Aphrodite (SH 22)
A cura di Ignazio Caloggero

Pagina di riferimento: Hermetica 

PARTE I – REPERTORIO DELLE FONTI

1. Denominazione e identificazione della fonte

Titolo principale: Aphrodite

Titolo in greco: Ἀφροδίτη (Aphroditē)

Sigla: SH 22

Denominazioni alternative: La somiglianza dei figli ai genitori; Sulla somiglianza ereditaria; Sulla generazione e la somiglianza dei discendenti; inglese Family Resemblance, From Aphrodite.

Attribuzione tradizionale: Ermete Trismegisto.

Fonte di trasmissione: Giovanni Stobeo, Anthologium, I, 42, 7.

Lingua conservata: Greco.

Datazione indicativa: Età imperiale romana, presumibilmente fra il I e il III secolo d.C., senza possibilità di stabilire una cronologia precisa.

Categoria: Fonti primarie tradizionali.

Tipologia: Frammento ermetico di carattere fisiologico, naturalistico e astrologico, relativo alla generazione e alla trasmissione della somiglianza fra genitori e figli.

Collocazione nel Repertorio degli Hermetica: Classe I – Filosofico-religiosi antichi, con collegamento tematico alla Classe II – Hermetica tecnici antichi e tardoantichi.

Presentazione sintetica

Aphrodite (SH 22) è un breve ma significativo frammento della tradizione ermetica antica, conservato da Giovanni Stobeo e attribuito a Ermete Trismegisto.

La sua particolarità consiste nel fatto che, a differenza di numerosi altri estratti stobeani identificati soltanto attraverso il nome di Ermete o il destinatario del discorso, la fonte conserva esplicitamente il titolo dell’opera dalla quale il brano è stato estratto: Aphrodite.

Il frammento affronta un problema che occupò a lungo la filosofia naturale e la medicina dell’Antichità: perché i figli assomigliano ai propri genitori e perché, talvolta, manifestano caratteristiche riconducibili ad antenati appartenenti a generazioni precedenti?

La risposta combina due differenti livelli di spiegazione.

Il primo è fisiologico. La somiglianza viene collegata alla formazione del seme generativo, che secondo il testo deriverebbe dal sangue e raccoglierebbe una sorta di contributo proveniente dalle differenti parti del corpo. La generazione viene così concepita come un processo nel quale qualcosa della costituzione dei genitori viene trasmesso al nuovo essere.

Il secondo livello è astrologico. Il testo introduce infatti il ruolo del decano collegato al momento del concepimento, attribuendo all’ordine astrale una funzione nella spiegazione di determinate somiglianze ereditarie.

Questo intreccio fra fisiologia e astrologia costituisce l’elemento più caratteristico della fonte.

SH 22 documenta quindi una concezione antica nella quale i processi biologici non vengono considerati completamente separati dall’ordine cosmico, ma possono essere interpretati attraverso una rete di relazioni che collega corpo, generazione e influenze astrali.

La brevità del frammento impone tuttavia alcune cautele.

Non conosciamo l’estensione dell’opera originaria, non sappiamo se Aphrodite fosse un dialogo o un trattato espositivo e non possiamo stabilire con certezza se la dea Afrodite comparisse direttamente come interlocutrice.

Il titolo può richiamare il dominio tradizionalmente associato alla dea, quello dell’amore e della generazione, ma non dimostra da solo che l’opera contenesse un insegnamento pronunciato dalla divinità.

2. Natura documentaria

SH 22 è un frammento di un’opera ermetica perduta, conservato esclusivamente attraverso la tradizione antologica di Giovanni Stobeo.

La collocazione è Anthologium I, 42, 7, nel capitolo dedicato alla generazione degli esseri viventi (Peri tēs tōn zōōn geneseōs).

Questa collocazione costituisce un elemento documentario significativo.

Stobeo non inserisce il frammento in un contesto dedicato specificamente a Ermete Trismegisto o alle dottrine religiose ermetiche, ma all’interno di una trattazione più generale dei problemi della riproduzione animale.

Il capitolo comprendeva materiali relativi al concepimento, alla formazione dell’embrione, alla nascita di maschi e femmine, alle somiglianze ereditarie e ad altri problemi della generazione.

Gran parte di queste sezioni non si è conservata integralmente.

SH 22 viene collocato precisamente in corrispondenza della questione relativa all’origine della somiglianza fra figli, genitori e antenati.

La sezione successiva, della quale si conserva essenzialmente l’indicazione tematica, riguardava invece il problema dei figli che non assomigliano ai propri genitori.

Il rapporto con il contesto antologico è importante perché mostra che Stobeo considerava il frammento ermetico utilizzabile come testimonianza su una questione di filosofia naturale e fisiologia della generazione.

Non possiamo sapere se questa fosse anche la funzione principale dell’opera originaria.

Il brano potrebbe essere stato estratto da un trattato più ampio sulla generazione, da un discorso dedicato all’amore o da un’opera nella quale differenti questioni naturali venivano affrontate attraverso l’autorità di Afrodite.

La sola attestazione conservata non permette di scegliere con sicurezza fra queste ipotesi.

M. David Litwa, Hermetica II, Cambridge University Press, 2018, pp. 98-99, sottolinea che il frammento appartiene a un trattato denominato Aphrodite, del quale non conosciamo altre parti, e che il problema affrontato era comune alle scuole filosofiche e mediche antiche.

La natura documentaria della fonte deve quindi essere definita con precisione: testimonianza diretta, ma estremamente parziale, di un’opera ermetica antica altrimenti perduta.

3. Datazione e ambiente storico-culturale

Non disponiamo di elementi sufficienti per stabilire la data esatta di composizione di Aphrodite.

L’attribuzione a Ermete e la lingua greca collocano la fonte nell’orizzonte degli Hermetica antichi, generalmente associati alla cultura greco-egiziana dell’età ellenistica e imperiale.

Per analogia con gli altri testi filosofico-religiosi della tradizione stobeana, è possibile considerare plausibile una composizione fra il I e il III secolo d.C., ma tale indicazione deve rimanere prudente.

La presenza del frammento nell’Antologia di Stobeo, compilata nel V secolo, dimostra soltanto che l’opera o il passo da lui utilizzato esisteva prima di tale epoca.

Il contenuto presenta evidenti relazioni con la medicina e la filosofia naturale greche, soprattutto per quanto riguarda l’origine del seme e la trasmissione delle somiglianze corporee.

Il problema della somiglianza fra genitori e figli era stato affrontato già nella tradizione presocratica, nella medicina ippocratica e nella filosofia aristotelica.

Particolarmente significativa è la concezione secondo cui il seme deriverebbe dall’intero corpo e conserverebbe una relazione con le differenti parti dell’organismo.

Questa concezione trova importanti paralleli nel trattato ippocratico De genitura (Sulla generazione), nel quale la riproduzione viene spiegata attraverso il contributo generativo di entrambi i genitori.

Aristotele discusse criticamente queste teorie nel De generatione animalium, soprattutto nel libro I, capitoli 17-18, proponendo un diverso modello della generazione.

Un utile inquadramento storico è offerto da Franco Giorgianni e Antonietta Provenza, «Una voce per un “Lessico della genetica”. Generazione e aspetti dell’ereditarietà dai Presocratici a Galeno: le nozioni principali e la terminologia tecnica», Medicina nei Secoli, 27/3, 2015, pp. 1111-1157.

Il loro studio ricostruisce la circolazione antica di concetti quali seme, somiglianza, prevalenza dei contributi parentali e trasmissione delle caratteristiche corporee.

SH 22 presenta inoltre un elemento propriamente astrologico attraverso il riferimento ai decani.

Questo dato suggerisce un ambiente culturale nel quale le spiegazioni fisiologiche della riproduzione potevano essere integrate con concezioni relative all’influenza dei corpi celesti.

È una caratteristica coerente con alcuni sviluppi dell’astrologia ellenistica e con la più ampia tradizione degli Hermetica tecnici.

Non è tuttavia possibile attribuire il testo a una specifica scuola medica o astrologica.

4. Lingua originaria e lingue di trasmissione

Il frammento è conservato in greco, lingua nella quale fu verosimilmente composto.

Non possediamo testimonianze di una precedente redazione egiziana o di una traduzione antica da un’altra lingua.

L’attribuzione a Ermete Trismegisto e il riferimento ad Afrodite indicano un ambiente di elaborazione culturale nel quale elementi religiosi e filosofici differenti potevano convivere, ma non dimostrano una particolare lingua originaria diversa dal greco.

Alcuni termini del testo meritano particolare attenzione.

Γένεσις e γέννησις (genesis, gennēsis) appartengono al lessico della generazione e della nascita.

Γόνος (gonos) indica il seme generativo o ciò che è generato. Nel contesto specifico si riferisce alla sostanza generativa.

Οὐσία (ousia) indica una determinata essenza o sostanza che, secondo il testo, proviene dalle parti del corpo e partecipa al processo della generazione.

Ἐνέργεια (energeia) compare nell’espressione katà theían enérgeian, che può essere resa con «secondo un’attività divina» o «per effetto di una potenza operativa divina».

La presenza del termine non giustifica una sua interpretazione attraverso le moderne concezioni di energia esoterica.

Δεκανός (dekanos) indica il decano, elemento di una tradizione astronomico-astrologica di origine egizia successivamente integrata nell’astrologia ellenistica.

Particolare attenzione richiede inoltre il termine λόγος (logos) nell’ultima frase, dove compare in relazione al decano e all’ora del concepimento.

In questo contesto il termine sembra indicare una relazione, un rapporto o una particolare rilevanza astrologica, non necessariamente il Logos come principio metafisico universale.

La scelta traduttiva deve quindi dipendere dal significato specifico del passo.

5. Tradizione documentaria e storia della trasmissione

Il frammento è conservato da Giovanni Stobeo in Anthologium I, 42, 7.

Nell’edizione di Curt Wachsmuth, il passo si trova nel primo volume dell’Ioannis Stobaei Anthologium, pp. 295-296.

Nelle precedenti edizioni degli Eclogae physicae la collocazione e la numerazione risultano differenti, per cui è opportuno privilegiare il riferimento moderno.

La tradizione stobeana conserva l’intestazione: Ἑρμοῦ ἐκ τῆς Ἀφροδίτης ossia «Di Ermete, dall’Aphrodite».

Si tratta del principale dato che permette di riconoscere l’esistenza di un’opera ermetica con questo titolo.

Nel Rinascimento il frammento venne ripreso anche nella tradizione editoriale di Francesco Patrizi, dove fu presentato attraverso una denominazione descrittiva relativa alla somiglianza dei figli.

Louis Ménard lo tradusse in francese nel volume Hermès Trismégiste, Paris, Didier, 1866, collocandolo nei Fragments divers, III, con il titolo Fragment du livre d’Aphrodite, p. 273.

G.R.S. Mead lo pubblicò in Thrice-Greatest Hermes, vol. III, London-Benares, 1906, pp. 89-90, come Excerpt XXIII – From “Aphrodite”.

Nella moderna sistemazione degli Stobaean Hermetica corrisponde invece a SH 22.

L’edizione critica fondamentale è A.-J. Festugière, Hermès Trismégiste. Corpus Hermeticum, tome III, Fragments extraits de Stobée I-XXII, Paris, Les Belles Lettres, 1954, con testo greco e traduzione francese a fronte.

M. David Litwa ha successivamente pubblicato una nuova traduzione inglese commentata in Hermetica II, Cambridge University Press, 2018, pp. 98-99.

La trasmissione del frammento è pertanto relativamente semplice rispetto a quella di altri Hermetica: non conosciamo testimoni autonomi dell’opera originaria e la sua conservazione dipende dall’Antologia di Stobeo.

La varietà delle traduzioni moderne riguarda soprattutto il significato di alcune espressioni fisiologiche e, in particolare, dell’ultima frase relativa ai decani.

6. Genere, ambito e funzione della fonte

Aphrodite presenta le caratteristiche di un discorso esplicativo sulla generazione, nel quale un problema naturale viene affrontato attraverso un ragionamento che combina fisiologia e astrologia.

Il testo si apre con la questione della somiglianza dei bambini ai genitori e con l’annuncio di una spiegazione.

Non possediamo però elementi sufficienti per stabilire se l’opera originaria fosse costruita come un dialogo.

G.R.S. Mead ipotizzava che Afrodite potesse svolgere il ruolo di maestra, analogamente a Iside nei dialoghi con Horus.

Questa ipotesi rimane possibile, ma la porzione greca conservata non identifica esplicitamente la voce che pronuncia il discorso.

Per questo, nell’Atlante, è preferibile non classificare la fonte come «dialogo di Afrodite» senza un’adeguata precisazione.

Dal punto di vista tematico, il frammento presenta una fisionomia prevalentemente naturalistica.

La questione non riguarda direttamente l’immortalità dell’anima, la contemplazione di Dio o la liberazione spirituale, ma il processo attraverso cui si genera un nuovo essere e si trasmettono determinate caratteristiche corporee.

La presenza dell’energeia divina e del decano introduce tuttavia una dimensione cosmologica che impedisce di separare completamente il testo dalla più ampia tradizione ermetica.

Il genere può quindi essere definito come frammento tecnico-naturalistico di un’opera ermetica antica, con elementi di causalità cosmologica e astrologica.

7. Struttura e contenuti principali

7.1 Il problema della somiglianza ereditaria

Il testo prende avvio da una domanda fondamentale: perché i bambini presentano somiglianze con i genitori oppure con altri membri della stirpe familiare?

La questione appartiene a una lunga tradizione di riflessioni sulla generazione.

Gli autori antichi cercavano infatti di spiegare non soltanto come nascesse un nuovo essere, ma anche perché esso conservasse caratteristiche riconoscibili della propria famiglia.

Il problema si presentava in termini particolarmente complessi quando un bambino assomigliava maggiormente alla madre che al padre, oppure manifestava una caratteristica non immediatamente riconoscibile in nessuno dei due genitori.

La spiegazione proposta da Aphrodite tenta di ricondurre queste differenze a un processo naturale nel quale intervengono il contributo generativo dei genitori e, in alcuni casi, una particolare relazione astrale.

7.2 Il seme come prodotto dell’intero organismo

Il primo nucleo dottrinale riguarda l’origine del seme.

Secondo il testo, durante il processo della generazione il seme si forma a partire da una sostanza collegata al sangue.

Nel testo greco si trova l’espressione relativa al sangue che diviene schiumoso, resa nelle traduzioni moderne con formulazioni leggermente differenti.

La concezione fondamentale è che, nel processo generativo, dall’insieme delle parti del corpo provenga una determinata sostanza o essenza, capace di contribuire alla formazione del nuovo essere.

Questa idea richiama la concezione antica spesso descritta come pangenesi, secondo la quale il materiale generativo deriverebbe dalle differenti parti dell’organismo e conserverebbe qualcosa delle loro caratteristiche.

Non bisogna però intendere il termine nel significato di una teoria genetica moderna.

La pangenesi antica rappresentava un tentativo di spiegare la somiglianza fisica attraverso la trasmissione di sostanze corporee.

Nel trattato ippocratico De genitura, soprattutto nei capitoli iniziali, ricorre una concezione analoga, fondata sul contributo generativo proveniente dall’organismo dei genitori.

Aristotele discusse criticamente questo modello nel De generatione animalium, I, 17-18.

SH 22 si inserisce dunque in un dibattito antico molto più ampio, nel quale differenti spiegazioni della generazione erano già disponibili prima della composizione del frammento ermetico.

7.3 Il contributo di entrambi i genitori

Un elemento particolarmente importante è l’affermazione secondo cui il processo descritto per l’uomo avviene, in modo analogo, anche nella donna.

Il testo presuppone quindi un contributo generativo di entrambi i genitori.

Questa concezione presenta affinità con il modello ippocratico del doppio seme, secondo il quale sia il padre sia la madre partecipano alla formazione del nuovo essere.

Il frammento spiega la somiglianza attraverso la prevalenza relativa dei rispettivi contributi.

Se prevale il contributo maschile, il bambino risulta maggiormente simile al padre.

Se prevale quello femminile, la somiglianza riguarda soprattutto la madre.

È importante osservare che questa concezione non coincide con la distinzione aristotelica fra contributo formale maschile e contributo materiale femminile.

Essa appare invece più vicina a quelle teorie antiche che attribuivano a entrambi i genitori una partecipazione alla trasmissione delle caratteristiche.

Le formulazioni del testo devono comunque essere interpretate all’interno della fisiologia antica e non attraverso le categorie della genetica contemporanea.

7.4 La prevalenza delle singole parti corporee

Il frammento non si limita a spiegare perché un figlio possa assomigliare prevalentemente a uno dei genitori.

Introduce anche il problema delle somiglianze parziali.

Secondo il testo, quando nella generazione prevale il contributo proveniente da una determinata parte del corpo, la somiglianza può manifestarsi specificamente in quella parte.

Questa spiegazione presuppone che la sostanza generativa conservi una relazione con le diverse componenti corporee.

Il nuovo essere viene quindi concepito come il risultato di una trasmissione nella quale possono prevalere non soltanto i contributi complessivi del padre o della madre, ma anche quelli associati a determinate caratteristiche anatomiche.

La teoria appartiene a un orizzonte culturale nel quale la generazione viene interpretata attraverso la continuità fra le parti dell’organismo originario e quelle del discendente.

Il testo utilizza questa concezione per spiegare la varietà delle somiglianze familiari.

7.5 La somiglianza attraverso le generazioni

La parte successiva introduce un problema più complesso.

Talvolta, infatti, il bambino manifesta una somiglianza con caratteristiche familiari che sembrano risalire a generazioni precedenti.

Il fenomeno della somiglianza con antenati lontani era già conosciuto e discusso nella filosofia naturale antica.

Aristotele, nel De generatione animalium, IV, 3, affronta espressamente il problema dei discendenti che non assomigliano ai genitori immediati, ma presentano caratteristiche riconducibili a membri più lontani della genealogia.

Il frammento ermetico cerca di spiegare questo fenomeno introducendo un ulteriore principio causale.

È precisamente a questo punto che la spiegazione fisiologica viene integrata con una spiegazione astrologica.

7.6 Il decano e l’ora del concepimento

L’ultima frase del frammento attribuisce un ruolo al decano che possiede una particolare relazione con l’ora nella quale la donna concepisce.

Si tratta del passaggio più caratteristico e, al tempo stesso, più problematico di SH 22.

I decani appartengono a un sistema astronomico di origine egizia, successivamente integrato nell’astrologia ellenistica.

In tale tradizione, i trentasei decani vennero associati a settori dello Zodiaco e a differenti influenze astrologiche.

Il testo di Aphrodite sembra suggerire che la corrispondenza fra un decano e il momento del concepimento possa intervenire nella manifestazione di determinate somiglianze.

Occorre tuttavia evitare una ricostruzione eccessivamente precisa.

La formulazione greca dell’ultima frase non è del tutto univoca.

Il riferimento può essere interpretato in relazione al decano associato al genitore oppure a una corrispondenza astrologica capace di spiegare il riemergere di caratteristiche riconducibili a un antenato.

M. David Litwa, Hermetica II, 2018, pp. 98-99, richiama questa difficoltà e segnala differenti possibilità interpretative.

Non è quindi corretto trasformare automaticamente il passo in una regola astrologica secondo cui il decano dominante al concepimento determinerebbe in modo univoco la somiglianza con un determinato antenato.

È più prudente affermare che SH 22 documenta l’utilizzo di una relazione decanale per integrare la spiegazione antica della somiglianza ereditaria.

Va inoltre ricordato che il testo si riferisce espressamente al momento del concepimento, non a quello della nascita.

La distinzione è significativa perché nella tradizione astrologica antica erano presenti differenti modalità di collegare gli eventi della generazione alle configurazioni celesti.

7.7 La combinazione fra fisiologia e causalità astrale

Il significato complessivo del frammento emerge dal rapporto fra i due livelli di spiegazione.

Da un lato, il testo presenta un processo fisiologico nel quale il sangue, il seme e le parti del corpo intervengono nella formazione del nuovo essere.

Dall’altro, introduce il decano come elemento di una causalità cosmica capace di contribuire alla spiegazione di alcune somiglianze.

Non siamo davanti a due trattazioni completamente separate.

La concezione implicita è quella di un ordine naturale nel quale i processi corporei e le influenze astrali possono concorrere alla generazione degli esseri.

Questo modello non deve essere interpretato attraverso le conoscenze scientifiche contemporanee, che spiegano l’ereditarietà in termini genetici e biologici.

Il valore del frammento consiste nel documentare un particolare modo antico di integrare differenti sistemi di conoscenza.

8. Personaggi, figure e soggetti della trasmissione

La figura alla quale l’opera è tradizionalmente attribuita è Ermete Trismegisto.

Il titolo Aphrodite richiama la dea Afrodite, tradizionalmente associata all’amore, alla sessualità e alla generazione.

Non è però dimostrato che la dea compaia effettivamente come personaggio o maestra nel testo originario.

Nel frammento conservato non troviamo un dialogo esplicitamente attribuito ad Afrodite né un interlocutore identificabile con certezza.

La presenza di una formulazione interrogativa iniziale può essere compatibile con una struttura dialogica, ma può anche appartenere a un’esposizione nella quale l’autore pone una domanda e procede direttamente alla risposta.

Mead, nella traduzione del 1906, ipotizzava che Afrodite assumesse un ruolo simile a quello di Iside nei dialoghi rivolti a Horus.

Si tratta tuttavia di una ricostruzione interpretativa.

Per questo la scheda deve distinguere fra Afrodite come titolo dell’opera, dato documentato, e Afrodite come possibile personaggio del testo perduto, ipotesi non dimostrata.

I soggetti effettivamente descritti nel frammento sono i genitori, il bambino, i membri della stirpe familiare e il decano associato al processo generativo.

9. Relazioni con gli altri elementi dell’Atlante Esoterico

La relazione principale è con I Decani e l’ordine astrale (SH 6).

SH 6 sviluppa una cosmologia nella quale i trentasei decani occupano una posizione elevata nell’ordinamento celeste ed esercitano attività sul mondo inferiore.

SH 22 presenta invece una loro possibile funzione in un ambito molto più circoscritto: la generazione e la trasmissione delle somiglianze familiari.

Il confronto è particolarmente importante perché permette di osservare due differenti modalità di utilizzazione della dottrina dei decani.

In SH 6 prevale la dimensione cosmologica e teologica.

In SH 22 prevale la dimensione fisiologica e astrologica.

I due testi documentano quindi la capacità della tradizione decanale di attraversare ambiti differenti della conoscenza antica.

Un secondo collegamento riguarda SH 20, nel quale la costituzione corporea viene messa in relazione con l’armonia astrale e con la mescolanza degli elementi.

In entrambi i casi il corpo viene interpretato come parte di un ordine che comprende relazioni fra le realtà terrestri e quelle celesti.

Un terzo confronto è possibile con SH 24–26, soprattutto con SH 26, dove vengono descritte le differenti costituzioni corporee e la loro relazione con le qualità degli elementi.

La differenza è tuttavia significativa.

SH 24–26 affrontano prevalentemente il rapporto fra anima, corpo, regioni cosmiche e condizioni dell’incorporazione.

SH 22 riguarda invece la trasmissione delle somiglianze attraverso la generazione biologica.

Non sarebbe quindi corretto assimilare direttamente la teoria fisiologica di Aphrodite alla dottrina della trasmigrazione delle anime.

Un ulteriore rapporto può essere individuato con la più ampia tradizione degli Hermetica astrologici e tecnici, nella quale i decani vengono associati a differenti funzioni relative al corpo, alla natura e alle condizioni dell’esistenza.

Il riferimento alla tradizione medica greca, soprattutto ippocratica, costituisce infine un collegamento storico-culturale fondamentale per contestualizzare il contenuto del frammento.

10. Uso, ricezione e trasformazioni storiche

Non disponiamo di testimonianze sufficienti per ricostruire l’uso originario dell’opera Aphrodite.

Il contenuto del frammento suggerisce una funzione esplicativa o didattica relativa alla generazione, ma non permette di stabilire se il testo fosse utilizzato in un contesto medico, filosofico, astrologico o religioso specificamente identificabile.

Non sono inoltre documentate, sulla base del frammento conservato, pratiche rituali o iniziatiche direttamente associate all’opera.

La prima fase di ricezione documentata è quella rappresentata da Giovanni Stobeo, che inserisce il passo nella propria trattazione antologica della generazione degli esseri viventi.

La scelta di Stobeo attribuisce al testo una funzione precisa: esso diventa una testimonianza utile per discutere un problema di filosofia naturale.

La sua trasmissione medievale dipende dalla conservazione dell’Antologia.

In età moderna il frammento viene recuperato nelle raccolte dedicate agli scritti attribuiti a Ermete Trismegisto.

Le edizioni rinascimentali e successive lo presentano talvolta con titoli descrittivi relativi alla somiglianza dei figli, mentre le edizioni critiche moderne conservano maggiormente l’identificazione attraverso il titolo antico Aphrodite.

Questa trasformazione editoriale è importante.

Il titolo descrittivo mette al centro il contenuto fisiologico del frammento.

Il titolo Aphrodite, invece, richiama l’opera perduta e conserva il riferimento a un possibile contesto religioso e sapienziale più ampio.

Dal punto di vista dell’Atlante, è quindi preferibile mantenere entrambi i livelli: titolo antico come identificazione documentaria e denominazione descrittiva come chiarimento del contenuto.

11. Problemi critici e questioni aperte

Il primo problema riguarda l’identità e l’estensione dell’opera originaria. Conosciamo soltanto un brevissimo frammento, e non è possibile ricostruire con sicurezza l’argomento complessivo del trattato.

Il secondo riguarda il significato del titolo Aphrodite. Non sappiamo se Afrodite fosse la protagonista del discorso, la divinità alla quale l’opera era dedicata oppure il riferimento simbolico a un argomento più ampio relativo all’amore e alla generazione.

Il terzo problema concerne la forma letteraria. Il frammento può provenire da un dialogo, ma l’identità dell’eventuale interlocutore non è conservata. Non sarebbe quindi corretto attribuire automaticamente le parole alla dea Afrodite.

Il quarto problema riguarda la terminologia fisiologica. L’espressione greca relativa al sangue e alla formazione del seme presenta difficoltà testuali e interpretative. Le edizioni storiche discutono, in particolare, letture ed emendazioni del participio relativo al processo attraverso il quale il sangue produce o accompagna la formazione del seme.  La resa «sangue che diviene schiumoso» segue una lettura attestata nelle edizioni del testo, ma deve essere considerata all’interno di questa problematica filologica. 

Il quinto problema riguarda la relazione fra la teoria ermetica e le teorie mediche antiche. Il frammento presenta affinità con la concezione del seme proveniente dall’intero corpo e con il contributo generativo di entrambi i genitori, ma non possiamo stabilire una dipendenza diretta da un unico trattato ippocratico o aristotelico.

Il sesto problema concerne l’interpretazione dell’ultima frase relativa al decano. Non è completamente chiaro a quale figura si riferisca il possessivo implicito associato al decano e come debba essere intesa la relazione astrologica con l’ora del concepimento. È quindi opportuno evitare traduzioni che presentino come certa una sola delle possibili ricostruzioni.

Un settimo problema riguarda la distinzione fra somiglianza familiare e trasmigrazione dell’anima. Il riferimento alla somiglianza con membri della stirpe non costituisce una prova di metempsicosi. La somiglianza ereditaria e la trasmigrazione dell’anima appartengono a due problemi differenti, anche se alcune concezioni antiche potevano affrontarli all’interno di un medesimo orizzonte cosmologico.

12. Valore per lo studio dell’Esoterismo Culturale

Aphrodite (SH 22) possiede un valore particolare per lo studio dell’Esoterismo Culturale perché documenta un ambito della tradizione ermetica spesso meno conosciuto rispetto ai grandi temi teologici, cosmologici e spirituali.

Il frammento mostra infatti come l’autorità attribuita a Ermete Trismegisto potesse essere applicata anche a problemi relativi alla natura, al corpo e alla generazione degli esseri viventi.

Questo elemento contribuisce a superare una rappresentazione riduttiva dell’Ermetismo antico come tradizione esclusivamente mistica o teologica.

Gli Hermetica comprendono un insieme variegato di testi nei quali la conoscenza del cosmo viene sviluppata attraverso ambiti differenti, dalla filosofia alla medicina, dall’astrologia alla speculazione religiosa.

SH 22 costituisce una testimonianza particolarmente efficace di questa pluralità.

Il suo interesse principale non consiste nel fatto che esso possa offrire una spiegazione scientificamente valida dell’ereditarietà.

Consiste piuttosto nel mostrare come un autore dell’Antichità abbia cercato di spiegare un fenomeno naturale combinando osservazioni fisiologiche, tradizioni mediche e concezioni astrologiche.

Il fenomeno di partenza è concreto e facilmente riconoscibile: la somiglianza fra figli e genitori.

La spiegazione proposta, tuttavia, appartiene a un sistema culturale nel quale il corpo umano non viene considerato completamente separato dall’ordine celeste.

Questo passaggio offre un’interessante possibilità di comunicazione ermeneutica.

Si potrebbe partire da una domanda apparentemente semplice: Perché un figlio assomiglia ai propri genitori?

La risposta contemporanea sarebbe costruita attraverso la genetica e la biologia. La risposta proposta da Aphrodite appartiene invece a un orizzonte nel quale la formazione del seme e l’influenza dei decani sono considerati componenti di un medesimo processo.

Il confronto permette di comprendere come le differenti culture abbiano costruito sistemi di spiegazione della natura attraverso le conoscenze, i linguaggi e le categorie disponibili.

Il valore interpretativo del frammento è dunque legato soprattutto alla possibilità di ricostruire la relazione fra conoscenze naturali e rappresentazioni cosmologiche.

Un secondo elemento riguarda la visione sistemica. Il testo non spiega la generazione attraverso un unico fattore, ma attraverso una combinazione di processi corporei e relazioni astrali. Questa integrazione permette di comprendere un tratto caratteristico di alcune tradizioni ermetiche: la tendenza a considerare il cosmo come un sistema nel quale differenti livelli della realtà possono risultare reciprocamente collegati.

Un terzo elemento riguarda il principio della fondatezza documentaria. La brevità del frammento impone di distinguere con particolare attenzione ciò che il testo effettivamente afferma dalle successive interpretazioni. Non sarebbe corretto, per esempio, utilizzare SH 22 per sostenere l’esistenza di una dottrina ermetica completa dell’ereditarietà, né attribuire con certezza alla dea Afrodite un ruolo di maestra che il testo conservato non documenta.

Un quarto elemento riguarda il rapporto fra identità e somiglianza. Il frammento affronta indirettamente un problema che attraversa la storia del pensiero: come può un nuovo individuo conservare caratteristiche riconoscibili di coloro dai quali discende? La risposta antica non coincide con quella scientifica attuale, ma la domanda mantiene un evidente interesse culturale.

Infine, SH 22 permette di distinguere fra l’appartenenza alla tradizione ermetica e il contenuto propriamente esoterico di un insegnamento.

Non tutto ciò che viene attribuito a Ermete Trismegisto presenta necessariamente una dottrina iniziatica o una finalità mistica. In questo caso abbiamo un frammento relativo alla generazione e all’ereditarietà, nel quale interviene una concezione astrologica dei decani.

Il suo valore per il Patrimonio Culturale Esoterico consiste dunque nella possibilità di riconoscere come il nome e l’autorità di Ermete siano stati utilizzati per interpretare differenti ambiti della conoscenza antica.

Per l’Atlante, Aphrodite rappresenta pertanto un esempio particolarmente significativo del carattere composito della tradizione ermetica e dei rapporti fra filosofia naturale, medicina e astrologia.

13. Bibliografia essenziale

  • A.-J. Festugière, Hermès Trismégiste. Corpus Hermeticum, tome III, Fragments extraits de Stobée I-XXII, Paris, Les Belles Lettres, 1954, frammento XXII. Edizione critica di riferimento, con testo greco e traduzione francese a fronte.
  • M. David Litwa, Hermetica II: The Excerpts of Stobaeus, Papyrus Fragments, and Ancient Testimonies in an English Translation with Notes and Introduction, Cambridge, Cambridge University Press, 2018, pp. 98-99. Il commento affronta il titolo dell’opera, la teoria della somiglianza familiare e il problema interpretativo relativo al decano. Scheda editoriale.
  • Curt Wachsmuth – Otto Hense, Ioannis Stobaei Anthologium, vol. I, Berlin, Weidmann, 1884, pp. 295-296. Edizione della fonte stobeana che conserva il frammento.
  • Walter Scott, Hermetica: The Ancient Greek and Latin Writings which Contain Religious or Philosophic Teachings Ascribed to Hermes Trismegistus, vol. I, Oxford, Clarendon Press, 1924, SH XXII; per le note, vol. III, Oxford, Clarendon Press, 1926.
  • G.R.S. Mead, Thrice-Greatest Hermes, vol. III, London-Benares, The Theosophical Publishing Society, 1906, pp. 89-90, Excerpt XXIII – From “Aphrodite”. Traduzione storica inglese con note. Testo consultabile.
  • Louis Ménard, Hermès Trismégiste, Paris, Didier, 1866, p. 273, Fragments divers, III, «Fragment du livre d’Aphrodite». Testo francese su Wikisource.
  • Franco Giorgianni – Antonietta Provenza, «Una voce per un “Lessico della genetica”. Generazione e aspetti dell’ereditarietà dai Presocratici a Galeno: le nozioni principali e la terminologia tecnica», Medicina nei Secoli, 27/3, 2015, pp. 1111-1157. Studio storico-filologico sulle concezioni antiche della generazione e dell’ereditarietà. Scheda e abstract.
  • Aristotele, De generatione animalium (La generazione degli animali), soprattutto I, 17-18 e IV, 3. Fonte primaria fondamentale per il confronto con le teorie antiche sulla provenienza del seme e sulla somiglianza fra figli, genitori e antenati.
  • Corpus Hippocraticum, De genitura (Sulla generazione), soprattutto i capitoli iniziali. Fonte primaria per lo studio della teoria del contributo generativo di entrambi i genitori e della relazione fra seme e parti del corpo.
  • Dorian Gieseler Greenbaum, The Daimon in Hellenistic Astrology: Origins and Influence, Leiden-Boston, Brill, 2015, soprattutto pp. 209-235, per il rapporto fra Hermetica, decani e influenze astrologiche.
  • Per la consultazione del testo greco è disponibile anche la trascrizione degli Stobaean Hermetica su Eulogikon, nella quale SH 22 è identificato dall’intestazione Ἑρμοῦ ἐκ τῆς Ἀφροδίτης. La trascrizione digitale è utile come strumento di consultazione, ma non sostituisce l’edizione critica Nock-Festugière. (scarica pdf)

PARTE II – ELEMENTI INTEGRATIVI PER IL REPERTORIO DEGLI HERMETICA

H1. Modalità dell’attribuzione a Ermete

L’attribuzione a Ermete Trismegisto è esplicita nella tradizione stobeana.

Il frammento è introdotto con l’espressione greca: Ἑρμοῦ ἐκ τῆς Ἀφροδίτης «Di Ermete, dall’Aphrodite».

L’indicazione presenta un’importanza particolare perché non si limita a collegare genericamente il testo a Ermete, ma identifica anche l’opera dalla quale il passo è stato estratto.

L’attribuzione riguarda quindi un trattato ermetico denominato Aphrodite.

Non è invece possibile stabilire con certezza se Ermete fosse il personaggio che pronunciava il discorso, l’autore tradizionale dell’opera oppure una figura sapienziale alla quale veniva ricondotto un insegnamento pronunciato da altri personaggi.

La stessa presenza di Afrodite come interlocutrice rimane ipotetica.

H2. Grado e natura dell’attribuzione ermetica

Grado dell’attribuzione: forte sul piano documentario.

Natura dell’attribuzione: pseudoepigrafica antica.

Autore storico: sconosciuto.

La presenza dell’intestazione nella raccolta di Stobeo dimostra che il frammento era già attribuito a Ermete nell’Antichità.

Non si tratta quindi di un’attribuzione medievale o rinascimentale.

La forza documentaria dell’attribuzione non dimostra tuttavia l’esistenza di un autore storico identificabile con Ermete Trismegisto.

Essa conferma piuttosto l’appartenenza del testo alla tradizione pseudoepigrafica ermetica antica.

Una cautela ulteriore riguarda l’integrità dell’opera.

Poiché conosciamo soltanto un breve estratto, non possiamo stabilire se il contenuto relativo alla generazione fosse rappresentativo dell’intero trattato oppure soltanto di una sua sezione.

H3. Rapporto con Ermete Trismegisto

In SH 22 Ermete è associato a un ambito della conoscenza differente da quello prevalentemente teologico o contemplativo di numerosi altri Hermetica.

Il tema principale è infatti la generazione naturale degli esseri viventi.

Questo dato permette di riconoscere una dimensione particolarmente interessante dell’identità sapienziale ermetica.

Ermete non è soltanto il maestro che insegna la natura di Dio, l’ordine del cosmo o il destino dell’anima.

Può essere anche l’autorità alla quale vengono ricondotte spiegazioni relative alla costituzione del corpo e ai processi della natura.

L’ultima frase, con il riferimento al decano, collega questa conoscenza fisiologica alla più ampia concezione ermetica dell’ordine astrale.

In questa prospettiva, Ermete assume il ruolo di autorità sapienziale capace di interpretare i rapporti fra processi naturali e ordine cosmico.

Il frammento non permette invece di attribuirgli specifiche pratiche di medicina astrologica o rituali connessi alla generazione.

H4. Stratificazioni e trasformazioni dell’identità ermetica

Aphrodite permette di riconoscere differenti componenti culturali.

La prima è costituita dalle teorie antiche della generazione, sviluppate nella medicina e nella filosofia naturale greche.

La seconda riguarda la dottrina della somiglianza ereditaria, attraverso la quale si cercava di spiegare la continuità delle caratteristiche corporee fra generazioni.

La terza componente è rappresentata dall’astrologia decanale, che introduce una relazione fra il momento del concepimento e l’ordine celeste.

La quarta è costituita dall’attribuzione ermetica, attraverso la quale questi contenuti vengono inseriti in una tradizione sapienziale associata a Ermete Trismegisto.

Non è possibile stabilire in quale ordine cronologico questi elementi siano stati integrati nell’opera originaria.

Possiamo tuttavia riconoscere che il frammento documenta un processo di convergenza fra fisiologia, filosofia naturale e astrologia.

La sua conservazione attraverso Stobeo ha successivamente favorito una lettura prevalentemente naturalistica, mentre la collocazione nelle moderne raccolte degli Hermetica ne ha messo maggiormente in evidenza l’appartenenza alla tradizione ermetica.

Questa duplice ricezione costituisce un aspetto significativo della storia documentaria della fonte.

H5. Concordanze, sigle e identificazioni

La sigla adottata nel Repertorio è:

SH 22 – Stobaean Hermetica 22.

La collocazione nella fonte di trasmissione è:

Stobaeus, Anthologium I, 42, 7.

Nell’edizione Wachsmuth il testo si trova in:

Vol. I, pp. 295-296.

Nella raccolta di Walter Scott corrisponde a:

SH XXII.

Nella traduzione di G.R.S. Mead corrisponde a:

Excerpt XXIII – From “Aphrodite”.

Nella traduzione di Louis Ménard corrisponde a:

Fragments divers, III – Fragment du livre d’Aphrodite.

Nell’edizione moderna di M. David Litwa corrisponde a:

SH 22, pp. 98-99.

Dal punto di vista della numerazione interna, è opportuno distinguere l’intestazione e la domanda iniziale dal breve sviluppo successivo, che costituisce un unico paragrafo principale, identificabile come SH 22.1.

La distinzione è particolarmente utile per la futura trascrizione e traduzione italiana di lavoro.

Le relazioni principali da registrare nel Repertorio sono con SH 6 – I Decani e l’ordine astrale, per la dottrina dei decani; SH 20, per il rapporto fra corpo e armonia astrale; SH 26, per il confronto fra costituzione corporea e ordine cosmico; e con gli Hermetica astrologici e tecnici antichi, per la presenza di una spiegazione naturale integrata da elementi astrologici.

Nel Repertorio, la fonte dovrebbe essere indicizzata principalmente sotto:

Hermetica filosofico-religiosi antichi – Frammenti naturalistici e fisiologici.

Come relazione tematica trasversale, risulta particolarmente pertinente:

Hermetica tecnici antichi – Astrologia, decani e generazione naturale.

La specificità di Aphrodite consiste dunque nel documentare un’opera ermetica antica della quale conosciamo il titolo, ma soltanto un brevissimo frammento, nel quale vengono integrati temi di fisiologia della generazione e di causalità astrale.

Approfondimenti

File scaricabili:

Per i file scaricabili si veda la scheda generale Stobaean Hermetica (SH 1-29)

Testo in italiano

SH 22 – Aphrodite: sulla somiglianza dei figli ai genitori

22.1

Ermete, dall’opera intitolata Aphrodite.

Esporrò la ragione per cui i bambini somigliano ai propri genitori o manifestano caratteristiche riconducibili ai loro antenati.

Quando, dal sangue destinato alla generazione che viene reso schiumoso, la natura accumula il seme, avviene che da tutto il corpo venga emanata, secondo un’attività divina, una certa essenza delle membra, come se l’intero essere umano venisse riprodotto.

È ragionevole supporre che lo stesso avvenga anche nella donna.

Quando prevale ciò che proviene dall’uomo e rimane integro, il bambino risulta simile al padre; quando prevale ciò che proviene dalla donna, risulta allo stesso modo simile alla madre.

Se prevale invece ciò che proviene da una determinata parte del corpo, il bambino manifesterà una particolare somiglianza proprio con quella parte.

Talvolta il bambino riproduce persino l’aspetto di un antenato appartenente a una generazione molto lontana.

Ciò avviene quando il decano che presiede all’ora nella quale avviene la generazione possiede una relazione con quell’antica configurazione.

Nota sulla Traduzione italiana:

Traduzione italiana di lavoro autonoma dal testo greco degli Stobaean Hermetica, con riferimento alla numerazione Nock–Festugière (SH 1–29). La resa è stata elaborata direttamente dal greco; le traduzioni moderne sono utilizzate esclusivamente come strumenti di confronto nei passi testualmente o interpretativamente problematici. Le lacune e le principali integrazioni editoriali sono mantenute visibili.

Nota 

Le schede, gli archivi e i repertori presenti nell’Atlante Esoterico costituiscono strumenti di analisi simbolica, interpretativa e documentaria sviluppati nell’ambito del progetto di ricerca sul Patrimonio Culturale Esoterico. Per una descrizione dettagliata dell’Atlante e della metodologia usata si rimanda alla scheda: Cos’è e come funziona l’Atlante Esoterico. 

Relazioni con altri elementi dell’Atlante Esoterico
Di seguito è presentato un elenco di schede provenienti da altri repertori dell’Atlante Esoterico, correlate alla scheda. L’elenco è aggiornato automaticamente dal sistema di gestione dell’Atlante.

Tag: Ermetismo

Biblioteca Esoterica 

In Evidenza