Ciclo di Iside e Horus: ordine, destino e incarnazione delle anime (SH 24–26) Pagina di riferimento: Hermetica File scaricabili: Per i file scaricabili si veda la scheda generale Stobaean Hermetica (SH 1-29) Testo in italiano SH 24 – Iside a Horus: le anime regali e le differenze fra le anime Horus disse: «Veneratissima madre, desidero sapere come nascano le anime regali». Iside rispose: «Figlio Horus, la differenza riguardante le anime regali è di questo genere. Nel Tutto vi sono quattro regioni sottoposte a una legge e a un governo inviolabili: il cielo, l’etere, l’aria e la sacratissima Terra. Nel cielo abitano gli dèi, sui quali, insieme con tutte le altre realtà, governa il Demiurgo del Tutto. Nell’etere si trovano gli astri, sui quali governa il grande luminare, il Sole. Nell’aria si trovano le anime demoniche, sulle quali governa la Luna. Sulla Terra vivono gli uomini e gli altri esseri viventi, sui quali governa il re che nasce nel tempo stabilito. Gli dèi generano infatti, figlio, re degni della stirpe terrestre; e i governanti sono come effluenze del Re supremo: quanto più uno gli è vicino, tanto più possiede carattere regale». Il Sole, poiché è più vicino a Dio, è più grande e più potente della Luna; la Luna gli è seconda sia nell’ordine sia nella potenza. Il re, invece, è ultimo fra gli dèi ma primo fra gli uomini. Finché si trova sulla Terra è separato dalla vera divinità, ma possiede fra gli uomini qualcosa di eccezionale che lo rende simile al divino. L’anima inviata nel re proviene da una regione situata al di sopra di quelle dalle quali vengono inviate le anime degli altri uomini. Due generi di anime vengono mandate da quella regione per esercitare la regalità. Le prime sono quelle che hanno percorso bene e senza biasimo il proprio ciclo e sono ormai prossime alla divinizzazione: mediante l’esercizio della regalità si preparano anticipatamente al potere proprio degli dèi. Le altre sono anime già in qualche modo divine che hanno trasgredito, sia pure in misura limitata, la norma ispirata dal divino. Esse vengono incorporate non affinché subiscano nell’incorporazione una vera punizione, ma affinché, per dignità e natura, anche una volta legate al corpo conservino qualcosa della condizione che possedevano quando erano libere. Le differenze che si manifestano nei caratteri dei re non dipendono dunque dalla qualità essenziale delle loro anime, poiché queste sono tutte divine, ma dagli angeli e dai dèmoni che accompagnano la loro discesa. Anime destinate a tali funzioni non discendono infatti senza guida e senza scorta. La Giustizia superiore sa assegnare a ciascuna ciò che le compete. Quando gli angeli e i dèmoni che accompagnano l’anima sono guerrieri, l’anima tende a far prevalere la loro disposizione; quando sono pacifici, anch’essa percorre pacificamente il proprio cammino; quando sono giudici, giudica; quando sono musicali, canta; quando amano la verità, anch’essa filosofa. Le anime subiscono necessariamente l’influenza di coloro che le accompagnano nella discesa. Entrando nella condizione umana dimenticano infatti la propria natura e, nella misura in cui si allontanano da essa, conservano piuttosto memoria della disposizione degli esseri che le hanno accompagnate e rinchiuse nel corpo. Horus disse: «Hai spiegato bene ogni cosa, madre; ma non mi hai ancora detto come le anime divengano nobili». Iside rispose: «Come sulla Terra vi sono regioni che differiscono fra loro per dignità, così avviene anche per le anime. Anch’esse possiedono luoghi dai quali provengono; e l’anima che proviene da una regione più gloriosa è più nobile di quella che proviene da una regione inferiore. Come fra gli uomini il libero è considerato più nobile dello schiavo — poiché ciò che è superiore e regale domina necessariamente ciò che gli è inferiore — così accade anche fra le anime». Horus domandò: «Ma come diventano maschili e femminili le anime?» Iside rispose: «Le anime, figlio Horus, sono tutte della medesima natura, poiché provengono da un’unica regione nella quale il Demiurgo le plasma. Non sono né maschili né femminili». Una simile distinzione appartiene infatti ai corpi, non alle realtà incorporee. La differenza per cui alcune anime appaiono più vigorose e altre più delicate deriva dall’aria nella quale avviene la loro incorporazione. L’«aria» dell’anima è infatti il corpo che la avvolge, costituito dalla mescolanza degli elementi: terra, acqua, aria e fuoco. Poiché nella costituzione femminile prevalgono l’umido e il freddo e sono invece meno presenti il secco e il caldo, l’anima rinchiusa in una simile struttura diviene più umida e delicata. Nei corpi maschili si verifica il contrario: prevalgono il secco e il caldo, mentre sono meno presenti il freddo e l’umido; per questo le anime che si trovano in tali corpi appaiono più aspre e più operative. Horus domandò: «Come diventano intelligenti le anime, madre?» Iside rispose: «La facoltà visiva, figlio, è avvolta da involucri. Quando questi involucri sono densi e spessi, l’occhio non vede con acutezza; quando sono rarefatti, sottili e trasparenti, vede invece con grande precisione. Così avviene anche per l’anima. Anch’essa possiede propri involucri incorporei, poiché incorporea è la sua natura. Questi involucri sono le arie che si trovano in noi. Quando esse sono sottili, rarefatte e trasparenti, l’anima è intelligente; quando invece sono dense, spesse e torbide, l’anima, come in una tempesta, non riesce a vedere lontano, ma soltanto ciò che le sta immediatamente davanti». Horus domandò allora: «Per quale ragione, madre, gli uomini che vivono fuori dalla nostra sacratissima terra non possiedono, secondo quanto dici, un’intelligenza pari alla nostra?» Iside rispose: «La Terra giace al centro del Tutto, distesa come un essere umano che guarda verso il cielo, ed è suddivisa come sono suddivise le membra dell’uomo. Essa guarda il cielo come il proprio padre, affinché alle trasformazioni di quello corrispondano anche le proprie». La testa della Terra è rivolta verso sud, la spalla destra verso oriente, quella sinistra verso occidente, mentre i piedi sono rivolti verso l’Orsa. Le caratteristiche fisiche e comportamentali attribuite ai diversi popoli vengono quindi spiegate, secondo la geografia cosmologica propria del testo, attraverso la parte del «corpo della Terra» nella quale essi abitano. Gli abitanti del sud, dell’oriente, dell’occidente, del settentrione e delle regioni intermedie ricevono così caratteristiche differenti in relazione alla rispettiva collocazione. [Il passo riflette concezioni etnogeografiche dell’Antichità e presenta inoltre alcune difficoltà testuali.] L’Egitto, terra degli antenati di Iside e Horus, viene collocato nella regione centrale della Terra. Poiché nel corpo umano la regione centrale è associata al cuore, e il cuore è concepito come sede e punto di partenza dell’anima, il testo attribuisce agli abitanti di questa regione una particolare disposizione all’intelligenza e alla temperanza. Le altre regioni vengono invece poste sotto condizioni climatiche differenti. Il sud è associato alle nubi e all’umidità; l’oriente e l’occidente sono continuamente sollecitati rispettivamente dal sorgere e dal tramontare del Sole; il settentrione irrigidisce mediante il freddo tanto i corpi quanto le facoltà dell’anima. La regione centrale viene invece rappresentata come maggiormente temperata ed equilibrata. Questa condizione equilibrata, secondo il discorso di Iside, genera, ordina ed educa gli uomini che vi abitano. Horus domandò: «Signora e madre, spiegami anche questo: per quale ragione, durante le malattie lunghe, mentre gli uomini sono ancora vivi, possono essere danneggiati il logos, il ragionamento e persino le facoltà dell’anima?» Iside rispose: «Fra gli esseri viventi, alcuni sono affini al fuoco, altri all’acqua, altri all’aria, altri alla terra; alcuni a due o tre elementi, altri a tutti». Analogamente, alcuni esseri sono per natura estranei a determinati elementi. La cavalletta e numerosi insetti fuggono il fuoco; l’aquila e gli uccelli che volano in alto rifuggono l’acqua; i pesci non possono vivere nell’aria o sulla terra; il serpente non sopporta l’aria pura. I serpenti e gli esseri che strisciano amano la terra; gli esseri acquatici amano l’acqua; gli uccelli amano l’aria, nella quale conducono la propria vita. Alcuni esseri sono persino associati al fuoco, come le salamandre. Ciascuno degli elementi costituisce infatti una sorta di involucro naturale dei corpi. Ogni anima, dunque, quando si trova in un corpo, viene appesantita e oppressa dai quattro elementi. È naturale che alcuni di essi le siano graditi e altri le risultino gravosi. Per questo, mentre si trova nel corpo, l’anima non possiede la propria beatitudine più alta. Pur essendo divina per natura, anche nella condizione corporea continua a pensare e a lottare, ma non con la stessa capacità che possederebbe se fosse libera dai corpi. Quando inoltre gli elementi corporei vengono sconvolti dalla malattia o dalla paura, anche l’anima viene agitata, come un uomo sommerso nelle profondità del mare e travolto dalle onde. SH 25 – Iside a Horus: le dimore delle anime Discorso di Ermete: Iside a Horus. Horus disse: «Mi hai esposto in modo mirabile, potentissima madre Iside, ogni cosa riguardo alla straordinaria creazione delle anime da parte di Dio, e non cesso di meravigliarmene. Non mi hai però ancora detto verso quali luoghi si dirigano le anime quando vengono liberate dai corpi. Desidero dunque diventare iniziato anche a questa contemplazione e rendere grazie a te sola, madre immortale». Iside rispose: «Presta attenzione, figlio, perché questa ricerca è fra le più necessarie». Ciò che possiede una costituzione propria e non viene annientato deve necessariamente possedere anche un luogo che gli sia proprio. Le anime, una volta uscite dai corpi, non vengono riversate senza criterio nell’aria né disperse insieme con l’immenso pneuma circostante. Se così avvenisse, non potrebbero più ritornare nei corpi conservando la propria identità, né tornare nella regione dalla quale provenivano. L’acqua, infatti, è un corpo irrazionale composto di molte parti e, quando viene versata, si mescola con la massa complessiva dell’acqua. L’anima, invece, è una realtà di natura propria, regale, opera delle mani e dell’Intelletto di Dio, capace di guidare se stessa verso l’Intelletto. Ciò che deriva da un’unica essenza e non da una composizione di elementi differenti non può semplicemente confondersi con un’altra realtà. Per questo anche l’unione dell’anima con il corpo deve essere una armonia stabilita da Dio mediante la Necessità. Le anime non vengono dunque inviate tutte nello stesso luogo, indiscriminatamente o per caso. Ciascuna viene ricondotta alla regione che le è propria. Ciò risulta evidente anche da ciò che l’anima sperimenta mentre si trova ancora nel corpo, dove, contro la propria natura, viene resa pesante e densa. Considera, amatissimo Horus, questo esempio. Immagina che in un unico recinto siano rinchiusi uomini, aquile, colombe, cigni, falchi, rondini, passeri, mosche, serpenti, leoni, pantere, lupi, cani, lepri, buoi, greggi e anche animali che partecipano di due ambienti, come foche, lontre, tartarughe e i nostri coccodrilli. Se tutti venissero liberati nello stesso momento, ciascuno si dirigerebbe spontaneamente verso il luogo conforme alla propria natura: l’uomo verso le piazze e le abitazioni; l’aquila verso l’etere; la colomba verso l’aria vicina alla terra; il falco ancora più in alto; la rondine verso i luoghi abitati dagli uomini; il passero verso gli alberi carichi di frutti; il cigno verso i luoghi nei quali possa cantare; le mosche presso la terra e gli uomini; i leoni e le pantere verso i monti; i lupi verso le regioni deserte; i cani sulle tracce degli uomini; le lepri verso i boschi; i buoi verso i recinti e le pianure; le greggi verso i pascoli; i serpenti verso le profondità della terra; le foche, le tartarughe e gli animali simili verso le acque e le profondità. Così ogni essere viene ricondotto verso la regione che gli è propria da un criterio interiore. Allo stesso modo ogni anima, sia quando assume forma umana sia quando entra in altre forme terrestri, conosce il luogo verso il quale deve dirigersi. Soltanto un seguace di Tifone potrebbe sostenere che un toro sia capace di vivere nelle profondità del mare o una tartaruga nell’aria. Se le anime, persino quando sono immerse nella carne e nel sangue, rispettano questo ordinamento e non agiscono al di fuori della disposizione loro assegnata — sebbene l’incorporazione costituisca per esse una punizione — quanto più seguiranno il proprio ordine quando saranno liberate da questa immersione e dalla punizione e parteciperanno nuovamente della propria libertà. Guarda dunque in alto, nobilissimo figlio, e considera l’ordinamento delle anime. La regione che si estende dalla sommità del cielo fino alla Luna è riservata agli dèi, agli astri e alla Provvidenza superiore. La regione che dalla Luna discende fino a noi costituisce invece la dimora delle anime. Anche l’aria possiede al proprio interno un movimento, che siamo soliti chiamare vento, ma questo movimento non costituisce alcun impedimento per le anime. Esse possono salire e scendere attraverso l’aria senza ostacolo. Le anime scorrono infatti attraverso di essa senza mescolarsi e senza aderirvi, come l’acqua attraverso l’olio. Questo intervallo, figlio Horus, è suddiviso in quattro grandi parti e in sessanta regioni particolari. La prima parte, procedendo dalla Terra verso l’alto, comprende quattro regioni e raggiunge l’altezza fino alla quale si elevano monti e rilievi terrestri. La seconda comprende otto regioni. In esse si verificano i movimenti dei venti e si svolge il volo degli uccelli. Al di sopra di questa regione l’aria non si muove più allo stesso modo e nessun essere vivente corporeo può essere sostenuto. La terza parte comprende sedici regioni, piene di aria sottile e pura. La quarta parte comprende trentadue regioni. In esse l’aria è sottilissima, purissima e trasparente e delimita i cieli superiori, la cui natura è ignea. L’ordinamento complessivo procede dunque dall’alto verso il basso secondo una linea continua: quattro grandi divisioni, dodici intervalli e sessanta regioni. In queste sessanta regioni dimorano le anime, ciascuna secondo la propria natura. Pur possedendo tutte la medesima costituzione essenziale, le anime non hanno tutte la stessa dignità. Quanto più una regione si trova elevata al di sopra della Terra rispetto a un’altra, tanto maggiore è la dignità delle anime che vi dimorano. Esiste dunque, figlio, una gerarchia sia fra le regioni sia fra le anime: ciascuna regione e ciascuna anima occupano una posizione differente rispetto a quelle che le precedono o le superano in dignità. Ora, o glorioso Horus, comincerò a spiegarti quali anime facciano ritorno a ciascuna di queste regioni, procedendo ordinatamente dalle più elevate fino a quelle più vicine alla Terra. SH 26 – Sull’animazione e sulla metempsicosi «Lo spazio compreso fra la Terra e il cielo, figlio Horus, è suddiviso secondo misura e armonia. Queste regioni vengono chiamate dagli antichi in modi differenti: alcuni le chiamano zone, altri firmamenti, altri ancora pieghe. In esse si muovono tanto le anime liberate dai corpi quanto quelle che non sono ancora state incorporate. Ciascuna possiede una regione conforme alla propria dignità. Le anime divine e regali abitano la regione superiore; quelle di minore dignità e più inclini alle realtà terrestri dimorano nelle regioni inferiori; quelle intermedie nelle regioni mediane. Le anime inviate per esercitare il governo discendono dalle zone superiori e, una volta liberate dal corpo, ritornano nelle medesime regioni o anche più in alto, a meno che abbiano agito contro la dignità della propria natura e contro il comando della legge divina». La Provvidenza superiore, in proporzione alle colpe, esilia infatti verso regioni inferiori le anime che hanno trasgredito; allo stesso modo può innalzare anime di dignità inferiore verso regioni più grandi ed elevate. Vi sono infatti dall’alto due assistenti della Provvidenza universale: uno è chiamato Psychotamias, l’altro Psychopompos. La funzione precisa attribuita allo Psychotamias non è interamente conservata nel testo. Lo Psychopompos è invece colui che invia e dispone le anime destinate all’incorporazione. L’uno custodisce, l’altro lascia procedere, secondo la volontà di Dio. Secondo un ordinamento corrispondente a quello delle realtà superiori, anche sulla Terra opera la Natura. La Natura è infatti plasmatrice e costruttrice delle dimore corporee nelle quali vengono accolte le anime. Due attività le stanno accanto: Memoria ed Esperienza. La Memoria ha il compito di fare in modo che la Natura conservi il modello originariamente stabilito per ciascun essere e la composizione proveniente dall’alto. L’Esperienza fa invece sì che il corpo venga costituito in proporzione alla natura dell’anima che discende per essere incorporata: alle anime acute assegna corpi acuti; alle lente corpi lenti; alle operative corpi operativi; alle pigre corpi pigri; alle forti corpi forti; alle astute corpi adatti alla loro disposizione. La Natura non opera infatti senza ragione. Ha rivestito di piume gli uccelli; ha adornato gli esseri razionali di sensi più numerosi e più precisi; ha fortificato alcuni quadrupedi con corna, altri con denti, unghie o zoccoli; ha reso flessibili i corpi dei rettili. Agli animali acquatici, essendo timorosi, ha assegnato come dimora un elemento nel quale il fuoco non può esercitare pienamente né la propria capacità di illuminare né quella di bruciare. Le anime vengono rinchiuse nei diversi corpi secondo una corrispondenza di natura. Le anime capaci di giudizio entrano negli uomini; quelle estranee alla socialità umana negli uccelli; quelle prive di giudizio nei quadrupedi, per i quali la forza costituisce legge; quelle astute nei rettili, che non affrontano apertamente l’uomo ma lo colpiscono dall’agguato; quelle timorose negli esseri acquatici. In ogni specie, tuttavia, si può trovare un essere vivente che non utilizza pienamente la natura propria della specie. Così l’uomo può oltrepassare la propria capacità di giudizio; il quadrupede può modificare la necessità che lo domina; il rettile può perdere l’astuzia; l’animale acquatico può disprezzare la propria paura; l’uccello può abbandonare la propria estraneità agli uomini. Tanto basti riguardo alla disposizione delle realtà superiori, alla loro discesa e alla formazione dei corpi. In ciascuna specie e in ciascun genere si trovano inoltre alcune anime regali. Discendono anche anime differenti per disposizione: alcune ardenti, altre fredde; alcune superbe, altre miti; alcune libere, altre servili; alcune esperte, altre inesperte; alcune inattive, altre operative; altre ancora mutevoli. Tali differenze derivano dalla posizione delle regioni dalle quali le anime discendono verso l’incorporazione. Molte sono infatti le forme della regalità: vi è una regalità delle anime, una dei corpi, una delle arti, una delle conoscenze e altre ancora. Horus domandò: «Come dobbiamo intendere questo?» Iside rispose: «Fra coloro che non sono più in vita, tuo padre Osiride è sovrano delle anime. Dei corpi è sovrano il governante di ciascun popolo. Della sapienza e del consiglio è padre e maestro di tutti Ermete Trismegisto. Della medicina è sovrano Asclepio, figlio di Efesto. Della forza e della potenza ancora Osiride e, dopo di lui, tu stesso, Horus. Della filosofia è maestro Arnebeschēnis; della poesia ancora Asclepio Imouthes. Se esaminerai attentamente le cose, figlio, troverai molti governanti e molti sovrani di realtà differenti». Colui che governa su tutte le cose proviene dalla regione più alta. Chi governa realtà particolari riceve invece la propria funzione dalla regione alla quale appartiene. Coloro che provengono dalla zona regale possiedono una disposizione maggiormente regale. Coloro che provengono dalla regione ignea diventano operatori delle attività connesse al fuoco e al nutrimento. Quelli che provengono dalla regione umida vivono e operano nelle realtà umide. Quelli che provengono dalle regioni della conoscenza e delle arti si dedicano alle conoscenze e alle arti. Quelli che provengono da regioni inattive conducono invece una vita inattiva e errante. Le sorgenti di tutte le azioni e di tutte le parole che si manifestano sulla Terra si trovano infatti in alto e riversano quaggiù le loro essenze secondo misura e peso. Non vi è nulla che non sia disceso dall’alto e che non torni nuovamente verso l’alto per poi ridiscendere. Horus domandò: «Come dobbiamo comprendere questo ritorno, madre? Mostramelo». Iside rispose: «La sacratissima Natura ha posto negli esseri viventi un segno chiarissimo di questo movimento di ritorno. Il pneuma che traiamo dall’alto attraverso l’aria viene nuovamente inviato verso l’alto, affinché possiamo riceverlo ancora. Abbiamo in noi organi predisposti a questa attività; quando essi chiudono definitivamente le aperture attraverso le quali ricevono il pneuma, non siamo più quaggiù: siamo risaliti». Horus domandò: «Che cos’è dunque questa miscela di cui parli, madre?» Iside rispose: «È l’unione e la mescolanza dei quattro elementi. Da questa unione e mescolanza si leva una sorta di vapore, che avvolge l’anima e percorre il corpo, comunicando a entrambi — anima e corpo — la propria qualità. In questo modo si producono le differenti disposizioni dell’anima e del corpo». Se nella costituzione corporea prevale il fuoco, l’anima, che già per natura possiede calore, ricevendo un ulteriore elemento caldo diviene ancora più ardente e rende l’essere vivente più attivo e incline all’impulso irascibile; il corpo, a sua volta, diviene acuto e rapido. Se prevale l’aria, l’essere vivente diviene leggero, agile, instabile e rapido tanto nell’anima quanto nel corpo. Se prevale l’acqua, l’essere vivente diviene, quanto all’anima, fluido, naturalmente disposto ad adattarsi e capace di unirsi facilmente agli altri, poiché l’acqua possiede una natura unificante e comunicativa. I corpi, invece, per eccesso di mollezza e scarsa compattezza, possono facilmente perdere la propria coesione anche a causa di una malattia non grave. Se prevale la terra, l’anima dell’essere vivente diviene più ottusa, poiché la densità delle parti sensibili impedisce la libera espansione delle sue facoltà. Essa rimane come rinchiusa in se stessa, trattenuta dal peso e dalla densità. Il corpo diviene invece solido, ma lento, pesante e difficile da muovere. Quando i quattro elementi si trovano invece in proporzione equilibrata, l’essere vivente risulta caldo nell’azione, leggero nel movimento, ben temperato nella sensibilità e robusto nella struttura. Gli esseri nei quali prevalgono il fuoco e il pneuma assumono natura di uccelli e vivono nelle regioni superiori, presso gli elementi dai quali principalmente derivano. Gli esseri nei quali vi è molto fuoco, poco pneuma e quantità equilibrate di acqua e terra assumono natura umana. Nell’uomo l’eccesso del calore viene trasformato in intelligenza. Il Nous che è in noi è infatti qualcosa di caldo: non sa bruciare, ma penetra attraverso tutte le cose e le comprende. Gli esseri nei quali prevalgono acqua e terra, con una quantità moderata di pneuma e poco fuoco, assumono natura di animali terrestri. La presenza del calore li rende più vigorosi degli altri. Gli esseri costituiti da parti pressoché uguali di terra e acqua assumono natura di rettili. La carenza di fuoco li rende poco audaci; la partecipazione all’acqua li rende freddi; la terra pesanti e lenti; il pneuma permette loro il movimento. Gli esseri nei quali prevale l’umido e vi è poca componente secca assumono natura di pesci. La mancanza di calore e di aria li rende timorosi; l’abbondanza dell’umido e la presenza dell’elemento terrestre li rendono adatti a vivere nell’acqua e nella materia umida, secondo la loro affinità naturale. Anche le dimensioni e la struttura dei corpi corrispondono alla quantità di ciascun elemento e all’estensione della sua presenza. Finché la mescolanza costituita nella prima unione degli elementi e il vapore che da essa si leva conservano la propria proporzione originaria — senza che il caldo riceva altro caldo, l’aereo altro pneuma, l’umido ulteriore umidità o il terrestre ulteriore densità — l’essere vivente rimane sano. Quando invece tali elementi non rimangono nelle misure originarie, ma uno aumenta o diminuisce oltre la proporzione stabilita nella composizione fondamentale, allora l’essere vivente si ammala. Quando, infatti, il calore e la componente aerea, che condividono la propria dimora con l’anima, subiscono una simile alterazione, l’essere vivente può cadere in visioni di carattere simbolico e in stati di estasi o di alterazione delle proprie facoltà. Ciò avviene perché gli elementi si sono addensati, determinando condizioni attraverso le quali i corpi vanno incontro al deterioramento e alla corruzione. Nota sulla Traduzione italiana: Traduzione italiana di lavoro autonoma dal testo greco degli Stobaean Hermetica, con riferimento alla numerazione Nock–Festugière (SH 1–29). La resa è stata elaborata direttamente dal greco; le traduzioni moderne sono utilizzate esclusivamente come strumenti di confronto nei passi testualmente o interpretativamente problematici. Le lacune e le principali integrazioni editoriali sono mantenute visibili. Nota Le schede, gli archivi e i repertori presenti nell’Atlante Esoterico costituiscono strumenti di analisi simbolica, interpretativa e documentaria sviluppati nell’ambito del progetto di ricerca sul Patrimonio Culturale Esoterico. Per una descrizione dettagliata dell’Atlante e della metodologia usata si rimanda alla scheda: Cos’è e come funziona l’Atlante Esoterico. Relazioni con altri elementi dell’Atlante Esoterico Tag: Ermetismo
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