis.
  • Lucentini, Paolo – Perrone Compagni, Vittoria, I testi e i codici di Ermete nel Medioevo, Firenze, Polistampa, 2001, pp. 25-26. Offre una sintesi particolarmente chiara dell’intera sequenza: Anonimo del 379, rielaborazione del 505, Retorio, traduzione medio-persiana, tradizione araba, Ugo di Santalla e Salio di Padova.
  • Festugière, André-Jean, La rivelazione di Ermete Trismegisto, vol. I, L’astrologia e le scienze occulte, edizione italiana a cura di Moreno Neri, Milano-Udine, Mimesis, 2019. È particolarmente utile il capitolo V, «L’ermetismo e l’astrologia», con le sezioni dedicate all’astrologia ellenistica, alle testimonianze sull’ermetismo astrologico e agli scritti astrologici attribuiti a Ermete. Festugière non costituisce però il riferimento principale per la complessa storia testuale specifica del Liber de stellis beibeniis, ricostruita soprattutto dagli studi successivi di Kunitzsch.
  • van Bladel, Kevin, The Arabic Hermes. From Pagan Sage to Prophet of Science, Oxford-New York, Oxford University Press, 2009. Fondamentale per comprendere il passaggio degli Hermetica astrologici attraverso l’ambiente medio-persiano e arabo e la trasformazione di Ermete in autorità delle scienze. Van Bladel include espressamente il Kitāb Asrār al-nujūm, corrispondente al Liber de stellis beibeniis, tra gli Hermetica astrologici tradotti dal medio-persiano in arabo.

PARTE II – ELEMENTI INTEGRATIVI PER IL REPERTORIO DEGLI HERMETICA

H1. Modalità dell’attribuzione a Ermete

Il caso del Liber de stellis beibeniis è diverso da quello del Corpus Hermeticum e dell’Asclepius. Nel Corpus Hermeticum, Ermete appartiene strutturalmente alla più antica forma documentabile dei trattati. Nel Liber de stellis beibeniis, invece, il nucleo greco è anonimo.

La Bibliotheca Philosophica Virtualis osserva espressamente che il nome di Hermes compare soltanto nelle versioni arabe e nelle versioni latine che da esse derivano.

L’attribuzione non è quindi originaria rispetto alla fase greca documentata ma deve essersi prodotta durante il passaggio orientale della tradizione, probabilmente nell’ambito medio-persiano-arabo o, per quanto possiamo dimostrare con maggiore sicurezza, nella tradizione araba.

 H2. Grado e natura dell’attribuzione ermetica

Natura prevalente: attribuzione ermetica successiva, consolidata nella tradizione araba e trasmessa al mondo latino.

H3. Rapporto con Ermete Trismegisto

Il Liber de stellis beibeniis contribuisce a una trasformazione importante della figura di Ermete.

Ermete non compare qui come:

  • rivelatore mistico;
  • interlocutore filosofico;
  • maestro di rigenerazione spirituale.

Diventa invece astrologo e sapiente delle scienze celesti.

Nella cultura araba questo Ermete entra nel più vasto processo descritto da Kevin van Bladel come trasformazione del sapiente pagano in «profeta della scienza».

Nell’Occidente latino la sua autorità cresce ulteriormente.

L’intestazione cinquecentesca: Hermes caput omnium philosophorum presenta ormai Ermete come massima autorità filosofico-astrologica, non semplicemente come autore di un piccolo trattato sulle stelle fisse.

Approfondimenti

File scaricabili:

Liber quadripartiti-ARes08317 Edizione veneziana del 1519 della raccolta che contiene il Liber quadripartiti di Tolomeo e diversi testi astrologici. Il Liber de stellis beibeniis vi compare ai ff. 107v–108v con l’incipit Liber Hermetis capitis omnium philosophorum de iudiciis et significatione stellarum beibeniarum in nativitatibus.

Liber quadripartiti – Edizione veneziana del 1484, stampata da Erhard Ratdolt, nella quale il De stellis beibeniis è già inserito insieme al Liber quadripartiti di Tolomeo

Testo in italiano

Non disponendo di una tradizione italiana del testo, propongo una traduzione italiana  automatica (quindi non è una traduzione ufficiale ne tantomeno critica) utile per il nostro Atlante Esoterico. La traduzione è stata effettuata dalla versione latina di Salio di Padova, sulla base dell’edizione veneziana del 1519 dove il Liber de stellis beibeniis occupa i ff. 107v-108v e inizia con Incipit liber Hermetis capitis omnium philosophorum de iudiciis et significatione stellarum beibeniarum in nativitatibus

Liber de stellis beibeniis

Libro di Ermete, capo di tutti i filosofi, sui giudizi e sui significati delle stelle beibenie nelle natività

Nota del trasmettitore

Sebbene io abbia visto che una gran parte di queste stelle è collocata nelle Tavole Alfonsine diversamente da quanto è scritto in questo piccolo libro, tanto per ciò che riguarda le loro latitudini quanto per le loro posizioni, non ho voluto descriverle diversamente da come le ho trovate negli esemplari, affinché non mi fosse imputato di avere modificato presuntuosamente le parole del sommo Ermete, al quale questo libretto è attribuito con il titolo seguente.

Inizio del Libro di Ermete

Io, Ermete, vi parlerò delle cose della fortuna, affinché possiate conoscere da esse la gioia e i grandi segni che producono.

Queste appartengono alle cose segrete che Dio pose e dispose nelle stelle chiamate beibenie, stabilendo il loro governo sopra di noi.

Quando una di queste stelle si trova nello stesso grado dell’Ascendente, oppure nel decimo luogo [Medium Coeli], o in uno degli altri luoghi principali indicati, oppure nello stesso grado del Sole o della Luna, essa può esercitare una grande forza nella natività.

Anche quando gli altri significatori della nascita siano sfavorevoli, cadenti o mal disposti, se una delle suddette stelle si trova in uno di questi luoghi, essa significa — se Dio vuole — l’elevazione del nato.

E anche qualora gli altri significatori siano mal disposti, queste stelle, quando occupano i luoghi predetti, possono impedire che il male prevalga. Indicano infatti che il nato potrà raggiungere una dignità alla quale egli stesso, o coloro che lo conoscono, non avrebbe creduto di poter ascendere.

Se troverai tali stelle, meridionali o settentrionali, soprattutto nei loro gradi più luminosi, esse possiederanno una forza ancora maggiore.

Perciò Ermete, principe dei sapienti, afferma che il nato sarà ricco ed elevato e che la sua elevazione sarà gradita agli uomini, soprattutto quando la stella beibenia si trovi in una casa o in un termine della Fortuna e sia forte.

Ora vi spiegherò, se Dio vuole, quali siano le stelle beibenie, quali siano i loro giudizi e la loro forza, in quali segni e gradi si trovino e quali siano le loro complessioni, cioè le nature planetarie alle quali vengono assimilate.

 

Stelle della natura di Venere e Mercurio

Vi sono anzitutto alcune stelle beibenie appartenenti alla natura congiunta di Venere e Mercurio.

Tra esse il testo ricorda una stella situata nella Bilancia [nome di difficile lettura], un’altra denominata Vultur cadens, e una terza identificata con la coda della Gallina, cioè una stella della regione celeste successivamente collegata al Cigno.

Quando una di queste stelle si trova all’Ascendente o nel decimo luogo della natività, il nato sarà bello, distinto e ricco; sarà elevato grazie a una grande conoscenza, amante della poesia e del canto, misericordioso, amante dei sapienti, pacifico, vivace e pronto nelle proprie azioni.

Si impegnerà in buone attività, sarà abile e sottile nel proprio lavoro, fortunato, veritiero e capace di agire attraverso il proprio ingegno e la propria conoscenza. Amerà essere lodato dagli uomini, sarà generoso nelle proprie azioni, benevolo verso gli altri e amante delle donne.

Se Saturno sarà orientale, sopra la terra, e formerà determinati rapporti con Venere, le condizioni dovranno essere ulteriormente valutate.

Se una di queste tre stelle si trova all’Ascendente, il nato potrà acquisire sapienza, conoscenza delle leggi e dei decreti, purché Saturno non occupi anch’esso l’Ascendente, perché in tal caso tali effetti vengono diminuiti.

Quando Saturno si trova con una di queste stelle in determinate configurazioni, il nato sarà incline ai banchetti, al piacere, al bere e alle donne.

Se invece Saturno e Venere sono collocati sfavorevolmente negli angoli insieme a queste stelle, possono produrre effetti contrari: freddezza, impotenza sessuale o altre difficoltà relative alla generazione.

Quando Giove osserva favorevolmente una di queste stelle, aumenta invece la fortuna, la dignità e l’elevazione del nato.

Se Mercurio si trova insieme a una di queste stelle all’Ascendente o nel decimo luogo, il nato sarà grande agli occhi degli uomini, potrà diventare profeta o conoscitore delle cose nascoste, inventore di scienze e sapiente in molte discipline, soprattutto in quelle che provengono dalla regione di Babilonia.

In determinate configurazioni notturne con Marte, il nato potrà essere anche adoratore di immagini o di idoli, godere di grande fama tra gli uomini, pronunciare parole profetiche e compiere cose considerate meravigliose.

Ma Dio ne sa di più.

 

Stelle della natura di Giove e Mercurio

Esistono altre stelle beibenie appartenenti alla natura di Giove e Mercurio.  La tradizione ne considera tre, ciascuna associata a specifiche posizioni celesti e a particolari effetti nelle natività. (Purtroppo nella stampa del 1519, il testo pur riportando nomi e coordinate, sono di difficile identificazione.)

Quando una di esse — soprattutto la più potente del gruppo — si trova nel primo o nel decimo luogo, il nato apparirà grande, sarà fortunato e potrà raggiungere una condizione regale o comunque molto elevata.

Sarà amante delle cose divine, della conoscenza e delle arti della parola; diverrà conosciuto anche in terre lontane e potrà costituire un ornamento per il proprio regno o per la propria comunità.

Le altre stelle appartenenti alla stessa natura rendono il nato amante della scienza, liberale nelle parole, sapiente, famoso nel proprio servizio e nelle proprie attività.

Potrà essere fortunato nell’oro, nell’argento e nei propri beni, generoso nelle azioni e negli affari, soprattutto nei rapporti con i sapienti.

E Dio è più sapiente riguardo a ciò.

 

Stelle della natura di Giove e Marte

Un altro gruppo di stelle beibenie è ricondotto alla natura combinata di Giove e Marte. Ne fanno parte cinque stelle distribuite nelle regioni zodiacali del Leone, dello Scorpione, dei Gemelli e del Capricorno; tra esse compare anche quella indicata con il nome di Vultur volans.

Quando una di queste stelle si trova all’Ascendente o nel decimo luogo, al nato vengono attribuite qualità di comando e di autorità in ambito militare: potrà infatti diventare comandante di soldati o capo militare.

Sarà grande nelle proprie imprese e conosciuto in terre lontane. Potrà conquistare territori, città e fortezze e conservarli sotto il proprio dominio.

Gli uomini gli obbediranno ed egli distribuirà le cose secondo la propria volontà.

Sarà liberale, lodato da molti, forte nel governo e sapiente nei propri affari. Amerà gli uomini valorosi e riuscirà nelle cose che intraprenderà.

Amerà essere lodato e che si parli bene di lui.

Morirà di buona morte e sarà famoso.

E Dio è più sapiente riguardo a ciò.

 

Stelle della natura di Giove e Saturno

Un ulteriore gruppo di stelle beibenie è ricondotto alla natura combinata di Giove e Saturno. La tradizione ne considera cinque, ciascuna caratterizzata da una specifica collocazione celeste e da particolari effetti nelle natività.

Se una di esse si trova all’Ascendente o nel decimo luogo, il nato sarà ricco e possiederà molto denaro. Le sue ricchezze saranno conservate in luoghi sicuri.

Amerà la gente, la gioia e che si parli bene di Dio.

Se anche la Luna osserva una di queste stelle e si trova all’Ascendente o nel decimo luogo, il nato sarà pieno di pietà, semplice nell’aspetto e nei costumi, fortunato, paziente di fronte alle offese, sapiente in molte cose; amerà gli uomini e sarà amato da loro.

Ermete aggiunge che una particolare stella situata nel Sagittario, pur possedendo tutte queste qualità, rende inoltre il nato amante degli uccelli e degli animali, buon cavaliere, e proprietario di una casa nella quale saranno allevate aquile e molti altri uccelli.

E Dio è più sapiente riguardo a ciò.


Stella della natura di Marte e del Sole

Una delle stelle beibenie è attribuita alla natura combinata di Marte e del Sole ed è collocata nella regione del Cancro.

Quando si trova all’Ascendente o nel decimo luogo di una natività notturna, al nato vengono attribuite qualità fortemente marziali: sarà bellicoso, coraggioso, iracondo e dotato di grande animo; potrà inoltre assumere funzioni di comando, fino a diventare capo o principe di altri capi, ed essere coinvolto in guerre, conflitti e uccisioni.

Se la medesima configurazione ricorre invece in una natività diurna, il giudizio assume caratteri più severi. Il nato viene descritto come poco misericordioso, ostile agli uomini religiosi, incline alla rapina e all’appropriazione violenta dei beni, irascibile e duro nelle parole.

Nonostante tali caratteristiche, potrà entrare in relazione con i potenti e diventare amico dei re. Gli viene inoltre attribuita una morte onorevole.

E Dio è più sapiente riguardo a ciò.

 

Stelle della natura di Marte e Mercurio

Un ulteriore gruppo di stelle beibenie è ricondotto alla natura combinata di Marte e Mercurio.

Quando una di esse si trova all’Ascendente o nel decimo luogo, soprattutto in una natività notturna, al nato vengono attribuite qualità di comando, intraprendenza e intelligenza. Potrà diventare comandante di soldati, dedicarsi con successo agli affari, distinguersi per buoni costumi e mostrarsi sapiente e amante della conoscenza.

Potrà inoltre acquistare fama in terre lontane, manifestare un forte interesse per il denaro e accumulare considerevoli ricchezze. Gli viene attribuita anche una particolare inclinazione amorosa verso ragazzi e ragazze.

Se la medesima configurazione ricorre invece in una natività diurna, il giudizio assume caratteri decisamente più negativi. Il nato sarà audace negli affari, ma poco misericordioso e poco incline alla benevolenza; potrà mostrarsi menzognero, ingannatore, violento e malvagio, fino a rendere falsa testimonianza.

Sarà inoltre descritto come una persona capace di dire apertamente cose diverse da quelle che realmente conserva nel proprio animo.

E Dio è più sapiente riguardo a ciò.

 

Stelle della natura di Giove e Venere

Un altro gruppo di stelle beibenie è attribuito alla natura combinata di Giove e Venere.

Quando una di esse si trova all’Ascendente o nel decimo luogo, al nato vengono attribuiti bellezza, prosperità e prestigio sociale. Potrà accumulare ricchezze, godere della stima degli uomini e distinguersi per un aspetto gradevole e luminoso.

Sarà incline alla devozione, amerà i giochi e i piaceri considerati leciti, e verrà descritto come assennato, generoso e misericordioso.

Manifesterà inoltre una forte attrazione verso le donne e potrà ottenere ricchezze anche attraverso le proprie mogli.

Gli vengono attribuite elevazione sociale, sincerità e buona fortuna.

La sua natura viene inoltre ricondotta a una complessione umida, caratteristica che risulterà ancora più evidente quando la Luna interviene favorevolmente nella configurazione astrologica.

E Dio è più sapiente riguardo a ciò.

 

Stelle della natura di Venere e Saturno

Un ulteriore gruppo di stelle beibenie è attribuito alla natura combinata di Venere e Saturno.

Quando una di esse occupa l’Ascendente o il decimo luogo, al nato vengono attribuite buona fortuna, prosperità e capacità di realizzare molte delle proprie aspirazioni.

Il profilo che ne emerge presenta tuttavia caratteristiche contrastanti. Potrà avere un aspetto non particolarmente gradevole e un modo di parlare peculiare, ma mostrerà interesse per le piante, la coltivazione dei campi, le sementi e la costruzione di edifici.

Sarà inoltre fortemente attratto dalle donne.

Con il passare degli anni, e soprattutto nella vecchiaia, potrà accrescere la propria posizione sociale e accumulare ricchezze, mostrando una particolare tendenza a conservarle con cura o a mantenerle nascoste.

Sarà portato a ricercare conoscenze segrete e potrà diventare astrologo e conoscitore dei segreti dei sapienti.

Gli vengono infine attribuiti occhi scuri e parola dolce.

E Dio è più sapiente riguardo a ciò.

 

Stelle della natura di Marte e Venere

Altre stelle possiedono la natura combinata di Marte e Venere. Una di esse è indicata con un nome che sembra corrispondere ad Aldebaran, nella regione del Toro; il testo ne menziona almeno un’altra appartenente allo stesso gruppo.

Se una di queste stelle si trova all’Ascendente o nel decimo luogo, il nato sarà straordinariamente fortunato e ricco.

Possiederà città, villaggi, fortezze e numerose opere o proprietà; avrà molti funzionari, amministratori o scrivani e sarà famoso sulla terra come quella stella è luminosa nel cielo.

 

Considerazioni conclusive sulla forza delle stelle beibenie

Quanto è stato detto riguardo alla presenza delle stelle beibenie all’Ascendente o nel decimo luogo può essere esteso anche ad altre posizioni dotate di particolare forza astrologica, nonché ai casi in cui una di queste stelle si trovi nello stesso grado del Sole o della Luna.

Le stelle possono inoltre rafforzarsi o indebolirsi reciprocamente in funzione delle rispettive posizioni. Quando, per esempio, alcune stelle beibenie situate nel Toro sorgono, altre collocate nella regione opposta dello Scorpione possono tramontare; entrambe le regioni zodiacali sono considerate particolarmente influenti e le loro reciproche configurazioni devono quindi essere valutate con attenzione nel giudizio astrologico.

La forza delle stelle beibenie può variare anche in relazione ai diversi climi e alle differenti regioni geografiche, secondo una concezione astrologica nella quale l’efficacia degli influssi celesti non è necessariamente identica in ogni parte del mondo.

Gli stessi principi vengono applicati anche alle natività femminili. Una donna nata sotto l’influenza particolarmente favorevole di una stella beibenia potrà acquistare notorietà attraverso la fama del proprio marito ed essere conosciuta anche in terre lontane. Le vengono attribuite bellezza e una presenza capace di suscitare rispetto o perfino timore.

Alcune configurazioni indicano inoltre una forte inclinazione verso l’amore e l’attività sessuale, mentre la bellezza della nata potrà essere considerata superiore a quella delle altre donne. In determinate posizioni, le stelle beibenie potranno assumere anche significati relativi ai viaggi e al matrimonio.

Su alcuni di questi aspetti la trattazione rimane volutamente incompleta: non essendo state trovate negli esemplari utilizzati indicazioni ritenute sufficientemente sicure, viene evitato di sviluppare giudizi che non potevano essere adeguatamente verificati.

Per completare l’analisi della fortuna e della condizione del nato occorre infine considerare, nelle natività diurne, il signore della triplicità del Sole e, nelle natività notturne, il signore della triplicità della Luna.

Attraverso l’insieme di questi elementi sarà possibile, se Dio vuole, giungere al giudizio ricercato.

Explicit

Qui termina il libro del filosofo Ermete sulla forza delle stelle che sono chiamate beibenie.

Nota 

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