Vienna Hermetica (VH 1-2)
A cura di Ignazio Caloggero

Pagina di riferimento: Hermetica 

PARTE I – REPERTORIO DELLE FONTI

1. Denominazione e identificazione della fonte

  • Titolo convenzionale: Vienna Hermetica

  • Titolo italiano utilizzabile: Frammenti ermetici di Vienna

  • Denominazione latina: Hermetica Vindobonensia

  • Sigla adottata nell’Atlante: VH 1–2

  • Altra numerazione: HV 1–4 nell’edizione di Jean-Pierre Mahé e negli studi che ne seguono la numerazione.

  • Attribuzione: Ermete Trismegisto, nel ruolo di maestro di Tat.

  • Autore storico: sconosciuto.

  • Datazione del testimone: generalmente tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C.

  • Datazione dei testi: non determinabile con precisione; necessariamente anteriore o contemporanea alla copia papiracea conservata.

  • Lingua originaria: greco.

  • Lingua di conservazione: greco.

  • Testimoni principali: Papyri Vindobonenses Graecae 29456r e 29828r.

  • Supporto: frammenti provenienti da un rotolo papiraceo opistografo.

  • Collocazione attuale: Papyrussammlung, Österreichische Nationalbibliothek, Vienna.

  • Categoria: 5.1 – Fonti Primarie Tradizionali.

  • Famiglia funzionale: filosofico-religiosa e sapienziale.

  • Strato storico-testuale: I.1 – Hermetica filosofico-religiosi dell’Antichità e della tarda Antichità.

La denominazione richiede una precisazione. M. David Litwa raccoglie nel 2018 i due frammenti sostanzialmente interpretabili sotto la sigla Vienna Hermetica (VH 1–2), mentre Jean-Pierre Mahé, nell’edizione del 2019, considera l’intero dossier papiraceo distinguendo quattro Hermetica Vindobonensia, HV 1–4. HV 3 e HV 4 sono però ridotti a vestigia testuali così minime da non consentire una vera ricostruzione del contenuto. Per questo nell’Atlante viene mantenuta come identificazione principale la denominazione Vienna Hermetica (VH 1–2), segnalando comunque l’esistenza dei due frammenti residuali. Mahé dedica all’intero dossier le pp. 307–330 del quinto volume degli Hermès Trismégiste, mentre Litwa presenta VH 1–2 in Hermetica II, Cambridge University Press, 2018, pp. 171–174.

Presentazione sintetica

I Vienna Hermetica sono un piccolo insieme di frammenti papiracei greci appartenenti alla tradizione filosofico-religiosa attribuita a Ermete Trismegisto. Nonostante lo stato fortemente lacunoso, costituiscono una testimonianza di eccezionale importanza perché il supporto papiraceo è datato paleograficamente tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C. e rappresenta quindi una delle più antiche testimonianze materiali conservate della circolazione degli Hermetica.

I due nuclei maggiormente leggibili conservano parti di discorsi di Ermete rivolti a Tat. VH 1 sviluppa soprattutto il tema della particolare condizione dell’essere umano, unico fra gli esseri terrestri a possedere la capacità razionale e a poter conoscere Dio ed essere conosciuto da lui. VH 2 conserva invece la conclusione di un nono logos relativo alle energeiai, l’indicazione di un decimo logos e il suo inizio, nel quale Ermete richiama precedenti Genikoi Logoi, cioè «Discorsi generali», e introduce il tema del Dio unico e innominabile.

Il valore della fonte non risiede quindi soltanto nelle dottrine frammentariamente conservate. VH 2 dimostra materialmente che tra II e III secolo circolavano raccolte organizzate di discorsi ermetici comprendenti almeno dieci logoi, probabilmente inseriti in un percorso più ampio di insegnamento.

2. Natura documentaria

I Vienna Hermetica sono conservati sul recto dei Papyri Vindobonenses Graecae 29456 e 29828, frammenti appartenenti originariamente allo stesso rotolo papiraceo. Sul verso dello stesso rotolo venne successivamente copiato, almeno secondo l’ipotesi oggi più plausibile, l’Apocrifo di Jannes e Jambres, racconto relativo ai due maghi egiziani tradizionalmente contrapposti a Mosè. La compresenza delle due opere sul medesimo supporto non significa necessariamente che esse fossero concepite come parti di una stessa raccolta: è probabile che il rotolo sia stato utilizzato in momenti diversi. Litwa ritiene verosimile che il testo ermetico sia stato copiato per primo sul recto e che il verso sia stato riutilizzato in una fase successiva.

Il dossier ermetico comprende materialmente quattro frammenti. HV 1 e HV 2 sono sufficientemente estesi da permettere almeno una ricostruzione parziale del contenuto; HV 3 e HV 4 sono invece ridotti a poche lettere o parole. Mahé li conserva nell’edizione del 2019 per completezza documentaria, mentre Litwa limita la propria traduzione ai due frammenti interpretabili, denominandoli VH 1 e VH 2.

VH 1 misura circa 10,5 cm di altezza e fra 4 e 10 cm di larghezza; manca probabilmente di quattro-sei righe iniziali. VH 2 è alto circa 14 cm e largo fra 3 e 6 cm; ne sono conservati sia il margine superiore sia quello inferiore, mentre risultano gravemente danneggiati i margini laterali. Il frammento comprende complessivamente 23 righe e conserva con particolare chiarezza le rubriche logos 9 e logos 10. Jean-Pierre Mahé fornisce descrizione e facsimili in Hermès Trismégiste, Tome V. Paralipomènes, 2019, pp. 311–316; Agata Sowińska ne offre un riesame dettagliato in Vox Patrum, 86, 2023, pp. 108–115.

L’importanza documentaria dei papiri è dunque superiore alla quantità di testo effettivamente conservata: essi permettono di osservare direttamente una fase antica della circolazione materiale degli insegnamenti ermetici, senza la mediazione dei manoscritti medievali attraverso i quali è giunta gran parte del Corpus Hermeticum.

3. Datazione e ambiente storico-culturale

La scrittura dei papiri è generalmente datata paleograficamente tra la fine del II e l’inizio del III secolo d.C.. Questa data riguarda naturalmente il manufatto conservato e non stabilisce automaticamente la data di composizione dei discorsi: i testi potrebbero essere anteriori alla copia. Ciò che possiamo affermare con ragionevole sicurezza è che una raccolta di discorsi ermetici di questo tipo circolava già entro quel periodo.

Jean-Pierre Mahé, sulla base anche di indicazioni relative alla provenienza dei papiri, ha considerato possibile un’origine nell’Arsinoite o nell’area di Herakleopolis, dunque nell’Egitto medio e nell’ampia regione culturale del Fayyum. Si tratta però di una proposta ricostruttiva, non di una provenienza archeologica documentata con certezza. Sowińska richiama espressamente questa ipotesi, formulata da Mahé anche sulla base delle osservazioni della conservatrice Helena Loebenstein.

L’ambiente storico-culturale è quello dell’Egitto romano, caratterizzato dalla convivenza e dall’interazione di tradizioni egiziane, cultura filosofica greca, giudaismo ellenistico e cristianesimo nascente.

Particolarmente suggestiva, ma da trattare con cautela, è la presenza sul verso dell’Apocrifo di Jannes e Jambres. Un’abbreviazione del nome divino riconducibile alla pratica dei nomina sacra ha indotto Litwa e altri studiosi a considerare possibile che almeno uno dei possessori o copisti del rotolo appartenesse a un ambiente cristiano. Non disponiamo tuttavia di elementi sufficienti per identificare con certezza l’appartenenza religiosa del proprietario, del copista o dei diversi utilizzatori del papiro.

È quindi preferibile vedere nel rotolo non la prova dell’esistenza di una specifica «comunità ermetico-cristiana», ma una testimonianza concreta della circolazione trasversale dei testi nell’Egitto imperiale.

4. Lingua originaria e lingue di trasmissione

La lingua conservata è il greco, che in questo caso coincide anche con la lingua nella quale i testi appartengono alla più antica fase documentabile della loro circolazione.

La situazione è dunque molto diversa da quella del Discorso sull’Ogdoade e l’Enneade, conservato soltanto attraverso una traduzione copta di un originale greco perduto. Nei Vienna Hermetica abbiamo invece accesso direttamente a un testimone greco antico.

Ciò non significa naturalmente che possediamo l’autografo o la redazione originaria dei singoli discorsi. Il papiro rimane una copia e il testo è gravemente lacunoso. Dal punto di vista filologico, però, non esiste fra il documento conservato e il greco una traduzione intermedia.

5. Tradizione documentaria e storia della trasmissione

La prima pubblicazione moderna dei frammenti risale a Hans Oellacher, «Papyrus- und Pergamentfragmente aus Wiener und Münchner Beständen», in Miscellanea Giovanni Galbiati, II, Fontes Ambrosiani 26, Milano 1951, pp. 182–188.

Oellacher riconobbe già sul recto la presenza di materiale ermetico, anche sulla base della lettura frammentaria del nome di Ermete, ma il complesso papiraceo venne inizialmente classificato in modo ancora incerto all’interno dei cosiddetti Gnostica. La comprensione del dossier progredì successivamente anche grazie all’identificazione del testo del verso come Apocrifo di Jannes e Jambres.

La vera svolta per il testo ermetico fu rappresentata dallo studio di Jean-Pierre Mahé, «Fragments hermétiques dans les Papyri Vindobonenses Graecae 29456r et 29828r», in Enzo Lucchesi – Henri-Dominique Saffrey (a cura di), Mémorial André-Jean Festugière. Antiquité païenne et chrétienne, Genève, Patrick Cramer, 1984, pp. 51–64. Mahé offrì una nuova edizione e interpretazione dei frammenti, riconoscendone con maggiore precisione il posto all’interno della letteratura ermetica.

Lo stesso Mahé ha poi riesaminato integralmente il materiale in Hermès Trismégiste. Tome V. Paralipomènes, Paris, Les Belles Lettres, 2019, pp. 307–330, pubblicando il testo greco, la traduzione francese, i facsimili e un esteso commento. L’edizione distingue HV 1, HV 3–4 e HV 2 e dedica specifiche sezioni ai temi dell’uomo razionale, della conoscenza reciproca fra uomo e Dio, della vocazione spirituale dell’uomo, della raccolta di discorsi a Tat e del Dio unico senza nome.

M. David Litwa ha pubblicato nel 2018 la traduzione inglese dei due frammenti maggiormente leggibili con la sigla VH 1–2, in Hermetica II, pp. 171–174. In Italia i papiri erano già stati tradotti da Lorenza Savignago all’interno del volume curato da Paolo Scarpi, La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, vol. II, 2011.

Un importante riesame recente è quello di Agata Sowińska, «Anonim, Hermetica Vindobonensia I-IV», Vox Patrum, 86, 2023, pp. 105–122, che utilizza come base l’edizione Mahé del 2019 e mette sistematicamente in relazione i frammenti con gli altri Hermetica.

6. Genere, ambito e funzione della fonte

I Vienna Hermetica appartengono al genere dei discorsi filosofico-religiosi di Ermete a Tat.

La forma che emerge dai frammenti è quella tipica dell’insegnamento ermetico: maestro → discepolo e, in VH 1, compare anche il linguaggio familiare e sapienziale: padre → figlio.

Tat si rivolge infatti al maestro chiamandolo «padre», mentre il maestro si rivolge direttamente a Tat. L’impostazione presenta evidenti analogie con numerosi trattati del Corpus Hermeticum e con altri estratti della tradizione ermetica.

VH 2 permette inoltre di comprendere qualcosa dell’organizzazione editoriale e pedagogica di questi testi. Il papiro conserva la conclusione di un logos 9, la rubrica logos 9, la successiva rubrica logos 10 e l’inizio del decimo discorso. Il richiamo ai Genikoi Logoi suggerisce l’esistenza di precedenti insegnamenti generali sui quali il maestro poteva tornare per fornire spiegazioni più approfondite.

Non abbiamo invece elementi che consentano di definire questi testi come manuali rituali, magici o operativi. Nonostante sul verso dello stesso rotolo compaia la storia dei maghi Jannes e Jambres, il contenuto ermetico conservato è chiaramente filosofico e teologico. Litwa osserva precisamente che l’Ermete dei frammenti viennesi si presenta come filosofo, non come operatore magico.

7. Struttura e contenuti principali

7.1 VH 1 – L’essere umano come creatura privilegiata

VH 1 sviluppa uno dei temi centrali dell’antropologia ermetica: la differenza fra l’essere umano e gli altri esseri viventi.

Il testo contrappone gli animali privi di logos all’umanità, caratterizzata dalla capacità razionale. Il frammento è molto danneggiato nelle prime righe, ma la sezione centrale conserva sufficientemente bene l’affermazione secondo cui il genere umano è capace di conoscere Dio. Sowińska individua tre aspetti principali della condizione privilegiata dell’uomo: possiede la facoltà razionale, può conoscere Dio ed essere conosciuto da lui e, almeno secondo la probabile direzione delle righe finali, è orientato verso l’essere eterno.

Il passo si colloca pienamente nell’antropologia degli Hermetica. CH XII,12, per esempio, distingue l’uomo dagli altri viventi attraverso il dono divino di nous e logos; analoghe affermazioni sulla superiorità conoscitiva dell’uomo compaiono nell’Asclepius 6 e 22. Mahé discute questi paralleli in Paralipomènes, pp. 318–321.

La superiorità umana non va tuttavia interpretata semplicemente come dominio biologico o antropocentrismo. Nell’orizzonte ermetico essa è soprattutto una responsabilità conoscitiva: l’uomo è privilegiato perché può rivolgersi verso il principio dal quale deriva.

7.2 Conoscere Dio ed essere conosciuti

Uno dei passaggi più significativi di VH 1 riguarda la reciprocità della conoscenza fra essere umano e divino.

Il testo afferma, per quanto consentono le lacune, che il genere umano conosce Dio ed è conosciuto.

L’idea trova paralleli particolarmente significativi in CH X,15, dove Dio conosce completamente l’uomo e desidera essere conosciuto, e in CH I,31, dove Dio vuole essere conosciuto dai propri. Anche CH VII presenta il divino come colui che desidera essere contemplato.

Ancora più vicino è il quadro offerto dalle Definizioni di Ermete Trismegisto ad Asclepio, soprattutto DH IX, dove il rapporto fra uomo e Dio viene espresso attraverso una relazione di reciproca appartenenza, ascolto e conoscenza. Mahé utilizza proprio questi paralleli per interpretare VH 1.

Ne emerge una concezione nella quale la conoscenza di Dio e la conoscenza di sé non sono due processi indipendenti. Comprendere la propria natura significa riconoscere la propria relazione con il divino; reciprocamente, rivolgersi verso il divino conduce l’essere umano a comprendere più profondamente se stesso.

7.3 La vocazione spirituale dell’uomo

Le righe finali di VH 1 sono molto lacunose e devono essere interpretate con particolare prudenza. Sembra emergere un contrasto fra gli altri esseri viventi, troppo «pesanti» o troppo legati alla dimensione terrestre per comprendere Dio, e gli esseri umani, capaci di dirigersi verso ciò che eternamente è.

Litwa propone una ricostruzione nella quale l’umanità possiederebbe la capacità di unirsi o entrare in comunione con Dio; Sowińska osserva tuttavia che la sintassi greca conservata non permette di accogliere senza riserve tutte le integrazioni proposte.

7.4 VH 2 – Una raccolta numerata di discorsi

VH 2 ha un valore eccezionale per la storia della trasmissione degli Hermetica.

Le prime righe conservano la conclusione di un discorso e subito dopo la rubrica: logos 9 seguita dalla rubrica: logos 10.

Il frammento dimostra quindi che il papiro apparteneva a una raccolta comprendente almeno dieci discorsi. Non possiamo stabilire quanto fosse più ampia la raccolta, ma la numerazione costituisce una prova materiale della circolazione, già tra II e III secolo, di serie organizzate di insegnamenti attribuiti a Ermete. Mahé sottolinea questo elemento in Paralipomènes, p. 309; Sowińska lo considera uno dei principali motivi dell’importanza documentaria dei papiri.

È fondamentale non confondere questi logos 9 e logos 10 con CH IX e CH X del Corpus Hermeticum. La numerazione appartiene a una raccolta antica differente e non esiste alcuna corrispondenza automatica con l’ordinamento medievale del Corpus Hermeticum.

7.5 Il logos 9 e le energeiai

Le ultime righe del nono discorso fanno riferimento alle energeiai e sembrano concludere una trattazione dedicata a questo tema.

Il termine energeia possiede un campo semantico che comprende attività, operazione, forza in atto o potenza operante. Nel contesto degli Hermetica è opportuno evitare di tradurlo automaticamente attraverso il moderno concetto esoterico di «energia», che rischierebbe di introdurre nel testo significati estranei alla filosofia antica.

Una formulazione prudente potrebbe quindi essere «potenze operative (energeiai)».

Il parallelo principale è costituito dagli Stobaean Hermetica III e IV, dove le energeiai sono presentate come realtà incorporee che operano nei corpi e attraverso di essi, partecipando ai processi cosmici, vitali e psichici. Sowińska richiama in particolare SH IV 6–16 e Mahé discute la possibile appartenenza dei testi allo stesso più ampio ambiente dottrinale.

Non vi sono però elementi sufficienti per identificare il logos 9 viennese con SH III o SH IV. La parentela è tematica, non una dimostrazione di identità testuale.

7.6 Il logos 10 e i Genikoi Logoi

Il decimo discorso comincia rivolgendosi direttamente a Tat e richiama precedenti Genikoi Logoi.

L’espressione può essere tradotta come «Discorsi generali», «Insegnamenti generali» o «Discorsi principali».

La formula iniziale lascia intendere che Ermete abbia già discusso l’argomento in precedenza e ritenga ora necessario riprenderlo o approfondirlo. Strutture analoghe ricorrono in altri testi ermetici, fra cui CH IX, CH XIII, CH XVI e alcuni estratti di Stobeo.

Questo elemento è particolarmente importante perché consente di intravedere una possibile organizzazione progressiva dell’insegnamento ermetico. I Genikoi Logoi avrebbero fornito un quadro generale, seguito da discorsi dedicati a questioni più specifiche.

Festugière aveva già interpretato formule di questo tipo alla luce di un possibile ambiente didattico nel quale il maestro ritorna più volte sugli stessi temi fino a condurre il discepolo a una comprensione più completa. Sowińska richiama questa interpretazione mettendo VH 2 in relazione con le formule introduttive di altri trattati.

La prudenza rimane comunque necessaria: non possediamo un programma scolastico ermetico né possiamo ricostruire esattamente il contenuto dei perduti Genikoi Logoi.

7.7 Il Dio unico e senza nome

La parte successiva di VH 2 introduce uno dei temi più caratteristici della teologia ermetica: l’unicità e l’innominabilità di Dio.

Il papiro conserva parzialmente una formulazione secondo la quale l’unico Dio non necessita di un nome. Jean-Pierre Mahé ricostruisce le righe 13–14 attraverso il confronto con FH IIIa, dove compare la stessa struttura concettuale: ciò che è assolutamente unico non necessita di un nome che lo distingua da altri esseri della stessa specie.

È importante precisare che la formulazione completa deriva in parte da integrazione filologica. Il concetto è ben attestato e il parallelo con FH IIIa è molto stretto, ma il papiro viennese conserva soltanto una parte della frase.

L’idea trova numerosi paralleli negli altri Hermetica. In CH V,10 Dio trascende il nome; SH I,2 insiste sulla sua inesprimibilità; FH IIIb afferma che Dio non necessita di una denominazione propria; nell’Asclepius 20 il principio supremo viene descritto come difficilmente riconducibile a un unico nome e, in una prospettiva complementare, come innominabile o onniminabile.

Non siamo quindi davanti alla semplice idea di un «nome segreto di Dio». Il problema è più radicale: il linguaggio umano è strutturalmente insufficiente a circoscrivere il principio assoluto.

7.8 VH 3 e VH 4

L’edizione Mahé comprende altri due piccoli frammenti indicati come HV 3 e HV 4.

HV 3 misura circa 5 × 2 cm e conserva otto-nove righe estremamente incomplete; soltanto poche parole possono essere riconosciute. HV 4 misura circa 4,5 × 1,8 cm e presenta sei-sette righe ridotte spesso a quattro o cinque lettere; nessuna parola può essere ricostruita integralmente con sicurezza.

Per questa ragione essi non vengono trattati autonomamente nell’Atlante e la scheda conserva la denominazione VH 1–2. La loro esistenza viene tuttavia  ricordata perché appartengono materialmente allo stesso dossier papiraceo e fanno parte della storia documentaria degli Hermetica Vindobonensia.

8. Personaggi, figure e soggetti della trasmissione

I due interlocutori principali sono Ermete Trismegisto e Tat.

Tat è esplicitamente interpellato nel testo e si rivolge al maestro chiamandolo «padre». La ricostruzione editoriale identifica il maestro con Ermete e inserisce i frammenti all’interno della tradizione dei discorsi di Ermete a Tat. L’identificazione ermetica del dossier è inoltre antica: già Oellacher aveva riconosciuto sul papiro un riferimento frammentario al nome di Ermete, elemento ricordato anche dalla successiva letteratura papirologica.

Accanto ai due interlocutori compaiono come soggetti concettuali:

  • Dio, principio supremo, conoscibile dall’uomo ma al tempo stesso eccedente ogni nome;
  • l’essere umano, caratterizzato dalla capacità razionale e dalla relazione privilegiata con il divino;
  • gli esseri viventi privi di logos, contrapposti alla condizione umana;
  • le energeiai, potenze o attività operative che rappresentano uno dei temi della raccolta.

Ermete appare quindi soprattutto come maestro filosofico e sapienziale, non come astrologo, alchimista o mago.

9. Relazioni con gli altri elementi dell’Atlante Esoterico

CH XII – Il nous e il logos dell’uomo

Il rapporto più evidente con VH 1 riguarda CH XII,12, dove l’essere umano viene distinto dagli altri viventi attraverso il dono di nous e logos.

In entrambi i casi la specificità dell’uomo non è puramente biologica ma riguarda la sua capacità di comprendere il divino.

CH I – Poimandres e CH X

VH 1 presenta una forte relazione con CH I,31 e CH X,15, dove Dio desidera essere conosciuto dall’essere umano.

La reciprocità fra Dio che conosce e uomo che conosce costituisce uno dei nuclei più interessanti dell’antropologia ermetica e permette di collegare VH 1 al tema più generale della conoscenza di sé e della conoscenza divina.

Definizioni di Ermete Trismegisto ad Asclepio

Le Definizioni ermetiche, soprattutto DH IX, sviluppano in maniera ancora più esplicita il rapporto di familiarità e reciprocità fra Dio e uomo.

Mahé utilizza proprio questi paralleli per interpretare la «vocazione spirituale dell’uomo» nei frammenti viennesi.

Stobaean Hermetica III–IV

Il collegamento principale con VH 2 riguarda le energeiai.

SH III e soprattutto SH IV conservano una trattazione molto più ampia delle potenze operative che agiscono nel cosmo e nei corpi. È possibile che i diversi testi appartengano a un medesimo ambiente dottrinale o a raccolte affini, ma non può essere dimostrata un’identità fra i testi.

Genikoi Logoi

Il riferimento ai Discorsi generali collega VH 2 a numerosi testi del Corpus Hermeticum e degli estratti di Stobeo.

La formula mostra che i singoli trattati potevano presupporre insegnamenti precedenti e costruire una rete interna di rinvii, suggerendo una tradizione più ampia rispetto a ciò che è sopravvissuto.

Fragmenta Hermetica IIIa e IIIb

Il rapporto con FH IIIa è particolarmente importante per la ricostruzione del passo relativo al Dio senza nome.

Mahé ritiene che la stretta corrispondenza tematica e sintattica consenta di integrare parzialmente il testo lacunoso di VH 2. La relazione deve essere segnalata con precisione perché in questo caso il parallelo non serve soltanto a interpretare il testo, ma interviene direttamente nella sua ricostruzione filologica.

Apocrifo di Jannes e Jambres

Il rapporto con l’Apocrifo di Jannes e Jambres è esclusivamente materiale e documentario: i due testi occupano lati differenti dello stesso rotolo.

Non esiste alcuna prova che formassero un’opera unitaria o che gli insegnamenti di VH fossero interpretati originariamente in chiave magica. La loro compresenza è però importante per ricostruire gli ambienti culturali nei quali testi ermetici, tradizioni bibliche e letteratura relativa alla sapienza egiziana potevano circolare presso gli stessi lettori.

10. Uso, ricezione e trasformazioni storiche

Non disponiamo di testimonianze che permettano di ricostruire con certezza l’uso concreto dei Vienna Hermetica.

La struttura dialogica e i richiami interni ai Genikoi Logoi suggeriscono però un contesto didattico e sapienziale. Il maestro richiama insegnamenti precedenti, approfondisce determinati argomenti e si rivolge direttamente a un discepolo identificato con Tat. Non è necessario immaginare una scuola istituzionalizzata nel senso moderno. Possiamo tuttavia parlare di una tradizione pedagogica, reale o letterariamente rappresentata, nella quale la conoscenza viene trasmessa attraverso una sequenza di discorsi. 

L’elemento più significativo è la numerazione dei logoi. Il papiro dimostra che già tra II e III secolo gli insegnamenti ermetici potevano circolare in raccolte organizzate e numerate. Il successivo riutilizzo del verso per l’Apocrifo di Jannes e Jambres costituisce un’ulteriore fase della vita materiale del documento. Il rotolo cessò di essere semplicemente un supporto di una raccolta ermetica e venne utilizzato per conservare un testo appartenente a una differente tradizione.

In età moderna, la pubblicazione di Oellacher nel 1951, la nuova edizione di Mahé del 1984 e soprattutto il riesame del 2019 hanno progressivamente restituito ai frammenti il loro posto nella storia della letteratura ermetica.

11. Problemi critici e questioni aperte

Il primo problema riguarda naturalmente lo stato frammentario. Molte righe sono ricostruibili soltanto parzialmente e alcune interpretazioni dipendono da integrazioni editoriali.

Il secondo riguarda il rapporto fra VH 1 e VH 2. Entrambi sono rivolti a Tat e appartengono allo stesso dossier papiraceo, ma non possiamo dimostrare che facessero originariamente parte dello stesso specifico trattato. Sowińska osserva che la presenza del termine energeia in entrambi è un elemento troppo debole per stabilire una dipendenza diretta.

Il terzo problema riguarda la datazione. Possiamo datare paleograficamente il papiro, ma non stabilire con precisione quando i discorsi siano stati composti.

Il quarto concerne la provenienza geografica. L’ipotesi Arsinoite/Herakleopolis è plausibile ma non documentata da un contesto archeologico certo.

Il quinto riguarda il rapporto con l’Apocrifo di Jannes e Jambres. La presenza dei due testi sullo stesso supporto è significativa per la storia della circolazione culturale, ma non autorizza a interpretare automaticamente gli Hermetica del recto come testi magici.

Il sesto problema riguarda l’identità religiosa del possessore o del copista. Il nomen sacrum può suggerire un ambiente cristiano, ma non costituisce una prova sufficiente per parlare con certezza di un proprietario cristiano.

Il settimo riguarda la parte finale di VH 1. Le interpretazioni relative all’unione dell’uomo con Dio dipendono in misura significativa dalla ricostruzione delle lacune e devono pertanto essere presentate come ipotesi.

L’ottavo riguarda il Dio senza nome di VH 2. Il concetto è sicuramente coerente con il pensiero ermetico e il parallelo con FH IIIa è forte, ma la formulazione completa oggi utilizzata deriva in parte dall’integrazione proposta da Mahé.

12. Valore per lo studio dell’Esoterismo Culturale

I Vienna Hermetica sono particolarmente importanti per lo studio dell’Esoterismo Culturale perché consentono di osservare la tradizione ermetica non soltanto attraverso le dottrine, ma attraverso la sua concreta trasmissione documentaria.

Il papiro mostra che tra II e III secolo circolavano raccolte strutturate di insegnamenti attribuiti a Ermete e destinati a Tat. La conoscenza non appare come una serie casuale di massime, ma come un sapere organizzato attraverso discorsi precedenti, richiami, approfondimenti e differenti livelli di esposizione.

Il riferimento ai Genikoi Logoi suggerisce infatti una progressione della conoscenza: determinati argomenti vengono prima esposti in forma generale e successivamente ripresi e approfonditi. Questo elemento è particolarmente interessante per comprendere la dimensione selettiva e progressiva della trasmissione sapienziale, senza però trasformarla automaticamente in prova dell’esistenza di un ordine iniziatico storicamente organizzato.

VH 1 permette inoltre di osservare un altro nucleo fondamentale dell’ermetismo: la conoscenza non riguarda soltanto il mondo esterno, ma modifica la collocazione dell’uomo nel cosmo. L’essere umano è colui che può conoscere Dio, riconoscersi nella propria origine e orientarsi verso una dimensione superiore dell’esistenza.

VH 2 introduce invece il limite della conoscenza discorsiva attraverso il tema del Dio senza nome. Il principio supremo non è semplicemente qualcosa di nascosto che potrebbe essere rivelato attraverso una parola segreta: è una realtà che supera strutturalmente la capacità delimitante del linguaggio.

Dal punto di vista dell’Esoterismo Culturale questa distinzione è essenziale. L’«esoterico» non coincide necessariamente con il possesso di informazioni occultate; può riguardare anche una concezione della conoscenza nella quale il sapere richiede progressione, trasformazione del soggetto e consapevolezza dei limiti del linguaggio.

Particolarmente significativo è infine il valore materiale del rotolo. Sul medesimo supporto troviamo, in momenti differenti, insegnamenti ermetici e un testo legato alla tradizione biblica di Jannes e Jambres. Il documento rappresenta quindi un esempio concreto della circolazione, sovrapposizione e reinterpretazione delle tradizioni culturali nell’Egitto romano.

Per il Patrimonio Culturale Esoterico i Vienna Hermetica costituiscono pertanto una fonte preziosa anche sul piano metodologico: mostrano quanto sia importante distinguere il dato documentario, la ricostruzione filologica e la successiva interpretazione culturale, evitando di trasformare lacune e ipotesi in presunti «misteri» del testo antico.

13. Bibliografia essenziale

  • Oellacher, Hans, «Papyrus- und Pergamentfragmente aus Wiener und Münchner Beständen», in Miscellanea Giovanni Galbiati, II, Fontes Ambrosiani 26, Milano, 1951, pp. 182–188. Prima pubblicazione dei frammenti.
  • Mahé, Jean-Pierre, «Fragments hermétiques dans les Papyri Vindobonenses Graecae 29456r et 29828r», in Enzo Lucchesi – Henri-Dominique Saffrey (a cura di), Mémorial André-Jean Festugière. Antiquité païenne et chrétienne, Genève, Patrick Cramer, 1984, pp. 51–64. Edizione e studio fondamentali per l’identificazione dei frammenti ermetici.
  • Mahé, Jean-Pierre, Hermès Trismégiste. Tome V. Paralipomènes. Grec, copte, arménien. Codex VI de Nag Hammadi – Codex Clarkianus 11 Oxoniensis – Définitions hermétiques – Divers, Paris, Les Belles Lettres, 2019, pp. 307–330. È attualmente l’edizione di riferimento: pp. 309–310 introduzione; p. 311 sgg. HV 1; p. 314 HV 3–4; p. 316 sgg. HV 2; pp. 318–330 commento.
  • Litwa, M. David, Hermetica II. The Excerpts of Stobaeus, Papyrus Fragments, and Ancient Testimonies in an English Translation with Notes and Introduction, Cambridge, Cambridge University Press, 2018, pp. 171–174. Adotta la denominazione Vienna Hermetica (VH 1–2) per i due frammenti sostanzialmente leggibili.
  • Savignago, Lorenza, «Papyri Vindobonenses Graecae 29456r et 29828r», traduzione italiana in Paolo Scarpi (a cura di), La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto, vol. II, Milano, Fondazione Lorenzo Valla / Mondadori, 2011, pp. 58–61.
  • Sowińska, Agata, «Anonim, Hermetica Vindobonensia I-IV (Papyri Vindobonenses Graecae 29456r et 29828r)», Vox Patrum, 86, 2023, pp. 105–122, DOI 10.31743/vp.14415. Traduzione polacca dal greco, commento e riesame sistematico dei rapporti con gli altri Hermetica.
  • Pietersma, Albert, The Apocryphon of Jannes and Jambres the Magicians. P. Chester Beatty XVI (with New Editions of Papyrus Vindobonensis Greek inv. 29456 + 29828 verso and British Library Cotton Tiberius B. v f. 87), Leiden-New York-Köln, Brill, 1994. Fondamentale per il testo conservato sul verso del rotolo.
  • Pietersma, Albert, «Two More Fragments of the Vienna Jannes and Jambres», Bulletin of the American Society of Papyrologists, 49, 2012, pp. 21–29. Utile anche per la ricostruzione materiale del rotolo papiraceo.

PARTE II – ELEMENTI INTEGRATIVI PER IL REPERTORIO DEGLI HERMETICA

H1. Modalità dell’attribuzione a Ermete

L’attribuzione appartiene alla tradizione interna e antica del testo, anche se lo stato frammentario impone maggiore cautela rispetto a opere integralmente conservate.

I frammenti presentano Tat come interlocutore del maestro e la struttura corrisponde a quella dei discorsi di Ermete a Tat attestati in numerosi altri Hermetica. La presenza frammentaria del nome di Ermete sul papiro fu inoltre uno degli elementi che permisero già a Oellacher di riconoscere la natura ermetica del recto.

VH 1 presenta il dialogo padre-figlio e nomina Tat; VH 2 si rivolge nuovamente a Tat e richiama precedenti Genikoi Logoi pronunciati dal medesimo maestro.

Non siamo quindi davanti a un testo anonimo che sia stato collegato ad Ermete soltanto in età medievale o moderna. L’identità ermetica appartiene alla fase antica della sua trasmissione.

 H2. Grado e natura dell’attribuzione ermetica

Natura: attribuzione ermetica antica, interna alla tradizione dei discorsi di Ermete a Tat.

La consistenza documentaria dell’attribuzione può essere considerata elevata, pur tenendo conto della frammentarietà del papiro.

L’inquadramento ermetico è sostenuto contemporaneamente dalla presenza del nome di Ermete nel dossier papiraceo, dall’interlocutore Tat, dalla struttura maestro-discepolo, dai riferimenti ai Genikoi Logoi e da temi caratteristici della letteratura ermetica: nous, conoscenza di Dio, energeiai, unicità e innominabilità del principio divino.

I Vienna Hermetica rientrano pertanto pienamente nel nucleo degli Hermetica filosofico-religiosi antichi.

Come sempre, questa classificazione riguarda l’appartenenza alla tradizione pseudepigrafica attribuita ad Ermete Trismegisto e non implica l’esistenza di un autore storico individuale identificabile con tale figura.

H3. Rapporto con Ermete Trismegisto

Nei Vienna Hermetica Ermete appare soprattutto come: maestro di Tat; filosofo; interprete della condizione umana; mediatore della conoscenza del divino; trasmettitore di un insegnamento progressivo.

La sua funzione è nettamente distinta dall’Ermete mago, astrologo o alchimista presente in altri strati della tradizione.

VH 1 presenta Ermete come maestro di un’antropologia nella quale l’uomo viene distinto dagli altri esseri attraverso la capacità razionale e la possibilità di conoscere Dio.

VH 2 permette invece di intravedere Ermete come autore e trasmettitore di una vera serie di logoi, collegata a precedenti Genikoi Logoi. La figura di Ermete diviene quindi garante di una tradizione organizzata nella quale gli insegnamenti possono essere ripresi, sviluppati e approfonditi.

Il tema del Dio unico e innominabile rafforza inoltre l’immagine di Ermete come interprete dei limiti del linguaggio umano di fronte al principio divino.

H4. Stratificazioni e trasformazioni dell’identità ermetica

La storia documentaria dei Vienna Hermetica può essere articolata in almeno cinque fasi.

Prima fase – Composizione dei discorsi.
In un momento non precisamente determinabile vengono composti in greco discorsi filosofico-religiosi attribuiti ad Ermete e rivolti a Tat. Alcuni di questi testi vengono organizzati in raccolte numerate.

Seconda fase – Copia del rotolo papiraceo.
Tra la fine del II e l’inizio del III secolo viene realizzata la copia oggi frammentariamente conservata. VH 2 documenta una raccolta comprendente almeno dieci logoi.

Terza fase – Riutilizzo del rotolo.
Il verso viene utilizzato per copiare l’Apocrifo di Jannes e Jambres. Il medesimo supporto entra così in una nuova fase di utilizzo e testimonia la circolazione di tradizioni differenti presso ambienti che potevano interessarsi contemporaneamente alla sapienza egiziana, alla letteratura ermetica e alla tradizione biblica.

Quarta fase – Frammentazione e perdita della raccolta.
La quasi totalità dei discorsi originari scompare. Rimangono soltanto alcuni piccoli frammenti, fra i quali VH 1 e VH 2 conservano porzioni sufficienti a consentire una ricostruzione parziale.

Quinta fase – Riscoperta e ricostruzione moderna.
Dalla pubblicazione di Oellacher del 1951 agli studi di Mahé del 1984 e del 2019, fino a Litwa e agli studi più recenti, i frammenti vengono progressivamente reinseriti nel quadro complessivo della letteratura ermetica.

L’identità di Ermete rimane sostanzialmente quella dell’antico maestro filosofico-sapienziale, mentre il contesto materiale del manoscritto mostra come i suoi testi potessero successivamente circolare in ambienti culturali differenti.

H5. Concordanze, sigle e identificazioni

Denominazione adottata nell’Atlante: Vienna Hermetica

Sigla principale adottata: VH 1–2

Denominazione filologica alternativa: Hermetica Vindobonensia

Numerazione Mahé: HV 1–4

Testimoni: P. Vindob. G 29456r e P. Vindob. G 29828r

Lingua: greco

Datazione del papiro: fine II – inizi III secolo d.C.

Interlocutori: Ermete Trismegisto e Tat

VH 1: antropologia ermetica; peculiarità razionale dell’uomo; conoscenza reciproca fra uomo e Dio; orientamento dell’essere umano verso il divino.

VH 2: conclusione del logos 9 sulle energeiai; rubrica logos 9; rubrica logos 10; richiamo ai Genikoi Logoi; Tat come destinatario; Dio unico e senza nome.

HV 3–4: vestigia appartenenti allo stesso dossier, troppo frammentarie per una ricostruzione contenutistica autonoma.

Testo sul verso: Apocrifo di Jannes e Jambres.

Principali concordanze ermetiche: CH I; CH IV; CH X; CH XII; CH XIII; Asclepius; DH IX; SH III–IV; SH VI; FH IIIa-b.

La sigla VH 1–2 viene mantenuta nell’Atlante in coerenza con M. David Litwa e perché identifica immediatamente i due testi sui quali è possibile svolgere una concreta analisi contenutistica. La numerazione HV 1–4 deve tuttavia essere sempre segnalata nelle informazioni filologiche e bibliografiche, poiché corrisponde all’edizione completa del dossier pubblicata da Jean-Pierre Mahé.

Approfondimenti

File scaricabili:

Greco + francese – Jean-Pierre Mahé, 1984. : L’articolo è Jean-Pierre Mahé, “Fragments hermétiques dans les Papyri Vindobonenses Graecae 29456r et 29828r”, in Mémorial André-Jean Festugière, Genève, 1984, pp. 51–64. Contiene edizione del testo greco, traduzione francese e commento

Testo in italiano

Vienna Hermetica (VH 1–2)

Traduzione autonoma sulla base del testo greco degli Hermetica Vindobonensia stabilito da Jean-Pierre Mahé, con controllo delle principali ricostruzioni e interpretazioni moderne.

VH 1

[Mancano probabilmente 4–6 righe iniziali]

Ermete:

1. «[…] infatti tutti gli esseri viventi privi di ragione […]
2. […] fu stabilito; mentre [delle anime
3. umane le] potenze sembrano [sorgere
4. attraverso l’]epifania di Dio.»

Tat:

5. «Dici bene, padre, e lo hai [mostrato(?)].»

Ermete:

6. «Puoi trovare Dio mentre dispensa moltissimi [beni],
7. Tat, a ciascuno di noi, a colui al quale
8. egli voglia [concederli].»

Tat:

«Perciò
9. soltanto il genere umano
10. è dotato di ragione, padre, ed è [colui che] conosce Dio
11. ed è da lui conosciuto. Tutti gli altri esseri viventi
12. sono [troppo] pesanti per comprendere Dio;
13. quelli invece che sono conosciuti [da Dio] si affrettano
14. tutti necessariamente verso Colui che eternamente
15. è […] verso Dio. Questo [insegnamento] è al di là dell’inse-
16. gnamento […] qui non vi è nessuno
17. […] fra/di ogni essere generato […]
18. […] l’uomo […] verso Dio.»

VH 2

Conclusione del nono discorso

1. «[…] essendo buono […]
2. [po]tenza, così grande; queste cose […]
3. sulle potenze operative (energeiai) sia detto [quanto basta].»

4. Discorso 9

Decimo discorso

5. Discorso 10

6. «Nei Discorsi generali, Tat, riguardo a […]
7. […] ho parlato spesso in molti
8. discorsi. Ora però ritengo necessario […]
9. […] caro mio, sarà per te. Infatti riguardo a […]
10. […] verso/a […]
11. […] degli esseri ha bisogno […]
12. […] è uno, oppure segni mirabili […]

13. ⟨L’unico Dio non ha bisogno di un nome;
14. uno solo, infatti, è colui che è senza nome.⟩

15. […] Dio. E da Dio […]
16. [quanto alla denominazione(?)] concordo: ciò che significa […]
17. […] volendo mostrare […]
18. […] potenza […]
19. […] natura del desiderio […]
20. […] ovunque […]
21. […] e venne all’essere […]
22. […] ciò infatti che è di poco valore […]
23. […] nessuno […].»

Nota 

Le schede, gli archivi e i repertori presenti nell’Atlante Esoterico costituiscono strumenti di analisi simbolica, interpretativa e documentaria sviluppati nell’ambito del progetto di ricerca sul Patrimonio Culturale Esoterico. Per una descrizione dettagliata dell’Atlante e della metodologia usata si rimanda alla scheda: Cos’è e come funziona l’Atlante Esoterico. 

Relazioni con altri elementi dell’Atlante Esoterico
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